La Culla dei Demoni: Un Viaggio nell'Incubo tra Sumeri e Sopravvivenza

Un viaggio di piacere che si trasforma in un incubo: di ritorno da una gita scolastica, studenti e docenti si ritrovano su una crociera al largo dell'oceano. Dopo aver trascorso giorni sereni tra tuffi e risate, devono affrontare all'improvviso due calamità. Non solo la loro nave viene colpita da qualcosa che ne provoca il rovesciamento, ma tra i corridoi e le sale del transatlantico si aggira un folle killer che miete una vittima dopo l'altra. Mentre la nave affonda lentamente e inesorabilmente, gli studenti cercano un modo per collaborare per sfuggire all'omicida, risalire la nave rovesciata e scappare. Sfortunatamente, però, il killer è più veloce e furbo di loro e li decima.

Protagonista principale della storia è Ayukawa Makoto, una ragazza del liceo che faceva parte della squadra di nuoto della sua scuola. Per sfuggire al killer e alla nave che affonda, collabora con Takigawa, Yume e altri studenti, passeggeri e personale della nave. La situazione si fa ancora più disperata quando si scopre che l'imbarcazione è infestata dagli zombie.

Una nave da crociera capovolta in mezzo al mare

La Nave Capovolta: Un Inferno Galleggiante

La premessa de "La Culla dei Demoni" ricorda in diversi modi vari telefilm che negli ultimi anni hanno monopolizzato i teleschermi, da "Walking Dead" a "Z Nation", per non parlare di film come "World War Z" e simili. Tutte queste storie hanno un elemento in comune: gli zombie. Tuttavia, ognuna di esse ha un modo diverso di affrontare la faccenda, che personalmente non ha mai coinvolto più di tanto. "La Culla dei Demoni", invece, ha folgorato. Nelle serie citate, l'adrenalina sale solo quando i protagonisti si trovano di fronte a orde sconfinate di zombie, messi con le spalle al muro e senza vie di fuga. Kei Sanbe, l'autore, è riuscito a trasformare un solo nemico nel pericolo più assurdo.

Come avrete capito, Kei Sanbe è un genio del male, uno di quelli che se la vita sembra andare a rotoli inizia a gettare olio sul pavimento per farla rotolare più in fretta. Così, oltre a queste insormontabili difficoltà, ha deciso di mettere un ulteriore ostacolo sul cammino dei protagonisti: la paranoia. Ebbene sì, è qui che arriva il colpo di scena, quello che ha fatto amare questo manga: il fattore psicologico che abbatte tutte le difese dei poveri scemi che cercano ancora di scappare.

La psicologia delle persone che improvvisamente "scompaiono"

Oltre la Sopravvivenza Fisica: La Violenza Psicologica

I protagonisti sono un gruppo di ragazzi di una scolaresca in gita su una nave da crociera, una situazione simile a quella che si vede spesso negli anime giapponesi, ma in questo caso il racconto inizia direttamente dopo il disastro: la nave è capovolta e qualcosa di strano si aggira per i ponti. In questi primi volumi de "La Culla dei Demoni", ho scoperto un autore con le idee chiare, realistico nella messa in scena dei suoi manga e capace di travolgere i lettori con uno stile davvero claustrofobico e incalzante. In sintesi, il suo manga mi ha turbato parecchio, ma non tanto per i disegni o la violenza fisica in sé, ma per la violenza psicologica che una situazione del genere sprigiona nella mente delle sue vittime, una situazione che in serie dello stesso genere non è così dettagliata e delineata come in questo manga.

Questi zombie non sono comuni: infatti, mantengono quasi inalterate le loro capacità di ragionamento, ma sono assaliti da una crescente sete di sangue e violenza. I sintomi del contagio appaiono lentamente, senza quasi far capire nemmeno al contagiato che è diventato un mostro. Da questo nasce la paranoia più totale, quel fattore psicologico che manca in ogni altra situazione. Come sappiamo, in ogni altra serie o film è sufficiente un morso o un graffio e puff, sei uno zombie senza scampo. Ma in questo caso è proprio questa comparsa anonima dei sintomi che manda tutti in confusione. Come ho già detto, l'autore è un genio del male, quindi perché non dare una volontà a questi zombie? Lasciatemelo dire, Kei Sanbe è un genio e il suo manga un capolavoro.

Un corridoio buio e angusto di una nave capovolta

La Culla dei Demoni: Significato e Radici Mitologiche

Il titolo "La Culla dei Demoni" evoca immediatamente un senso di oscurità e terrore, ma il suo significato si estende ben oltre la semplice rappresentazione di un luogo infestato. Per comprendere appieno la profondità del titolo, è necessario addentrarsi nelle antiche mitologie mesopotamiche, in particolare nel concetto del Kur.

Il Kur, noto anche come Kurnugi o Kurnugia, è l'oltretomba della mitologia sumera, spesso tradotto come "Kur del Non Ritorno" o "Paese del Non Ritorno". In sumerico, il termine è KUR (𒆳), che significa "terra", ma può anche confondersi con il suo significato di "montagna". In accadico, l'oltretomba è designato come erṣetu. Questo regno infernale assume diversi aspetti nel corso della storia mesopotamica, ma uno dei suoi tratti più noti nella civiltà sumera è quello di una grande zona cavernosa, buia e lugubre, situata tra le montagne.

Un'antica tavoletta cuneiforme raffigurante simboli mesopotamici

Il Kur: Oltretomba Sumero

Nell'oltretomba sumero, gli spiriti dei defunti vivevano una continuazione del loro stile di vita terreno. Abitavano nelle loro case, mangiavano e svolgevano azioni quotidiane, ma l'unico cibo a loro disposizione era la polvere del suolo. Per questo motivo, i parenti dei defunti offrivano spesso libagioni minerali sacre attraverso tubi d'argilla conficcati nelle tombe, per permettere ai morti di bere. Per i Sumeri, avere molti discendenti era auspicabile, affinché potessero continuare a onorare gli antenati nutrendoli per molti anni. Coloro che morivano senza figli soffrivano maggiormente nell'oltretomba, poiché non ricevevano nulla da bere e potevano trasformarsi in spettri demoniaci che perseguitavano i vivi.

In origine, non esisteva alcun tipo di giudizio finale per lo spirito dei morti nel Kur. Tutti gli abitanti vivevano nello stesso aldilà, e le azioni compiute in vita non inficiavano in alcun modo la condizione che avrebbero vissuto nell'oltretomba. Ogni spirito si presentava al cospetto della regina Ereškigal, che li dichiarava solennemente morti, dopodiché la dea scriba Geštinanna ne registrava il nome, certificandone l'appartenenza e la residenza nel nuovo regno.

Sovrani e Demoni dell'Oltretomba

La sovrana dell'oltretomba è la dea Ereškigal, che dimora nel suo palazzo reale Ganzir, nome a volte usato come sinonimo dell'oltretomba stesso. Suo marito è talvolta il Toro Celeste Gugalanna, "Ispettore del canale di An", oppure, soprattutto nelle storie di influenza semita più tarde, il dio della guerra Nergal. Dopo l'età accadica, è Nergal in alcuni casi a ricoprire il ruolo di sovrano dell'oltretomba al posto di Ereškigal.

I sette cancelli dell'oltretomba sono protetti dal guardiano Neti. Ereškigal ha come suo consigliere e attendente divino (sukkal) il dio Namtar. Secondo il mito della Discesa di Inanna negli inferi, il dio pastore della fertilità Dumuzi trascorre la metà autunnale-invernale dell'anno nell'oltretomba, mentre quando risorge nel mondo dei vivi in primavera, prende il suo posto sua sorella, la dea scriba Geštinanna, che ha il compito di registrare i nomi dei defunti.

L'oltretomba è anche la dimora di diversi demoni, come la Lamaštu, divoratrice di infanti, il terribile demone dei quattro venti Pazuzu, e i demoni gendarmi galla, che impediscono ai morti di scappare. Questi demoni potevano a volte lasciare l'oltretomba e terrorizzare gli esseri mortali sulla terra. I galla, in particolare, avevano lo scopo principale di trascinare gli sfortunati mortali indietro a Kur.

Rappresentazione artistica dell'oltretomba mesopotamico

Nomi e Aspetti dell'Aldilà

I Sumeri adoperavano molti nomi diversi per indicare l'oltretomba, tra cui Arali, Irkalla, Kukku, Kur, Kigal e Ganzir. Tutte queste espressioni furono in seguito trasposte nella lingua e cosmologia accadiche. Più comunemente, l'oltretomba viene semplicemente designata come "terra" o "sabbia", così come dai termini Kur e Ki in sumerico, corrispettivo del termine erṣetu in accadico.

Quando utilizzato in riferimento all'oltretomba, la parola "Kur" di solito significa "terra", ma talvolta questo significato viene confuso con un altro possibile significato della parola "Kur" come "montagna". Il segno cuneiforme per Kur veniva scritto in modo ideografico con il segno cuneiforme 𒆳, un pittogramma di una montagna. A volte l'oltretomba viene chiamato la "terra senza ritorno", il "deserto" o il "mondo inferiore".

Altri nomi per l'oltretomba in accadico includono: "ammatu", "arali/arallû", "bīt ddumuzi" ("Casa di Dumuzi"), "danninu", "erṣetu la târi" ("Terra senza Ritorno"), "ganzer/kanisurra", "ḫaštu", "irkalla", "kiūru", "kukkû" ("Oscurità"), "kurnugû" ("Terra senza Ritorno"), "lammu", "mātu šaplītu" e "qaqqaru".

Durante il periodo di Ur III (2112-2004 a.C.), avviene un mutamento dei presupposti sul tipo di trattamento che riceveranno i defunti: la condizione dello spirito di un morto nell'oltretomba è determinata ora dal modo in cui viene seppellito. Chi è seppellito con celebrazioni e riti sontuosi sarà trattato bene, mentre chi viene seppellito senza cerimonie e con poco riguardo se la passerà male e sarà trattato con indifferenza.

La Culla dei Demoni: Un'Esperienza Terrificante e Coinvolgente

"La Culla dei Demoni" non è un manga per stomaci deboli. I fan non sfegatati del genere potrebbero non apprezzare l'enorme quantità di sangue, i macabri smembramenti e la violenza estrema di cui sono intinte le pagine. A colpire, in particolare, è il ritmo serrato della storia. I personaggi principali si trovano costantemente in difficoltà, e la loro è una corsa contro il tempo, prima che la nave coli a picco, che lascia pochi spiragli per ragionare sulla situazione.

Gli studenti sono costretti a risalire verso l'alto (verso il fondo della nave capovolta) ed è un'impresa ardua, ai limiti dell'impossibile. L'uso di diversi pericoli simultanei crea qualche pecca nella trama: il tentativo di scappare da una nave che affonda è già di per sé un eccellente elemento thriller, così come sfuggire a un killer o competere in un gioco a chi avrà salva la vita con i propri ex compagni di classe. Tutte queste difficoltà presentate insieme creano delle discrepanze temporali.

Il punto di forza de "La Culla dei Demoni" rimane comunque la scelta di Sanbe di lasciare il lettore sempre con il fiato sospeso, a fior di pelo d'acqua, affiancandolo ai protagonisti in una lotta serrata contro un killer mostruoso e l'affondamento della nave. Nessuno e niente può dirsi al sicuro. La paranoia dilagante, la violenza psicologica e la costante minaccia di trasformarsi in qualcosa di bestiale rendono questo manga un'esperienza davvero terrificante e coinvolgente, un vero e proprio viaggio nell'incubo.

tags: #la #culla #dei #demon