Microblading e Allattamento: Verità, Falsi Miti e Considerazioni Cruciali per una Scelta Consapevole

Come tante donne, potresti esserti avvicinata al mondo del trucco permanente perché cercavi qualcosa che potesse risolvere un problema che ormai da troppo tempo ti perseguita. Magari per anni hai cercato di mascherare quelle poche sopracciglia che avevi usando le più disparate matite. Un bel giorno, però, scopri che esiste una cosa chiamata trucco permanente che ti permette di "tatuare" le tue sopracciglia, così da liberarti definitivamente da quella maledetta matita.

A questo punto, decidi di informarti. Vai in giro nei vari centri estetici della tua zona a chiedere delle informazioni, leggi su internet dai blog, parli con la tua amica, con la cugina che lo ha già fatto. Sono sicurissima, però, che la maggior parte delle informazioni che ti hanno dato sono false. In questo articolo, approfondiremo le verità e sfateremo i miti più ricorrenti sul trucco permanente, prestando particolare attenzione alla questione cruciale: si può fare il microblading in allattamento?

Comprendere il Trucco Permanente e il Microblading

Prima di addentrarci nelle specificità legate all'allattamento, è fondamentale chiarire cosa sia il trucco permanente e il microblading, e soprattutto cosa non sia.

Il trucco permanente, conosciuto anche come PMU (Permanent Make Up), dermopigmentazione, micropigmentazione, trucco semipermanente, disegno epidermico, camouflage o microblading, è una tecnica che permette di applicare del colore, ovvero pigmenti, nei primi strati dell'epidermide. L'utilizzo più comune di questa pratica è di natura estetica e correttiva, in particolare sul viso, per ridisegnare le sopracciglia, rendere più netti i contorni delle labbra o definire l'eyeliner. È importante sottolineare che, nonostante si usino termini diversi, non c'è alcuna differenza sostanziale tra "trucco permanente" e "trucco semipermanente" perché la tecnica utilizzata e i pigmenti inseriti sotto la pelle dall'ago sono gli stessi.

Trucco Permanente e Tatuaggio Artistico: Due Mondi Distinti

Una delle bugie più ricorrenti che si sentono sul trucco permanente è che sia la stessa cosa di un tatuaggio artistico. Questo è FALSO, e lo ripeteremo alla nausea: una cosa è il tatuaggio artistico, una cosa è il trucco permanente estetico. La distinzione è cruciale e poggia su differenze tecniche e finalistiche profonde.

Il tatuaggio ha una finalità prevalentemente artistica: viene impresso sulla pelle un "disegno" o "un’opera d’arte". Nel caso del trucco permanente, invece, la finalità è puramente correttiva ed estetica. Lo studio che c’è dietro a un lavoro di trucco permanente è intrinsecamente diverso rispetto a quello che c’è per un lavoro di tatuaggio.

Le differenze non si fermano alla sola finalità. Il tatuaggio è eseguito con una specifica apparecchiatura, mentre il trucco permanente con un'altra. Ancora più importante, nel tatuaggio si usano pigmenti definitivi, mentre nel trucco permanente no. Questo è il motivo per cui è FALSO pensare che "il trattamento di trucco permanente è per sempre". Se fosse così, non si potrebbe mai realizzare un lavoro naturale, ma ci si ritroverebbe un vero e proprio "mascherone" sulle sopracciglia. Vuoi davvero un tatuaggio alle sopracciglia? Molte donne, letteralmente deturpate da tatuaggi o lavori eseguiti male, chiamano ogni giorno per risolvere problemi sorti proprio perché hanno pensato di acquistare un trattamento che dura per sempre (un tatuaggio) piuttosto che un trattamento che dia delle sopracciglia perfette e che, per sua natura, è destinato a sbiadire nel tempo.

Le differenze tra tatuaggio e trucco permanente

Altri Miti da Sfatare sul Trucco Permanente

Oltre alla confusione con il tatuaggio tradizionale, ci sono altre false convinzioni diffuse che è bene chiarire.

  1. "Andrà ritoccato una volta l’anno": FALSO. Non è possibile stabilire con esattezza quante volte il trattamento andrà rifatto, anche perché ogni pelle è diversa. La durata dell’effetto del Microblading, infatti, dipende da moltissimi fattori come la cura post-trattamento, il tipo di pelle, l’età e la protezione dai raggi solari. Alcune pelli potrebbero richiedere ritocchi più frequenti, mentre altre meno.

  2. "Per fare il trattamento basta una sola seduta": FALSO. È impossibile effettuare il trattamento in una sola seduta. Se non si eseguono due sedute minime, il lavoro risulta incompleto e la pelle avrà assorbito gran parte del pigmento. Generalmente, le sedute sono due, una a distanza dall’altra di circa 45 giorni, ma esistono pelli molto spesse che necessitano di più ritocchi per un risultato ottimale.

  3. "I pigmenti sono naturali, fatti con estratti di piante": FALSO. Questa è un'affermazione assurda. I pigmenti utilizzati nel trucco permanente sono sterili, garantiti e certificati dal ministero della salute. Non sono "Bio" e non sono fatti da estratti di piante. È impensabile che un pigmento biologico, fatto di estratti vegetali, possa rimanere sulla pelle con la stabilità e la sicurezza richieste. Questi pigmenti vengono utilizzati anche su soggetti che hanno sofferto di cancro e che hanno fatto chemio e radio, il che testimonia la loro rigorosa certificazione e sicurezza, non certo la loro origine "naturale" in senso botanico. È importante sapere che i pigmenti ammessi sono generalmente approvati da leggi europee, come per i tattoo classici, e i casi di reazione sono davvero pochi.

Microblading e Allattamento: Un Tema Complesso e Dibattuto

Arriviamo al punto focale dell'articolo: la compatibilità del microblading con l'allattamento. Qui la disinformazione è particolarmente diffusa, e la risposta diretta è spesso "FALSO. Lo puoi fare anche in gravidanza ed in allattamento". Tuttavia, la realtà è molto più articolata e merita un'analisi approfondita, tenendo conto delle diverse prospettive e dei rischi potenziali.

Molti professionisti e medici sconsigliano il microblading durante l'allattamento, e le ragioni sono molteplici e fondate su principi di cautela e salute.

Rappresentazione schematica dei rischi associati al microblading durante l'allattamento

Il Ruolo degli Ormoni e la Reazione della Pelle

Uno dei motivi principali per cui il microblading è sconsigliato in allattamento riguarda lo stato ormonale della donna. Durante questo periodo, il corpo della neo-mamma si trova in un equilibrio ormonale diverso dal normale. Questo squilibrio ormonale potrebbe pregiudicare la "tenuta" del pigmento. La pelle, infatti, cambia durante i nove mesi di gravidanza e poi durante l'allattamento; per questo, la reazione al tatuaggio potrebbe essere diversa e il colore potrebbe prendere meno o sbiadire in modo inaspettato. Questo significa che il risultato finale potrebbe non essere quello desiderato, con conseguente insoddisfazione e la necessità di ulteriori ritocchi in futuro.

I Rischi di Infezione: La Preoccupazione Maggiore

La molecole di inchiostro utilizzate per il microblading sono troppo grandi di per sé per passare nel latte materno. Questo è un punto spesso citato da chi sostiene la sicurezza della procedura. Tuttavia, la vera preoccupazione e i rischi principali sono rappresentati dalle infezioni cui si è fatto cenno.

Il microblading, come ogni procedura che comporta la rottura della barriera cutanea, espone a potenziali infezioni. Un aspetto molto importante è rappresentato dalle possibili complicanze infettive, di tipo batterico o virale (epatite B ed epatite C, tetano, HIV), che possono a loro volta avere effetti generali o locali. Il rischio di infezione è presente soprattutto durante la fase di guarigione (circa 1-3 settimane), periodo durante il quale va fatta attenzione alla cura e all'igiene della zona tatuata.

È agghiacciante leggere testimonianze che evidenziano una diffusa irresponsabilità nel settore: "Quando ho finito il liceo, ho lavorato per due anni in uno studio di tatuaggi… Ricordo di non aver MAI visto donne in gravidanza o allattamento venirsi a tatuare. Anzi, il mio 'capo' si rifiutava proprio. Quindi, fossi in te, aspetterei un po'! Anche perché devi essere stra-sicura del posto in cui vai."

La serietà dello studio e la scrupolosità nelle pratiche igieniche sono fondamentali. Non basta che "ti facciano vedere gli aghi che sono in busta chiusa". Un ex-tatuatore ha spiegato nel dettaglio il processo di sterilizzazione che, se non rispettato, può portare a gravi rischi: "In realtà, gli aghi vengono saldati dai tatuatori stessi… per ottenere le sfumature migliori e poi non vanno buttati via. Esattamente come non si buttano i ferri chirurgici! Devono, però, essere prima messi in un liquido disinfettante (come quello che usano negli ospedali), poi passati al vapore e poi messi nell'autoclave. Così sono sicuri al 100%. È lo stesso processo di sterilizzazione delle chirurgie ospedaliere. Se uno studio non ha l'autoclave (che costa dei gran soldi) ma solo lo sterilizzatore tipo quello dei parrucchieri… non sterilizza un tubo. Epatite e HIV in agguato."

Il pericolo non si limita solo agli strumenti. Molti aspiranti a entrare nel variegato universo del tatuaggio ritengono di poter tranquillamente superare il problema delle infezioni grazie a una profilassi antibiotica, mentre in realtà il pericolo dell'ago infetto riguarda virus (epatite, HIV) per i quali non ci sono armi disponibili di prevenzione efficaci tramite antibiotici.

Inoltre, purtroppo, la moda del trucco permanente si è diffusa in maniera talmente rapida che capita sia praticato anche in casa da persone che non hanno le condizioni igieniche e gli strumenti adatti, aumentando esponenzialmente i rischi.

Processo di sterilizzazione degli strumenti per tatuaggi e microblading

Reazioni ai Pigmenti e Potenziali Allergie

Se è vero che i pigmenti sono certificati, è altrettanto vero che possono scatenare reazioni allergiche. Le allergie costituiscono un tipo di risposta dermatologica locale al colore non perfettamente tollerato. Ad esempio, i tatuaggi policromatici possono dare reazioni allergiche anche importanti in alcune persone, perché l’organismo fagocita i granuli di carbonio distruggendo l’inchiostro e assimilando i suoi componenti. Sebbene ci sia chi si rassicura dicendo che il proprio tatuaggio sarà monocromatico, nero sfumato, senza colori, il rischio di una reazione, seppur minore, persiste. Non potendo ricorrere a studi consolidati sulla sicurezza dei coloranti in soggetti in allattamento, è preferibile un approccio estremamente cauto.

Il fatto che un magistrato di Torino, Raffaele Guariniello, abbia aperto un'indagine sulla scia della risoluzione del Consiglio Europeo, che indica la necessità di controllare i materiali usati dai tatuatori e il livello igienico di queste pratiche, che possono anche veicolare infezioni e virus, compresi epatite e Hiv, apre un primo interrogativo su un territorio privo delle necessarie garanzie per la salute pubblica.

Considerazioni Etiche e Mancanza di Studi Specifici

Un punto fondamentale sollevato dagli esperti è la quasi totale assenza di studi specifici ed eticamente condotti sull'impatto del microblading o del tatuaggio in allattamento. "Nessuno si è mai sognato, né credo potrebbe farlo per ragioni etiche, di fare uno studio sull'oggetto della sua richiesta". Per condurre uno studio affidabile, sarebbe necessario un gran numero di partecipanti e la valutazione di ogni tipo di colorante utilizzato, il che è complesso e potenzialmente rischioso.

Un oncologo ha espresso la sua perplessità: "Perché si dovrebbe fare uno studio con grandi numeri e per ogni tipo di colorante utilizzato? Da oncologo con scarsa obiettività l'avrei influenzata negativamente perché già il termine 'colorante' sconosciuto mi avrebbe fatto accaponare la pelle." Questa mancanza di dati scientifici solidi rende difficile fornire una risposta definitiva sulla sicurezza, spingendo verso la prudenza.

In assenza di un consenso informato chiaro sulla possibilità di risultati non soddisfacenti o eventi avversi gravi specifici per le donne in allattamento, la cautela è la via più saggia. La salute della madre e del bambino deve avere la priorità. Il microblading inserisce pigmento sottocute attraverso microlesioni che il corpo riemarginerà, coinvolgendo il sistema immunitario. Questo è un processo che può essere influenzato da patologie che coinvolgono il sistema immunitario, tra cui diabete, epatiti, HIV e tumori, e, per estensione, da stati fisiologici alterati come l'allattamento.

Perché Aspettare è la Scelta Migliore

In definitiva, sebbene il trucco permanente di per sé non sia espressamente vietato in gravidanza o allattamento da normative specifiche, ci sono dei piccoli rischi che è bene non sottovalutare, come l'esposizione a potenziali infezioni o a reazioni ai pigmenti. La gravidanza e l'allattamento sono periodi molto particolari in cui la donna deve fare attenzione a molti aspetti che prima viveva con assoluta normalità. Per questo, è consigliabile aspettare la fine dell'allattamento per farsi un trattamento.

Diversi professionisti, di fronte alla richiesta, suggeriscono pazienza: "Buon giorno, noi non facciamo il tatuaggio durante l'allattamento, da parte nostra le consigliamo, visto che le manca poco per smettere di allattare, di avere pazienza ancora un pochino." E ancora: "Se sono amici, chiedere di rimandare per maggior sicurezza, anche psicologica, l'intervento per qualche mese, ad allattamento finito non penso dovrebbe essere un problema." Questa attesa non solo minimizza i rischi legati alle infezioni e alle reazioni ai pigmenti, ma garantisce anche un risultato estetico migliore e più duraturo, una volta che il corpo della donna avrà ritrovato il suo equilibrio ormonale.

Tabella comparativa: Rischi e Benefici del Microblading prima, durante e dopo l'allattamento

Durata, Sessioni e Cura del Microblading

Una volta superato il periodo dell'allattamento, per chi decide di procedere con il microblading, è utile conoscere alcuni dettagli pratici sul trattamento. Come accennato, il microblading non è un trattamento "per sempre". La durata del suo effetto dipende da fattori individuali come la cura post-trattamento, il tipo di pelle, l'età e l'esposizione solare.

Il processo standard prevede generalmente due sedute: la prima per l'applicazione iniziale e una seconda, a distanza di circa 45 giorni, per un ritocco e un consolidamento del pigmento. In alcuni casi, per pelli particolarmente spesse o con caratteristiche specifiche, potrebbero essere necessari più ritocchi per raggiungere il risultato desiderato. È fondamentale seguire attentamente le indicazioni post-trattamento fornite dal professionista per garantire una buona guarigione e una maggiore durata del pigmento.

È interessante notare che, per chi dovesse trovarsi nella situazione di voler rimuovere un tatuaggio o un trucco permanente già esistente, la rimozione laser durante l'allattamento è considerata sicura. Anche in questo caso, è necessario seguire gli stessi accorgimenti post-esecuzione, come già indicato per la guarigione di qualsiasi procedura cutanea.

Schema del processo di guarigione e ritocco del microblading

Altri Trattamenti Estetici: La Laminazione Ciglia

Nel contesto dei trattamenti estetici che coinvolgono il viso, è opportuno menzionare anche la laminazione delle ciglia, una procedura che, pur essendo diversa dal microblading, rientra nelle pratiche di abbellimento dello sguardo. La laminazione ciglia è un trattamento che mira a nutrire e curvare le ciglia naturali, rendendole più folte e con un aspetto più definito.

I passaggi della laminazione prevedono una buona detersione delle ciglia per eliminare polveri e residui di trucco e l’utilizzo di una soluzione sgrassante. Le ciglia vengono successivamente incollate su pad in silicone. Una volta incollate, vengono applicati una serie di prodotti che hanno specifiche funzioni, come incurvare, fissare e nutrire. Per quanto riguarda la pulizia post-trattamento, si possono utilizzare tutti i tipi di detergenti, ma è consigliabile evitare quelli bifasici poiché la componente oleosa tende a sciogliere la permanente. Le sopracciglia folte e laminate avranno così un aspetto dallo stile unico, tutte pettinate e rivolte verso l’alto. A differenza del microblading, la laminazione ciglia non prevede l'introduzione di pigmenti sottocute né la rottura della barriera cutanea, il che la rende una procedura generalmente considerata meno invasiva e con rischi diversi rispetto al trucco permanente.

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