Dinamiche demografiche e trasformazioni sociali in Algeria: un’analisi del tasso di fertilità

L'Algeria si configura oggi come uno dei Paesi più giovani dell'area mediterranea, un elemento che definisce in modo profondo il suo profilo demografico e le sue prospettive future. Gli individui con meno di 25 anni sono infatti 18,8 milioni, pari al 45% della popolazione, mentre quelli sotto i 30 anni arrivano addirittura al 55% del totale. Questo fenomeno è il risultato dell’incremento del numero delle nascite, passato dai 2,2 figli per donna nel 2002 ai 3,1 nel 2017. La definizione di tasso di fertilità totale (TFR) fornisce una cifra per il numero medio di bambini che sarebbero nati per donna se tutte le donne vivessero fino alla fine della loro età fertile e portassero bambini secondo un dato tasso di fertilità ad ogni età. Tale indicatore è una misura più diretta del livello di fertilità rispetto al tasso di natalità grezzo, poiché si riferisce alle nascite per donna e mostra il potenziale di cambiamento della popolazione nel Paese.

piramide demografica algerina e distribuzione per fasce d'età

L'evoluzione del tasso di fertilità in contesto regionale

Alla stessa data del 2017, Marocco e Tunisia, Paesi simili per cultura e struttura sociale, presentano un valore inferiore, pari a 2,4 figli, quale effetto di un lento ma continuo declino della natalità. Le cause di questa anomalia algerina sono molteplici ma, prima di avanzare delle ipotesi in merito, va sottolineato che lo stesso istituto di statistica algerino, nelle sue previsioni al 2040, ridimensiona il fenomeno prevedendo a quella data un tasso di fertilità di 2,4 figli per donna. Un tasso di due bambini per donna è considerato il tasso di sostituzione per una popolazione, con conseguente stabilità relativa in termini di numeri totali. Le percentuali sopra i due bambini indicano popolazioni che crescono in dimensioni e la cui età mediana è in calo. Tassi più elevati possono anche indicare difficoltà per le famiglie, in alcune situazioni, per nutrire ed educare i loro figli e per le donne ad entrare nella forza lavoro.

Nel contesto del Mediterraneo, l'andamento demografico ha seguito traiettorie divergenti a partire dall'inizio del secolo. Mentre alcuni Paesi hanno sperimentato un rapido invecchiamento, l'Algeria si è distinta per una dinamica espansiva. Nel 2026, il tasso di fecondità totale (TFR) stimato è di 2,6 nati vivi per donna, a fronte di una popolazione urbana che raggiunge il 74,8% del totale, con oltre 35,9 milioni di persone residenti in aree cittadine.

mappa del tasso di fertilità nel bacino del Mediterraneo

Fattori economici e il ruolo della rendita petrolifera

L’aumento della fertilità potrebbe, innanzitutto, essere dovuto allo sviluppo economico e sociale del Paese che, grazie alla rendita petrolifera, ha consentito allo Stato di sovvenzionare molti beni primari e di avviare un vasto programma di alloggi sociali, che ha permesso un aumento dei matrimoni rimuovendo un ostacolo alla crescita della natalità. Ma a partire dal 2014, con il brusco calo del prezzo del petrolio, le entrate fiscali si sono drasticamente ridotte e il welfare è stato finanziato dalle riserve accumulate dallo Stato negli anni precedenti, che ora cominciano a scarseggiare. È evidente il corto respiro di una tale politica e appare sempre più necessario che l’Algeria ponga basi più solide per il futuro, avviando una diversificazione produttiva che riduca la dipendenza dagli idrocarburi.

Infatti, ancora oggi la quasi totalità delle esportazioni e più della metà delle entrate pubbliche derivano da questa materia prima. La sostanziale pace sociale, che il generoso welfare pubblico ha assicurato finora, comincia a scricchiolare. L'economia algerina, ancora sottoposta a un rigido controllo statale, ha registrato nell’ultimo decennio un incremento medio annuo del PIL del 3%. La disoccupazione, nonostante le fluttuazioni, rimane una sfida centrale: nel 2012 il tasso di disoccupazione totale era sceso al 9,8%, ma la disoccupazione giovanile alla stessa data era del 22%, con un peso specifico preoccupante per la componente femminile.

Dimensioni culturali e l'eredità storica

Ma alla base di questo boom delle nascite c’è anche un elemento culturale che va sottolineato. Da qualche decennio nei Paesi musulmani si assiste a una ripresa della fede religiosa soprattutto nei suoi aspetti più conservatori e moralisti. È un fenomeno che, pur convivendo con alcuni aspetti della modernità tecnologica, ripropone come modello culturale il ritorno a usi e costumi tradizionali come il matrimonio, l’osservanza dei precetti religiosi, anche e soprattutto per l’accresciuto controllo sociale su questi temi.

Ai motivi culturali si affianca il terribile ricordo della tragedia del terrorismo degli anni Novanta, che fece in pochi anni 200mila morti fra la popolazione algerina e che spinge ancora oggi il Paese verso l’accettazione dello status quo. Non a caso le rivolte delle cosiddette “primavere arabe” hanno avuto scarso seguito nel Paese. L’insoddisfazione, soprattutto tra i giovani, esiste ed emerge di tanto in tanto con manifestazioni di protesta, ma sono essenzialmente proteste sociali alimentate dalla mancanza di posti di lavoro e da un futuro senza prospettive di miglioramento.

La guerra d'Algeria - capitolo I

Il panorama politico e l'immobilismo istituzionale

Il ripiegamento della società verso atteggiamenti privatistici e familiari trova un’ulteriore motivazione nell’immobilismo del quadro politico, che sembra chiuso a ogni forma di rinnovamento. Le elezioni legislative del 2017 ne sono un sintomo inequivocabile. Le elezioni presidenziali hanno visto per lungo tempo la figura dominante di Abdelaziz Bouteflika, al potere dal 1999 e più volte riconfermato nonostante le precarie condizioni di salute.

Bouteflika, colpito da un infarto che dal 2013 lo ha costretto sulla sedia a rotelle, è riapparso di recente in pubblico dopo oltre due anni di assenza, incarnando un regime che, con il forte appoggio dei militari, è uscito indenne dalle spinte della primavera araba. Tale stasi politica riflette una società che, nel timore di ritornare ai traumi del passato, accetta un percorso istituzionale che garantisce stabilità formale a scapito di riforme strutturali capaci di rispondere alle aspirazioni dei giovani, che oggi rappresentano la risorsa più dinamica ma anche la più vulnerabile del Paese.

Indicatori demografici: speranza di vita e salute pubblica

Insieme al tasso di fertilità, la speranza di vita costituisce un indicatore fondamentale della qualità della vita. La speranza di vita alla nascita in Algeria si attesta a 76,9 anni, con una distinzione di 78,3 anni per le femmine e 75,5 anni per i maschi. Il tasso di mortalità infantile è calato drasticamente nel corso dei decenni, raggiungendo 15,8 decessi ogni 1.000 nati vivi. Tale progresso si inserisce nel più ampio contesto del miglioramento delle strutture sanitarie nazionali, che hanno beneficiato degli investimenti pubblici legati alla ricchezza derivante dagli idrocarburi.

L'urbanizzazione continua a influenzare profondamente la struttura demografica, con l'agglomerazione della capitale, Algeri, che insieme alle altre metropoli regionali come Orano, Costantina e Annaba, continua a crescere attraverso processi di espansione che necessitano di una gestione oculata delle risorse abitative e infrastrutturali. L'indice di dipendenza giovanile, dato dal rapporto tra la popolazione in età 0-15 e quella in età lavorativa 16-64, rimane elevato, sottolineando la necessità di investire nel capitale umano per garantire che questa vasta generazione giovane diventi un motore di crescita anziché un onere economico per lo Stato.

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