L’Ombra del Rischio: La Realtà dell'Aborto e l'Uso di Metodi Tradizionali e Clandestini

La questione dell’interruzione volontaria di gravidanza in contesti dove le legislazioni sono restrittive o dove l’accesso ai servizi sanitari è limitato solleva interrogativi profondi, che spaziano dalla salute pubblica ai diritti riproduttivi, fino alle tradizioni popolari. In Paesi come il Ghana e la Nigeria, l’assenza di percorsi sicuri e normati spinge molte donne a cercare soluzioni alternative, spesso basate su pratiche empiriche o l'uso non controllato di farmaci.

mappa concettuale delle barriere all'accesso all'aborto sicuro

Il richiamo della natura: miti e pericoli reali

Esiste una tendenza culturale, spesso radicata anche in contesti occidentali, a considerare il "naturale" come intrinsecamente innocuo. Questa percezione agisce come un mantra, capace di oscurare i rischi legati all'uso improprio di sostanze vegetali. Il prezzemolo, ad esempio, è un'erbetta deliziosa per insaporire i cibi, ma il suo decotto, contenente alte dosi di apiolo, veniva storicamente usato dalle mammane per indurre l'aborto. Se la dose è eccessiva, il rischio di morte per insufficienza renale ed epatica acuta è concreto. L’ultimo caso riportato in Italia risale a decenni fa, ma il principio rimane inalterato: Paracelso sosteneva con lucida visione che la dose fa la differenza tra il rimedio e il veleno.

In contesti di vulnerabilità, la ricerca di rimedi "fai da te" o tradizionali diventa una risposta disperata a una condizione ineluttabile. Tuttavia, la gravidanza è la situazione più paradigmatica in cui il corpo materno non funge da "scudo d’oro" per il feto. Sostanze tossiche, alcol o droghe attraversano la placenta, raggiungendo il piccolo che non può in alcun modo sottrarsi, con tessuti, soprattutto cerebrali, estremamente vulnerabili.

Il panorama in Africa: Ghana e Nigeria tra restrizioni e web

L’Africa è il continente con il più alto tasso di morti legate alla maternità. In Ghana, l’aborto è consentito solo in casi specifici come stupro, incesto o pericolo per la salute mentale della donna. In Nigeria, la legge è ancora più severa, permettendo l'interruzione solo se la vita della donna è in pericolo.

Di fronte a tali limitazioni, le donne si rifugiano nella clandestinità. Un'inchiesta della Bbc ha evidenziato come l’acquisto di pillole abortive (come il Misoprostol) via Internet sia più che raddoppiato nell’ultimo decennio. Questo mercato oscuro non solo espone le donne a rischi sanitari enormi - si calcola che ogni anno in Africa si verifichino circa 15mila morti evitabili dovute ad aborti non sicuri - ma alimenta reti criminali che sfruttano la domanda, imponendo prezzi esorbitanti e conducendo molte ragazze nel giogo dello strozzinaggio.

Advocacy e riforme: il ruolo delle istituzioni

Nonostante le difficoltà, esistono figure che lavorano per il cambiamento. Eunice Brookman-Amissah, medico ed ex ministra della sanità del Ghana, ha dedicato la sua carriera all'advocacy, riunendo medici e attivisti per sostenere riforme legali che garantiscano una maggiore tutela sanitaria. Il Protocollo di Maputo (2003) rappresenta un punto di svolta, essendo l'unico strumento riconosciuto dall'Unione Africana sui diritti delle donne che ha aperto la strada a una riconsiderazione del diritto d'aborto.

Tuttavia, le riforme legislative sono necessarie ma non sufficienti. Il Ghana, pur avendo leggi relativamente progressiste nel contesto regionale, soffre di un grave deficit di informazione: si stima che solo una donna su venti conosca la reale legislazione vigente. La sessualità rimane un tabù profondo e, finché lo stigma sociale persisterà, il diritto teorico rimarrà un miraggio inaccessibile.

La dimensione socioculturale: il peso dell'identità e della memoria

La resistenza al cambiamento legislativo è spesso radicata in convinzioni religiose e culturali profonde. In questo quadro, il confronto con le tradizioni afro-brasiliane e altri culti sincretistici - nati dall’incontro tra le religioni africane (Yoruba, Bantu) e il cattolicesimo - ci aiuta a comprendere come le pratiche magiche e rituali si siano intrecciate con la vita quotidiana, la salute e i cicli naturali.

Il Candomblé, ad esempio, pur non avendo una dottrina formale di culto come le religioni monoteiste, cerca un rapporto armonioso tra l'essere umano e il cosmo attraverso l'energia chiamata axé. In queste visioni, la gestione della fertilità e dei rapporti tra i sessi è stata storicamente regolata da norme sociali non scritte. Il contrasto tra queste pratiche ancestrali e la necessità di una sanità moderna e basata sull'evidenza scientifica rappresenta una delle sfide antropologiche più significative per le società in via di sviluppo.

Dalla clandestinità alla protezione: il dovere della coerenza

La distinzione tra "naturale" e "sicuro" deve diventare un pilastro dell'educazione sanitaria. Se la clandestinità è figlia della disperazione, la soluzione risiede nella trasparenza, nella corretta informazione e nella rimozione dei tabù che circondano la salute riproduttiva.

La clinica clandestina non è un centro di cura, ma spesso una trappola che sfrutta la malleabilità di chi è in difficoltà. Il primo abuso su un essere umano inizia spesso in utero attraverso l'esposizione forzata a sostanze chimiche, che siano esse derivate da erbe non testate o farmaci acquistati illegalmente online. È necessario, dunque, spostare l'attenzione dalle questioni puramente ideologiche a quelle sanitarie, rispettando il diritto fondamentale di ogni donna ad avere un ambiente protetto e professionale per le proprie scelte di vita.

illustrazione schematica dei processi di educazione sanitaria e accesso ai diritti riproduttivi

La sfida del prossimo decennio sarà trasformare queste realtà locali in sistemi in cui la dignità della donna sia centrale. La storia insegna che il progresso non è lineare, ma che il continuo progredire delle conoscenze scientifiche, unito a un'etica basata sul riconoscimento dell'altro come soggetto vulnerabile, rappresenta l'unica via per ridurre le sofferenze evitabili e garantire che la salute non sia più un privilegio geografico, ma un diritto universale e garantito per ogni persona, in ogni luogo del pianeta.

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