La nascita di una figlia o un figlio è un’esperienza unica e straordinaria. Per questo è essenziale viverla con serenità, in un contesto che infonde sicurezza. Inutile negarlo: i punti nascita in Italia non sono tutti uguali. Hai scoperto da poco che diventerai mamma e già pensi a come accogliere il bambino nel migliore dei modi. C'è una decisione, però, che non dovresti rimandare troppo per il benessere di entrambi: la scelta dell'ospedale in cui farlo nascere. Le offerte assistenziali variano molto da struttura a struttura. Per garantirti un parto in sicurezza e in linea con le tue aspettative, è bene tener conto di tutti i parametri importanti, e non solo della vicinanza a casa. La scelta di dove andare a partorire non è così scontata. Occorre valutare con cura la struttura individuata e considerare attentamente i pro e i contro.

I pilastri della sicurezza: volumi di attività e appropriatezza clinica
Per partorire non è consigliabile scegliere l’ospedale solo “perché è vicino a casa” o ci lavora il proprio ginecologo. Ecco i criteri di selezione per assicurarsi un’assistenza al top. Spesso il primo criterio di scelta è la vicinanza a casa, ma non è un buon criterio. Il primo aspetto da considerare riguarda invece il numero di parti effettuati all'anno. "Meglio evitare le strutture dove avvengono meno di 500 parti l'anno" consiglia Maria Vicario, presidente della Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (Fnco). Il volume annuale delle nascite è un indice di sicurezza. È stato stabilito che una struttura che accoglie meno di 500 parti all’anno non possa offrire sufficienti garanzie alla donna e al nascituro. Per questo, già nel 2010 un accordo Stato regioni ha indicato la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti, a eccezione di quelli presenti in ambienti particolari come piccole isole o valli montane.
Un altro parametro fondamentale è la proporzione tra cesarei e parti naturali. Il basso numero di parti cesarei effettuati in un anno è un altro parametro importante da considerare perché indice di un alto grado di appropriatezza. Troppo spesso, infatti, nel nostro Paese, si ricorre al bisturi in assenza di una vera indicazione. Il decreto ministeriale n. 70 del 2 aprile 2015 ha stabilito che un punto nascita che effettua annualmente un numero di parti superiore a 1000 non dovrebbe superare il 25% dei cesarei, mentre la soglia è del 15% se i parti sono meno di 1000 all’anno.

Gestione delle complicazioni e livelli assistenziali
Se la gravidanza presenta già qualche complicazione, come diabete, eccessivo aumento di peso, pressione troppo alta, oppure se si aspettano due gemelli, non accontentarsi di un punto nascita qualsiasi. In presenza di fattori di rischio è bene affidarsi a una struttura dove sia presente una Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Oggi si chiamano Centri di II livello. "Nei centri di I livello si accolgono gravidanze dalla trentaquattresima settimana di gestazione che non richiedano interventi di grado tecnologico e assistenziale elevato. Quanto al numero di parti, nel I livello se ne effettuano circa 500-1000 l’anno", spiega Mauro Stronati, Presidente della Società Italiana di Neonatologia.
L'importante è poter contare sempre sul cosiddetto 'trasporto in utero', cioè la possibilità di trasferire immediatamente la donna in caso di necessità in un centro di II livello. Inoltre, si deve poter disporre di un servizio di trasporto neonatale (STEN) in modo tale che, in caso di improvvise e imprevedibili complicazioni, il neonato possa essere portato senza problemi in un centro adeguatamente attrezzato.
Partoanalgesia e approcci al dolore
Altro elemento di cui tener conto è l'opportunità di ricorrere all'analgesia epidurale, cioè la tecnica farmacologica più efficace nel controllo del dolore da parto. Si tratta una prestazione che dovrebbe spettare di diritto a tutte le donne in travaglio, essendo inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) dal 2008. Per chi è intenzionata a fare la partoanalgesia, è assolutamente necessario controllare che il punto nascita scelto l'assicuri h24. La sua diffusione, però, continua a essere a macchia di leopardo, con dati incerti e servizi organizzati in maniera differente da una Regione all'altra.
Video informativo sull’anestesia peridurale in travaglio di parto
"Poter scegliere e cambiare posizione durante il travaglio è una strategia importante per cercare di contenere il dolore" ricorda Maria Vicario. Un altro fattore da considerare, che sta a cuore a moltissime donne, è la possibilità di optare per il cosiddetto “parto attivo”. È una modalità che consente alla futura mamma di partorire come meglio crede: non per forza sdraiata sul letto, ma in piedi, sdraiata su un fianco, accovacciata o appoggiata al proprio compagno. Ci sono vasche per il parto in acqua o altri presidi che agevolano la nascita. La presenza di “liane”, palloni che cullano, sgabelli olandesi, spalliere può rendere l’esperienza del parto migliore.
Umanizzazione dell'esperienza: dal rooming-in al legame affettivo
Le prime ore e i primissimi giorni di vita possono incidere sul buon avvio dell’allattamento al seno e sulla formazione del legame di attaccamento mamma-bambino. Poter tenere il neonato in stanza con sé è un valore aggiunto, perché ormai è chiaro che questa procedura facilita e promuove l’avvio dell’allattamento al seno. La pratica del rooming-in non è sempre concessa, ma è una grande opportunità. Non in tutti gli ospedali, poi, vengono favoriti il contatto pelle a pelle e l’attacco precoce al seno in sala parto.
In alcuni casi a fare da garanzia è la certificazione "Ospedale amico dei bambini" di Unicef. In Italia, però, sono ancora poche le strutture certificate. Altre, comunque, presentano nella Carta dei servizi l'applicazione di strategie importanti per promuovere da subito l'allattamento al seno. La presenza del futuro papà in sala parto fa sentire la donna protetta, consente alla coppia di condividere un’esperienza emozionante e favorisce il legame tra padre e figlio. Assistere al parto non deve costituire un obbligo per il papà, ma non deve neppure essere una possibilità che gli viene preclusa.

Strumenti per una scelta informata
Per individuare il punto nascita che fa per te puoi basarti innanzitutto sulla Carta dei Servizi degli ospedali, ma anche sul passaparola tra mamme e sulle indicazioni riportate da portali come il nuovo www.doveecomemicuro.it e www.bollinirosa.it. I diversi parametri da considerare nella scelta della struttura possono essere indagati anche durante il corso preparto organizzato dall'ospedale. Iscriversi può quindi essere un modo per acquisire informazioni e per conoscere gli operatori.
Le Cure Amiche della Madre (CAM) assecondano la fisiologia della nascita e sollecitano un percorso che favorisca l’empowerment della donna. Il complesso equilibrio che regola il processo fisiologico dell’intero percorso nascita viene favorito dalla capacità di mettere le famiglie al centro, accompagnandole nelle scelte per la cura dei propri bambini. Per chi desidera un'esperienza alternativa, esistono le case per partorienti, istituzioni indipendenti gestite da levatrici dove l'accento è posto sull’autonomia della donna in dolce attesa e su un clima di sicurezza e benessere, pur mantenendo un legame di vicinanza con l'ospedale in caso di necessità. Ogni opzione presenta dei punti di forza e degli aspetti negativi, e la scelta finale deve sempre poggiare sulla sicurezza della madre e del bambino, che resta la priorità assoluta.