La fertilità umana è un tema complesso, spesso erroneamente associato esclusivamente alla fisiologia femminile. Tuttavia, anche la fertilità maschile diminuisce con l’età, seguendo traiettorie biologiche distinte ma altrettanto significative. Mentre la percezione comune suggerisce che l’uomo possa procreare indefinitamente, la ricerca scientifica e la pratica clinica indicano che il passare degli anni incide in modo sostanziale sulla qualità del liquido seminale e sul potenziale riproduttivo.

La biologia della fertilità maschile oltre i 35 anni
Sebbene la produzione di sperma continui anche in età avanzata, la quantità e la qualità dello sperma diminuiscono dopo i 35 anni. A differenza del sistema riproduttivo femminile, che presenta tappe scandite nettamente dall'età anagrafica, il processo di invecchiamento maschile incide in maniera più sfumata sulle mutazioni della fertilità. Il testosterone, ormone deputato allo sviluppo degli organi sessuali e dei caratteri sessuali secondari e coinvolto nella crescita degli spermatozoi e nella produzione di sperma, viene prodotto in maniera costante dall’organismo, ma con l’avanzare dell’età si osserva una graduale diminuzione dei suoi livelli.
Questo declino ormonale è strettamente correlato a una riduzione della concentrazione, della morfologia e della motilità degli spermatozoi. Quando parliamo di fertilità maschile, la produzione degli spermatozoi non cessa completamente con il fisiologico invecchiamento dell’organismo, ma si assiste a un graduale abbassamento della loro qualità, che risulta correlato sia alla diminuzione dei livelli di testosterone, sia a una serie di condizioni andrologiche che possono determinare l’insorgenza di infertilità.
Fattori di rischio e implicazioni genetiche dopo i 45 anni
A partire dai 45 anni, gli spermatozoi possono iniziare a mostrare cambiamenti genetici, mettendo in discussione la convinzione che gli uomini possano procreare all’infinito. Il processo di invecchiamento degli spermatozoi è il risultato di una complessa interazione tra danno molecolare, mantenimento e riparazione del medesimo all’interno del testicolo. Si tratta conseguentemente di un processo irreversibile sul quale possono influire lo stile di vita e la genetica.
È fondamentale che al momento di concepire un figlio gli uomini con più di 45 anni si sottopongano ad un controllo con un andrologo, poiché quando l’età del padre è maggiore di 50 anni esiste un rischio significativo di determinate malformazioni multifattoriali nei figli. Studi recenti hanno infatti indicato che l’età dell’uomo è associata a una maggiore incidenza di anomalie cromosomiche nello sperma. Sebbene gli uomini non vadano in menopausa come le donne e mantengano la capacità di concepire per tutta la vita, la loro fertilità è influenzata dall’età, portando a tempi di concepimento che possono estendersi notevolmente.
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La valutazione della fertilità maschile e le patologie correlate
L’infertilità maschile si correla sia a una serie di patologie sia a fattori modificabili che provocano dispermia, ossia una condizione a causa della quale il liquido seminale, per concentrazione, morfologia e motilità, non risulta adatto alla fecondazione dell’ovulo femminile. La causa più frequente è la presenza di infezioni sessualmente trasmesse, ma stiamo assistendo a un progressivo aumento di condizioni come il varicocele, che comporta una dilatazione delle vene e un aumento della temperatura testicolare ed è responsabile del 20% circa delle infertilità di coppia.
Tra gli esami di controllo da eseguire a partire dai 40 anni, oltre alla visita andrologica viene abitualmente svolta la rilevazione dei livelli di testosterone, che si esegue tramite prelievo del sangue e i test diagnostici dei liquidi seminali. Per contenere i problemi di fertilità, possono bastare semplici accortezze quotidiane, come bere meno caffè, prestare attenzione all’alimentazione ed evitare abitudini e attività che portano a un surriscaldamento dei testicoli, come indossare abiti stretti che aumentano la temperatura testicolare, danneggiando la produzione di sperma.
Meccanismi molecolari e nuove frontiere della ricerca
Quale sia il meccanismo che regola il continuo rinnovamento degli spermatozoi nell’organismo di un uomo adulto è ancora oggetto di studio. Secondo alcune ricerche, i responsabili della produzione dei gameti maschili sarebbero i geni Myc, che regolano l’auto-rinnovamento delle cellule staminali addette alla produzione di sperma (Ssc). In esperimenti di laboratorio, stimolare la proliferazione delle Scc potrebbe in futuro migliorare la produzione di gameti, offrendo nuove prospettive per gli uomini con un basso numero di spermatozoi.
È importante notare che, nelle società sviluppate, l’infertilità legata all’età è un problema destinato ad aumentare di pari passo con la paternità tardiva. Mentre le donne sono informate sull'impatto dell'età sulla fertilità, il problema passa spesso inosservato nel caso degli uomini. Per un uomo di 25 anni o meno, il tempo medio per concepire è di circa 4 mesi; per un uomo di oltre 40 anni, il tempo medio può estendersi a 2 anni o anche di più, e se raggiunge i 45 anni, questa cifra aumenta di cinque volte.

Tecniche di riproduzione assistita: soluzioni alle sfide dell'età
Le tecniche di riproduzione assistita, come l’ICSI e la diagnosi genetica preimpianto, sono presentate come soluzioni a queste sfide. L’ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection) consente la fecondazione diretta dell’ovulo con uno spermatozoo selezionato, superando problemi come la bassa motilità o il numero di spermatozoi. Parallelamente, la DGP (Diagnosi Genetica Preimpianto) valuta geneticamente gli embrioni prima dell’impianto, riducendo il rischio di alterazioni genetiche.
Prima dell'impianto, si esegue una biopsia sugli embrioni per effettuare uno studio genetico. Questa analisi determina se le cellule hanno un numero normale di cromosomi, che consente il trasferimento dell'embrione, o se presentano un'anomalia cromosomica, che le rende inadatte al trasferimento. Queste tecniche aumentano notevolmente le possibilità di concepire, anche quando la fertilità naturale è diminuita a causa dell’età.
Considerazioni cliniche ed etiche nella procreazione assistita
Sebbene la legge spagnola non stabilisca un’età massima per la riproduzione assistita negli uomini, a differenza delle donne per le quali si raccomanda di non superare i 50 anni, presso alcuni centri come Vida Fertility vengono applicati protocolli basati su criteri medici ed etici. È fondamentale consentire un adeguato accesso alle informazioni sulla fertilità, poiché, qualora venisse diagnosticato un problema di sterilità maschile, è possibile intervenire sulla qualità del seme, per esempio tramite le terapie ormonali sostitutive, permettendo in alcuni casi di ottenere un processo di paternità naturale.
Per valutare l’effetto dell’età paterna sugli esiti dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita, studi su migliaia di cicli hanno indicato che l’impatto dell’età paterna è rilevante solo se correlato all’età materna avanzata. I tassi di impianto e di bambini nati vivi sono stati influenzati in modo significativo dall’età paterna solo nelle coppie in cui età paterna e materna elevate sono associate. Pertanto, sebbene la fertilità maschile sia meno influenzata dall’età rispetto a quella femminile, essa richiede un approccio proattivo che includa controlli medici regolari e uno stile di vita sano, mantenendo alta la consapevolezza che, nonostante la capacità di procreare possa perdurare, la qualità biologica del materiale genetico è soggetta alle leggi del tempo.