La venerazione delle divinità della fertilità è un fenomeno profondo e ampiamente diffuso nelle culture politeiste di tutto il mondo. Queste figure divine, spesso dee, sono strettamente associate a ogni aspetto della fertilità, dalla gravidanza alla nascita degli esseri umani, estendendosi anche all'ambito animale e vegetale. Nelle mitologie che le circondano, si trovano i primi germi dell'interpretazione temporale della vita, della nascita e della morte, e della spiegazione del ciclo delle stagioni. Le immagini dei simboli femminili sono frequentemente contraddistinte da fianchi larghi e grandi seni, evidenziando il loro legame con la maternità e l'abbondanza, mentre i simboli di fertilità maschile sono talvolta itifallici. A differenza delle religioni monoteiste come il Cattolicesimo, dove i santi sono patroni e protettori ma mai divinità, nelle tradizioni politeiste le figure della fertilità ricoprono un ruolo centrale nel pantheon, influenzando direttamente la vita e la prosperità delle comunità.
Dee della Fertilità nella Mitologia Universale: Progenitrici di Vita e Cicli
In numerose civiltà, le divinità della fertilità assumono forme e ruoli diversi, riflettendo le specificità culturali e ambientali dei popoli che le adorano. Queste figure divine non si limitano alla sfera della riproduzione umana, ma abbracciano la fertilità della terra, la crescita delle colture e la prosperità degli animali, fungendo da pilastri per l'esistenza stessa.

Tra le molteplici figure divine legate alla fertilità, si annoverano divinità come Coatlicue, una delle dee della vita, morte e rinascita, colei che ha dato alla luce la luna e le stelle. Questa potente divinità incarna il ciclo continuo dell'esistenza. Astart, o Astoreth, è un'altra dea della fertilità, associata all'amore e al piacere, patrona delle prostitute e degli edonisti, le cui sacerdotesse del tempio erano famose su tutto il Mare Librum. La sua influenza si estendeva sulla gioia e sulla vitalità. Daggay, una dea della nascita, era invocata per la protezione e il successo dei parti, sottolineando l'importanza cruciale del momento della venuta al mondo.
L'agricoltura e l'allevamento, fondamenti della sussistenza umana, avevano i loro patroni divini. Geinos era il dio dell'agricoltura, custode delle colture e del raccolto. Hay-Tau, dio della vegetazione e della foresta, era spesso rappresentato in forma di un albero, simboleggiando la vita e la crescita inestinguibile della natura. Magos era il dio dell'allevamento degli animali, patrono dei pastori e degli allevatori, responsabile della prosperità del bestiame. Tammuz, chiamato Adone dai greci, era il dio del raccolto, avendo appreso da Mot e Aleyin. La sua nascita da un albero myrrh, nel quale sua madre Myrrha si era trasformata, e la sua figura di giovane bellissimo adorato dalla dea greca Afrodite, ne sottolineano il legame con la bellezza e il ciclo vitale della natura.
Altre dee della fertilità si manifestavano in ruoli più ampi o con attributi specifici. Tanit era la Grande dea della luna, della maternità e della magia. Appare come una donna velata e avvolta da piume di colomba, animali che le erano graditi e sacri. Era la consorte di Baal Hammon, consolidando il suo ruolo nel pantheon come figura di grande potere e grazia. Nüwa (女媧), una dea cinese della fecondità, dell'arcobaleno e della creazione, è rinomata per aver sigillato il cielo squarciato usando pietre di sette colori diversi, da cui l'arcobaleno. Si dice anche che abbia creato l'umanità, una storia narrata in molti cartoni animati cinesi, evidenziando il suo ruolo di creatrice e datrice di vita. Il suo fratello-marito, Fuxi (伏羲), o HuHsi, pur non essendo direttamente una divinità della fertilità, è a lui che si attribuiscono l'invenzione del sistema divinatorio Yi Jing, della metallurgia, della scrittura e del calendario, oltre a essere stato anche l'iniziatore di varie attività umane, tra cui l'allevamento degli animali, la pesca, la caccia e la musica, tutte attività che contribuiscono alla prosperità e al benessere delle comunità.
Xi Wangmu (西王母), la Regina Madre dell'Ovest, è un'altra dea della fecondità, conosciuta per un'intensa attività sessuale, ed era la guardiana dei frutti dell'immortalità, collegando la fertilità alla longevità e alla vita eterna. Min, il dio egizio della fertilità, della riproduzione e della lattuga, completa questo quadro di divinità antiche e diverse che testimoniano l'importanza universale del tema della fertilità nelle credenze umane. Il culto di tali divinità, come quello della divinità adorata nel Santuario di Aphaia su Aigina, di cui il carattere e le proporzioni relative dei reperti portano alla conclusione che la divinità adorata era una femmina della fertilità/dea dell'agricoltura e che le date del suo culto risalirebbero al XIV secolo a.C. e che era certamente in funzione nel VII secolo a.C., dimostra la sua perdurante rilevanza storica e culturale.
Mami Wata: La Dea Acquatica tra Nigeria e Diaspora Africana
Nel cuore delle religioni tradizionali dell'Africa occidentale, centrale e meridionale, e nella diaspora afroamericana, emerge la figura di Mami Wata, una potente divinità collegata all’elemento acqua. Questa entità divina, conosciuta anche come Mamba Muntu, Water Mother, La Sirene, Mama Glo, Mama de Agua e Watramama, è venerata con profonda devozione. A Mami Wata sono collegati una moltitudine di entità di natura maschile e femminile, a riprova della sua vasta influenza e del suo ruolo centrale nel pantheon acquatico.

Il nome stesso di Mami Wata è oggetto di diverse interpretazioni etimologiche. La maggior parte delle fonti accademiche suggeriscono che il nome Mami Wata sia una derivazione inglese pidgin di "Madre Acqua". Questa interpretazione riflette il titolo della dea ("madre dell'acqua" o "nonna dell'acqua") nella lingua Agni della Côte d'Avorio. Tuttavia, taluni africanisti propongono una derivazione etimologica dall’antico egiziano o da lingue mesopotamiche, suggerendo radici ancora più antiche per questa venerazione. Sebbene il nome possa avere una derivazione straniera, Mami Wata è una divinità importantissima nel contesto della religione voodoo, sebbene non sia sempre facile capire l’origine cronologica del suo culto. Le sue manifestazioni sono numerose, e l'aspetto dei suoi capelli varia da lisci, ricci al nero lanoso e pettinati all'indietro, a testimonianza della sua natura mutevole e onnicomprensiva.
L'immagine di Mami Wata è profondamente radicata nell'antica tradizione e nella mitologia delle popolazioni nigeriane costiere del sud-est, inclusi i popoli Efik, Ibibio, Igbo, Bahumono e Annang. Mami Wata è spesso descritta come una figura simile a una sirena, con la parte superiore del corpo di una donna, spesso nuda, e la parte posteriore di un pesce o di un serpente. Tuttavia, in altre occasioni, Mami Wata può apparire come un essere completamente umano, vagando per mercati affollati o frequentando bar, integrandosi così nel tessuto della vita quotidiana delle comunità. La sua rappresentazione è spesso arricchita da oggetti costosi che porta con sé, come pettini, specchi e orologi, simboli di bellezza, vanità e temporalità. Un grande serpente, riconosciuto come simbolo di divinazione e forza divina, l'accompagna spesso, avvolgendosi attorno a lei e posando la testa tra i suoi seni, rafforzando la sua aura di mistero e potere.
Il culto di Mami Wata è dinamico e adattabile. I commercianti del XX secolo portavano con sé credenze simili dal Senegal fino allo Zambia, contribuendo alla sua diffusione. Man mano che le tradizioni su Mami Wata continuavano a riemergere, le divinità acquatiche native vi furono sincretizzate, creando un pantheon complesso e interconnesso. Sebbene Mami Wata sia comunemente vista con uno specchio in mano, un gesto che nelle rappresentazioni la vede spesso pettinarsi specchiandosi, questo oggetto è ben più di un semplice accessorio. Il suo specchio rappresenta un movimento attraverso il presente e il futuro. I suoi devoti sono in grado di creare la propria realtà immaginando sé stessi nella loro ricreazione del mondo di Mami Wata, facendo dello specchio uno strumento di divinazione e manifestazione.
Le tradizioni su entrambe le sponde dell'Atlantico raccontano di Mami Wata che rapisce i suoi seguaci o persone a caso mentre nuotano o vanno in barca. Li porta nel suo regno paradisiaco, che può essere sott'acqua, nel mondo degli spiriti o entrambi. Se permette loro di partire, i viaggiatori di solito ritornano con abiti asciutti e con una nuova comprensione spirituale riflessa nel loro sguardo, testimonianza dell'esperienza trasformativa vissuta. Il culto di Mami Wata è tanto vario quanto i suoi iniziati, il sacerdozio e i fedeli. Mami Wata ha molti sacerdoti e medium in Africa, America e nei Caraibi che sono nati e iniziati appositamente da lei. Tuttavia, il suo culto è spesso di natura mistica e privo di intermediari, permettendo un rapporto diretto tra il devoto e la divinità.
In Nigeria, i devoti di Mami Wata indossano tipicamente abiti rossi e bianchi, poiché questi colori rappresentano la doppia natura della divinità. Nell'iconografia Igbo, il rosso rappresenta qualità come la morte, la distruzione, il calore, l'essere maschile, la fisicità e il potere, mentre il bianco è spesso associato alla purezza e al mondo spirituale. Queste insegne rituali possono includere un serpente di stoffa avvolto intorno alla vita. Anche i santuari di Mami Wata possono essere decorati con questi colori e oggetti votivi come campane, intagli, stampe cristiane o indiane, bambole, incenso, liquori e resti di sacrifici precedenti, che spesso adornano tali luoghi, creando un ambiente sacro e suggestivo. Danze intense, accompagnate da strumenti musicali come chitarre africane o armoniche, costituiscono spesso il nucleo del culto di Mami Wata. I seguaci ballano fino al punto di entrare in trance, un momento culminante in cui Mami Wata si crede possieda la persona e le parli, fornendo guida e benedizioni. I fedeli moderni di solito le lasciano in dono manufatti e gioielli firmati, segno di devozione e della sua associazione con la ricchezza. Mami Wata desidera in gran parte che i suoi seguaci siano sani e benestanti, rendendola una divinità legata alla prosperità materiale e al benessere fisico.
Questa divinità è collegata al sesso e alla lussuria, e a volte, secondo una tradizione nigeriana, i seguaci maschi possono incontrarla sotto le spoglie di una bella donna sessualmente promiscua, come una prostituta. Nelle storie popolari nigeriane, Mami Wata può sedurre un devoto maschio favorito e poi mostrarsi a lui dopo il coito. Quindi richiede la sua completa fedeltà sessuale e la segretezza sulla questione, sigillando un patto mistico. Un altro aspetto importante di Mami Wata è la connessione con la guarigione. Se qualcuno si ammala di una malattia incurabile, Mami Wata spesso se ne prende la colpa, ma in un modo che suggerisce il suo interesse. La malattia è quindi la prova che Mami Wata si è interessata alla persona colpita e che solo lei può curarla, rendendola sia la causa che la soluzione. Allo stesso modo, molti altri disturbi possono essere attribuiti allo spirito dell’acqua, dal semplice mal di testa alla sterilità. Le madri sterili spesso invocano la dea per curare la loro afflizione, sperando nella sua intercessione. Molte tradizioni sostengono che la stessa Mami Wata sia sterile, il che crea un paradosso significativo: se dà un figlio a una donna, quella donna si allontana intrinsecamente dalla vera natura dello spirito, e avrà quindi meno probabilità di diventare ricca o attraente grazie alla sua devozione a Mami Wata. Questa dicotomia evidenzia la complessità e le potenziali ambiguità nel rapporto con questa potente divinità.
Il culto di Mami Wata non è confinato alla Nigeria; le persone che abitano la regione costiera del Benin, del Ghana e del Togo adorano un vasto pantheon di divinità dell'acqua, di cui Mami Wata è la più importante. In questa regione esiste un'intera gerarchia del sacerdozio di Mami Wata per officiare cerimonie, mantenere i santuari, condurre rituali di guarigione e avviare nuovi sacerdoti e sacerdotesse al servizio delle varie divinità collegate a Mami Wata. Un evento significativo che ha testimoniato la rilevanza contemporanea di questo culto si è svolto il 15 febbraio 2020, alle 9:00 nella città di Cotonou, Benin. In quell'occasione, Hounnon Behumbeza, un sacerdote voodoo, fu ufficialmente nominato Capo Supremo del culto di Mami Wata. L’evento fu ripreso in diretta su vari notiziari televisivi e apparve sui giornali locali, a riprova della sua importanza pubblica. All'incoronazione parteciparono centinaia di sacerdoti provenienti da tutta la regione e i più alti dignitari del Vodou e della tradizione Mami Wata. Erano presenti anche il ministro della Cultura della Repubblica del Benin e diversi funzionari del governo locale, sottolineando il riconoscimento istituzionale del culto.
Le disparità sociali nell’Africa occidentale hanno contribuito a diffondere la credenza nei contratti individuali con gli spiriti come causa della ricchezza personale e del successo nella vita terrena. Mami Wata incarna il potere del denaro, della ricchezza e della fama acquisita in assenza di leggi etiche e obblighi verso il prossimo, rendendola un simbolo potente in contesti di disuguaglianza. Il culto di Mami Wata è continuamente in espansione, e in Africa, è presente in Nigeria, Benin, Ghana, Togo, Senegal, Camerum, Congo, Zambia, Costa d’Avorio e Sud Africa, dimostrando la sua resilienza e la sua capacità di adattamento attraverso le diverse culture e geografie del continente.
Ala e Oshún: Il Cuore della Fertilità Igbo e Yoruba in Nigeria
All'interno del ricco e diversificato panorama delle credenze tradizionali nigeriane, due divinità spiccano per il loro legame intrinseco con la fertilità e la vita: Ala per il popolo Igbo e Oshún per l'etnia Yoruba. Queste dee incarnano aspetti fondamentali dell'esistenza, dalla terra che nutre alla maternità che perpetua la vita.
Ala, la Madre Terra degli Igbo
Ale, conosciuta anche con altri nomi fra i cui "Alla" o "Ala", è una divinità centrale nella mitologia degli Igbo, in Nigeria. Ella è la dea della fertilità e, in quanto Madre Terra, governa dall'oltretomba sotterraneo, da cui tutta la vita emerge e a cui ritorna. Il suo nome significa letteralmente "Terra", definendola così come il potere della terra sulla vita stessa. Questa connessione diretta con il suolo evidenzia il suo ruolo vitale nel sostenere l'esistenza.
La profanazione o l'insulto ad Ala, un reato chiamato NJO ajo o Aru Ala, è considerato un tabù grave in una comunità Igbo. Una persona che commetta tale tabù viene definita "impegnata per la sua terra", indicando una violazione profonda dell'ordine cosmico e sociale. Ala è anche responsabile di molti aspetti della società Igbo, oltre a essere guardiana delle donne e dei bambini in generale, proteggendo i membri più vulnerabili della comunità. Viene considerata spesso la moglie o la figlia di Chukwu, il dio supremo, il che eleva ulteriormente il suo status e la sua importanza nel pantheon Igbo. Ala è frequentemente raffigurata con un piccolo bambino in braccio, un simbolo potente della sua funzione di dea della fertilità e della maternità. Il suo simbolo distintivo è la luna crescente, che spesso evoca cicli, rinascita e mistero. Si crede che le anime dei morti risiedano nel suo grembo sacro, consolidando il suo ruolo non solo come datrice di vita ma anche come custode della transizione oltre la vita terrena.
Oshún, la Signora delle Acque Dolci Yoruba
Per l'etnia Yoruba della Nigeria sud-occidentale, Oshún, o Ochun, è una delle divinità femminili più venerate, denominate orisha. Ella è la dea della fertilità, della salute e dei fiumi, con il suo nome che deriva specificamente dal fiume "rio Osun", che scorre nella Yorubaland, l'attuale Nigeria. La mitologia e la religiosità Yoruba presentano Oshún come la responsabile delle forze cosmologiche, dell'armonia, dell'attrazione, e soprattutto delle forze dell'acqua. Ella è considerata onnipresente e onnipotente, una forza vitale che permea ogni aspetto dell'esistenza.

Il culto di Oshún è in stretto collegamento con quello della dea della terra Odudua, sottolineando l'interconnessione tra la fertilità delle acque e quella della terra. Una rara figura che rappresenta Oshun, questa divinità veniva collocata sull’altare del sacerdote e onorata con offerte che servivano ad apportare benefici alla comunità, indicando il suo ruolo attivo nel benessere collettivo. La sua influenza si estende ben oltre i confini della Nigeria, come dimostra la sua venerazione nella Santería cubana, dove Oshún è soprattutto l'orisha dell'amore, del matrimonio e della maternità, aspetti che risuonano profondamente con il desiderio umano di connessione e procreazione. Nell'amalgama del sincretismo religioso, Oshún viene identificata con la Patrona di Cuba, la "Virgen de la Caridad del Cobre", a dimostrazione della sua capacità di integrarsi e trasformarsi in nuovi contesti culturali e religiosi.
Oshún è eternamente allegra, e viene annunciata dal tintinnare dei campanelli e dai suoi cinque bracciali, simboli della sua gioia e del suo potere. Viene invocata anche per assistere le partorienti e per problemi d'amore, consolidando il suo ruolo di protettrice in momenti cruciali della vita. Un racconto tradizionale narra che nel 1606, due indiani e uno schiavo nero si recarono alla baia per raccogliere sale, ma si accorsero che le condizioni del tempo non glielo permettevano. Solo dopo qualche giorno riuscirono a mettersi in viaggio per raggiungere le saline. Durante la navigazione, videro un oggetto bianco galleggiare e con estremo stupore capirono che si trattava di una immagine della Madonna, con in braccio Gesù, posata su una tavoletta, sulla quale vi era scritta la frase "yo soy la Virgen de la Caridad". Questa storia evidenzia il sincretismo religioso e la profonda risonanza di Oshún nelle Americhe. In aggiunta agli attributi precedenti, in Brasile Oshún è anche l'orisha della ricchezza e del benessere, estendendo la sua influenza dalla fertilità fisica alla prosperità economica e alla fortuna.
Le Pressioni Sociali e le Truffe Legate alla Fertilità in Nigeria: Una Ferita Aperta
Il desiderio di maternità, profondamente radicato nella cultura nigeriana e spesso amplificato da significative pressioni sociali per avere figli, ha purtroppo dato origine a una truffa scioccante legata alla fertilità che sta emergendo con forza nel paese. Questa frode sfrutta la vulnerabilità emotiva e la disperazione di donne che lottano per concepire, creando un circolo vizioso di inganno e sofferenza.

Le donne, spesso già in difficoltà emotive e finanziarie, pagano somme considerevoli per iniezioni o farmaci che promettono di indurre una gravidanza, ma che in realtà non hanno alcuna base scientifica o efficacia comprovata. Questi pseudo-trattamenti sono mere illusioni vendute a caro prezzo. I truffatori utilizzano tecniche ingannevoli, come simulatori di battito cardiaco fetale, per convincere le clienti di essere incinte, alimentando false speranze e mantenendo l'inganno per mesi, talvolta per anni.
Il sistema, oltre a essere una truffa economica che drena le risorse di donne e famiglie, si alimenta di un traffico di neonati. I bambini vengono spesso procurati tramite coercizione o inganno di giovani madri, talvolta adolescenti, che vengono attirate in queste cliniche con promesse di supporto e assistenza. Una volta nate, le creature vengono poi vendute alle donne che credono di aver partorito dopo le finte gravidanze. Uno dei casi più emblematici che ha messo in luce la crudeltà di questa frode è quello di Chioma, una donna che ha creduto di aver dato alla luce un bambino dopo 15 mesi di "gravidanza". Le autorità hanno permesso alla BBC di partecipare a una discussione sul suo caso, durante la quale è emerso che Chioma era vittima inconsapevole di questa frode, a dimostrazione della profondità dell'inganno e del trauma subito.
Questa truffa evidenzia problemi più ampi e strutturali legati alla disinformazione nel settore sanitario e alle profonde pressioni culturali che gravano sulle donne nigeriane. La società, in molte sue manifestazioni, spesso pone l'avere figli come un prerequisito fondamentale per la realizzazione femminile, spingendo le donne a cercare soluzioni disperate quando la maternità naturale si dimostra elusiva. Le autorità nigeriane, con il supporto di organizzazioni internazionali, stanno intensificando gli sforzi per combattere questo fenomeno criminale. Tuttavia, resta cruciale affrontare le radici socioculturali che rendono queste truffe così pervasive e difficili da sradicare. Affrontare la stigmatizzazione dell'infertilità e promuovere un'informazione sanitaria accurata sono passaggi fondamentali per proteggere le donne vulnerabili e garantire che il loro desiderio di maternità non venga sfruttato. Il nostro pianeta ha bisogno di un’informazione libera e indipendente per illuminare e contrastare tali pratiche.