Danze della Fertilità: Un Viaggio Millenario nell'Arte del Movimento Femminile

Le danze della fertilità rappresentano un fenomeno culturale e storico di profondità inaudita, un ponte tra l'antico e il moderno che risuona ancora oggi nell'esperienza umana. Tra queste, la danza del ventre - o, più propriamente, danza orientale - emerge come una delle forme di danza più antiche, nata quale ballo della fertilità, della nascita e della vita. Essa si configura come un vero e proprio inno alla creazione, alla forza e all'abbondanza, espressione del potere creativo e generativo della donna. È, come suggerito da Maria Strova, una danza ispirata ai simboli della fertilità, simboli di vita e di rigenerazione, che invitano a entrare in sintonia con il ritmo più profondo dell'esistenza.

Le Radici Antiche delle Danze della Fertilità

Per comprendere appieno la valenza delle danze della fertilità, e in particolare della danza del ventre, è necessario intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle origini stesse delle civiltà umane. Non si può, infatti, parlare delle origini della danza del ventre senza parlare di nascita, poiché il suo legame con i rituali del parto e i culti arcaici della Dea Madre è indissolubile.

L'Archetipo della Grande Madre e le Società Matriarcali

Le radici più profonde di queste danze affondano nelle società matriarcali del Neolitico, quando la donna era al centro della vita sociale e spirituale. In quell'epoca primordiale, secondo quanto narra Irina Naceo nel suo libro, vi era un'identificazione profonda tra donna, natura e divinità. L'intimo femminile era considerato un tempio che trascendeva l'identità umana. Con la loro veste divina, le antiche danze si contrapponevano all'egoismo, alla misoginia e alla violenza, incarnando l'Eros contrapposto al Thanatos.

Molti miti e leggende possono essere ricondotti a un periodo compreso tra il 4000 e il 5000 a.C., allorché abbondavano le religioni che si basavano sull'adorazione di divinità femminili, in particolare quella della "Dea Madre". Questa figura primordiale rappresentava la fertilità, la vita e l'amore che crea tutte le cose. La donna madre, in quanto essere umano in grado di generare il miracolo della vita e di controllarne il ciclo biologico, era a sua volta considerata una dea sulla Terra, e il suo ventre un contenitore magico, un mezzo privilegiato per entrare in contatto col divino. Questi principi, è fondamentale sottolineare, non sono il frutto di movimenti contemporanei, ma sono Storia, come testimoniato da innumerevoli ritrovamenti archeologici.

Le Veneri Preistoriche e la Simbologia del Grembo

Le numerosissime statuette in pietra risalenti a migliaia di anni fa, ritrovate in tutta l'area mediterranea, le cosiddette Veneri preistoriche, raffigurano la Dea Madre. Queste figure, dagli attributi femminili esagerati, erano volte a propiziare la fertilità della donna in Età Paleolitica e successivamente, in Età Neolitica, con la scoperta dell'agricoltura, quella della terra. Sono spesso piccole, alcune decine di centimetri, e presentano una forma allungata, perché venivano infisse nel pavimento delle abitazioni e nei terreni agricoli, fungendo da amuleti che avrebbero assicurato alla comunità la produttività della specie e del raccolto. La Venere di Willendorf in Austria, la Venere di Savignano, la Venere di Laussel, la Dea madre di Senorbì in Sardegna, sono solo alcuni esempi che rendono evidente l'aura di sacralità che circondava la donna in epoca arcaica. Figure tanto stilizzate quanto potenti dal punto di vista simbolico.

Venere di Willendorf

Il principio femminile era sacralizzato perché s'incarnava in un corpo magico, in grado di creare la vita e custodirla per nove mesi all'interno dell'utero, e di nutrirla e farla crescere con il latte che sgorgava dal seno materno. Un corpo che inspiegabilmente ogni mese, secondo i ritmi dell'astro lunare, sanguinava. E, diversamente da chi perdeva sangue per una ferita, il corpo femminile non moriva. Questa capacità di rigenerazione ciclica era vista come un mistero e una potenza divina.

Origini Universali e Culti della Terra

Il legame tra danza e nascita è stato studiato in modo specifico dalla fine degli anni Sessanta a oggi, con danzatrici, insegnanti, ostetriche, educatori e psicologi che hanno evidenziato come tale correlazione sia naturale e positiva per la donna. Non si tratta solo di una pratica mediorientale; infatti, l'etnomusicologo Curt Sachs, nel suo "Storia della danza", fa risalire le origini della danza pelvica proprio all'epoca Neolitica, senza però circoscriverla ad un territorio specifico. Sachs descrive testimonianze contemporanee di un'antica danza del ventre in varie aree geografiche anche molto lontane tra loro, come la Nuova Guinea, la Polinesia e le Hawaii, dove si manifesta, ad esempio, con la danza Hula.

Possiamo, quindi, parlare di "danze del ventre" al plurale, o meglio di una danza del ventre universale, nata per celebrare la nascita e la Terra al di là dei suoi confini geografici. La comparsa di tali riti danzati è pressoché contemporanea nelle diverse aree del mondo, in quanto legati in maniera comune ai culti religiosi della Madre Terra, prima divinità ad essere venerata dalle comunità umane, dal Mediterraneo fino al Sudamerica e all'Oceania, sin dal Paleolitico (circa 20.000 anni fa). Diversi sono i nomi con cui, nelle diverse società arcaiche del mondo, era indicata la Dea Madre: Iside, Cibele, Inanna, Astarte, Ishtar, Tanit, Dea Serpente nell'area mediterranea e mediorientale, Pachamama nelle Ande, Oshun nel Centroamerica, Kunapipi in Australia. Unico però è il suo significato: rappresenta la fertilità, la vita, l'amore che crea tutte le cose.

La Danza Orientale: Un'Espressione di Vita e Rigenerazione

La danza orientale, conosciuta anche come danza del ventre, è un'arte millenaria che affonda le sue radici nei rituali religiosi pagani dell'antico Egitto, rivolti a divinità e a forze naturali. Spesso si immagina come possano essere nate le prime elementari coreografie della "danza del ventre": prima passi semplici al ritmo di poche percussioni, poi movenze sempre più differenziate la cui centralità era il ventre per simbolizzare l'archetipo della Madre profonda.

Il Ritmo Vitale e la Consapevolezza del Corpo

Maria Strova sottolinea come questa danza, dall'India all'Egitto, fin dalle origini sia stata praticata dalle donne anche come specifico e naturale esercizio di preparazione al parto. Non stupisce, quindi, come la danza del ventre o orientale (altro nome altrettanto valido per questa danza, perché derivante dal latino "orios", nascere, poiché l'Oriente è il luogo in cui nasce il Sole) sia da sempre avvolta da un alone di mistero e misconoscenza. In quanto danza delle origini, lontana nel tempo, in quanto danza della nascita, lontana dalla comprensione razionale dell'uomo, in quanto danza magica, in grado di creare un ponte naturale tra mondo umano e divino, canale di comunicazione privilegiato con gli dei.

Il corso di danza del ventre in gravidanza è improntato su movimenti base di pilates e yoga, che rispettano il modello anatomico del corpo femminile. La respirazione e gli armoniosi movimenti orientali consentono di raggiungere flessibilità, dinamicità e maggior consapevolezza del proprio corpo. Danzare insieme è una forma di condivisione e di divertimento, una celebrazione della gioia di vivere.

Benefici per la Gravidanza e il Post-Parto

Questa pratica non solo facilita il parto naturale ma è anche un valido esercizio nel post parto, per ritrovare rapidamente il tono addominale e anche quello del pavimento pelvico. Frequentare questo tipo di corso preparto è consigliato soprattutto alle donne che necessitano di entrare in sintonia con il pancione, aiutandole a percepire con maggiore sensibilità, lezione dopo lezione, i cambiamenti che stanno avvenendo in loro. Il corso dà la massima attenzione alla postura e dona movimenti molto intensi e ricchi di emozione.

La danza del ventre agisce anche sull'apparato muscolo-scheletrico: essa contribuisce all'attenuazione dei dolori alla zona sacrale, grazie all'esecuzione di movimenti con il bacino e con la zona pelvica che permettono l'allungamento e la distensione della colonna vertebrale. I singoli muscoli sono sollecitati, si tonificano e di conseguenza rendono più saldo il sostegno del pancione. Seguire un corso di danza del ventre in gravidanza vuol dire anche preparare e accompagnare il proprio corpo a tutti i cambiamenti graduali e naturali che subirà nel corso dei nove mesi. Molte donne, infatti, ne hanno conosciuto alcuni movimenti proprio in gravidanza, durante i corsi pre-natali, mostrati dalle ostetriche alle gestanti per abituarle a rilassare la muscolatura addominale e pelvica durante il delicato momento del parto.

Simbolismo e Movimenti Archetipici

Le posizioni e i movimenti della danza orientale hanno una storia lunga ed interessante, suggerendo un legame, sia religioso che spirituale, tra femminilità, danza e fertilità. Nella danza della fertilità, praticata dalle giovani donne che ballavano in onore della Dea Madre, ritroviamo quei movimenti dei fianchi che caratterizzano la danza orientale. A questo punto il bacino cominciò a ruotare con movimento a Spirale (o otto coricato) per rappresentare la continuità della vita, l'eterno ritorno, del tempo rivissuto all'infinito, in analogia col serpente che, arrotolandosi su se stesso, dà vita a un circolo continuo e senza fine: l'uroboros alchemico.

Anche gli accessori usati in questa danza richiamano la simbologia della procreazione. I capelli, che nell'antichità racchiudevano poteri di protezione e reincarnazione della divinità, nella danza diventano portatori di energia sensuale e vita. Molti gesti richiamano il serpente, simbolo del rinnovamento della vita e della rigenerazione, collegato alla facoltà divinatoria e ai poteri magici della donna. Con l'avvento della religione giudaico-cristiana, tuttavia, il serpente iniziò ad assumere una valenza negativa e la donna fu svilita del suo ruolo sacro. Il linguaggio comunicativo della Danza del Ventre evoca movimenti connessi all'atto sessuale, che nelle società primitive era venerato come momento sacro della vita, indispensabile per la riproduzione.

Nel libro di Nurya "La più antica delle danze e il suo potere curativo" vi sono specifici riferimenti al risveglio energetico di tutte le parti del corpo e soprattutto degli organi riproduttivi. Si fa riferimento agli studi di Reuma Cohen sulla possibilità di "controllare" coscientemente, attraverso specifici esercizi, il rilascio degli ovuli per la loro fecondazione. Una pratica, la danza del ventre, che le danzatrici antenate ci hanno lasciato in eredità e che ogni volta produce gli stessi benefici effetti, un monito a perpetrare la vita conservato nella simbologia dei passi di danza.

Evoluzione Storica e Contaminazioni Culturali

La storia della danza orientale non è mai una questione semplice, poiché è stata plasmata da innumerevoli influenze culturali, religiose e sociali attraverso i millenni. La raqs sharqui, conosciuta in Italia come danza del ventre, è un elemento fondamentale della cultura medio-orientale. Andrew Hammond nota che i praticanti di questa forma d'arte concordano sul fatto che la danza del ventre sia radicata soprattutto nella cultura egiziana. Lo storico greco Erodoto raccontò la straordinaria capacità degli egiziani di creare per se stessi un divertimento spontaneo, cantando, battendo le mani e ballando in barche sul Nilo durante numerose feste religiose.

Dal Rito Sacro all'Intrattenimento: Il Ruolo delle Ghawazee e delle Almeh

Non esistono documenti scritti circa le origini di questa danza, ma forme che le rassomigliano possiamo ritrovarle in quelle danze propiziatorie rivolte agli Dei, realizzate dalle donne Medio-Orientali, che allora godevano di una grande importanza agli occhi degli uomini. La Dea babilonese Ishtar, ad esempio, era tra le figure più amate dal popolo, simbolo della fertilità, dell'amore e della sensualità, e le sue sacerdotesse la onoravano con danze sacre. Danze propiziatorie venivano anche dai fedeli, che attraverso spontanei movimenti del corpo volti a rievocare i movimenti degli animali (come il cammello o il serpente) o di elementi naturali (quali luna, fuoco, le onde del mare, il cerchio-uovo) tentavano di entrare in contatto con la divinità.

Con l'affermarsi delle culture patriarcali, se ne cominciarono a distinguere due diverse forme: la danza laica, praticata in occasione di nozze, banchetti e feste dedicate al ricordo dei morti, e la danza popolare, celebrata nelle case o nei palazzi da ballerini di entrambi i sessi. Un contributo fondamentale al suo sviluppo fu poi dato, nel Medioevo, dalla figura delle schiave-ballerine. Donne di particolare bellezza venivano spesso rapite e vendute al mercato degli schiavi, finendo alla corte di uomini potenti quali Califfi, Sultani e ricchi mercanti. Alcune erano destinate ai lavori domestici, mentre altre, le più fortunate, venivano affidate a maestri che insegnavano loro a ballare, cantare e recitare poesie, oltre a scienze indispensabili come l'astronomia e la medicina.

Le awālim (singolare ālima) e le ḡawāzī furono due categorie distinte di artiste attive in Egitto tra il XVII e il XIX secolo, entrambe legate alle arti della musica e della danza, ma differenti per status sociale, contesto performativo e reputazione. Il termine arabo ālima (plurale awālim) deriva dalla radice ilm ("sapere") e indica una donna istruita o colta. Le awālim godevano di uno status relativamente elevato e potevano esibirsi in ambienti privati e negli harem, prevalentemente davanti a un pubblico femminile. Le ḡawāzī erano invece danzatrici itineranti, spesso associate a gruppi di origine nomade. Si esibivano in spazi pubblici, durante feste popolari, matrimoni e celebrazioni all'aperto. Erano danzatrici pubbliche, talvolta associate a gruppi zingari o Nawar.

Ghawazee dancers 19th century

I Rom, più nello specifico i Dom che erano gli artisti che si guadagnavano da vivere con il canto e con la danza, ebbero un ruolo fondamentale per l'attuale danza orientale. Grazie a loro la danza rimase viva e attiva e fu portata dal Pakistan all'Egitto passando per Iran, Afghanistan, Grecia, Spagna e Balcani assorbendo tutte le influenze e le contaminazioni: dall'India arrivano le vibrazioni di spalle, i movimenti del collo e delle mani; dalla Spagna l'uso dei veli, le spinte pelviche e il battito dei piedi. Le Ghawazee, già zingare e danzatrici di strada del Cairo, si mischiarono con i Dom attingendo e arricchendo la loro danza popolare.

L'Incontro con l'Occidente e la Nascita del Termine "Belly Dance"

L'Occidente scoprì la Danza del Ventre grazie ai numerosi viaggiatori che già durante il Settecento oltrepassarono i confini, incuriositi dall'esotismo delle terre orientali. Fu nel 1798, in occasione della Campagna d'Egitto di Napoleone, che i soldati francesi vennero a contatto con questa danza. Provenendo da una società relativamente puritana, il movimento sinuoso dei corpi delle danzatrici veniva percepito come un potente afrodisiaco. La chiamarono quindi "danse du ventre". Questa è la prima traccia scritta di queste danzatrici. I soldati al seguito dell'imperatore rimasero piacevolmente colpiti dalle ballerine di danza del ventre, ma la presenza di queste donne portava scompiglio e liti tra gli uomini. Così Napoleone decise di far decapitare 400 di loro. Questo episodio convinse il pascià Muhammad Ali ad allontanare definitivamente le Ghawazee dalle città. Di questa condizione si avvantaggiarono i Kocek, danzatori uomini.

Nel XIX secolo, gli orientalisti francesi le attribuirono l'appellativo di "Dance du Ventre", mettendone in risalto i movimenti caratteristici concentrati nella zona centrale del corpo. In Occidente, le ballerine di danza del ventre divennero fonte di ispirazione, in epoca romantica, per molti scrittori e pittori. Lo scrittore Flaubert si innamorò di una di loro, Kuciuck, e ne scrisse racconti: le Ghawazee erano ipnotiche, facevano vibrare sul ventre bicchieri di vino. La loro danza affascinava, incuriosiva ma veniva anche disprezzata e mal vista.

Questa idea, a volte distorta, della danza del ventre e dell'Oriente venne ad affermarsi ancora di più dal 1893 in occasione dell'Esposizione Universale di Chicago. Fu Sol Bloom, un imprenditore americano, a vedere nella danza un potente mezzo per far soldi, chiamando lo spettacolo "danse du ventre", e proprio da qui nasce il termine attuale "danza del ventre". Questo termine, coniato da un occidentale, nasconde qualcosa di piccante che stuzzica attenzione e curiosità. Al contrario dei balletti classici dell'Ottocento, sembrava, infatti, una danza demoniaca dove le danzatrici si contorcevano e fremevano ma, nello stesso tempo, era un capolavoro di ritmo e bellezza. La gente ne rimase, infatti, incantata.

L'Influenza di Hollywood e la Modernità

Con l'avvento del XX secolo, l'Egitto vide una massiccia colonizzazione europea, che portò a un radicale cambiamento nella vita sociale degli Egiziani. Se prima del 1930 alcune ballerine di danza del ventre si esibivano in case private o nei caffè, ora la grande metropoli del Cairo vide l'apertura del primo nightclub. Neanche il cinema rimase immune al fascino delle ballerine di danza del ventre. Fu proprio nell'ambito degli spettacoli cinematografici americani che il costume delle danzatrici si ridusse fino al classico due pezzi e iniziò a essere adornato con pendagli, frange e paillettes. Una tra le più famose attrici e danzatrici del ventre è l'egiziana Zaynab Ibrahim Mahfuz, in arte Samia Gamal, che studiò sin da giovane danza classica e poi contemporanea e strinse amicizia con un'altra star della danza mediorientale: Taheyya Kariokka, americanizzata in Tahia Carioca. Nel 1920, il Charleston, una danza libera, sciolta e molto disinvolta, subì influenze dalle Ghawazee: per la prima volta si eliminarono i rigidi e limitanti corsetti. A sua volta la danza del ventre ne subì influenze: da qui l'origine delle famose paillettes e lustrini che caratterizzano gli abiti.

Oggi può forse stupirci questa mole di risorse dedicata a procreare, in un'epoca dove la Terra è sovrappopolata, la contraccezione a volte è un obbligo e l'infertilità viene compensata dai beni materiali. Nonostante ciò, il ritorno delle danze antiche, come la danza del ventre, ha questa valenza: aprire un varco verso il divino che c'è in ogni essere umano, ritrovare la sacralità contenuta nel grembo materno.

La capacità generativa femminile è, come sostiene Clarissa Pinkola Estes nel suo libro "Donne che corrono coi lupi", un "fiume che scorre sotto il fiume" (Rio Abajo Rio): se le acque del fiume sono rese tossiche dai nostri complessi negativi, dalla cosiddetta società tecnologica e dal progresso, la nostra corrente creativa si inquina e lascia il posto alla sterilità fisica, psicologica e spirituale. Per questo ciclicamente sentiamo il bisogno di ricongiungerci con la "tradizione". Le danze antiche, che non erano strutturate secondo canoni estetici ma improvvisate per dare libero sfogo all'espressività e all'emozione, diventano un mezzo per recuperare il potere ancestrale femminile di creare la vita, guarire dai mali e di allontanare la morte. Mentre danziamo tendiamo a perdere i confini dell'IO e del presente.

Stili e Tecnicismo della Danza Orientale

La danza del ventre è una forma d'arte che si è sviluppata nelle corti principesche del Medio Oriente. Lo stesso termine, in un senso più vasto, indica tutte le versioni che questa danza ha avuto fino ai giorni nostri, comprendendo anche tutte le varie contaminazioni avvenute attraverso il contatto con differenti aree geografiche e popoli. In Egitto, alcune donne intellettuali divennero "alima", o insegnanti di danza, molto ricercate come intrattenitrici, specialmente nelle feste di matrimonio o altri tipi di feste. Le mature Alma crearono compagnie di alta qualità e perciò furono molto rispettate dalla società. Le Alma, e altre danzatrici di "alta società", divennero le muse degli artisti occidentali, in sintonia con il fascino degli occidentali per l'Oriente, sviluppatosi con il borghese orientalismo del XVIII-XIX secolo.

Diversità Regionali e Forme Coreografiche

I diversi stili di Danza del Ventre sono dovuti al folclore locale. Tra questi si distinguono:

  • Raqs Sharqi: Questo stile si sviluppò e si trasformò profondamente nei primi decenni del Settecento. È una forma scenica e spettacolarizzata, con coreografie che prevedono l'impiego di più veli, talvolta fino a sette, utilizzati come elementi scenografici e dinamici. Non tutti questi accessori, tuttavia, hanno radici nel Medio Oriente.
  • Raqs Baladi: Conosciuto come danza "del paese" o "folkloristica", si concentra sulla mobilità del bacino. I movimenti delle braccia sono meno ampi e svolazzanti rispetto a quelli dello stile Sharqī. Si prediligono le camminate con il piede a terra e non in mezza punta come nello stile classico.
  • Ša'abī: Costituisce una forma espressiva radicata nel contesto sociale e culturale delle comunità urbane e rurali egiziane. Caratterizzata dalla spontaneità del gesto, la semplicità esecutiva e un marcato senso di vitalità e partecipazione collettiva. Pur mantenendo tratti comuni, essa presenta varianti stilistiche connesse alle diverse aree geografiche e alle tradizioni locali.
  • Saiidi: Una declinazione specifica del Ša'abī, originaria dell'Alto Egitto, tradizionalmente associata a una danza maschile che rievoca simbolicamente un combattimento con il bastone (tahtib).
  • Khaleegy: Stile creato in Arabia Saudita e presentato solo nei teatri e nei festival culturali internazionali. Prevede salti leggeri e passi rapidi; è meno "elegante" e più "terreno" rispetto agli stili teatrali. Il costume femminile indossato in questo stile si chiama thobe nashal.
  • Siwa Oasis e Marsa Matruh: Danze tribali delle popolazioni nomade beduine presenti nell'area del confine con la Libia, caratterizzate da uno stile in cui il bacino è molto mobile.
  • Arabo-Andaluso: Da non confondersi con il flamenco-arabo, è una danza che deriva dal periodo in cui gli arabi invasero la penisola iberica e si costituì il periodo Al-Andalus.
  • Alessandrino: Danza tipica della città di Alessandria d'Egitto.
  • Fellahi: La danza dei contadini egiziani, riflette il contesto agricolo e comunitario delle campagne.
  • Nubiano: Proveniente dalla regione della Nubia, è fortemente identitaria, legata alla vita comunitaria e alle celebrazioni collettive, quali matrimoni e festività tradizionali. Facente parte della cultura pre-islamica egiziana, si tratta di una danza molto energica e senza una principale coreografia. Coinvolge maggiormente i capelli come elemento danzante.

Comparison of Raqs Sharqi and Raqs Baladi costumes

La tecnica della Danza del Ventre prevede movimenti naturali che rispettano la conformazione fisica della donna, valorizzandone le forme. Vibrazioni, rotazioni, ondeggiamenti continui, tremolii, moti serpentini che a poco a poco invadono tutto il corpo si alternano creando momenti di tensione e rilassamento. La danza si sviluppa morbida e fluida, sfruttando la scioltezza delle articolazioni, in un continuo respirare ritmico. La concentrazione permette alla danzatrice di coordinare le singole parti del corpo con maestria.

Strumenti Musicali e Accompagnamento

La musica utilizzata per la Danza del Ventre presenta una parte ritmica eseguita su vari tipi di tamburi, come il bendir, il daff, il rikk, il dumbeki, e una parte melodica eseguita dal flauto, il ney, dalla cetra, kanoon, dal liuto, oud, e da una sorta di violino primitivo a una corda chiamato rebab. Questa ricchezza strumentale contribuisce a creare un'atmosfera avvolgente e ritmica, essenziale per l'espressione di questa danza.

Il Ruolo Maschile nella Danza

Nonostante l'associazione prevalente con il femminile, esistono anche ballerini uomini che praticano la danza del ventre sia a livello artistico sia competitivo. La differenza principale sta spesso nel modo di esprimere il movimento: mentre le donne tendono a enfatizzare fluidità e ondulazioni, gli uomini possono accentuare forza, posture e giochi ritmici con il torso. Questo evidenzia la versatilità e l'adattabilità di questa forma d'arte oltre le categorizzazioni di genere.

La Magia Perpetua della Danza del Ventre

Se il mistero delle origini e della nascita sono ormai scientificamente risolti agli occhi dell'uomo contemporaneo, la magia di questa danza è ancora ciò che la rende unica e che ispira migliaia di donne nel mondo, ogni anno, a praticarla. Tale magia però non è accessibile a tutte: non basta il ventre, ma bisogna avere cuore e mente aperti, per comprenderne appieno il potere.

Tra Mito e Scienza: Il Risveglio Energetico

La danza del ventre è associata ai rituali del parto e ai culti arcaici della dea Madre, invocata per la fertilità nelle società matriarcali. Statuine di donne che mettono in risalto il ventre, i fianchi, il seno o catturate in movimenti sinuosi sono già presenti dalla preistoria e proseguono a vivere ciclicamente in differenti paesi e culture. Secondo alcuni studiosi, con i suoi movimenti, riprende gli antichi culti della fertilità, legati all'antica Dea Madre. Sulla falsariga del culto di Ishtar si sviluppò in Egitto quello di Iaset, che simboleggiava la luna e la bellezza femminile.

Nel mito babilonese, Ishtar, la dea dell'amore e della fertilità, durante la sua discesa agli inferi, è obbligata a spogliarsi dei monili e dei veli per passare attraverso sette porte. La sua svestizione, simbolo della perdita di forza e potere, causa una crisi irrisolvibile nel mondo degli esseri viventi. Durante la sua permanenza nel regno dei morti, la vita sulla terra si arresta. Il recupero dei veli e il ritorno tra i vivi fa rifiorire tutto ciò che con la sua scomparsa era morto. Il suo potere divino deve necessariamente passare attraverso il lutto per rinnovarsi, dando così vita alla ciclicità delle stagioni. La danza "dei sette veli", menzionata nella Bibbia, e che molti ricollegano alla natura inquieta della danza del ventre, si credeva fosse un'aberrazione del mito della "danza dello shalom" (letteralmente "danza di benvenuto"), associata alla dea Ishtar. La dea Ishtar era considerata tra tutte le divinità quella che rappresenta la ciclicità della nascita e della morte della natura. La discesa di Ishtar nell'oltretomba rappresenta la sterilità dell'inverno, mentre la sua ascesa rappresenta la rinascita, che inizia con la primavera (e da qui il nome di "danza del benvenuto").

La Riscoperta di un'Anziana Saggezza

Ripercorrere le origini della danza ci permette di comprendere lo spirito essenziale di un'arte sconfinata. Il desiderio di ballare è insito nella natura degli uomini poiché danzando si gioisce spontaneamente della vita. Per gli Egiziani, infatti, così come per altre popolazioni, la parola danza, hbj, significa anche essere lieto, gioire. Nella vita dei popoli primitivi ogni evento era accompagnato dalla danza: la nascita, la semina, il raccolto, la guerra, la morte.Oggi, le danze antiche, che non erano strutturate secondo canoni estetici ma improvvisate per dare libero sfogo all'espressività e all'emozione, diventano un mezzo per recuperare il potere ancestrale femminile di creare la vita, guarire dai mali e di allontanare la morte.

Dancer with flowing veil

Sfide e Riconoscimenti Contemporanei

Nonostante la sua ricca storia e la sua profonda valenza culturale, la danza del ventre ha affrontato e continua ad affrontare sfide nel mondo contemporaneo. Negli anni Novanta in Egitto venne addirittura vietato alle televisioni di trasmettere questa danza. Ad oggi le danzatrici del ventre possono danzare solamente dopo aver ottenuto il permesso della censura e seguendo regole rigidissime, in locali prestabiliti e negli orari prescritti. Purtroppo, anche recenti eventi dimostrano queste restrizioni, come l'arresto nel 2020 della ballerina Samia Ahmed Attia Abdel Raman, in arte Sama al-Masry. Neanche le danzatrici straniere sono al sicuro dagli arresti; nel 2018 la ballerina russa Ekaterina Andreeva è stata arrestata dopo che il video di una sua performance è diventato virale. La danzatrice si era esibita in un nightclub a Giza e le immagini della performance arrivarono all'attenzione della polizia locale che arrestò l'artista. Ekaterina è stata accusata di incitamento all'immoralità e alla depravazione, poiché la sua danza era ritenuta troppo sexy. Molte sono le danzatrici arrestate negli ultimi anni.

Tuttavia, il fascino di questa danza non si è spento. Il balletto classico stesso si è più volte ispirato ai sinuosi movimenti della danza del ventre, come dimostra la prima rappresentazione di Shéhérazade il 4 giugno 1910 all'Opéra di Parigi dai Ballets Russes di Sergej Diaghilev. La danza del ventre continua ad essere un potente richiamo all'essenza femminile, un invito a riscoprire quella sacralità e quel potere creativo che risiedono in ogni donna, un'eredità preziosa che le danzatrici antenate ci hanno lasciato.


Bibliografia:

  • Maria Strova, Il linguaggio segreto della danza del ventre, Macro Edizioni, 2005
  • Vicki Noble, Il risveglio della dea, TEA, 2006
  • Curt Sachs, Storia della danza, Il Saggiatore, 2015
  • Pessina, Tinè, Archeologia del Neolitico.
  • Flavia De Marco, La più antica delle danze e il suo potere curativo.
  • Marilisa Zuccaro, Danzatrice del ventre: Storia, appunti, aneddoti della più antica danza di tutti i tempi.
  • Noemi Sammarco, Danza del ventre, tra storia e censura, su Storia della Danza, 26 ottobre 2022.
  • (EN) Andrew Hammond, Pop Culture Arab world!
  • (EN) Fraser, K.
  • (EN) Belly Dancing Article - Naming Belly Dance, su Belly Dance org.
  • Belly dance - New World Encyclopedia, su www.newworldencyclopedia.org.
  • Chapter One, su people.uncw.edu.
  • Lane, E.
  • Danza e musica araba, su danzaemusicaaraba.com, 21 dicembre 2017.
  • Van Nieuwkerk, K.
  • Shay, A.; Sellers-Young, B.
  • (EN) Anette, Best Belly Dance Styles to Learn, su Shems Dance, 29 luglio 2025.
  • Belly Dancing, su bellydance.com.
  • (EN) Types of Belly Dance: From Raqs Sharqi to Tribal Fusion | Belly Dance Class Finder, su bellydanceclassfinder.com, 22 febbraio 2026.
  • (EN) pramukhtech, Discovering the Rich History of Belly Dance, su DanceOdia, 15 luglio 2023.
  • Raqs Baladi, su Phoenix Studio Dance, 13 settembre 2021.
  • Danza orientale classica, su Gproject Dance Studio, 21 aprile 2022.
  • Beirut Journal: He's No Salome, but It's Straight From the Heart, su archive.nytimes.com.
  • (EN) Eshan Hilal: India’s First Male Belly Dancer Who Is A Great Example Of Breaking Stereotypes, su Laughing Colours.

tags: #danze #della #fertilita