Le Profonde Strategie Riproduttive degli Squali: Dal "Borsellino delle Sirene" alle Nurseries Nascoste

Gli squali, creature maestose che solcano gli oceani da oltre 400 milioni di anni, precedendo persino la comparsa degli alberi sulla Terra, hanno sviluppato nel corso dei millenni un insieme straordinariamente vario e affascinante di strategie riproduttive per sopravvivere e portare avanti la specie. Questi pesci dallo scheletro cartilagineo, privi di vescica natatoria, sono dotati di un insieme di organi sensoriali perfettamente adattato alla loro funzione di predatori apicali. Il mondo degli squali è, sì, misterioso ma anche molto complesso, a partire dal fatto che esistono tra le 4 e le 500 specie diverse di questi pesci; molte sono immutate da centinaia di milioni di anni mentre altre si sono evolute tantissimo; e, soprattutto, la loro riproduzione è affascinante quanto articolata. Tuttavia, la loro antica resilienza è oggi messa a dura prova: gli squali sono in via di estinzione nei mari di tutto il mondo. Capire come si accoppiano e si riproducono gli squali è fondamentale per preservare queste bellissime creature e i delicati equilibri degli ecosistemi marini.

La Riproduzione degli Squali: Un Patrimonio Ancestrale e Vulnerabile

Gli squali sono animali a sessi separati, ovvero possono essere o maschi o femmine. La fecondazione è sempre interna e avviene grazie all’incontro e all’atto riproduttivo dei due sessi. I maschi, a differenza delle femmine, presentano due prolungamenti delle pinne pelviche chiamati pterigopodi, emi-peni che vengono utilizzati per trasferire gli spermatozoi all’interno della femmina. La loro fecondazione avviene internamente, grazie ad un organo sessuale maschile chiamato mixopterigio, dotato di spine e uncini che facilitano il trasferimento degli spermatozoi all’interno del corpo della femmina.

Nel corso della loro lunga storia evolutiva, gli squali hanno sviluppato tecniche riproduttive straordinarie, che li rendono capaci di produrre prole in numero limitato ma molto sviluppata, in grado di destreggiarsi fin dalla nascita in un ambiente ostile come quello marino. Tuttavia, questa stessa caratteristica comporta un tasso riproduttivo non elevato e una maturità sessuale tardiva. La loro gravidanza è un investimento a lungo termine, che può durare mesi o addirittura anni, richiedendo enormi risorse da parte delle femmine per garantire la sopravvivenza dei piccoli. Gli squali non hanno fretta: raggiungono la maturità sessuale solo tra i 5 e i 30 anni. Questa maturità sessuale tardiva rappresenta in questi ultimi decenni un pessimo adattamento al prelievo non controllato da parte dell’uomo e un motivo di preoccupazione per la loro sopravvivenza.

Una delle caratteristiche salienti della loro riproduzione è la completa assenza di cure parentali, poiché non esiste alcun tipo di rapporto tra i piccoli e i loro genitori dopo la nascita. I cuccioli, una volta emersi, devono essere pronti a partire, in grado di nutrirsi e di badare a sé stessi. La madre, prima della nascita, si cura di scegliere località opportune per la sopravvivenza dei suoi piccoli, sia scegliendo i substrati migliori per la deposizione nel caso delle specie ovipare, sia recandosi prima del parto in particolari zone dette “nurseries” nel caso di quelle vivipare.

Anatomia riproduttiva di uno squalo maschio con pterigopodi

Le Strategie Riproduttive: Un Mosaico di Adattamenti Evolutivi

Delle oltre 500 specie di squali, ognuna di loro ha il proprio modo distintivo di accoppiarsi e riprodursi. Gli squali, che esistevano già oltre 350 milioni di anni fa, non hanno potuto far altro che adottare e sviluppare diverse strategie riproduttive per sopravvivere e portare avanti la specie. Queste strategie si possono raggruppare principalmente in tre categorie: oviparità, ovoviviparità e viviparità, con alcune varianti estreme e fenomeni rari come la partenogenesi.

Oviparità: Il Mistero dei "Borsellini delle Sirene"

La maggior parte degli squali è ovipara. In queste specie, la riproduzione avviene attraverso un metodo in cui le femmine depongono uova protette da capsule resistenti, chiamate anche “borsellino delle sirene” e occasionalmente “borse del diavolo”, che vengono deposte sul fondo. La composizione di queste capsule è fatta da collagene e proteine, che forniscono una scorta di nutrienti essenziale per l’embrione durante lo sviluppo.

Le uova possono avere forme e dimensioni diverse e possiedono alle estremità dei filamenti con cui si attaccano alle gorgonie o ad altri oggetti sommersi. La loro forma bizzarra è dovuta a ragioni pratiche, perché consente di impigliarsi nelle alghe per non essere lavate via dalla corrente e trovare un nascondiglio sicuro dagli altri predatori. Una capsula ospita di solito un embrione, ma in alcune specie ci sono più embrioni per ogni uovo. Le uova possiedono una grande quantità di tuorlo contenuto all’interno di un sacco vitellino attaccato all’addome del piccolo, che gli fornisce l’energia necessaria allo sviluppo. Durante la crescita, il sacco scompare rapidamente e, al momento della fuoriuscita dall’uovo, il piccolo è del tutto sviluppato e avrà occhi e coda proporzionalmente più grandi rispetto all’adulto. Di decine di uova deposte solo poche sopravvivono ai predatori e i piccoli fanno tutto da soli. Le femmine di squalo ovipare non covano, né proteggono le uova e non si occupano dei piccoli.

Ogni specie ha sviluppato una forma unica di capsule per adattarsi alle proprie esigenze. Per esempio, gli squali Port Jackson (Heterodontus portusjacksoni) producono uova con gusci a spirale che si ancorano saldamente al fondale marino. Senza i viticci neri, sembrano identiche alle uova di squalo di Port Jackson, quello che è più probabile vedere sulle spiagge australiane. Gli squali Gattuccio (Scyliorhinus canicula) depongono uova in vasi rettangolari che offrono una protezione maggiore durante il trasporto. Tra le uova di squalo più bizzarre vanno segnalate quelle dello squalo corno crestato (Heterodontus galeatus), di forma conica, di colore nero opaco e con viticci a spirale che pendono dal fondo. Una delle uova di squalo dall'aspetto più intrigante è quella dello squalo pescatore (Cephaloscyllium laticeps), di colore giallo-arancio, con viticci luminosi che assomigliano molto a decorazioni per torte. C'è poi l'uovo dello squalo fantasma australiano (Callorhinchus milii), che potrebbe sembrare un oggetto di scena del film Alien, con il suo colore blu-nero metallico e i suoi bordi scanalati. L'uovo di squalo zebra (Stegostoma fasciatum), invece, assomiglia un po' a un baccello di jacaranda.

Uova a spirale dello squalo Port Jackson

A differenza della maggior parte dei pesci, che spruzzano le uova e lo sperma nella colonna d'acqua e sperano nel meglio, gli squali praticano la fecondazione interna, che offre ai loro cuccioli maggiori possibilità di sopravvivenza. Anche all'interno dell'uovo la vita non è facile. Alcuni studi suggeriscono che gli embrioni nelle uova di squalo riducono la loro attività in presenza di predatori per ridurre le possibilità di predazione, probabilmente gli embrioni di squalo sentono l’odore dei predatori perché più avanti nello sviluppo le uova di squalo si aprono un po' per far circolare l'acqua e favorire la respirazione. Per questo motivo non è consigliabile toccare le uova di squalo: provare ad aprirle quando non è ancora tempo per la sacca di far entrare ossigeno ed acqua, o al contrario, favorire l’uscita del piccolo squalo quando non ancora perfettamente in grado di essere autonomo sono entrambe azioni che possono pregiudicare la sopravvivenza del cucciolo, che, lo ricordiamo, è autonomo, ovvero non ha mamma e papà che badino a lui.

Ovoviviparità e le Sue Sfumature: Nascere Protetti, ma Indipendenti

L’ovoviviparità prevede che le uova vengano trattenute all’interno del corpo della madre per fornirgli maggiore protezione. Questa è la modalità in cui le uova si schiudono all'interno dell'utero e gli embrioni ottengono nutrienti da un sacco vitellino contenuto nelle loro uova, ma non c'è una placenta funzionale come nei mammiferi. Una volta che il piccolo avrà completato il suo sviluppo all’interno dell’uovo, uscirà completamente formato dal corpo della madre. Gli squali che non depongono uova, ma partoriscono piccoli vivi, sono numerosi, e la viviparità si manifesta in molteplici forme in tutti gli oceani della Terra.

Questa strategia è adottata, ad esempio, dallo squalo bianco, dal mako, dallo squalo toro, dallo squalo volpe, dallo squalo elefante, dallo squalo tigre e dallo squalo balena. Lo squalo balena (Rhincodon typus) è la specie di squalo più grande. Sebbene questi animali producano uova di squalo, non le depongono. I piccoli si schiudono invece quando sono ancora nel corpo della femmina e nascono come adulti in miniatura. Nel 1996, un articolo ha documentato il caso di uno squalo balena soprannominato "megamamma". L'animale, arpionato al largo di Taiwan, è stato trovato con circa 300 embrioni in pancia: molti degli squali si erano già schiuso dalle uova, pronti per essere rilasciati nell'oceano.

Sacco vitellino attaccato a un embrione di squalo

Ci sono casi però in cui il piccolo, una volta consumato il contenuto dell’uovo, si nutre delle altre uova non fecondate. Questa strategia è chiamata oofagia (mangiare le uova) ed è presente, ad esempio, nello squalo bianco, nello squalo mako (Isurus oxyrinchus) e nello squalo volpe (Alopias superciliosus). In tal caso, i nascituri saranno pochi e di dimensioni notevoli, poiché hanno avuto una fonte di nutrimento aggiuntiva.

Esistono anche casi di cannibalismo intrauterino, o adelfofagia, in cui, una volta che il piccolo ha terminato il contenuto dell’uovo, non solo si nutre delle altre uova non fecondate, ma anche degli altri fratelli e sorelle in via di sviluppo. Il professor Colin Simpfendorfer, esperto di squali della James Cook University nel Queensland, ha dedicato molto del suo tempo a studiare la vita riproduttiva degli squali e delle razze australiane e continua a essere affascinato dai diversi modi in cui nutrono i loro piccoli. Secondo Colin, la riproduzione dello squalo toro (Carcharias taurus) è quella più feroce: «I cuccioli di squalo toro si mangiano a vicenda all'interno dell'utero e alla fine rimane un solo animale superstite», spiega alla rivista Australian Geographics nel 2018. Questo metodo è noto come "cannibalismo intrauterino".

Viviparità: Un Ponte Verso la Maternità dei Mammiferi

La viviparità, infine, prevede l’assenza dell’uovo e la presenza di una placenta funzionalmente simile a quella dei mammiferi, da cui il piccolo ricava le sostanze nutritive. Questa è chiamata matrotrofia placentotrofica, stabilendo un collegamento nutritivo diretto con la madre tramite una placenta. In alcune specie di squali si verifica la viviparità placentare: una volta esaurito il sacco vitellino, questo si attacca alla parete uterina, fungendo da pseudoplacenta. I piccoli si nutrono attraverso questo legame. Al momento della nascita, i piccoli, come per gli altri due tipi di riproduzione, sono del tutto formati. Ad esempio, lo squalo grigio del reef (Carcharhinus amblyrhynchos) utilizza questa strategia.

La Partenogenesi: Quando la Natura Sfidala Regola

Esiste in realtà un’ulteriore modalità di riproduzione fra gli squali, sebbene molto rara: la partenogenesi, ovvero lo sviluppo di un uovo senza fecondazione da parte degli spermatozoi. Questo processo insolito avviene durante la meiosi, quando la cellula madre si divide per formare l’uovo e, contemporaneamente, crea piccoli globuli polari, che non diventano uova fertili. L’uovo può quindi combinarsi con questi globuli polari, dando vita a una prole che è una sorta di “clonazione parziale” della madre, con leggero rimescolamento genetico.

Un esempio è rappresentato dallo squalo martello dal berretto: una femmina, che viveva in acquario con altre due femmine della stessa specie e in assenza di maschi, ha dato alla luce un piccolo dopo tre anni. Altri studi hanno documentato uno switch dalla riproduzione sessuale a quella partenogenetica in uno squalo zebra.

Squalo martello dal berretto

Il Corteggiamento e l'Accoppiamento: Riti e Segni d'Amore

La stagione degli amori negli squali è un vero spettacolo di comportamenti avvincenti. La frequenza con cui gli squali si accoppiano varia tra le specie. Quando la femmina è pronta per l'accoppiamento, emette una sostanza chimica che allerta gli squali maschi. Di solito, le femmine segnalano la loro disponibilità con movimenti e segnali chimici, invitando i maschi a seguirle. Forse con questo comportamento il maschio testa se la femmina voglia accoppiarsi o se la sua produzione di feromoni indichi se sia fertile.

Il maschio inizia il corteggiamento avvicinandosi alla femmina e afferrandola con i denti. Una pratica comune è che il maschio morda la femmina. Sono questi i cosiddetti morsi d’amore che danno luogo alle cicatrici d’accoppiamento, che sono spesso visibili sulla testa, i fianchi, il ventre, le fessure branchiali, il dorso e le pinne. Solitamente i morsi d’amore sono leggeri e incompleti e non causano ferite permanenti o comunque danni effettivi. È comune vedere ferite da morsi o segni sulle femmine dopo l'accoppiamento ed è per questo motivo che la pelle di alcuni squali femmine è più spessa di quella degli squali maschi.

Cicatrici da morso d'amore su squalo femmina

Nelle fasi del corteggiamento, i maschi non si fanno certo attendere: la femmina, dopo essersi posta al di sotto del maschio (capping), si stabilizza allargando le pinne pettorali (flaring) mentre il maschio la segue da vicino (tailing), stimolandola con il muso (noising) prima di accoppiarsi. In alcune specie, però, come lo squalo Toro (Carcharias taurus), l’accoppiamento è più “rude”: i maschi mordono le pinne o le branchie delle femmine, anche quelle più restie, per trattenerle in posizione. Questo comportamento può essere rischioso per queste ultime, esponendole a ferite ed infezioni.

Gli organi riproduttivi degli squali sono molto simili a quelli umani, in quanto gli squali maschi hanno un paio di pinze esterne che inseriscono negli organi riproduttivi della femmina. Il maschio possiede due organi copulatori pari, i pterigopodi, che consistono in estensioni cilindriche del lembo posteriore delle pinne pelviche. Durante l’accoppiamento uno degli pterigopodi viene girato in avanti e inserito nella cloaca della femmina. Nella copula solo uno dei due pterigopodi è ruotato di 90° rispetto all’asse longitudinale del maschio, per migliorare la sua capacità di penetrazione e nello stesso tempo consentire il riempimento d’acqua di un’apposita sacca sottopelle, il sifone. Gli squali stanno uno sotto l’altro, girandosi di tanto in tanto ventre contro ventre. A penetrazione avvenuta, la contrazione dei muscoli che controllano il sifone provocano un energico getto d’acqua che convoglia il liquido seminale attraverso il pterigopodio nella cloaca della femmina. In alcune specie come Cetorino e Verdesca gli spermatozoi sono raccolti in capsule, dette spermatofori. È all’interno della ghiandola nidamentale che avverrà la fecondazione. Dopo che l'embrione è stato fecondato, il maschio rilascerà la femmina e i due si allontaneranno l'uno dall'altro. L’accoppiamento di due squali bianchi è stato osservato una sola volta, in Nuova Zelanda.

Le rare immagini del corteggiamento di due Squali Toro

Maturità Sessuale, Gestazione e Numero di Nascituri

Gli squali raggiungono la maturità sessuale tardivamente, il che ha importanti implicazioni per la conservazione della specie. Ad esempio, lo squalo bianco maschio raggiunge la maturità sessuale a un età di 9-10 anni, quando misura da 350 a 410 cm di lunghezza. La femmina raggiunge la maturità sessuale a un età di 12-14 anni, quando misura tra 400 e

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