Il motivo decorativo noto come "anthemion", un complesso ornamento vegetale stilizzato, vanta una lunga e affascinante storia, le cui radici affondano nell'antica Grecia e che ha attraversato significative trasformazioni nel corso dell'architettura romana. Questa trattazione si propone di esplorare l'evoluzione di questo motivo, analizzando le sue prime manifestazioni e le sue successive rielaborazioni, con particolare attenzione ai reperti romani, inclusi quelli di Agrigento, pur basandosi ampiamente sui dati forniti che coprono un ampio spettro di esempi architettonici.
Le Origini Greche dell'Anthemion
L'origine del motivo ad anthemion risale all'epoca greca, dove si manifesta inizialmente come una stilizzazione di elementi floreali, in particolare la palmetta e il fiore di loto. Numerosi esempi di questo motivo, presenti sia in terrecotte architettoniche che in rilievi in pietra, sono stati documentati e studiati fin dall'inizio del XX secolo.
Dalle Origini Arcaiche al V Secolo a.C.
Nel VI secolo a.C., le decorazioni ad anthemion iniziano a comparire in diverse posizioni all'interno delle architetture. Già negli esempi risalenti al V secolo a.C., si osserva una crescente complessità e raffinatezza. Un esempio significativo è l'anthemion presente sul coronamento di parete dell'Eretteo sull'Acropoli di Atene (420-406 a.C.). Questo motivo si caratterizza per tralci intermittenti a forma di S, disposti simmetricamente. Dall'unione delle spirali accostate si originano alternativamente palmette aperte e fiori di loto, dimostrando una precoce maestria nella variazione e nell'ornamentazione del tema floreale.

Il IV Secolo a.C.: Raffinamenti e Complessità
Il IV secolo a.C. vede un ulteriore sviluppo del motivo. La sima della cornice dorica della peristasi esterna della tholos del santuario di Atena Pronoia a Delfi (380-360 a.C.) ne è un chiaro esempio. La sima, intagliata in un blocco separato di marmo pentelico, è interamente occupata dallo sviluppo dei tralci intermittenti. Questi tralci nascono da piccoli calici di acanto, situati dietro le teste di leone dei gocciolatoi, e sono arricchiti da spirali supplementari e sottili viticci.
Un altro importante esempio di questo periodo è la sima della cornice dell'ordine ionico del Mausoleo di Alicarnasso (353-350 a.C.). Anche qui, il motivo mantiene la sua origine arcaica con tralci intermittenti che emergono dalla base del fiore di loto. Tuttavia, in questo caso, i tralci terminano con una spirale e una semipalmetta. L'accostamento di due semipalmette forma una palmetta completa, ma chiusa e non aperta, segnando una sottile ma significativa variante rispetto ai modelli precedenti.
Verso la fine del IV secolo a.C., nella sima frontonale del tempio di Dioniso a Mileto, i tralci intermittenti si originano dalla base dei fiori di loto, che a loro volta nascono da un piccolo calice d'acanto e presentano due foglie lisce. Questo indica una continua sperimentazione nella composizione e nell'integrazione degli elementi vegetali.
L'Epoca Ellenistica: Arricchimenti e Varianti Microasiatiche
In epoca ellenistica, i grandi templi dell'Asia Minore adottano e arricchiscono il modello tardo classico. Nelle sime dei lati lunghi, dove sono presenti i gocciolatoi, spesso a forma di testa di leone, questi elementi prendono il posto del fiore di loto. Dietro le teste di leone nascono i tralci intermittenti, ormai distesi su tutta la superficie e arricchiti da spirali e steli secondari. I tralci terminano con semipalmette, che non sempre vengono riaccostate per ricomporre la palmetta originale.
Un caso emblematico è la sima dei lati lunghi del tempio di Dioniso a Teos (fine III - inizio II secolo a.C.). Qui, i gocciolatoi a testa di leone sono affiancati da grandi girali alternate a fiori di loto. Dai piccoli tralci nascenti sotto di essi si originano palmette completamente chiuse. La moltiplicazione dei calici del fiore di loto, che ne accentua la somiglianza con una palmetta aperta, crea l'illusione di un'alternanza tra palmette aperte e chiuse.
Le sime del geison obliquo del frontone, prive di gocciolatoi, tendono a mantenere schemi più vicini al modello classico. I tralci intermittenti nascono sotto il fiore di loto, arricchito da un piccolo calice d'acanto e dalla moltiplicazione dei petali laterali, che lo fa assomigliare a una palmetta aperta. Anche in questi casi, i tralci intermittenti sono spesso arricchiti da spirali aggiuntive.
L'Anthemion a Roma: Adattamenti e Innovazioni Repubblicane
L'influenza greca nella decorazione architettonica romana è innegabile, e il motivo dell'anthemion non fa eccezione. A Roma, il motivo subisce adattamenti e innovazioni, riflettendo le esigenze stilistiche e tecniche locali.
Il Tempio di Iuno Sospita (90 a.C.)
Un esempio di rilievo è il tempio di Iuno Sospita, il cui tempio centrale inglobato nella chiesa di San Nicola in Carcere fu rifatto intorno al 90 a.C. Presso la chiesa, sul lato sud, si conservano blocchi di una cornice con mensole in peperino appartenenti a questo tempio. L'anthemion presente sulla sima della cornice mostra tralci intermittenti di forma vagamente tubolare, con un andamento orizzontale e molto allungato. Dalle loro spirali terminali si originano alternativamente fiori di loto con larghi calici a V e palmette aperte, anch'esse allargate.

Tardo Periodo Repubblicano (40-30 a.C.)
Una cornice con mensole marmorea, rinvenuta nei pressi del Mausoleo Ostiense fuori Porta Marina e datata agli anni 40-30 a.C., presenta un anthemion più semplice sulla sima. Questo motivo è caratterizzato da tralci intermittenti obliqui, da cui si originano corti fiori di loto con calice liscio e calici rovesci, assimilabili a palmette aperte. La cornice stessa segue il modello tardo-repubblicano, con mensole a blocchetto e cassettoni decorati da motivi vegetali.
Via Appia e il Museo Nazionale Romano
Interessanti variazioni del motivo si trovano anche in contesti funerari. Uno zoccolo, ricollocato in un sepolcro della Via Appia ricostruito da Luigi Canina all'inizio dell'Ottocento, presenta sulla sua gola diritta rovesciata un motivo derivato dall'anthemion. Qui compaiono palmette rovesciate, alternate aperte e chiuse, dai lobi filiformi, che nascono da calici di tre piccole foglie d'acanto. Al posto dei tralci intermittenti, emergenti dagli stessi calici, si trovano sottili steli ondulati che si intrecciano nello spazio vuoto tra le palmette. Uno zoccolo di ignota provenienza, conservato nel giardino dei Cinquecento presso le Terme di Diocleziano, mostra una simile articolazione e un disegno dell'anthemion molto affine, con sottili steli intrecciati che si dipartono dalla base delle palmette.
L'Anthemion in Epoca Augustea: Consolidamento e Innovazione
L'epoca augustea rappresenta un periodo di grande fioritura artistica e architettonica, durante il quale il motivo dell'anthemion continua a evolversi, integrandosi in nuove composizioni e stili.
Arco di Augusto a Rimini (Inizio Epoca Augustea)
Sulla sima della cornice nella trabeazione principale dell'arco di Augusto a Rimini, datato all'inizio dell'epoca augustea, si osserva una semplificazione dello schema tardo-repubblicano. Si alternano palmette chiuse o aperte, e i tralci intermittenti nascono dietro le palmette, terminando con due spirali accostate senza ulteriori elementi vegetali.

Tempio di Apollo in Circo (Post 27 a.C.)
Nel tempio di Apollo in Circo (detto "tempio di Apollo Sosiano"), la fase costruttiva posteriore al 27 a.C. presenta una rielaborazione del motivo dell'anthemion nel lacunare dell'architrave. I tralci intermittenti assumono una forma a nastro, con un andamento obliquo. Le spirali accostate sono strette da un "balteo" (nastro piatto), e le palmette nascono con la mediazione di una membrana vegetale.
Basilica Emilia (Epoca Augustea)
La cornice del primo ordine della Basilica Emilia presenta una sima decorata con un semplice anthemion a tralci intermittenti orizzontali. Gli elementi vegetali sono più allungati rispetto agli esempi tardo-repubblicani, e il fiore di loto mostra petali raddoppiati. L'alternanza degli elementi è più articolata, con uno schema inedito a terzetti (ABC) che vede fiori di loto alternati a palmette chiuse e aperte. Un frammento simile, esposto nei Musei Vaticani (Museo Chiaramonti), presenta differenze stilistiche che suggeriscono una realizzazione meno raffinata, forse da parte di un'officina meno esperta nell'imitazione del modello della Basilica Emilia.
Un altro esempio, sempre nella Basilica Emilia, si trova nel fregio della trabeazione, dove un anthemion con tralci intermittenti orizzontali presenta grandi fiori di loto e calici a bulbo con diversi arricchimenti. I tralci, da prismatici diventano più piatti nelle spirali, sono parzialmente rivestiti da una foglia d'acanto, mentre una rosetta occupa la spirale. Il calice a bulbo è impreziosito da foglie chiuse con bacche e foglie dai margini ondulati.
Foro di Augusto (Inaugurato nel 2 a.C.)
Nel Foro di Augusto, inaugurato nel 2 a.C., si elabora il primo stile decorativo autenticamente romano. L'uso dell'anthemion nelle trabeazioni degli ordini diminuisce, lasciando spazio a modanature più canoniche e alla sima liscia. Tuttavia, motivi elaborati a partire dallo schema dell'anthemion si ritrovano nelle incorniciature delle pareti e dei clipei dell'attico, e come base per motivi decorativi di alcuni fregi.

L'anthemion presente nell'incorniciatura sulle pareti laterali dell'aula del Colosso nel Foro di Augusto riprende caratteristiche del modello classico-ellenistico, con tralci intermittenti orizzontali che nascono da dietro il fiore di loto, quest'ultimo con petali raddoppiati e un piccolo calice alla base. L'anthemion di questa incorniciatura ricorda da vicino quello sul recinto interno dell'Ara Pacis (13-9 a.C.), sebbene con elementi più allungati e serrati.
Un'altra incorniciatura, appartenente al rivestimento parietale del muro di fondo di portici ed esedre nel Foro di Augusto, presenta una decorazione derivata dall'anthemion, ma con significative trasformazioni. I tralci intermittenti diventano nastri che si incurvano verso l'alto, terminando inferiormente in spirali con piccole rosette. Dalle spirali accostate nascono calici di due foglie d'acanto di profilo, mentre negli spazi intermedi pendono da lunghi steli fiorellini a calice.
Nel fregio dei portici del Foro di Augusto si trova un motivo decorativo basato sul raddoppio dello schema ad anthemion, con tralci intermittenti obliqui raddoppiati e simmetricamente contrapposti, che definiscono spazi per palmette orizzontali.
Tempio dei Dioscuri (6 d.C.)
Gli architravi del tempio dei Dioscuri nel Foro Romano (6 d.C.) presentano la fascia intermedia decorata con un anthemion dal disegno ulteriormente trasformato. I tralci intermittenti a nastro hanno un andamento obliquo e terminano in girali a chiocciola. Tra le spirali accostate nascono, su corti steli, doppi calici di foglie d'acanto a V, alternati a palmette chiuse rovesciate. Un elemento aggiuntivo sono due caulicolii che emergono dai calici, dando origine a viticci che si sovrappongono ai nastri.
Tempio della Concordia (10 d.C.)
La decorazione del plinto nelle basi della cella del tempio della Concordia, inaugurato nella ricostruzione a nome di Tiberio nel 10 d.C., presenta un motivo derivato dall'anthemion. I tralci intermittenti obliqui si fondono in un unico nastro ondulato, da cui emergono nastri più piccoli terminanti in spirali accostate. Da queste nascono, simmetricamente contrapposti, un corto fiore di loto con grande calice e una palmetta aperta con lobi ingrossati.

L'Anthemion nell'Architettura Imperiale Tarda e oltre
L'evoluzione del motivo ad anthemion prosegue anche in epoche successive, mostrando una continua capacità di adattamento e reimpiego.
Basilica Emilia (Epoca Tiberiana)
Nella Basilica Emilia, attribuita all'epoca tiberiana (14 a.C.-22 d.C.), la sima della cornice del secondo ordine presenta un anthemion con tralci intermittenti orizzontali, da cui nascono palmette alternate a fiori di loto, simile a quello dell'ordine inferiore.
Miliarium Aureum (20 a.C. e successive rielaborazioni)
Il fregio ionico curvilineo collocato su un basamento in cementizio presso il tempio di Saturno, identificato come resti del Miliarium Aureum (eretto da Augusto nel 20 a.C.), riprende il modello adottato nel fregio della Basilica Emilia. L'anthemion di questo fregio presenta fiori di loto nascenti da un doppio calice, con petali laterali trasformati in foglie dai margini frastagliati, al centro delle quali nascono rosette su steli sottili. I tralci intermittenti terminano in spirali desinenti in rosette, da cui, unite da un balteo, nascono calici fogliacei a bulbo.
Spoleto Romana
Un breve tratto di fregio decorato con un motivo ad anthemion è conservato sul fianco sinistro del tempio prostilo esastilo che sorgeva a Spoleto. Il disegno dell'anthemion si basa su tralci intermittenti a S ad andamento insolitamente verticale, con steli sottili parzialmente rivestiti da una foglia d'acanto di profilo e terminanti in rosette a quattro petali. Già in questo caso si osserva la "vegetalizzazione" dei tralci intermittenti, un segno della continua trasformazione del motivo.
L'arte etrusca e romana
L'indagine sull'evoluzione del motivo ad anthemion, dalle sue origini greche alle sue molteplici manifestazioni nell'architettura romana, rivela non solo la perizia degli artigiani antichi, ma anche la straordinaria capacità di questo ornamento di adattarsi e rinnovarsi, diventando un elemento distintivo del ricco repertorio decorativo romano. La sua presenza, sebbene non specificamente documentata in modo esteso per Agrigento nei dati forniti, si inserisce in un contesto di diffusione e trasformazione che abbraccia l'intero Mediterraneo antico.