La Procreazione Medicalmente Assistita al Policlinico Umberto I: Un Polo d'Eccellenza tra Innovazione e Sfide Attuali

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta una frontiera essenziale della medicina moderna, offrendo speranza e soluzioni a milioni di coppie che affrontano il delicato percorso della sterilità. In questo contesto, il Policlinico Umberto I di Roma si erge come un punto di riferimento nazionale, combinando una lunga storia di eccellenza clinica con un impegno costante nell'innovazione e nella formazione. Sotto la direzione del Prof. Muzii, il Centro di PMA del Policlinico Umberto I si distingue per la sua capacità di offrire un'offerta terapeutica tra le più avanzate a livello nazionale ed europeo, sostenuta da nuove strutture, strumentazioni all'avanguardia e una squadra di professionisti altamente qualificati, inclusi biologi, medici, giovani specializzandi e personale infermieristico.

Il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico Umberto I: Una Storia di Innovazione e Supporto

Il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) del Policlinico Umberto I di Roma ha radici profonde nella storia della medicina riproduttiva italiana, essendo stato attivato per la prima volta nel lontano 1983. Questa lunga tradizione è stata ulteriormente rafforzata nel tempo, culminando nell'inaugurazione del nuovo Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) del Policlinico Umberto I, evento che ha visto la partecipazione del governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, a testimonianza dell'importanza strategica di questa struttura.

Attualmente, il Centro assiste circa 500 pazienti l'anno, dimostrando un impegno costante nel rispondere alla crescente richiesta di trattamenti per la sterilità di coppia, una condizione che oggi si attesta intorno al 15-20%. Tale percentuale è significativa in un momento storico in cui il primo concepimento è spesso posticipato, portando molte coppie a cercare un trattamento in un periodo più avanzato della vita riproduttiva.

Il nuovo Centro di PMA si è confermato, e continua a essere, un riferimento imprescindibile all'interno della rete regionale per la PMA. La sua capacità di porre un'offerta terapeutica tra le più avanzate è il risultato di un investimento continuo in nuove strutture e strumentazioni all'avanguardia, che consentono di applicare le tecniche più moderne e sicure. A ciò si aggiunge l'elevata professionalità del personale, un team multidisciplinare composto da biologhe, medici, giovani specializzandi medici e biologi, e un dedicato personale infermieristico che collabora con il Prof. Muzii, contribuendo a creare un ambiente di cura completo e altamente specializzato. Il centro, infatti, esegue più di 300 cicli all'anno, posizionandosi come una delle strutture di punta nel panorama della PMA in Italia.

Esterno del Policlinico Umberto I

I Servizi di Diagnosi Prenatale: Un Approccio Integrato alla Salute Materno-Fetale

All'interno del Policlinico Umberto I, l'Unità Operativa di Diagnosi Prenatale si configura come un complemento fondamentale ai percorsi di procreazione assistita, offrendo un servizio diagnostico di II livello nell'ambito della medicina materno-fetale. Questa unità è strategica per garantire un monitoraggio accurato e un supporto diagnostico avanzato durante la gravidanza, soprattutto in presenza di condizioni complesse.

L'attenzione specialistica dell'Unità si concentra su diverse aree critiche, tra cui la gravidanza gemellare, che richiede un monitoraggio particolarmente attento, le patologie malformative fetali, che possono richiedere interventi precoci o programmazione di cure specialistiche post-nascita, le malattie genetiche, per le quali una diagnosi precoce è fondamentale, e le infezioni materne. Tra queste ultime, l'Unità si occupa in particolar modo di infezioni da Citomegalovirus, Toxoplasma e SARS-CoV-2, fornendo diagnosi e indicazioni terapeutiche per minimizzare i rischi per il feto.

La struttura è fornita di apparecchiature ecografiche di ultima generazione, in grado di garantire uno studio approfondito della morfologia fetale. Questo include sia la fase di screening, per identificare eventuali rischi, sia l'inquadramento delle patologie specifiche, fornendo dettagli essenziali per la pianificazione del percorso clinico.

Un elemento distintivo di questo centro è il programma di counselling specialistico offerto alle pazienti con feto affetto da patologia malformativa. In tali situazioni delicate, viene delineato un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato, che si svolge in stretta collaborazione con un team multidisciplinare di esperti. Questo team include genetisti, neonatologi, cardiologi, infettivologi e chirurghi pediatri, assicurando una presa in carico completa e integrata della paziente e del feto.

Inoltre, è attivo il servizio di Diagnosi Prenatale invasiva, che comprende tecniche come la villocentesi e l'amniocentesi. Questi esami vengono offerti a tutte le pazienti che rientrano nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), oltre che in caso di patologia fetale attuale o pregressa, su specifica indicazione del genetista o in presenza di familiarità per patologie genetiche e cromosomiche. Il centro si impegna anche a offrire un percorso clinico assistenziale alle coppie con problemi di poliabortività, fornendo supporto e indagini approfondite per affrontare questa difficile condizione.

L'Unità Operativa di Diagnosi Prenatale è situata nell'Edificio 37, viale Regina Elena, 324, al 2° piano, rendendola facilmente accessibile per le pazienti che necessitano di questi servizi specialistici.

Immagine di ecografia fetale

Comprendere e Affrontare la Sterilità: Fattori Determinanti e Strategie Cliniche

La sterilità di coppia, come accennato, è una realtà che coinvolge circa il 15-20% delle coppie in Italia, una percentuale che si manifesta in un contesto in cui, per diverse ragioni socio-culturali ed economiche, il primo concepimento è spesso posticipato, portando molte a chiedere un trattamento in un periodo più avanzato della vita. Diversi fattori possono influenzare la capacità riproduttiva, e il Policlinico Umberto I si impegna nell'analisi e nel trattamento di queste variabili.

Uno dei fattori più rilevanti, e purtroppo sempre più diffuso nelle società odierne, è l'influenza del peso corporeo sulla fertilità. La condizione di "piu’ grassi meno fertili" è una realtà medica consolidata, che causa una minore capacità riproduttiva sia negli uomini sia nelle donne. "Sovrappeso e obesita’ sono situazioni purtroppo molto comuni", ed è possibile affermare che "il 50% della popolazione in eta’ riproduttiva e’ sovrappeso o persino obeso". Questa condizione ha un impatto diretto e significativo sui risultati che si possono ottenere con la riproduzione assistita.

Sebbene non sia stata fissata una vera e propria "soglia" di peso in termini assoluti, i professionisti si esprimono piuttosto in termini di BMI (indice di massa corporea). A questo riguardo, "e’ consigliabile stare sotto i 25 ed e’ obbligatorio scendere sotto i 30 di Bmi". Per esemplificare l'importanza di questi parametri, "una donna di un metro e 60 di altezza per un peso di 65 kg e’ gia’ entrata nella categoria del sovrappeso, dove si riscontra una diminuzione della fertilita’ significativa e dunque dei risultati che si possono ottenere con la riproduzione assistita". La questione è complessa, poiché proporre a una donna con questo profilo di dover aspettare mesi per raggiungere la soglia di BMI più giusta può far perdere tempo prezioso, soprattutto considerando che l'età della paziente è anch'essa un fattore critico.

Per affrontare questa problematica, la prima indicazione che i medici del Policlinico Umberto I danno alle pazienti è quella di condurre uno stile di vita appropriato. Questo include la riduzione del peso, che dovrebbe avvenire tramite consulenza multispecialistica e, in particolar modo, seguendo una dieta bilanciata unita ad attività fisica regolare. Nel caso ci siano le indicazioni per assumere farmaci, come ad esempio la Metformina, anche se il suo effetto sul peso non è così incisivo, "e’ bene fare tutto cio’ che contribuisce ad un piu’ rapido dimagrimento". L'obiettivo è massimizzare le probabilità di successo sia per un concepimento spontaneo sia per i trattamenti di PMA.

Grafico BMI e categorie di peso

Un altro fattore determinante, spesso interconnesso con le scelte di vita, è l'età materna. La letteratura scientifica e l'esperienza clinica dimostrano che la fertilità femminile "decresce proporzionalmente dopo i 30, e dopo i 35 anni precipita". Questa realtà biologica rende il fattore tempo un elemento cruciale nel percorso riproduttivo e nelle decisioni relative alla procreazione medicalmente assistita.

Preservazione della Fertilità: Tra Necessità Mediche e Dilemmi Sociali

La possibilità di preservare la fertilità rappresenta un'area di crescente interesse e discussione, sia per ragioni mediche stringenti che per scelte di vita personali. Esistono sicuramente delle indicazioni precise per la preservazione della fertilità, e quelle oncologiche sono le più consolidate e riconosciute. Pazienti che devono sottoporsi a terapie potenzialmente lesive per la funzione riproduttiva, come chemioterapia o radioterapia, possono ricorrere alla crioconservazione di gameti o embrioni per avere future possibilità di genitorialità.

Tuttavia, il tema del "social freezing", ovvero la crioconservazione di ovociti per motivi non medici o sociali, manifesta a nostro avviso diversi problemi. Il primo e più evidente è di natura economica: questa pratica "non e’ finanziato dallo Stato e rappresenta quindi un costo per la paziente". Questo rende la tecnica inaccessibile a molte donne, creando una disparità basata sulla capacità finanziaria.

Inoltre, la donna che opta per questa tecnica di conservazione ha spesso "gia’ una eta’ piuttosto elevata". Le donne che si rivolgono ai centri privati per il social freezing sono frequentemente "gia’ oltre i 35 anni". Questa fascia d'età è già caratterizzata da una diminuzione della riserva ovarica e della qualità ovocitaria, il che incide sull'efficacia del procedimento. La letteratura internazionale ci dice che "solo il 10% di queste", cioè delle donne che si sottopongono a social freezing, "torna a ‘usufruire’ di quegli ovociti congelati". Questo basso tasso di utilizzo solleva interrogativi sulla reale efficacia e utilità su larga scala di questa pratica. In realtà, nella maggior parte dei casi, succede che queste donne concepiranno spontaneamente o ricorrendo a PMA, ma con tecnica "a fresco" piuttosto che utilizzare gli ovociti congelati.

Considerando questi aspetti, il social freezing "Non e’ una soluzione praticabile, secondo me, su vasta scala perche’ non e’ costo-efficace". Invece di promuovere una soluzione che presenta queste criticità, "Bisogna puntare maggiormente sull’educazione e informare le donne che la fertilita’ decresce proporzionalmente dopo i 30, e dopo i 35 anni precipita". La consapevolezza della propria finestra fertile e una pianificazione più informata della genitorialità sono considerate strategie più efficaci e sostenibili per affrontare il desiderio di avere figli.

Crio conservazione degli ovociti

La Procreazione Medicalmente Assistita nell'Era delle Crisi Sanitarie: Sfide e Resilienza

L'emergenza sanitaria globale ha avuto un impatto profondo su tutti i settori della società, e la Procreazione Medicalmente Assistita non ha fatto eccezione. Il lockdown, in particolare, "ha allontanato il sogno di molte coppie di diventare genitori", imponendo una pausa forzata a percorsi di cura spesso già lunghi e complessi. Negli ospedali, infatti, sono state effettuate solo le procedure per le donne già sotto stimolazione ovarica o con embriotransfert già programmati, identificati come i "cicli indifferibili" per ragioni cliniche.

Questo periodo di crisi sanitaria ha bloccato l'attività dei centri di PMA per tre mesi, "come da indicazioni dello Stato e della Regione". Al Policlinico Umberto I, l'attività ha dovuto sospendersi, con la previsione di ripartire dal 3 giugno, "fatte salve novità" dalle indicazioni della Regione Lazio. Questo blocco ha avuto conseguenze numeriche significative: "ogni anno eseguiamo qui al Policlinico Umberto I più di 300 cicli l’anno, ecco che allora nel periodo del lockdown abbiamo perso più o meno 75 cicli in tre mesi e pari all’incirca a 15 gravidanze". A livello nazionale, il quadro è ancora più grave: su circa 80mila procedure di FIVET ed ICSI eseguite annualmente, "tre mesi di stop hanno fatto venir meno 20mila cicli". Durante il lockdown, l'Umberto I ha comunque completato tutti i cicli di stimolazione ovarica in corso e ha proceduto al pick-up ovocitario e all’embriotransfert per le pazienti che avevano già avviato il trattamento. Le richieste di nuove pazienti o coloro che avevano chiamato nel periodo del lockdown sono state gestite dal CUP di prenotazione regionale, "messe in una sorta di contenitore virtuale", e le richieste verranno smaltite una volta che ogni singola azienda sanitaria riprenderà l’attività.

La ripartenza delle attività, sebbene auspicata in tempi rapidi, si preannuncia complessa e rallentata. "Stiamo toccando dei punti molto importanti", come la difficoltà di recuperare il tempo perduto. "La ripartenza avverrà in modo molto più lento e non ci saranno doppi turni che tengano". Le strutture e gli spazi fisici rimangono gli stessi, e la necessità di mantenere il distanziamento sociale impedirà di tornare ai ritmi precedenti al lockdown, almeno "nei primi mesi". Si prevede di lavorare "con numeri più bassi almeno per i primi mesi", ma questo blocco ha inevitabilmente generato nuove "liste d’attesa che nel nostro centro avevamo eliminato completamente". Questo rappresenta "un ulteriore danno" per le pazienti, soprattutto perché al Policlinico Umberto I le pazienti over 40 costituiscono "un terzo del totale", e per loro "la riserva ovarica va diminuendo, purtroppo non abbiamo molte alternative". La sicurezza è, ovviamente, fondamentale, e per questo si chiede alle donne "di avere un po’ di pazienza". Oltre alla riserva ovarica, ci sono altre situazioni delicate, come precedenti operazioni chirurgiche o patologie invalidanti, tra cui "l’endometriosi che è molto frequente", che non aspettano.

Per le nuove pazienti, la situazione è ancora più stringente: "se una paziente si rivolge a noi adesso, per la prima volta, automaticamente viene rinviata a settembre per la stimolazione ormonale", data la necessità di riprogrammare i cicli sospesi a marzo. La gestione degli spazi e dei numeri, mantenendo il distanziamento sociale, non è ancora del tutto chiara, ma si immagina di "dover lavorare ai due terzi della nostra potenzialità".

In questo contesto, è emersa anche una questione legata ai limiti di età per l'accesso alla PMA nel pubblico. La Regione Lazio ha emanato un decreto che stabiliva che "le pazienti che compivano i 43 anni nel lockdown potessero essere considerate per i cicli di Pma nel pubblico da Ssn fino al 31 dicembre". Questo significa che "se una paziente ha compiuto 43 anni da marzo e sino al 3 giugno potrà aver diritto ai cicli di Pma fino al 31 dicembre". Tuttavia, esistono delle differenze significative tra regione e regione; "ad esempio nella regione Campania però l’età per effettuare la Pma nel pubblico sale a 46 anni".

Schema dei fattori che influenzano la ripartenza PMA

Un elemento che ha creato "false aspettative nelle pazienti" è stato il tenore dei comunicati diffusi da società scientifiche, dall’ISS e dal Centro Trapianti, ripresi da agenzie e giornali, in cui "si dichiarava che la Pma poteva ripartire". Questi organismi tecnici, in realtà, "facevano notare piuttosto come fossimo in condizioni di sicurezza per poter ripartire, ma da qui a rendere la cosa esecutiva ce ne passa".

Le conseguenze a lungo termine dell'emergenza sono preoccupanti. Un altro elemento ripreso molto dai media è che la PMA si è fermata per tre mesi e porterà a 3500 gravidanze in meno per il 2021. Tuttavia, si teme che "il numero sarà ben più importante, non solo per il blocco dell’attività della Pma in sè ma anche perchè l’emergenza ha creato nelle persone una preoccupazione non solo sanitaria ma anche economica". Si prevede, purtroppo, che "si registrerà un riduzione della natalità ben più importante al blocco delle procedure di fecondazione medicalmente assistita".

Garanzia di Qualità e Conformità: Il Ruolo della Formazione Continua

La garanzia della qualità e della sicurezza nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita è un pilastro fondamentale per la tutela della salute delle pazienti e per l'efficacia dei percorsi terapeutici. In questo ambito, il Policlinico Umberto I di Roma svolge un ruolo cruciale non solo come centro clinico, ma anche come hub di formazione e aggiornamento professionale a livello nazionale.

La rilevanza di questa funzione è stata plasticamente dimostrata dallo svolgimento, presso il Policlinico Umberto I, del corso per i valutatori regionali dei centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questo evento, organizzato dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e ospitato presso il reparto di PMA dell’Azienda, sottolinea l'impegno costante nella supervisione e nel mantenimento di standard elevati.

I centri di PMA, infatti, sono sottoposti a verifiche periodiche biennali condotte dal CNT e dalle regioni. Queste verifiche hanno una finalità ben precisa: assicurare la piena conformità alle normative nazionali ed europee in materia di qualità e sicurezza dei tessuti e delle cellule. Tale sistema di controllo è indispensabile per garantire che ogni procedura, dalla raccolta dei gameti all'embriotransfert, sia eseguita con la massima cura e in accordo con i protocolli più stringenti.

In questo contesto di rigorosa sorveglianza e costante ricerca dell'eccellenza, il Policlinico Umberto I si conferma un punto di riferimento nazionale. La sua partecipazione attiva nell'organizzazione di corsi per i valutatori regionali e il suo ruolo di sede per tali iniziative evidenziano il suo impegno non solo nell'erogazione diretta di servizi di PMA, ma anche nella promozione della formazione e del miglioramento continuo dei processi clinico-organizzativi in tutto il Paese. Questo approccio globale contribuisce a elevare gli standard dell'intera rete di PMA italiana, a beneficio di tutte le coppie che si affidano a queste terapie.

Logo del Centro Nazionale Trapianti

tags: #procreazione #medicalmente #assistita #policlinico #umberto #i