Ogni giorno siamo infatti spettatori e/o protagonisti di gesti e azioni frutto di disattenzioni e non curanze talmente inspiegabili che non rimane che fare appello alla responsabilità e al buon senso dei singoli. La strada, intesa come spazio di interazione sociale e di mobilità individuale e collettiva, si presenta spesso come un ambiente in cui la vigilanza e la consapevolezza vengono messe a dura prova. La non curanza rispetto ai gesti che compiamo di consueto, la distrazione, e l’egocentrismo di cui ormai quasi tutti sembriamo soffrire, sono fonte di rischio quanto l’eccesso di velocità, l’alcol, ed altri fattori più comunemente riconosciuti come pericolosi. Questa constatazione, che emerge dalla quotidianità di ciascuno di noi, sottolinea un’esigenza imperativa: l'educazione stradale. È una disciplina che va oltre la mera conoscenza delle regole; essa mira a forgiare cittadini responsabili e consapevoli, capaci di muoversi nello spazio pubblico con rispetto e prudenza, in ogni circostanza.

Chi va in strada deve essere invitato alla prudenza non solo in caso di condizioni atmosferiche non idonee, o se ha bevuto, o se ha sonno, o se deve percorrere una via notoriamente pericolosa: la prudenza deve essere sempre una compagna di viaggio. Questa visione olistica della sicurezza stradale ci porta a riflettere sulle parole del filosofo Ludwig Wittgenstein, il quale aveva ragione nel sostenere che “gli aspetti per noi più importanti delle cose sono nascosti dalla loro semplicità e quotidianità”. I rischi quotidiani, proprio per la loro apparente semplicità e frequenza, tendono ad essere sottovalutati, ma vanno tenuti in alta considerazione. Basta, infatti, uscire dallo sportello sbagliato di un'auto per trovarsi in mezzo alla strada e rischiare di essere investiti. Allo stesso modo, basta attraversare improvvisamente la carreggiata o farlo in un punto di poca visibilità per chi la percorre, magari in curva, per metterci e mettere in pericolo le persone. E ancora, basta distrarsi un secondo, quando si è alla guida, per cercare qualcosa o parlare con chi magari è seduto a fianco o dietro, per non accorgersi di un improvviso ostacolo che può presentarsi di fronte a noi. Queste situazioni, banali all'apparenza, sono la causa di innumerevoli incidenti che potrebbero essere evitati con una maggiore consapevolezza e un'adeguata educazione.
La Definizione e l'Obiettivo Fondamentale dell'Educazione Stradale
L’educazione stradale è fondamentale per insegnare ai nostri alunni la sicurezza. Spesso molti incidenti si verificano per imprudenza o per ignoranza riguardo le regole stradali, rendendo indispensabile educare i più piccoli su questa tematica sin dalla tenera età. Il legislatore italiano, consapevole di questa necessità, ha formalizzato il concetto nell’Art. 230 del Codice della Strada. Questo articolo indica col termine educazione stradale tutti quei “principi della sicurezza stradale, nonché delle strade, della relativa segnaletica, delle norme generali per la condotta dei veicoli e delle regole di comportamento degli utenti”. Con ciò si esprime chiaramente la necessità di impartire le conoscenze basilari non solo per circolare in sicurezza, ma anche per conoscere e rispettare le regole sulla strada, che sono il fondamento di una convivenza civile e sicura.
L’intento dell’educazione stradale a scuola è quello di impartire ai più giovani, a quelli che un domani saranno automobilisti e che comunque sfrutteranno la strada in maniera più “diretta”, non solo la conoscenza dei segnali ma anche e soprattutto i corretti comportamenti da adottare. Questo approccio proattivo mira a prevenire incidenti e a formare una generazione di utenti della strada più attenta e responsabile. Il comportamento alla guida riflette il livello di civiltà di una società, e l'educazione stradale, oggi più che mai, rappresenta uno strumento chiave per formare cittadini responsabili e consapevoli, fin dall’infanzia. L’educazione stradale, considerata come l’insegnamento delle norme del codice stradale nelle scuole di ogni ordine e grado, è oggi un elemento centrale per la formazione dei futuri automobilisti, ma anche di pedoni e ciclisti.
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L'Educazione Stradale come Strumento di Civiltà e Responsabilità Sociale
L’educazione stradale, infatti, non si limita alla trasmissione di norme e divieti, ma si fonda sull’interiorizzazione di valori sociali condivisi: rispetto, responsabilità, prevenzione. Attualmente l’educazione stradale è inserita nei programmi di educazione civica, segno di una volontà istituzionale di considerare il rispetto delle regole stradali non solo una questione di legalità, ma anche di responsabilità sociale e convivenza civile. La strada è infatti di tutti; non solo delle automobili ma anche degli utenti deboli come pedoni e ciclisti. Questo implica un dovere collettivo di cura e attenzione reciproca che deve essere coltivato fin dalle prime fasi della vita. Il desiderio di muoversi autonomamente, che si manifesta precocemente nei giovani, porta spesso a sottovalutare le responsabilità e, soprattutto, i pericoli che derivano dall’avere un volante tra le mani o semplicemente dal trovarsi in contesti di traffico. Per questo motivo, è importante che la conoscenza e la consapevolezza delle regole sulla circolazione stradale si acquisiscano sin da piccoli, possibilmente a scuola, che è il luogo di formazione per eccellenza dove questi valori possono essere trasmessi e consolidati.
Le regole sociali come il rispetto dell’altro, la prudenza e la consapevolezza del rischio, sono ritenute fondamentali quanto quelle codificate. Questa prospettiva allargata è essenziale per comprendere la complessità della sicurezza stradale, che non può essere ridotta a un mero elenco di divieti. L’impegno costante per sensibilizzare i più giovani sul tema della sicurezza stradale, come ha ribadito il Presidente di Pissta Iano Santoro, costituisce un elemento cardine. I giovani devono essere consapevoli dei rischi in cui possono incorrere sulle strade: è un dovere, insieme agli organi di Polizia, indirizzarli verso comportamenti consapevoli e virtuosi. Questa sensibilizzazione è fondamentale per contrastare un contesto culturale che, talvolta, sottovaluta i rischi, portando a comportamenti incauti.
Il Ruolo Cruciale della Scuola e i Programmi Educativi
La scuola ricopre un ruolo di primaria importanza nella diffusione dei principi dell'educazione stradale. Per educare i giovani al rispetto delle regole in materia di comportamento stradale e di sicurezza del traffico e della circolazione e per far comprendere loro i benefici che possono derivare dall’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto, l’articolo in commento ha reso obbligatorio l’insegnamento dell’educazione stradale nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi gli istituti di istruzione artistica e le scuole dell’infanzia. Non si tratta, tuttavia, di una materia vera e propria, al pari della matematica o dell’italiano, con un orario e un programma specifico rigidamente separato. L’educazione stradale, infatti, si realizza attraverso progetti curriculari che, in base all’età dei ragazzi coinvolti, affrontano tematiche differenti e integrate nel percorso didattico complessivo.

La legge, in proposito, stabilisce che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell’interno e dell’ambiente, predisponga un apposito programma che sia indirizzato alla conoscenza: dei principi della sicurezza stradale; delle strade; della segnaletica stradale; delle norme generali per la condotta dei veicoli, con particolare riferimento all’uso della bicicletta; delle regole di comportamento degli utenti, con particolare riferimento all’informazione sui rischi conseguenti all’assunzione di sostanze psicotrope, stupefacenti e di bevande alcoliche. Nel corso dei numerosi incontri con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, è stato ipotizzato un protocollo di massima finalizzato a stabilire come devono essere realizzati questi programmi nelle scuole, garantendo uniformità e coerenza nell'approccio pedagogico. L’articolo citato ipotizza che la realizzazione dei programmi potrebbe prevedere l’aiuto degli agenti della Polizia Municipale o di personale delle altre Forze di Polizia fino a quello esperto appartenente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, portando così competenze specifiche direttamente nelle aule scolastiche. Inoltre, è possibile che i docenti che collaborano all’attuazione dei programmi stessi debbano essi stessi prendere parte a specifici corsi di formazione, per essere adeguatamente preparati a gestire questa materia così delicata e cruciale.

Attori e Collaborazioni nell'Educazione Stradale
Il coinvolgimento di diverse figure professionali e istituzionali è un elemento chiave per l'efficacia dell'educazione stradale. Il riferimento agli appartenenti ai Corpi di Polizia Locale/Municipale operato dal legislatore è significativo; essi sono ritenuti in grado di affiancare ed integrare l’attività didattica della classe docente, nel delicato compito della educazione alla sicurezza stradale. Questo grazie alla competenza che essi hanno raggiunto nel settore attraverso la loro presenza, sulle strade e nelle aule, costante, silenziosa ma attiva. La Polizia Municipale, in particolare, si dedica con grande impegno alla prevenzione e a numerose campagne di educazione stradale con le quali promuove la cultura della guida sicura e responsabile. È la prevenzione, soprattutto nelle scuole, la chiave di volta per diffondere tra le nuove generazioni condotte e comportamenti responsabili sulla strada come nella vita.
La successiva introduzione dell’obbligo del conseguimento del certificato di idoneità per la guida dei ciclomotori, i cui corsi il legislatore ha deciso potersi effettuare anche nelle Scuole e a titolo gratuito, ha visto impegnati in prima linea i corpi di Polizia Locale/Municipale di tutta Italia. Questa è stata un’esperienza importante per avvicinare gli adolescenti ad una visione dell’agente di Polizia Locale meno convenzionale, più orientata al ruolo educativo e preventivo. Utile si è rivelata anche la collaborazione sinergica che, in diversi casi, si è instaurata con le altre agenzie educative territoriali quali le autoscuole, creando una rete di supporto alla formazione. Per quanto concerne la parte più strettamente legata all’educazione alla convivenza civile, è opportuno segnalare che moltissimi Comandi di Polizia hanno felicemente sposato un progetto realmente incisivo ed innovativo ideato, condotto e portato in giro in tutta Italia dal Centro Studi Pissta e dal suo Direttore Scientifico Domenico Carola, intitolato “Sicuri sulla strada - Guida all’educazione stradale”, una sorta di catechismo della sicurezza stradale. Il successo di questa felicissima iniziativa è stato già decretato dagli oltre 200 comandi che l’hanno portato nelle proprie città e dagli oltre 100.000 studenti incontrati in un anno, dimostrando l'efficacia di approcci pratici e coinvolgenti.
Progetti Specifici e Iniziative Concrete per la Sicurezza Stradale
Numerose iniziative concrete sono state messe in campo per rafforzare l'educazione stradale, con un focus particolare sulle nuove generazioni. Un esempio significativo è il “Piano di Educazione Stradale” realizzato da ACI, Ministero dell’Istruzione e Polizia di Stato, che ha coinvolto studenti dalla primaria alle superiori, con attività pratiche e teoriche per insegnare comportamenti corretti e il rispetto degli altri utenti della strada. Questi programmi mirano a creare una cultura della sicurezza che parta dalle basi, fornendo agli studenti strumenti e conoscenze fin dalla giovane età.
All'interno di questi percorsi, si osservano diverse fasi e metodologie. Una prima fase prevede che agli alunni rispondano a un questionario in merito alle loro abitudini stradali e del mezzo utilizzato per arrivare a scuola quotidianamente. Questo permette di raccogliere dati utili per personalizzare gli interventi e di sensibilizzare gli studenti sulle loro stesse abitudini. Al termine di alcuni di questi percorsi, agli alunni è stato rilasciato un Foglio Rosa come attestato di buoni guidatori, un piccolo ma significativo riconoscimento che rafforza il senso di responsabilità.
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Un altro progetto rilevante, curato dall’insegnante Maria Grazia Fanelli, è stato il laboratorio interdisciplinare di Inglese - Ed. “Holocaust Memorial Day” legato al progetto "emozioni, pace e rispetto della diversità", che ha coinvolto tutte le classi della scuola Primaria plesso Piero della Francesca. Questo esempio dimostra come l'educazione stradale possa essere integrata in percorsi educativi più ampi, con obiettivi che trascendono la mera sicurezza, toccando temi come il rispetto e l'empatia. OBIETTIVI DEL PROGETTO, come veicolare il concetto che camminare e andare in bicicletta rappresentano due modalità di trasporto sostenibili ma poco sicure, poiché in caso di impatto con un veicolo, pedoni e ciclisti hanno un’elevata probabilità di ferimento o morte, sono fondamentali per sviluppare una consapevolezza completa. Un altro OBIETTIVO DEL PROGETTO è affrontare il tema della sicurezza collegato a quello della disabilità conseguente ad incidente e stimolare comportamenti corretti attraverso l’utilizzo di un attivatore emozionale: il cortometraggio animato dal titolo: “Il sogno paralimpico di Brent Winters”, realizzato da Andrea Lucchetta per il Comitato Paralimpico Italiano. Questo approccio emotivo mira a toccare le corde più profonde degli studenti, rendendo l'apprendimento più impattante e memorabile.
L’iniziativa che i vostri docenti hanno promosso è finalizzata a far riflettere, soprattutto i più giovani, sui dati delle vittime stradali, sempre molto elevati. Il progetto comprende un percorso interattivo, eventi live e tecnologico, che ha già coinvolto e coinvolgerà un gran numero di studenti. Attraverso il percorso interattivo potranno essere approfonditi temi legati alla sicurezza stradale e ai comportamenti corretti attraverso iniziative dirette a far comprendere l’importanza dell’obiettivo “zero incidenti stradali”. Nel corso dell’anno scolastico gli studenti incontreranno gli specialisti della sicurezza su strada, con appuntamenti dal vivo nelle scuole insieme alla Polizia Municipale e testimonial, e al termine del percorso avranno l’opportunità di partecipare attivamente alla campagna educativa ideando il loro slogan sul tema della sicurezza stradale. Ho talmente apprezzato e condiviso questo slogan di promozione di una campagna sulla sicurezza stradale che da subito e senza tentennamenti alcuni ho inteso condividerlo con tutti gli studenti con cui ho il piacere di confrontarmi, a testimonianza del potere della partecipazione attiva.
L'Evoluzione dell'Educazione Stradale e le Nuove Sfide
L’educazione stradale oggi non si limita alla trasmissione di norme, ma si fonda sull’interiorizzazione di valori sociali condivisi, come il rispetto, la responsabilità e la prevenzione. Le nuove direttive europee stanno andando verso questa direzione, con normative sempre più dure, città sempre più intelligenti e a misura d’uomo e centri preclusi alla circolazione dei veicoli. Ma è soprattutto tra i più giovani che il messaggio deve arrivare con maggiore urgenza. Non è un caso che proprio i giovani, secondo l’Osservatorio europeo della sicurezza stradale (ERSO), siano inesperti, spesso incauti e talvolta vittime di un contesto culturale che sottovaluta i rischi. La strada non è un’arena per sfide, ma uno spazio condiviso da vivere con rispetto e responsabilità, e questa mentalità deve essere radicata fin dall'adolescenza.
L’educazione stradale deve essere letteralmente “fatta su misura” dei nuovi automobilisti, che sono profondamente diversi rispetto a quelli di qualche decade fa. Gli ADAS, cioè i sistemi automatici di assistenza alla guida, sono diventati obbligatori da luglio 2024 e ciò impone una profonda conoscenza del loro funzionamento per sfruttarne appieno il potenziale di sicurezza senza affidarsi ciecamente alla tecnologia. Va anche sottolineato che i giovani non sono gli unici soggetti coinvolti nel programma di educazione stradale; anche gli adulti, infatti, devono essere costantemente sollecitati a rispettare il Codice della Strada. L’obiettivo è quello di informarli e sensibilizzarli allo scopo di limitare il numero degli incidenti stradali, poiché gli incidenti stradali sono ancora purtroppo la prima causa di morte per i giovani. Questa necessità di coinvolgere tutte le fasce d'età deriva dalla consapevolezza che l'educazione stradale non è un evento una tantum, ma un processo continuo di apprendimento e adattamento.

Entrando nel merito, è fondamentale ricordare che nel Codice della Strada è presente l’art. 230 rubricato Educazione stradale. L’articolo si occupa di affrontare un tema sociale che incide direttamente sulle vite di tutti noi. È una norma che si spera sia più presente nell’attività curriculare per la positiva implicazione nel sociale. Infatti, l’educazione stradale, se portata organicamente come materia d’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, potrà servire moltissimo per evitare atteggiamenti e comportamenti che sono spesso causa di incidenti, anche gravi. Fermo restando che i ragazzi in parecchie circostanze costituiscono un’eccellente cassa di risonanza, nel loro ambito familiare e nel loro “gruppo”, di norme e raccomandazioni che gli adulti hanno da tempo rimosso dalla loro memoria o comunque dimenticato. Negli scorsi anni, è vero che vari ministeri interessati alla materia hanno promosso campagne propagandistiche, ma proprio i risultati non certo entusiasmanti sortiti, che possono essere imputati alla scarsa ricettività e alla non meno scarsa sensibilità del pubblico adulto, al quale erano dirette, hanno suggerito di eleggere a diretta interlocutrice la popolazione scolastica, libera da erronei preconcetti e completamente disponibile ad acquisire nuove conoscenze e ad assumere abitudini più corrette. È innegabile che il dovere/interesse del legislatore ad educare i propri cittadini a una corretta e civile convivenza sussiste, al di là di ogni normativa o prescrizione di legge, ove si consideri che con il termine di “educazione stradale” non si intende solo il mero insegnamento di norme tecniche o comportamentali, limitate al fenomeno circolatorio, ma si cerca di incidere sulla formazione morale dell’individuo, che viene portato, perciò, a considerare come l’obbligo dell’osservanza delle disposizioni di legge non debba essere motivato dal timore delle sanzioni, bensì dalla responsabile coscienza che il comportamento illecito possa essere causa di pericolo o di danno agli altri e, in ogni caso, costituisca un abuso a danno della collettività.

Incentivi e Riconoscimenti per la Consapevolezza Stradale
Al fine di coinvolgere gli utenti alle tematiche della sicurezza stradale e incentivare la partecipazione a corsi di formazione sulla materia, con la legge di riforma si introduce un comma premiale all’articolo 230 del Codice della Strada. Questo comma prevede l’attribuzione, a seguito della partecipazione a corsi extracurricolari di educazione stradale organizzati da istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, all’atto del rilascio della patente, del credito di due punti ai sensi dell’art. 126-bis. Tale incentivo si applica a diverse tipologie di patenti, specificamente quelle di cui all’art. 115, comma 1, lett. b) (ovvero patenti AM, A1, B1) e lett. c) (che include patenti A2, B, BE, C1, C1E). Questa misura sottolinea l'importanza di un approccio non solo punitivo ma anche premiale, riconoscendo e valorizzando gli sforzi di chi si impegna attivamente per migliorare la propria cultura della sicurezza stradale.