L’arte del portare: Guida completa al Babywearing tra tradizione, fisiologia e modernità

Il babywearing rappresenta una delle pratiche di accudimento più antiche della storia umana, un filo conduttore che unisce civiltà lontane nel tempo e nello spazio. Si potrebbe pensare, osservando superficialmente, che la crescente autonomia del bambino piccolo sia il contrario di legame, ovvero, che un intenso legame tra bambino e madre potrebbe indebolire tale sviluppo. Il contrario di legame, invece, è non-legame; l’indipendenza si trova in un’altra dimensione. Portare il proprio figlio non è solo una modalità di trasporto, ma un atto relazionale profondo che affonda le radici in una naturale esigenza di vicinanza.

Madre che cammina in un parco utilizzando una fascia porta bebè ergonomica

Il contatto come fondamento dello sviluppo infantile

Il neonato vive per 9 mesi all’interno della pancia della mamma, ascoltando la sua voce e sentendo i suoi movimenti. D’altra parte, fin dai primi momenti dopo la nascita, le mani dei genitori fanno tantissimi gesti: toccare, lavare, curare, accarezzare il piccolo. Il babywearing si basa su un aspetto semplice e naturale: il contatto tra mamma e bebè. Il contatto con la pelle del genitore favorisce l’adeguamento della temperatura corporea del neonato, aiutandolo a non sentire il freddo. Studi hanno evidenziato che, a contatto con la mamma, il battito cardiaco e il respiro del bimbo si sincronizzano. Il bimbo è maggiormente stimolato dall’ambiente circostante e ha più possibilità di vedere, ascoltare e interagire con l’esterno. È provato che, nella mamma che porta in fasce il proprio piccolo, la produzione di ossitocina e prolattina aumenta fisiologicamente grazie allo stretto contatto con il bimbo.

Oltre il corredo standard: la scelta del supporto

Quando si affronta il tema dell'attrezzatura per l'infanzia, si è spesso sopraffatti dal classico "trio" navicella-ovetto-passeggino, presentato come l'unica via possibile. Tuttavia, esiste un mondo parallelo fatto di supporti ergonomici. La prima distinzione da fare è tra un supporto strutturato e non strutturato. La prima categoria comprende le fasce porta bebè (lunghe, corte, elastiche, ad anelli), la seconda comprende i marsupi ergonomici.

  • Fascia elastica: Può essere lunga fino a circa 5 metri ed è realizzata in maglina di cotone o bambù. Quando indossata diventa simile ad una maglietta, allargabile ai lati, per posizionare il piccolo fronte mamma sul davanti. È il supporto ideale per i neonati dalla nascita fino ai 6/7 kg.
  • Fascia rigida: Realizzata in cotone, canapa, lino o seta, è caratterizzata da una trama particolare, che conferisce stabilità e resistenza in tutte le direzioni. Permette diverse legature in diverse posizioni (fronte mamma sul davanti, sul fianco o sulla schiena).
  • Fascia ad anelli: Composta da un telo non elastico di circa 2 metri chiuso da due anelli, è adatta per bambini con età superiore ai 3 mesi. Permette legature monostrato per portare fronte mamma davanti e sul fianco.
  • Mei Tai: Un supporto semi-strutturato, una via di mezzo tra una fascia e un marsupio. Offre un compromesso tra il contenimento della fascia e la praticità, con pannelli e bretelle che avvolgono il piccolo.
  • Marsupio ergonomico: Da preferire solo se rispetta la fisiologia del bambino, evitando i modelli in cui il neonato risulta "appeso".

Il ruolo del papà nel babywearing

Esiste qualcosa di più dolce di un uomo che porta il suo bimbo in fascia? È un’immagine che emoziona moltissimo e non possiamo farci nulla, anche se in realtà non vi è assolutamente nulla di strano nel babywearing maschile. Spesso i papà hanno meno dimestichezza con le fasce perché hanno meno tempo per imparare e meno occasioni d’uso, preferendo supporti che risultino più immediati e "maschili". Tuttavia, il coinvolgimento dei padri è fondamentale: indossare un marsupio è veramente molto simile ad indossare un normale zaino, il che risponde perfettamente al bisogno di pragmatismo degli uomini. In Mozambico, ad esempio, le capulane - rettangoli di stoffa colorata - vengono utilizzate non solo dalle mamme, ma sempre più spesso anche dai papà, dimostrando che il portare non è un dominio esclusivamente femminile.

Papà che indossa un marsupio ergonomico durante una passeggiata in montagna

Regole d'oro per portare in sicurezza

Portare è assai bello quanto impegnativo perché è prendersi carico di qualcuno fisicamente ed emotivamente. La sicurezza deve essere sempre la priorità. È fondamentale che naso e bocca del bambino siano liberi da ostacoli e che il piccolo mantenga una posizione fisiologica: simmetrica, verticale dalla nascita e divaricata-seduta, con sederino più basso e ginocchia più in alto. Il bambino dovrebbe trovarsi ad “altezza bacio”, senza che la sua testa intralci la visuale del genitore. Ricordate di chiudere sempre ogni legatura con un doppio nodo e di evitare di portare il piccolo durante attività che compromettono l'equilibrio, come andare in bicicletta o guidare.

La stagionalità e il contatto pelle a pelle

Un falso mito da sfatare riguarda la temperatura. Teniamo presente che il babywearing viene praticato tanto dalle madri africane quanto dalle eschimesi, per cui non esiste il troppo caldo o troppo freddo per portare. Anzi, il contatto pelle a pelle funge da termoregolatore. In inverno, è possibile ricorrere a capi d'abbigliamento specifici, come giacche con inserto per portare il bambino, che consentono di avvolgere il piccolo senza l'ingombro di giacconi pesanti che impedirebbero una corretta legatura.

COME INDOSSARE LA FASCIA PORTA BEBE'. BABYWEARING, BABY WRAP TUTORIAL.

Evoluzione del percorso: dalla nascita all'esplorazione

Iniziare a portare pancia a pancia è un percorso che viene proposto al genitore occidentale, che ha più bisogno del contatto visivo per comunicare con il proprio bambino e di isolarlo dal resto del mondo. Tuttavia, man mano che il bambino cresce, il suo bisogno di esplorazione cambia. La legatura sulla schiena, ad esempio, rappresenta una fase di maturità e indipendenza, a cui soprattutto la mamma deve sentirsi pronta. È un momento in cui genitore e figlio guardano insieme il mondo nella stessa direzione. Parallelamente al percorso di indipendenza, si sviluppano le abilità motorie del piccolo; portare non significa impedire al bambino di muoversi, ma offrirgli una base sicura da cui partire per esplorare il mondo e a cui fare ritorno. È possibile portare senza troppo sforzo anche bambini più grandicelli, rendendo il babywearing una pratica che accompagna la crescita ben oltre i primi mesi di vita.

Schema illustrativo della corretta posizione

Risorse e consulenza: non lasciarsi scoraggiare

Affacciarsi al mondo del babywearing può sembrare complesso. Purtroppo, anche i supporti ergonomici sono accompagnati da guide non sempre affidabili. Sul territorio italiano esistono diverse scuole di formazione per istruttori e fascioteche a cui affidarsi per imparare come indossare il supporto rispettando la fisiologia di genitore e bambino. Se ci si sente in difficoltà, o se il bambino piange durante i primi tentativi, è importante non demordere: la manualità si acquisisce con la pratica costante. Mettersi in ascolto di sé per ascoltare l’altro è la chiave per trasformare ogni legatura in un momento di serenità condivisa. Come accade al seme, quando trova un terreno fertile che lo accoglie e viene nutrito pazientemente e con amore, così accade a un bambino: con i suoi tempi cresce, matura, sboccia, fiorisce e dona frutti.

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