La Tunisia, terra di storia millenaria e bellezze naturali mozzafiato, si presenta come una destinazione complessa quando si parla di diritti e accoglienza della comunità LGBT+. Se da un lato le sue coste evocano immagini di sole e mare, e il suo fascino culturale è innegabile, dall'altro lato la società tunisina manifesta una complessa dualità nei confronti dell'omosessualità, un intreccio di tolleranza e intolleranza, tentazione e repulsione, dove la pratica è spesso consumata nel silenzio e nella colpevolezza.

Il Quadro Legale e Sociale: Un Percorso Tortuoso
La legislazione tunisina, ereditata in parte dal periodo coloniale, non è sempre favorevole alla comunità LGBT+. L'omosessualità è ufficialmente criminalizzata e prevede pene detentive, con un numero significativo di arresti registrati tra il 2011 e il 2020. Secondo l'associazione Damj, sarebbero state 2699 le persone arrestate in questo periodo. L'opinione pubblica riguardo ai diritti LGBT+ è variegata: se da un lato i sondaggi indicano un sostegno crescente alla depenalizzazione, dall'altro la mentalità conservatrice prevale ancora nella società.
Il matrimonio, secondo la definizione legale in Tunisia, è un'unione tra un uomo e una donna. Tuttavia, un caso significativo nel 2020 ha visto il riconoscimento in Tunisia di un matrimonio omosessuale contratto in Francia tra un cittadino tunisino e un cittadino francese, annotato nell'atto di nascita dell'uomo tunisino. Questo evento, sebbene isolato, rappresenta una potenziale apertura, ma la nomina del presidente Kais Saied, che si oppone alla cancellazione del reato di omosessualità, potrebbe rendere più difficile ulteriori progressi legislativi.

Nel 2015, la Tunisia si è classificata 91ª nel primo Gay Happiness Index (GHI) pubblicato da PlanetRomeo, con un punteggio di 35, posizionandosi appena sopra Montenegro e Serbia. Questo dato, seppur indicativo, riflette una realtà sociale in cui la comunità LGBT+ affronta ancora sfide significative.
Attivismo e Resistenza: La Voce degli Attivisti
Nonostante il contesto sfavorevole, l'attivismo per i diritti LGBT+ in Tunisia è una realtà vibrante. La nascita della prima radio LGBT+ in Nord Africa, "Shams Rad", avvenuta nel maggio 2015, ha segnato un passo importante nella battaglia per la depenalizzazione dell'omosessualità. L'associazione Shams ha ottenuto vittorie legali, come dimostra il caso del febbraio 2016.
L'avvocato e attivista Mounir Baatour ha segnato un momento storico annunciando la sua candidatura alla presidenza della Tunisia nel luglio 2019, diventando il primo gay dichiarato a concorrere per la presidenza di un paese arabo. Sebbene escluso dalle elezioni finali, la sua candidatura ha generato un dibattito pubblico sull'omosessualità nel paese.
Tuttavia, il percorso degli attivisti è irto di difficoltà. La giovane tunisina arrestata il 27 febbraio per aver denunciato una campagna di minacce e diffamazione da parte di sindacati delle forze di sicurezza ed estremisti di destra è un esempio delle pressioni che gli attivisti devono affrontare. In alcuni casi, l'attivismo può portare a conseguenze legali severe, come nel caso di Amdouni, attivista LGBTQ+ arrestato e condannato a sei mesi di carcere nel marzo 2021.
LGBTQ+ Lives Under Threat in Tunisia: Inside the 2025 Crackdown || Is Tunisia Safe for LGBTQ+ People
Esperienze Individuali: Storie di Vita e Discriminazione
Le storie personali offrono uno spaccato profondo delle sfide affrontate dalla comunità LGBT+ in Tunisia. Ahmed Ben Amor, giovane attivista, descrive la condizione degli omosessuali come quella di "un detenuto ancora libero, un criminale in libertà, un cittadino di serie b". Molti giovani tunisini subiscono il rifiuto familiare, l'emarginazione scolastica e lavorativa, e minacce costanti.
La storia di Aisha, giovane donna con origini tunisine, illustra le dinamiche familiari complesse. Pur avendo capito la sua omosessualità, la famiglia tende a evitare l'argomento, ma prima dell'indifferenza c'è stata disapprovazione e reazioni violente. Le parole del padre "Se avessi un figlio gay gli taglierei la testa…" e della madre "Una figlia lesbica è una sventura, come si possono fare certe scelte?" evidenziano l'interiorizzazione dell'omofobia e il profondo dolore che essa genera. Aisha ha trovato rifugio nel Refuge LGBT di Roma, un centro di supporto per persone LGBTQ+.
Un'altra narrazione toccante è quella di Alì, un giovane tunisino che, dopo essersi trasferito in Italia e aver intrapreso un percorso di transizione di genere, ha subito un rimpatrio forzato in Tunisia. La sua storia sottolinea la difficile realtà per le persone transessuali nel Maghreb, dove questa condizione è ancora meno visibile e accettata.
La Duplicità della Società Tunisina: Tra Segreto e Tolleranza Velata
La società tunisina, come altre nel mondo arabo-musulmano, mostra una peculiare duplicità nei confronti dell'omosessualità. Vi è una coesistenza di tolleranza e intolleranza, tentazione e repulsione. La pratica omosessuale è spesso vissuta nel silenzio e nella colpevolezza, poiché il vero scandalo, secondo l'antropologo Malek Chabel, non è la pratica della devianza sessuale, ma la sua divulgazione. L'amore e la seduzione sono codificati e devono sottostare al veto sociale.
Alcuni individui, come Mounir, un ingegnere tunisino che ha vissuto in Francia, sostengono che i gay magrebini abbiano "non molto da lamentarsi", citando la maggiore vicinanza e la sensualità maschile nelle interazioni quotidiane, che non vengono condannate come in Europa. Questa visione, tuttavia, è contrastata da altri, come Chaker, che evidenzia come la gente delle grandi città costiere sia più comprensiva rispetto alle zone interne, dove il disprezzo e la derisione possono portare a tentativi di suicidio.
Samir, uno studente universitario gay, descrive la difficoltà nel confessare la propria diversità e l'abitudine a celare la propria identità, utilizzando diversi nomi a seconda delle circostanze. Egli ha imparato ad accettarsi meglio grazie ai suoi studi e a una rete di amici professionisti che lo rispettano. La sua aspirazione non è più quella tradizionale di sposare una donna e costruire una famiglia, ma bensì la ricerca di un futuro sereno per sé e per la sua compagna, nonostante le difficoltà del loro rapporto.

Turismo e Accoglienza: Un Potenziale Inesplorato
Nonostante le sfide sociali, la Tunisia aspira a essere una destinazione accogliente anche per i turisti gay e lesbiche. Luoghi come Sousse offrono spiagge di sabbia fine e un'atmosfera rilassata, con la presenza di hotel e locali "gay-friendly". Il paese si distingue per i suoi paesaggi, la ricchezza culturale e l'architettura unica, rendendola una meta interessante per chi cerca un mix tra vacanza balneare e avventura.
Il turismo gioca un ruolo fondamentale nell'economia tunisina, e il fascino dei tunisini per i viaggiatori è spesso notevole. La Tunisia è considerata il paese più rilassato e ospitale del Nord Africa, offrendo esperienze uniche come tour del Sahara, visite a siti storici come Cartagine e Maktar, e l'esplorazione del Museo del Bardo con la sua ricca collezione di mosaici romani.
Tuttavia, la strada per una piena accoglienza della comunità LGBT+ è ancora lunga. Le esperienze vissute da individui come Aisha e Alì, e le testimonianze di attivisti, evidenziano come la Tunisia sia ancora un paese in transizione, dove la lotta per i diritti civili continua a essere un percorso complesso ma necessario. La speranza risiede nella crescente consapevolezza e nell'impegno di coloro che lavorano per un futuro più inclusivo e rispettoso per tutti.
tags: #tunisini #inculano #gay #femminuccia