Il teatro, nella sua essenza più profonda, è un "pertugio di libertà", uno spazio dove le parole del poeta Roversi risuonano ancora oggi, un'eredità preziosa consegnata a coloro che hanno saputo trasformarla in un palcoscenico generoso e "diverso". Piero Ristagno e Monica Felloni, con la loro Compagnia NèonTeatro, incarnano questa visione, creando un'agorà e un'arena di intenzioni e invenzioni, un incrocio di azioni e sentimenti dove il teatro diventa antidoto alla "bradicardia esistenziale" della contemporaneità.
L'Essenza del Teatro Nèon: Oltre l'Individuo, verso il Singolo
Nel teatro di Nèon, l'attore compie un passaggio trasformativo: da individuo a "singolo", artificio di sé, agente di poesia, evento di sé stesso. Questo processo dissolve le distinzioni di genere e le barriere tra i "diversi", facendo della differenza individuale il fulcro del significato dell'opera. Sulla scena di Nèon, non ci si rappresenta, ma ci si inventa, aprendosi a infinite possibilità. L'essere-insieme degli attori diventa il motore di questa invenzione, un cedimento dell'identità personale per emergere come figura che tocca altre figure, aprendo un mondo e inaugurando una nuova maniera di fare comunità. Lo spettatore percepisce l'evento scenico come un atto sorgivo, imponderabile come una nascita o una morte, un'esperienza che tocca le corde più profonde dell'anima.

"Ciatu": Il Respiro Vitale tra Corpo e Anima
"Corpo e anima non sono due entità, sono la persona", affermava Giordano Bruno, la cui eco risuona nello spettacolo "Ciatu". Questo spettacolo è un continuo intreccio di proiezioni e emozioni, un viaggio che parte dal soffio vitale che Dio infuse nell'uomo, trasformandolo in un essere vivente, come narrato nella Genesi. Sul palcoscenico naturale di Taormina, la vita si rivela come respiro, un "Ciatu" lieve e vitale.
Il testo "Il coraggio è una cosa" di Danilo Ferrari, attore e autore di NeonTeatro, esplora la bellezza vissuta, il tempo che scorre, le gioie e le sofferenze della vita, inclusi gli attacchi di depressione e il senso di isolamento. Tuttavia, la forza della compagnia risiede nel non lasciare mai solo l'individuo, permettendo di raggiungere un traguardo di normalità dove l'unica patologia incurabile rimane il pregiudizio.
"Ciatu" è la prima parola pronunciata all'apertura del sipario, rivelando il compimento di un atto universale e la necessità della relazione tra ogni essere vivente e ciò che lo circonda. "Ciatu" significa respiro, l'unico istinto che accomuna tutti gli esseri, sinonimo di qualcosa di vitale, specialmente in Sicilia, dove viene pronunciato con affetto.

L'Evoluzione di NeonTeatro: Sperimentazione e Inclusione
Il gruppo di NeonTeatro evolve spettacolo dopo spettacolo, sorprendendo con scene sperimentali sempre più potenti. L'azione sul palco si riverbera sulla platea, annullando distanze e interruzioni. Il teatro, in quest'ottica, mostra ciò che è nascosto e rende possibile l'impossibile, un prodigio dell'arte e la scommessa di NeonTeatro di Catania, che da trent'anni unisce teatro e disabilità.
La compagnia, nata dall'incontro casuale di Piero Ristagno e Monica Felloni con un gruppo di sordomuti, ha intrapreso un percorso pionieristico, ispirato dal linguaggio dei segni e dalla ricerca di nuove forme espressive. I loro spettacoli integrano danza, recitazione e canto, armonizzati dalla regia di Monica Felloni, attenta alle specificità di ogni membro della compagnia. Le loro performance sono di forte impatto, capaci di commuovere e coinvolgere profondamente il pubblico, creando un legame indissolubile tra palco e platea.
Gli spettacoli "Invasioni" e "Ciatu", successi di pubblico e critica, nascono dall'idea di portare avanti il discorso iniziato con "Magnificat", spettacolo celebrativo dei 25 anni di attività. Queste produzioni, poco usuali ma di grande valore artistico e umano, mirano a raggiungere un pubblico sempre più ampio, anche al di fuori dei confini nazionali.
"Tutto il mondo è un palcoscenico" il nuovo programma del Teatro Sociale di Trento
Supercultura: Una Rete per la Cultura Collaborativa a Reggio Emilia
A Reggio Emilia, il progetto Supercultura rappresenta una rete di 14 associazioni culturali che, attraverso un percorso di co-progettazione con le istituzioni pubbliche, si apre alla città come comunità culturale collaborativa. L'obiettivo è affermare un nuovo ruolo della cultura con impatto sociale e civico, valorizzando progetti e pratiche artistiche capaci di entrare in relazione con i contesti urbani, rafforzare la coscienza dei luoghi e il senso di appartenenza.
L'accordo di comunità collaborativa promuove la co-produzione di proposte culturali, la rigenerazione di spazi e la creazione di azioni culturali a vocazione educativa e di welfare. La piattaforma digitale Hamlet, sviluppata da OpenBox, facilita il dialogo e lo scambio tra i componenti della rete, rafforzando dinamiche di condivisione e mutualismo.
Il progetto Supercultura si propone di rafforzare la programmazione culturale nei quartieri, promuovere la cultura dello spazio pubblico come luogo inclusivo e risignificare i luoghi attraverso la produzione culturale come strumento di identità ed espressione delle comunità. La "Bussola", un documento che definisce valori e obiettivi della rete, guida le progettualità verso una visione condivisa e un'azione concreta.
Tra le proposte più rilevanti, la creazione di un Centro per lo sharing culturale e il riciclo creativo e l'istituzione di un Tavolo permanente della cultura per definire una visione comune e produrre cambiamenti positivi nei contesti di riferimento.
L'Arte Relazionale e la Memoria: Il Progetto di Pino Boresta
Pino Boresta, attraverso il suo progetto "Album Oreste Uno", esplora la dimensione relazionale dell'arte e l'importanza della memoria. Le sue lettere, spedite con metodi di comunicazione in via di estinzione come la posta cartacea, sono un tentativo di colmare distanze e entrare in relazione con l'altro, scandagliando coscienze attraverso la parola scritta.
Le sue esperienze con Gino Gianuizzi, gallerista e operatore culturale, rivelano un personaggio complesso, la cui timidezza nasconde una grande gentilezza e rispetto per gli artisti. La galleria Neon, descritta come un "artist run space" o spazio indipendente, è stata un luogo vivo e dinamico, un non-luogo mentale a cui contribuivano apporti diversi, sempre in perenne mutamento.
Il libro "No, Neon, No Cry", dedicato a Gianuizzi, non è una celebrazione né un'anti-celebrazione, ma una raccolta di pensieri e ricordi "nudi e crudi", che rendono omaggio alla sua figura e alla sua galleria, nonostante le difficoltà finanziarie e la mancanza di un chiaro orientamento strategico.
L'arte contemporanea, secondo Boresta, deve andare oltre la mera rappresentazione del mondo per partecipare attivamente alla costruzione dei mondi futuri. In un'era di interconnessione, ogni azione lascia una traccia, e la vita stessa è un disegno da seguire per vivere in sintonia con i propri desideri. La confusione che regna nell'arte contemporanea deriva, a suo parere, dalla mancanza di consapevolezza della direzione da intraprendere e dalla tendenza a strumentalizzare gli eventi per tornaconti personali, a scapito della comprensione profonda e della giusta valorizzazione delle gesta artistiche.

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