Simone Biles: Oltre la pedana, la verità tra sport e vita privata

La figura di Simone Biles trascende i confini del mondo della ginnastica artistica, definendo nuovi paradigmi di resilienza, eccellenza atletica e autenticità personale. Se da un lato il suo nome è sinonimo di una supremazia sportiva senza precedenti, dall'altro la sua vicenda umana, fatta di ostacoli, denunce coraggiose e scelte personali, continua a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico globale.

Simone Biles in una posa acrobatica durante una competizione internazionale

Il rapporto con i social e la smentita sulla gravidanza

La vita di Simone Biles è costantemente sotto la lente d'ingrandimento, e non solo per le sue prestazioni sportive. Recentemente, la ginnasta si è trovata al centro di una polemica mediatica non voluta, innescata da speculazioni infondate su una sua presunta gravidanza. La pluricampionessa olimpica statunitense ha dato un duro sfogo sui social a causa delle voci su una presunta gravidanza. La ginnasta aveva postato una foto sul proprio account Instagram, ma poi è stata travolta dai commenti sulla sua pancia che molti 'followers' avevano interpretato come un segnale di 'dolce attesa'.

Biles, sposata con il giocatore di football americano Jonathan Owens, ha smentito di essere incinta e ha espresso il suo disappunto per i commenti ricevuti. "Odio dover affrontare questo problema - ha detto - ma per favore smettetela di commentare questa foto o sul mio Instagram in generale sul fatto che io sia incinta. Non sono incinta". Questa precisazione ha sollevato un dibattito più ampio sulla gestione della vita privata delle celebrità, costantemente soggette a giudizi non richiesti sul proprio corpo e sulle proprie scelte familiari.

Eccellenza tecnica e il peso della storia

La precisazione della Biles arriva a pochi mesi dall'Olimpiade di Parigi e dopo l'impresa dei Mondiali dello scorso ottobre ad Anversa. In quella competizione, l'americana, nel corso delle qualificazioni per conquistare le finali di specialità, aveva realizzato al volteggio uno 'Yurchenko doppio carpio', ovvero un tipo di salto, eseguito alla perfezione, che fino a quel momento avevano mostrato soltanto gli uomini.

Valutato, bisogna precisare, con la nota di difficoltà più elevata nella ginnastica artistica femminile: 6,4. Simone Biles, la ginnasta più forte e medaglista della storia, è tra le protagoniste indiscusse delle Olimpiadi di Parigi. Di lei si è parlato molto anche per la rinuncia alle gare che fece durante le Olimpiadi di Tokyo e per il successivo “stop” deciso a causa di alcuni disturbi di ordine mentale. Tecnicamente il problema erano i “twisties”, un disturbo che “disconnette” cervello e corpo, facendo perdere alle ginnaste la percezione della posizione nello spazio e disorientandole.

Le radici del successo: l'infanzia e l'adozione

Per comprendere la forza mentale di Biles, è necessario guardare alle sue origini. Il destino di Simone e i suoi fratelli è quindi quello dell’affido, che però non si rivela la chiave per migliorare più di tanto la situazione. Racconta Biles nella sua autobiografia: “Anche se ero giovane quando sono stata messa in affido, ricordo come ci si sente ad essere trascurati … Come se nessuno mi conoscesse o volesse conoscermi. Come se i miei talenti e la mia voce non contasse….Trovare una famiglia mi faceva sentire importante.

Già qui si possono vedere i germi di quella determinazione che ha portato Biles sul tetto del mondo della ginnastica. Per lei, invece, la svolta arriva dall’adozione. Sono i nonni a farsi avanti e ad adottare lei e sua sorella minore. Scrive ancora Simone Biles: “Il mio cammino verso il successo è iniziato il giorno in cui i miei nonni hanno adottato ufficialmente me e sua sorella”. Il resto, come si usa dire, è storia. Una storia incredibile e di successo, anche se non priva di ombre, di paure, di cadute e ripartenze.

Simone Biles con la sua famiglia, simbolo di supporto e resilienza

Trasparenza, chirurgia e immagine di sé

Trasparente e autentica per scelta, come i suoi follower e fan sanno bene, la ginnasta americana continua a raccontarsi senza filtri sulle piattaforme social. La sette volte medaglia d’oro olimpica, oggi 28 anni, ha rivelato di aver eseguito tre interventi di chirurgia plastica. Poi, con il suo innato spirito da competitor, Simone Biles ha lanciato la sfida ai follower: «Provate a indovinare!».

A quel punto i commenti si sono moltiplicati. Una follower della ginnasta ha azzardato: «Seno, mini BBL e lifting agli occhi?». Gli interventi di chirurgia estetica ai quali si è sottoposta Simone Biles (uno resta in forse). La risposta di Simone Biles non si è fatta attendere. La campionessa di ginnastica artistica ha scritto il seguente commento: «🍒, blefaroplastica inferiore perché avevo delle borse terribili sotto gli occhi, e il lobo dell’orecchio, mi si era strappato da piccola».

Di fatto gli interventi confermati chiaramente sono due. Ma la terza operazione? Il riferimento all’emoji delle ciliegie (già usata da Simone Biles in un recente post in cui mostrava i suoi primi salti dopo un anno di pausa) lascia intuire un possibile aumento del seno. Nel video in questione, pubblicato lo scorso 15 ottobre nella sezione Instagram Stories, Simone Biles aveva scritto: «Primo salto dopo un anno nella nuova casa con le nuove 🍒», mostrando una serie di backflip eseguiti su un trampolino nel giardino vista lago della sua abitazione in Texas, che condivide con il marito Jonathan Owens, giocatore NFL dei Chicago Bears.

The floor routine that secured Simone Biles All-Around gold! 🥇 | Paris Champions

Il coraggio della testimonianza contro gli abusi sistemici

Oltre ai successi sportivi, la figura di Biles è legata a una battaglia civile di enorme rilevanza. Simone Biles ha pianto al Senato parlando delle negligenze dell’Fbi nell’indagine sulle accuse di abusi sessuali contro l’ex medico della Nazionale Usa Larry Nassar. Le sue parole hanno fatto il giro del mondo. La star dell’atletica mondiale ha parlato di un «intero sistema che ha permesso e perpetato» gli abusi sessuali commessi da Nassar.

La storia dell’ex medico della Nazionale racconta di centinaia di abusi, commessi dal professionista per anni ai danni delle ragazze. «È un mio onore e privilegio condannarla. Ho appena firmato la sua condanna a morte. Il suo prossimo tribunale sarà quello di Dio». Nel gennaio 2018 con queste parole la giudice Rosemarie Aquilina condannava Nassar a una pena compresa tra i 40 e i 175 anni di carcere per molestie sulle sue pazienti.

Durante l’udienza, 150 donne si sono presentate in tribunale a testimoniare contro il medico, ma le abusate sono molte di più. Tra di loro anche le star dello sport a stelle e strisce: Jordyn Wieber, McKayla Maroney, Jamie Dantzscher, Aly Raisman e Simone Biles, tutte chiamate a testimoniare contro l’uomo che aveva abusato di loro, in molti casi quando erano ancora minorenni.

La portata del caso Nassar e le falle istituzionali

Il dottor Nassar è accusato di aver molestato bambine e ragazze per anni, con la scusa di manipolarle per trattamenti medici o massaggi. Alcune di queste avevano addirittura 6 anni e molte erano ginnaste olimpiche. Le prime denunce risalgono al 2015 e le inchieste giornalistiche, come quella condotta dall’Indianapolis Star, a un anno dopo. Il giornale di Indianapolis scrisse che più di trecento fra atleti e atlete avevano subìto abusi da parte di allenatori, medici e dirigenti nel corso di vent’anni; Nassar era il più citato.

Prima del processo per molestie nei confronti di centinaia di pazienti, l’ex medico della Nazionale Usa era stato condannato a 60 anni di prigione federale per pedopornografia. Era stato trovato in possesso di almeno 37 mila video e immagini di pornografia infantile, comprese fotografie di bambini in età prepuberale impegnati in atti sessuali. Si era poi dichiarato colpevole per abusi su sette ragazze. Ma era solo la punta dell’iceberg.

Mano a mano che i numeri delle atlete molestate salivano, il caso assumeva proporzioni mostruose e le persone che avevano lavorato vicino a Nassar si dimettevano: è stato così per il presidente e diversi membri del consiglio dell’Usa Gymnastics (che aveva licenziato solo nel 2015 Nassar), la presidente dell’Università del Michigan Lou Anna K. Nel corso del processo ha ammesso di aver commesso abusi sulle ragazze (come penetrazioni con le dita senza il loro consenso e atti di masturbazione). In una delle sue dichiarazioni in aula, Nassar ha detto: «Per tutte le persone coinvolte, mi dispiace terribilmente. È un fiammifero che è diventato un incendio fuori controllo. Dico il rosario ogni giorno per il perdono. Voglio che guariscano. Voglio guarire. È ora».

La battaglia per la giustizia e il ruolo dell'Fbi

Rachael Denhollander, una delle prime donne a presentare accuse pubbliche contro il dottor Nassar, il giorno dell’udienza di condanna dell’ex medico della Nazionale aveva detto: «Larry è il tipo di aggressore più pericoloso». Il caso ha coinvolto anche John Geddert, ex tecnico della squadra di ginnastica olimpica femminile a Londra 2012, che si era suicidato dopo essere stato formalmente incriminato con 20 capi di accusa: traffico di esseri umani, molestie e aggressioni sessuali, racket e altro.

Secondo la Procura che indagava su di lui, Geddert sapeva chiaramente che cosa facesse «il dottor Larry» nel suo ambulatorio e non fece mai nulla per proteggere le sue ragazze. Ma l’ex tecnico era a sua volta autore di abusi fisici, emotivi e sessuali sulle atlete che allenava. Il 15 settembre 2021, a più di tre anni dalla condanna di Larry Nassar, si è tenuta un’audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato sulle negligenze dell’Fbi nell’indagine sulle molestie da parte dell’ex medico della Nazionale di ginnastica Usa.

L’accusa rivolta ai funzionari e alle strutture federali - sostenuta da atlete famose e premiate come Simone Biles, Mckayla Maroney, Maggie Nichols, Aly Raisman - è quella di non aver agito prima nei confronti di Nassar, fermando le violenze sulle atlete. Sono previste anche le testimonianze del direttore del Bureau, Christopher Wray, e dell’ispettore generale del dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz. Lo stesso Horowitz aveva dichiarato, in un rapporto recente, che diverse violazioni dei protocolli erano stati la causa di mesi di ritardo nelle indagini, consentendo così all’ex medico di abusare di diverse altre vittime.

L'impatto di un sistema fallimentare

I funzionari dell’Fbi «non hanno risposto alle accuse con la serietà e l’urgenza che avrebbero meritato e richiesto - si legge nel dossier -. Mckayla Maroney, medaglia d’argento nel volteggio a Londra 2012, ha detto che l’Fbi «ha minimizzato e ignorato» la vicenda dopo la sua denuncia nel 2015 e ha accusato l’Fbi di aver ritardato le indagini. «Non solo l’Fbi non ha tenuto conto della mia denuncia - ha detto Maroney -, ma dopo 17 mesi, quando è stato confermato l’abuso subito, sono state fatte affermazioni completamente false su ciò che ho detto. Se non hanno intenzione di proteggermi, voglio sapere chi stanno cercando di proteggere».

«Incolpo Larry Nassar e biasimo anche un intero sistema che ha permesso e perpetrato i suoi abusi», ha detto Simone Biles tra le lacrime, sostenendo che la Usa Gymnastics e il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti «sapevano che ero stata abusata dal loro medico ufficiale della squadra». Nassar ha studiato all’Università del Michigan, specializzandosi in osteopatia e poi orientandosi alla medicina sportiva. Nel 1986 entrò a far parte del team della Usa Gymnastics, la squadra nazionale, e nel 1996 diventò il coordinatore dello staff medico.

Ha preso parte a quattro Olimpiadi, seguendo le atlete ad Atlanta (1996), Sydney (2000), Pechino (2008) e Londra (2012). Ma non aveva mai lasciato perdere la carriera accademica: era infatti docente di Osteopatia all’Università del Michigan. Prima dello scandalo, era sposato con Stephanie. Larry Nassar non era un professionista qualunque: era una persona conosciuta nell’ambiente: aveva ricevuto 31 premi da varie organizzazioni, come lo «United States Women’s Gymnastics Elite Coaches Association», dove per anni aveva molestato sessualmente le sue pazienti.

Simbolo di giustizia e consapevolezza nel mondo dello sport

Le giovani e giovanissime atlete si presentavano per necessità mediche e qui venivano abusate dal medico. Qualcuna di loro ha ricordato di essersi presentata con un infortunio all’anca e di aver subito - senza ricevere alcuna giustificazione o spiegazione medica - penetrazioni vaginali e anali per decine di minuti. Il racconto, che ripercorre la storia delle ragazze e dei giornalisti che hanno portato a galla gli abusi e la cultura dell’ambiente, è illuminante. Tutto inizia dall’inchiesta firmata dai giornalisti dell’IndyStar Steve Berta, Marisa Kwiatkowski, Mark Alesia e Tim Evans e mostra, mano a mano che si procede nel racconto, come la Usa Gymnastics non sia stata in grado di gestire le accuse di abusi sessuali, lasciando Nassar libero di molestare per anni centinaia di ragazze con la scusa di offrire loro dei «trattamenti» per migliorare il proprio livello di preparazione atletica.

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