Nel panorama della medicina riproduttiva moderna, la diagnosi e il trattamento dell'infertilità hanno raggiunto livelli di sofisticazione notevoli, offrendo nuove speranze a un numero crescente di individui e coppie. A Roma, centri d'eccellenza, spesso supportati da tecnologie radiologiche all'avanguardia, giocano un ruolo fondamentale in questo campo. Questi servizi coprono un'ampia gamma di interventi, dalla delicata preservazione di materiale riproduttivo per il futuro, essenziale in contesti oncologici, a complesse procedure interventistiche mirate a superare ostacoli anatomici che impediscono il concepimento. L'approccio integrato, che combina una profonda competenza medica specialistica con le capacità diagnostiche e terapeutiche della radiologia, garantisce un percorso completo e personalizzato nel controllo della fertilità, affrontando sia i fattori maschili che femminili. La collaborazione tra diverse discipline mediche è cruciale per offrire le soluzioni più efficaci e meno invasive, migliorando significativamente le prospettive di realizzazione del desiderio di genitorialità.
La Banca del Seme: Un Baluardo nella Preservazione della Fertilità Maschile
Tra i servizi di eccellenza disponibili in contesti di alta specializzazione, la Banca del Seme spicca come risorsa indispensabile. Questa unità costituisce un supporto cruciale nei percorsi di preservazione della fertilità, in particolare per i pazienti oncologici. La sua funzione primaria è offrire la possibilità di crioconservare il liquido seminale e il tessuto testicolare. Questa procedura viene eseguita strategicamente prima che i pazienti si sottopongano a terapie mediche o chirurgiche che potrebbero avere effetti sterilizzanti permanenti, salvaguardando così la loro futura capacità riproduttiva.
La Biobanca, grazie alla sua dotazione tecnologica e alla competenza del personale, rappresenta un punto di riferimento primario non solo per l'oncologia e l'ematologia dell’Azienda Policlinico “Umberto I” di Roma, ma anche per numerose altre Aziende ospedaliere distribuite nel Centro e Sud Italia. Il suo ruolo trascende la mera crioconservazione, integrando in modo sinergico le attività laboratoristiche e ambulatoriali dell'Unità Operativa. All'interno di questa struttura, viene offerto un servizio di consulenza altamente specializzato nell'ambito dell'oncofertilità maschile. Questo ramo della medicina è specificamente dedicato ad affrontare, attraverso un approccio multidisciplinare, i complessi problemi relativi alle alterazioni della funzionalità testicolare che possono essere indotte dalle aggressive terapie antineoplastiche.
Oltre a questi servizi vitali per i pazienti oncologici, un'ulteriore area di eccellenza dell'Unità è rappresentata da un servizio ambulatoriale e laboratoristico dedicato all'Incongruenza di Genere. Questo dimostra l'ampiezza dell'impegno e la multidisciplinarità degli approcci offerti da queste strutture sanitarie, volte a supportare la salute riproduttiva e il benessere complessivo degli individui in diverse circostanze cliniche. La possibilità di preservare la fertilità attraverso la crioconservazione è un passo fondamentale per molti, garantendo un controllo significativo sul proprio futuro riproduttvo anche di fronte a sfide mediche complesse.

Diagnosi della Fertilità Maschile: L'Analisi del Liquido Seminale (Spermiogramma)
La valutazione della fertilità maschile si avvale di uno strumento diagnostico fondamentale: l'esame del liquido seminale, più comunemente noto, sebbene meno precisamente, come spermiogramma. Questa analisi rappresenta il punto di partenza essenziale per identificare eventuali anomalie che possono influenzare la capacità riproduttiva maschile.
L'esecuzione dell'esame richiede un'osservazione microscopica, solitamente con ingrandimenti da 200 a 400 volte, di un campione di liquido seminale. Questo campione viene raccolto per masturbazione, preferibilmente dopo un periodo di astinenza sessuale che varia dai tre ai cinque giorni, un intervallo ottimale per garantire l'accuratezza dei risultati. È di primaria importanza che l'intero volume del liquido seminale venga raccolto, poiché è il primo getto quello che tipicamente contiene la maggior parte degli spermatozoi, elementi cruciali per l'analisi.
Un aspetto critico per l'affidabilità dell'esame riguarda la gestione del campione subito dopo la raccolta. La prima osservazione microscopica deve essere effettuata entro due ore dalla raccolta, il che implica che il campione debba essere consegnato al laboratorio in un tempo massimo di 90 minuti. Inoltre, per non compromettere la vitalità delle cellule spermatiche, è fondamentale che durante il trasporto il campione non subisca sbalzi termici significativi; per questo motivo, è consigliabile coibentare il campione.
La metodologia di esecuzione e refertazione dell'esame del liquido seminale ha subito una significativa rivisitazione nel 2010, con l'emissione di nuove e aggiornate linee guida da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra le innovazioni più rilevanti introdotte da queste direttive, vi è stato il passaggio da un sistema basato su valori di riferimento fissi a uno che riporta i risultati in termini di percentili della popolazione fertile. Questo approccio consente una valutazione più dinamica e contestualizzata della qualità seminale.
I criteri di valutazione stabiliti dalle linee guida OMS sono complessi e si riferiscono a quattro categorie principali di dati: le caratteristiche del plasma seminale, il numero dei nemaspermi (spermatozoi), la morfologia degli spermatozoi e i dati cinetici, che descrivono la loro motilità. Un'analisi completa e rigorosa di questi parametri è indispensabile per fornire una diagnosi accurata e orientare correttamente eventuali percorsi terapeutici o di approfondimento.
Parametri Dello Spermiogramma: Analisi Dettagliata per una Diagnosi Accurata
L'esame del liquido seminale, o spermiogramma, è un'indagine complessa che analizza diverse caratteristiche per valutare la fertilità maschile. Una delle prime analisi riguarda il plasma seminale. Questo deve presentare un volume adeguato, con un minimo di 2 ml, per poter efficacemente svolgere la sua funzione tampone contro l'acidità vaginale, mantenendo il pH del liquido seminale alcalino, tipicamente fino a 8. Se il volume del liquido seminale è basso, inferiore a 1.0 ml, questa funzione protettiva viene compromessa. Condizioni di basso volume possono essere riscontrate a seguito di errori nella raccolta del campione, in quadri di eiaculazione retrograda incompleta o come conseguenza di prostatite. Un dato di pH basso, soprattutto se associato ad azoospermia (assenza di spermatozoi), può suggerire un'agenesia o una patologia ostruttiva delle vie seminali, indicando un'anomalia nel sistema di trasporto degli spermatozozi. Il plasma seminale possiede anche specifiche caratteristiche di viscosità e omogeneizzazione; alterazioni in questi parametri, spesso correlate a processi infiammatori (flogosi), possono ridurre la motilità dei nemaspermi.
Il numero degli spermatozoi, un altro parametro cruciale, è espresso in milioni per millilitro. È fondamentale valutare questo dato in relazione al volume totale del liquido seminale, in modo da considerare sia la concentrazione per millilitro sia il numero totale di spermatozoi prodotti. La conta degli spermatozoi viene effettuata utilizzando una camera di conta specializzata, come la camera di Makler, che permette una misurazione precisa.
Per quanto concerne la morfologia, gli spermatozoi vengono classificati in tre gruppi distinti per descriverne l'aspetto:
- Tipici: sono gli spermatozoi che presentano una conformazione normale della testa, del tratto intermedio e del flagello, indicando una buona integrità strutturale.
- Giovani: questi elementi sono spermatozoi immaturi, caratterizzati dalla persistenza di un residuo citoplasmatico.
- Atipici: includono spermatozoi con anomalie di vario grado a livello della testa, del tratto intermedio o del flagello. Le malformazioni più frequenti interessano la testa, manifestandosi come forme a punta, teste amorfe, tonde o microcefalie. Non è raro riscontrare nel liquido seminale diversi tipi di malformazioni contemporaneamente, senza una netta prevalenza di una specifica anomalia.
La motilità è un aspetto forse il più caratteristico e dinamico degli spermatozoi. Viene classificata in motilità progressiva e non progressiva. La motilità progressiva è tipica degli spermatozoi veloci, che si muovono con un tragitto rettilineo e finalizzato, essenziale per raggiungere l'ovulo. La motilità non progressiva, invece, è attribuita a spermatozoi con velocità minore, direzione non rettilinea, o che si agitano in loco senza spostarsi efficacemente. Per una valutazione completa, oltre all'anamnesi e alla visita obiettivo, l'analisi del liquido seminale include la valutazione del volume (minimo 1,5 ml), la concentrazione degli spermatozoi (superiore a 15-18 milioni per ml come valore minimo), la motilità totale alla seconda ora (40%), e la percentuale di forme tipiche o normali (4%). Se il reperto è normale, è sufficiente un solo accertamento; se è anormale, questo va ripetuto con altri due accertamenti, intervallati tra loro di uno o due mesi per confermare i risultati.
Oligozoospermia - Low Sperm Count. Comparison of Normal Semen Sample with sample with Low Count.
Altre importanti informazioni che si possono ricavare da un esame del liquido seminale includono la presenza di segni di flogosi, ovvero infiammazione. In particolare, si ricercano i leucociti, i cui valori normali sono sino a 1.000.000 per ml, e la presenza di cellule uretrali e corpuscoli prostatici. Una nota a parte meritano gli agglutinati. Per agglutinato si intende una zona dove più spermatozoi si addensano, bloccando il loro movimento. Esistono agglutinati che non hanno alcun significato clinico, definiti aggregati o agglutinati aspecifici. Essi si presentano di notevoli dimensioni, con una struttura grossolana, spesso riscontrati in soggetti con un elevato numero di spermatozoi e frequentemente strutturati attorno a cellule uretrali o leucociti. Altri agglutinati, definiti specifici, si presentano di piccole dimensioni e coinvolgono pochi spermatozoi che appaiono bloccati tra di loro a livello della coda (agglutinati coda-coda) o, meno frequentemente, della testa (testa-testa o testa-coda). Questi agglutinati specifici possono indicare la presenza di autoanticorpi antispermatozoo, che possono seriamente compromettere la fertilità.
A complemento dello spermiogramma, il Test di Vitalità degli Spermatozoi è un esame aggiuntivo eseguito specificamente in combinazione con lo spermiogramma per una valutazione completa. Questo test misura la percentuale di spermatozoi che sono vivi e funzionali rispetto a quelli che non lo sono, permettendo di identificare la necrozoospermia, una condizione in cui gli spermatozoi sono morti. È fondamentale perché supporta la scelta di tecniche di procreazione assistita, orientando i medici verso le metodologie più adatte per i singoli casi.
Principali Cause di Infertilità Maschile e il Ruolo della Radiologia Interventistica
L'infertilità maschile può derivare da una molteplicità di fattori, alcuni dei quali richiedono approfondimenti diagnostici e, in alcuni casi, l'intervento della radiologia. Tra le condizioni più comuni, si annovera l'azoospermia, definita come l'assenza di spermatozoi nel liquido seminale. Questa condizione, che si riscontra in circa il 15% della popolazione maschile, è spesso causata da un'ostruzione delle vie seminali, impedendo il passaggio degli spermatozoi prodotti.
Un'altra anomalia significativa è il criptorchidismo, che rappresenta la malformazione congenita più comune a livello genitale maschile, interessando il 2-5% dei nati, con una maggiore incidenza tra i nati prematuri. La sua eziologia è multifattoriale e potrebbe essere il risultato di problematiche genetiche, ma clinicamente si manifesta con il testicolo non palpabile, rimasto bloccato in un punto del canale inguinale anziché scendere nello scroto.
La presenza di microcalcificazioni testicolari è un riscontro che varia dallo 0,9 al 9% dei casi e molto spesso è occasionale, non associata a una sintomatologia specifica. L'associazione tra queste microcalcificazioni e l'infertilità non è ancora del tutto chiara, sebbene sembri prevalere l'ipotesi di una correlazione con problematiche ostruttive.
Le disfunzioni eiaculatorie rappresentano un'ulteriore categoria di cause di infertilità. L'eiaculazione retrograda è caratterizzata dall'emissione interna dello sperma, che anziché essere espulso all'esterno, rifluisce nella vescica. L'eiaculazione precoce, invece, si verifica quando l'eiaculazione avviene nell'arco di un minuto dopo la penetrazione, associandosi frequentemente a frustrazione psicologica e a disturbi nelle relazioni di coppia.
In molti casi, nonostante un'accurata indagine, non è possibile identificare una causa specifica di infertilità, portando a una diagnosi di infertilità idiopatica. Questa forma è presente nel 44% degli uomini con problemi di fertilità, sottolineando la complessità e la multifattorialità di tali condizioni.
In situazioni particolari, come la diagnosi di tumore a cellule germinali del testicolo, che colpisce circa l'1% della popolazione infertile, è di fondamentale importanza considerare la criopreservazione del seme. Questo intervento dovrebbe essere valutato, qualora possibile, prima di procedere con la rimozione del tumore e l'inizio della chemioterapia, terapie che possono compromettere irreversibilmente la fertilità.
Per quanto riguarda il controllo della fertilità a lungo termine, la vasectomia rappresenta un'opzione per garantire una permanente sterilizzazione maschile. D'altro canto, la terapia ormonale può essere un'alternativa temporanea e reversibile, sebbene non sia esente da potenziali complicazioni, e viene valutata caso per caso a seconda delle esigenze del paziente. La gestione di queste diverse cause richiede un approccio integrato che, in alcuni casi, può beneficiare significativamente delle tecniche diagnostiche e interventistiche offerte dalla radiologia, specialmente quando si tratta di individuare e risolvere ostacoli anatomici o vascolari.
Il Varicocele: Dalla Diagnosi Clinica al Trattamento Radiologico Avanzato
Il varicocele è una delle principali cause di infertilità maschile, una condizione che interessa una percentuale significativa della popolazione, stimata intorno al 15% degli uomini tra i 18 e i 40 anni. Si manifesta frequentemente con sintomi quali un senso di pesantezza al bacino, dolore e gonfiore nella regione inguinale. Questa patologia è particolarmente diffusa tra i giovani che praticano sport che sollecitano intensamente la muscolatura pelvica, come l'equitazione e il body-building.
Dal punto di vista fisiopatologico, il varicocele è caratterizzato dalla dilatazione delle vene che costituiscono il “plesso pampiniforme”, un complesso venoso situato sopra i testicoli, in particolare le vene spermatiche interne. Come spiega il dottor Antonio Canino, il ristagno del sangue in queste vene provoca un surriscaldamento dei testicoli. La produzione degli spermatozoi, infatti, avviene normalmente a una temperatura inferiore rispetto a quella corporea. Un aumento costante di 3-4 gradi dovuto al varicocele porta alla formazione di spermatozoi con ridotta motilità e vitalità, spesso deformati (ad esempio, privi di coda) e in numero insufficiente rispetto a quello richiesto per un buon potere riproduttivo.
La diagnosi clinica del varicocele può avvalersi di una classificazione in gradi:
- Subclinico: non è palpabile durante la manovra di Valsalva con il paziente in piedi, ma può essere rilevato con l'esame Doppler o con l'eco-color-Doppler.
- Grado 1: è palpabile solo eseguendo la manovra di Valsalva.
- Grado 2: è palpabile anche senza ricorrere alla manovra di Valsalva.
- Grado 3: è visibile e palpabile a riposo.
Le informazioni scientifiche attualmente disponibili convalidano la teoria che la presenza di varicocele sia associata a un progressivo danno e, di conseguenza, a una disfunzione testicolare. Non esistono terapie mediche efficaci per questa condizione, e la correzione chirurgica è stata per lungo tempo l'unica soluzione proposta. Tuttavia, l'efficacia della chirurgia ai fini riproduttivi e la presenza di possibili effetti collaterali, come l'idrocele, sono state oggetto di continui dibattiti. Nonostante non esista un'evidenza clinica definitiva di un incremento delle possibilità di concepimento nelle coppie infertili a seguito della correzione chirurgica, c'è comunque un trend che propende verso la soluzione chirurgica per tentare di migliorare la condizione clinica. Va notato che, sebbene efficace, il trattamento del varicocele nell'adolescente può essere considerato eccessivo, a meno che non siano presenti sintomi o una progressiva diminuzione delle dimensioni del testicolo rispetto al controlaterale, accertata tramite ecografia. La riparazione del varicocele si dimostra efficace negli uomini con alterazione della fertilità o con sintomatologia clinica.

Nell'ambito della Radiologia Romana, per la gestione del varicocele, si prediligono trattamenti meno invasivi rispetto alla chirurgia tradizionale. Un approccio radiologico innovativo è la sclerotizzazione o embolizzazione percutanea. Il dottor Stefano Pieri, dirigente medico della radiologia interventistica presso l'ospedale San Camillo di Roma, un centro con la più grande casistica europea di interventi di questo tipo, illustra la procedura. In anestesia locale, viene inserita una piccola sonda del diametro di due millimetri in una vena della piega del gomito. Questa sonda viene poi fatta avanzare, attraversando diverse vene, fino a raggiungere il plesso pampiniforme. Per visualizzare con precisione il percorso della sonda, viene iniettato un mezzo di contrasto che rende le immagini radiologiche estremamente chiare. Una volta raggiunte le vene spermatiche e le loro ramificazioni, viene iniettata una soluzione a base di sodio-tetradecilsolfato. Questa sostanza provoca un'infiammazione chimica controllata che porta alla chiusura delle pareti venose nell'arco di circa 15 giorni. In questo modo, il sangue non ristagna più nei testicoli e si osserva una rapida ripresa della fertilità.
L'intervento è poco doloroso, viene eseguito in regime di day-hospital e la sua durata è di circa mezz'ora. Questi aspetti lo rendono meglio tollerato rispetto all'intervento di legatura delle vene, che, al contrario, richiede generalmente due o tre giorni di ricovero ospedaliero, offrendo un vantaggio significativo in termini di comfort e recupero per il paziente. L'efficacia e la minima invasività di questa tecnica ne fanno una soluzione preziosa nel campo del controllo della fertilità maschile.
Interventi Radiologici per l'Infertilità Femminile: Soluzioni Innovative
La Radiologia Interventistica Romana offre soluzioni avanzate anche per le cause di infertilità femminile, dimostrando come le tecniche mini-invasive possano fare la differenza nel percorso verso la genitorialità. Due delle principali condizioni trattate con successo tramite approccio radiologico sono le tube di Falloppio ostruite e i fibromi uterini sottomucosi.
Tube di Falloppio Ostruite: Una Soluzione Radiologica per Ripristinare la Percorribilità
Le tube di Falloppio svolgono un ruolo cruciale nel concepimento, permettendo all'ovulo di raggiungere l'utero per essere fecondato. La loro ostruzione è responsabile di circa il 5% delle cause di infertilità femminile. Il problema si verifica spesso a causa di infiammazioni e infezioni ricorrenti a livello pelvico o vaginale, provocate da germi come la Clamydia, il Gonococco o gli Enterococchi. Anche dopo la cura dell'infezione, non è possibile sapere immediatamente se essa abbia lasciato conseguenze "anatomiche" sulle tube, che oltre a chiudersi possono anche modificare la loro forma diventando tortuose. Solo quando il concepimento non avviene, sorge il sospetto di una possibile ostruzione.
L'intervento radiologico, come spiegato dal dottor Stefano Pieri dell'ospedale San Camillo di Roma, si svolge durante l'isterosalpingografia. Questo esame diagnostico, grazie a un mezzo di contrasto iniettato nella cavità uterina, permette di visualizzare l'interno dell'utero e delle tube. Durante questa procedura, il radiologo inserisce un filo-guida sulla cui punta si trova un catetere a palloncino. Spingendo delicatamente il cateterino lungo le tube, si "forzano" le pareti dall'interno, consentendo alle tube di riaprirsi. Questo processo rimuove l'ostacolo meccanico al concepimento e, secondo le casistiche, la probabilità di rimanere incinta nei mesi successivi può sfiorare l'80%. L'intervento è eseguito in anestesia locale e in regime di day-hospital, rendendolo poco invasivo e ben tollerato dalle pazienti.
Fibromi Uterini Sottomucosi: L'Embolizzazione come Strategia di Conservazione della Fertilità
I fibromi uterini sono neoformazioni benigne molto comuni, ma tra questi, i fibromi sottomucosi sono i più insidiosi per le donne che desiderano una gravidanza. Questi fibromi crescono all'interno della cavità uterina, proprio dove l'ovulo fecondato dovrebbe impiantarsi. Come puntualizza il dottor Antonio Canino, queste formazioni aumentano rapidamente di volume perché sono molto vascolarizzate. Occupando lo spazio destinato all'annidamento dell'embrione, ostacolano la gravidanza, spesso causando interruzioni spontanee o la cosiddetta poliabortività.
Per intervenire in questi casi, la Radiologia Interventistica offre una procedura chiamata embolizzazione del fibroma. Il dottor Stefano Pieri descrive il processo: un filo-guida viene inserito a livello dell'arteria femorale (nella piega inguinale) o, in alternativa, nell'arteria brachiale del gomito. Questo filo-guida viene poi fatto avanzare fino a raggiungere l'arteria uterina, sotto stretta guida radioscopica. A quel punto, viene iniettato un mezzo di contrasto e dalla punta del catetere vengono rilasciati dei piccoli "granellini". Questi sono particelle di alcool polivinilico che, agendo come un embolo, occludono le arterie e bloccano l'afflusso di sangue al fibroma. Privato di irrorazione e nutrimento, il fibroma va incontro a una progressiva involuzione, riducendosi sensibilmente di volume.
La riduzione del fibroma a 2-3 centimetri al massimo, che si verifica nei 3-6 mesi successivi all'intervento, fa sì che esso non ostacoli più la gravidanza. L'embolizzazione del fibroma, un processo "fotografato" passo dopo passo dai raggi X, richiede una sola notte di degenza e offre buoni risultati nel 99% dei casi, rappresentando una soluzione efficace e conservativa per la fertilità femminile.

Crioconservazione: Una Tecnica Fondamentale per la Preservazione a Lungo Termine
La crioconservazione rappresenta una pietra miliare nella medicina riproduttiva moderna e un aspetto cruciale del controllo della fertilità, offrendo la possibilità di preservare materiale biologico a lungo termine. Questa tecnica si basa sulla conservazione di cellule, tessuti o organi a temperature estremamente basse, ben al di sotto dello zero, tipicamente tra -80°C e -150°C. A queste temperature criogeniche, i processi biochimici del metabolismo cellulare vengono rallentati fino a essere praticamente interrotti. Ciò consente di mantenere la vitalità e l'integrità del materiale biologico per periodi prolungati, a volte indefiniti, finché non se ne rende necessario l'utilizzo.
Questa procedura non è un intervento da prendere alla leggera e deve essere necessariamente effettuata in grandi centri specializzati. Questa esigenza deriva dalla complessità tecnica della crioconservazione e dalla necessità di effettuare approfonditi test preliminari. Tali test sono volti a escludere la presenza di malattie infiammatorie, infezioni virali (come HIV, Epatite B e C) e altre condizioni patologiche che potrebbero compromettere la sicurezza e l'efficacia del materiale biologico conservato, sia per il donatore che per un eventuale futuro ricevente o per il concepimento.
La crioconservazione è una risorsa inestimabile in diversi scenari clinici. Come precedentemente menzionato, è fondamentale nei percorsi di oncofertilità, dove permette a pazienti oncologici di preservare i propri gameti (spermatozoi o ovociti) o tessuti riproduttivi prima di intraprendere terapie potenzialmente sterilizzanti come la chemioterapia o la radioterapia. È altrettanto importante per individui che affrontano interventi chirurgici maggiori che potrebbero compromettere la fertilità, o per coloro che desiderano ritardare la genitorialità per ragioni personali o professionali, mantenendo opzioni riproduttive per il futuro. La possibilità di crioconservare, ad esempio, il seme, il tessuto testicolare, o gli ovociti offre un controllo significativo sulla propria fertilità e apre nuove prospettive per la pianificazione familiare e la salute riproduttiva.
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