Il Ruolo Cruciale delle Proteine e della Nutrizione nella Fertilità Bovina

I bovini sterili stanno diventando un problema sempre più grande per gli allevatori europei di bestiame da latte, causando significative perdite economiche. La fertilità, o meglio il precoce rimanere di nuovo gravida dopo il parto, è un elemento essenziale della redditività derivante dall'allevare vacche da latte. Questo meccanismo, ben spiegato dalla biologia evolutiva, ha la finalità di assicurare al vitello un'iniziale sufficiente quantità di latte per crescere, che via via diventa sempre meno disponibile per stimolarlo a ingerire alimenti vegetali e procedere allo svezzamento. In un allevamento, pertanto, maggiore sarà la frequenza dei parti, minori saranno i giorni medi di lattazione e maggiore la produzione media di latte. L'infertilità della vacca da latte è una patologia complessa, meglio classificabile come "sindrome della sub-fertilità" per meglio evidenziarne il carattere plurifattoriale. Questa sindrome causa gravi perdite economiche nell'allevamento della vacca da latte sia per il fatto di essere la prima causa di riforma, sia per l'impatto diretto che ha sulla produzione di latte per l'allungamento dei giorni medi di lattazione. Comprendere i fattori che influenzano la fertilità è quindi fondamentale per migliorare la produttività e il benessere degli animali.

Mappa dell'incidenza di infertilità bovina in Europa

Il Meccanismo della Maturazione Ovocitaria e la Proteina PGRMC1

Un ovocita passa attraverso diverse fasi di sviluppo prima di divenire una cellula uovo sana che può essere fecondata dallo sperma. Nella prima fase, l’ovocita si divide in due e ognuna delle due nuove cellule “figlie” riceve metà corredo cromosomico dalla cellula originale. Gli scienziati sospettavano che una proteina chiamata componente 1 della membrana del recettore del progesterone (PGRMC1) fosse fondamentale per la produzione di ovociti. A conferma del suo ruolo chiave, il blocco della produzione di PGRMC1 interferisce con la maturazione degli ovociti. Sapere in che modo PGRMC1 influenza processi e strutture fondamentali per la fertilità femminile aiuterà gli scienziati a migliorare il tasso di successo riproduttivo del bestiame da latte. Questo rappresenta un'area di ricerca promettente per lo sviluppo di nuove strategie volte a incrementare la fertilità nel bestiame da latte.

Ciclo estrale della bovina

L'Influenza dell'Alimentazione e del Bilancio Energetico

L’alimentazione può rappresentare uno strumento di intervento nel migliorare la fertilità maschile e la qualità spermatica, così come la fertilità femminile. La fase di asciutta e il periodo di transizione rappresentano momenti strategici e delicati nella gestione della bovina da latte, in cui si gettano le basi per il successo della lattazione successiva e per la salute generale dell’animale. Durante l’asciutta, i fabbisogni energetici e proteici sono modesti: la priorità è preservare la funzionalità ruminale con foraggi a fibra lunga e strutturata, contrastando la riduzione di spazio dovuta alla crescita fetale.

Nella transizione, invece, l’animale affronta un forte stress metabolico. Aumentano i fabbisogni, cala l’ingestione di sostanza secca e si instaura un bilancio energetico negativo (NEB). Questo stato induce una mobilizzazione massiccia di grasso e proteine muscolari, con incremento dei NEFA e rischio di chetosi. Il NEB nelle prime settimane di lattazione può portare a perdite di 25-35 kg di tessuto muscolare e oltre 50 kg di grasso corporeo. Il piano alimentare in asciutta deve coprire i fabbisogni evitando sovralimentazione energetica, che porta a BCS elevati (>4) e aumenta i rischi metabolici, con energia di 0,65-0,75 UFL/kg s.s., NDF di 45-50% s.s., ADF di 35-40% s.s., e proteina di 11-13% s.s., più degradabile rispetto alla lattazione. È consigliata anche l'integrazione di vitamine: A 150.000 UI, E 500-1.000 mg, D 15-20.000 UI. La nutrizione pre-parto gioca un ruolo cruciale: bovine con BCS più alto al parto (3,0 vs 2,0) hanno ridotto l’intervallo parto-prima ovulazione di circa 9 giorni e migliorato peso vivo, accrescimento dei vitelli e produzione di latte. Negli ultimi 15-20 giorni pre-parto (“close-up”), la dieta deve avvicinarsi a quella della lattazione, aumentando gradualmente la quota di concentrati e mantenendo fibra fisica.

Il sostegno nutrizionale nelle ultime settimane di gravidanza crea le basi sia per una lattazione produttiva sia per una rapida ripresa della ciclicità ovarica. Un piano nutrizionale alto in pre-parto ha aumentato la produzione media giornaliera da 5,05 a 7,23-8,51 kg/giorno e il contenuto in grasso. L’alimentazione post-parto ha inciso maggiormente sulle proteine. La corretta gestione di queste fasi, con un approccio integrato che unisca alimentazione mirata, monitoraggio dello stato corporeo e benessere ambientale, rappresenta un investimento fondamentale per garantire performance produttive elevate, ridurre le problematiche sanitarie e migliorare la redditività dell’allevamento.

Diagramma del bilancio energetico negativo (NEB) nelle bovine

Impatto delle Malattie Metaboliche sulla Fertilità

Le malattie metaboliche possono agire a vari livelli e in particolari stadi della lattazione, e tra esse esiste una profonda relazione rappresentando spesso l’una il fattore di rischio dell’altra. La più conosciuta e forse a maggior prevalenza è la chetosi metabolica che può decorrere in forma sia clinica che sub-clinica e avere picchi d’incidenza negli ultimi giorni di gravidanza e nei primi giorni di lattazione. Le alterazioni del metabolismo e quindi la sintomatologia esibita dalla bovina in chetosi sono dovute all’accumulo nel sangue di corpi chetonici prodotti dalle cellule epatiche per difetti nella produzione di molecole utilizzabili nel ciclo di Krebs per produrre energia. Il primo a formarsi è l’acetoacetato dal quale vengono sintetizzati l’acetone e il BHBA. Si definisce una bovina in chetosi sub-clinica quando il BHBA nel sangue ha valori compresi tra 10,4 e 14 mg/dl. Valori superiori appartengono a bovine con la forma clinica ma in questo caso si osserverà la sintomatologia tipica di questa patologia.

Molte sono le ricerche effettuate per verificare se e come i corpi chetonici possono interferire sulla fertilità. È stato evidenziato che la chetosi, fin dalla forma sub-clinica, aumenta il rischio (OR) di metrite di 1.8, di cisti ovariche di 1.6, di endometrite di 1.4 e l’OR di raddoppio delle cellule somatiche di 1.4. La chetosi è sicuramente anche l’espressione indiretta di un bilancio energetico e proteico negativo e quindi il più importante fattore eziologico e di rischio per la fertilità. Le chetosi sub-cliniche degli ultimi giorni di gravidanza concorrono in maniera sostanziale ad aggravare la “para-fisiologica” immunodepressione del periparto, sicuro fattore eziologico - unitamente allo stress ossidativo - della ritenzione di placenta e della metrite puerperale.

Di grande interesse è anche l’acidosi ruminale nel concorrere negativamente all’infertilità della vacca da latte attraverso un meccanismo biochimico descritto esaustivamente solo negli ultimi anni. Si tratta di una patologia che può avere una prevalenza dal 20% al 30% e colpire maggiormente bovine al picco di lattazione proprio quando è necessario avere una nuova gravidanza. L’inevitabile riduzione del rapporto foraggi/concentrati e l’inserimento di quote sempre più elevate di amidi provoca una riduzione del pH del rumine, condizione inevitabile per aumentare la produzione di biomassa ruminale e acidi grassi volatili, in special modo acido propionico. L’idrolizzazione degli amidi ha la massima efficienza quando il pH ruminale scende sotto a 6; già però a pH 5,80 la crescita dei batteri amilolitici inizia a rallentare mentre quella dei batteri che fermentano le fibre è fortemente inibita. Molte delle famiglie batteriche che fermentano le fibre sono Gram-negativi come Bacteroides ruminicola, Ruminobacter amylophilus, Fibrobacter succinogenes, Selenomonas ruminantium, Butyrivibrio fibrisolvens, Anaerovibrio lipolytica e Megasphaera elsdenii. Al pH ruminale tipico dell’acidosi ruminale subclinica (5,8) parte di questi batteri muore, liberando nel rumine grandi quantità di lipopolisaccaridi (LPS), anche detti endotossine. Queste endotossine riescono ad arrivare nel sangue e simulare un’infezione da Gram-negativi con lo stesso meccanismo con cui le mastiti da Gram-negativi e la metrite puerperale danno un risentimento generale dell’animale.

La presenza di endotossine viene “intercettata” dai monociti periferici e dai macrofagi tissutali; questi leucociti iniziano a produrre citochine pro-infiammatorie come la IL-1 e il TNF-. Inoltre, le prostaglandine, di cui viene stimolata la sintesi da parte delle endotossine, esercitano un’intensa attività luteolitica. A livello epatico il TNF-, prodotto essenzialmente dai macrofagi, riduce la gluconeogenesi e su molti tessuti induce insulinoresistenza, catabolismo proteico e lipidico. La ragione di biologia evolutiva di tutto ciò è quella di sospendere funzioni “non essenziali” come la riproduzione e creare quelle condizioni che consentono di dirottare la maggiore quantità possibile di risorse nutritive verso il sistema immunitario. L’endotossinemia, ovvero la sindrome dell’intestino permeabile connessa ad un maggiore passaggio di batteri che sono normalmente presenti a livello intestinale nel ciclo ematico, è stata correlata ad una riduzione del progesterone nelle donne e una riduzione del testosterone nell’uomo.

Illustrazione del meccanismo dell'acidosi ruminale e produzione di endotossine

Patologie Infiammatorie e Infettive

Tra le infezioni locali di sicuro interesse c’è la mastite. È stata osservata una riduzione del tasso di concepimento del 10% se le cellule somatiche sono superiori a 200.000/ml tra 0 e 4 settimane prima della fecondazione. La mastite clinica nei 14 giorni antecedenti alla fecondazione e 35 giorni dopo causa una significativa riduzione del tasso di concepimento. Questa riduzione è quantificabile nell’ordine del 32% se si tratta di una mastite da Gram-negativi che occorre 14 giorni prima dell’inseminazione. In Italia, negli ultimi decenni, è stata fatta un’intensa attività di sensibilizzazione nei confronti della lotta alle mastiti sia cliniche che sub-cliniche e molti sono stati gli accertamenti diagnostici eseguiti sia sul latte di massa che individuale per isolare l’agente eziologico per “mirare” gli interventi sia terapeutici che profilattici. Nonostante ciò, la percentuale di vacche che ha una percentuale di cellule somatiche superiori alle 200.000/ml di latte è ancora stabilmente sopra il 30% con punte del 35%-40% nei mesi estivi dove la fertilità peggiora per fattori legati all’innalzamento delle temperature e dell’umidità dell’ambiente. Questi dati sono noti perché derivanti da informazioni rilevate dall’analisi del latte individuale raccolto nel corso dei controlli funzionali per la selezione genetica e relativo a oltre il 78% delle bovine e oltre il 50% degli allevamenti dove si allevano vacche da latte. Non conosciamo l’andamento o meglio la prevalenza delle mastiti cliniche in Italia a causa della mancanza di un rilevamento sistematico di questa informazione.

Approfondimento a parte è necessario quando si trattano le infiammazioni dell’utero, siano esse metriti che endometriti. Questo raggruppamento di patologie comprende le infiammazioni di natura infettiva dell’utero, e sono suddivise per distretti anatomici colpiti, ossia dall’endometrio (endometrite) fino al miometrio (metriti). Le endometriti a loro volta vengono distinte in cliniche, se la cervice ha un diametro maggiore di 7,5 cm e se c’è uno scolo muco-purulento o purulento, e subcliniche dove l’unica alterazione riscontrabile è un aumento dei leucociti neutrofili di oltre il 18% (tra i 21 e 33 giorni dal parto) o maggiori del 10% (tra i 34 e 72 giorni dal parto). Molte sono le specie batteriche isolate dall’utero colpito da metriti o endometriti. Tra i Gram-negativi troviamo Escherichia coli, Fusobacterium necrophorum, Bacteroides spp e Pseudomonas spp. Tra i Gram-positivi Arcanobacterium pyogenes, Prevotella melaninogenica, Streptococcus spp e Staphylococcus spp. Le infezioni dell’utero sono ad alta prevalenza. Si stima un’incidenza della metrite del 20% (dall’8% al 40%), dell’endometrite clinica del 20% (5%-70%) e di quella sub-clinica del 30% (11%-70%). Le infiammazioni dell’utero creano quelle condizioni ambientali non favorevoli per un embrione che inizierà la placentazione intorno al 35° giorno per poi completarla al 60°.

Le cause non infettive sono responsabili delle morti embrionali per 20%-40%; tra quelle prevalenti una scarsa funzionalità del corpo luteo e la gravidanza gemellare, che da sola aumenta da 3 a 7 volte il rischio di morte embrionale.

Immagine al microscopio di batteri Gram-negativi

Fattori Ambientali e Benessere Animale

Nella maggior parte dei casi e per ragioni legate all’esiguo spazio disponibile, le vacche da latte vengono allevate in stalle suddivise in corsia di alimentazione, ossia lo spazio adiacente alla mangiatoia, e area di riposo, che a sua volta può essere allestita con una lettiera permanente o con delle cuccette. Nelle stalle a lettiera permanente o a compost barn la vita sociale può essere vissuta anche su queste aree. La pavimentazione della corsia di alimentazione e quella delle altre aree destinate alla vita sociale, nonché i corridoi d’accesso alla sala di mungitura sono quasi sempre realizzati in cemento e nel migliore dei casi ricoperti di apposite gomme. La qualità della pavimentazione, o meglio la sua scivolosità e abrasività, e il livello di pulizia possono essere sia un fattore eziologico che di rischio per le malattie podali. Il materiale scelto come “fondo” delle cuccette e le loro dimensioni possono, se non realizzati a regola d’arte, causare traumi agli arti e alla groppa. Sia la scivolosità che l’eccessiva capacità usurante per gli unghelli delle aree dove la bovina cammina possono causarle eventi che possono influenzare negativamente la fertilità.

Ma questi fattori ambientali come possono interferire sulla fertilità? Il primo motivo è sicuramente quello legato al fatto che una bovina che cammina male, sia per la scivolosità della pavimentazione che per traumi acquisti nelle cuccette, non avrà la possibilità d’ingerire quella giusta quantità di nutrienti necessaria a mitigare l’ampiezza del fisiologico bilancio energetico e proteico negativo delle prime settimane di lattazione. Il secondo motivo è che bovine non sicure nel camminare su pavimenti scivolosi presenteranno una riduzione del comportamento estrale e in particolare del comportamento di “ferma alla monta”. Poche saranno le bovine a cavalcare quelle in calore, e poche quelle che rimarranno ferme con il rischio di scivolare una volta cavalcate. Terzo fattore d’interferenza è quello legato alla produzione di prostaglandine dalle infiammazione podali o dai traumi ricevuti dagli arti da cuccette mal costruite.

Per le stesse ragioni, anche le patologie podali sono coinvolte nella sub-fertilità della vacca da latte. In modo particolare le dermatiti digitali, ossia le lesioni di varia natura localizzate sulla cute del dito bovino. Gli agenti eziologici sono in genere batteri anaerobi, come quelli appartenenti al genere Treponema, e Fusobacterium necrophorum. Le malattie podali sono ad elevata prevalenza, sia quelle appena descritte sia le laminiti di origine metabolica: si stima nel mondo una prevalenza di zoppie del 25%-30%. Gli effetti su questo raggruppamento di patologie sulla fertilità sono di due ordini principali. Il primo è relativo al fatto che bovine con piedi ammalati avranno sia un’alterazione del comportamento estrale e sia una difficoltà di ingerire tutti quei nutrienti necessari alla gestione del bilancio energetico e proteico delle prime settimane di lattazione.

Inoltre, lo stress da caldo può anch’esso condizionare la fertilità sia sulle bovine in lattazione che in quelle in asciutta. Lo spazio in mangiatoia deve essere di almeno 77 cm/capo, evitando sovraffollamento. La riduzione della competizione e la presenza di aree di riposo confortevoli favoriscono l’ingestione e riducono lo stress, con effetti positivi su NEB e fertilità. Il sovraffollamento in pre-parto aumenta la competizione e riduce l’ingestione della razione, aggravando il NEB.

Ciclo estrale della bovina

Agenti Infettivi Specifici che Causano Infertilità e Aborti

Diversi agenti infettivi possono compromettere gravemente la fertilità delle vacche da latte, portando a infertilità, morte embrionale e aborti.

  • IBR (Rinotracheite Infettiva Bovina): Causata dal virus BHV-1, provoca vulvovaginiti, forme respiratorie, congiuntiviti ed encefalomielite, tutte condizioni che indirettamente influenzano la capacità riproduttiva.
  • BVDV (Bovine Viral Diarrhea Virus): Esistono due genotipi (1 e 2) di BVDV, entrambi causano vari problemi clinici agli animali colpiti, tra cui l’aborto. L’infezione nel primo trimestre di gravidanza può causare infertilità, morte embrionale, riassorbimento, mummificazione e aborto. Se l’infezione interviene tra il 2° e 4° mese di gravidanza, il feto può risultare persistentemente infetto anche dopo la nascita, compromettendo la sua futura fertilità.
  • Leptospira: Batteri a carattere zoonosico che possono provocare aborti nelle vacche da latte. Spesso l’unico segno di malattia è proprio un aborto nell’ultimo trimestre di gravidanza dopo 1-6 settimane dall’esposizione, come nel caso di Leptospira pomona. Leptospira hardjo può provocare aborto già dal 4° mese di gravidanza dopo 1-3 mesi dal contatto con il batterio. Oltre all’aborto, possono essere sintomi di leptospirosi nei giovani la febbre, l’anemia emolitica, l’ittero e l’emoglobinuria.
  • Brucellosi: Anch’essa classificata come zoonosi, è una causa nota di problemi riproduttivi, inclusi aborti e infertilità.
  • Listeriosi: Zoonosi causata dalla Listeria monocytogenes, spesso può fare ingresso in allevamento attraverso insilati mal conservati. La Listeria causa aborti molto tardivi, a volte accompagnati da febbre, anoressia, metriti ed encefaliti.
  • Campylobacter fetus (sub. venerealis): Molto più complesse sono le interferenze sulla fertilità causate da questo batterio. Può dare infertilità per morte embrionale precoce e - ma solo occasionalmente - aborto tra il 4° e 6° mese di gravidanza.
  • Chlamydia psittaci: È l’agente eziologico di quello che, almeno una volta, era definito aborto enzootico, ad espressione della sua importanza negli aborti della bovina da latte.
  • Protozoi: Protozoi come Tritrichomonas foetus e Neospora caninum sono annoverabili tra le cause d’infertilità della vacca da latte sia per morte embrionale che per aborto.

Immagine di un feto bovino abortito a causa di infezione

Il Ruolo della Biotina nel Miglioramento della Fertilità e della Salute Podale

La biotina è una vitamina idrosolubile del complesso B, chiamata anche vitamina H, naturalmente presente nelle piante e quindi nelle diete somministrate alle vacche da latte. Questa vitamina è anche sintetizzata nel rumine in quantità variabili a seconda della composizione della dieta (rapporto foraggi:concentrati); infatti, nelle diete abitualmente utilizzate per le bovine in lattazione, dove il rapporto foraggi:concentrati è inferiore al 50%, aumenta da parte del microbioma ruminale il fabbisogno di biotina. Molte specie di batteri ruminali, ed in particolare quelli che fermentano la fibra, traggono giovamento dall’aggiunta di biotina nella dieta giornaliera. Nei bovini, è un cofattore essenziale di diversi enzimi che, a vario titolo, sono coinvolti nella sintesi del glucosio, degli acidi grassi e delle proteine, e quindi in funzioni metaboliche fondamentali. La biotina esercita la sua attività biologica sia sul microbioma ruminale che direttamente sulla bovina da latte, quando viene assorbita dall’intestino tenue.

La laminite e le malattie del piede associate alla laminite sono tra le cause più comuni di zoppia nei bovini da latte. Cambiamenti improvvisi dell’alimentazione, in particolare aumenti improvvisi dei carboidrati a rapida fermentazione e/o un calo della qualità e quantità della fibra nella dieta, sono solitamente indicate come principali cause di laminite, ulcera e malattia della linea bianca. Fattori negativi come la stabulazione su pavimenti in cemento, che usurano l’unghione, la scarsa pulizia delle superfici di camminamento, che impediscono una corretta igiene del piede e condizioni di sovraffollamento, che riducono il tempo di riposo dell’animale, contribuiscono ad aumentare il rischio di lesioni agli arti e zoppie. Allo stesso tempo, si osserva un’incidenza maggiore di lesioni agli arti negli allevamenti con maggiore produzione di latte, ovvero, animali con un carico metabolico superiore hanno una maggiore probabilità di essere colpiti da laminiti subcliniche. Numerosi studi hanno dimostrato che la prevalenza di patologie podali è stata ridotta nelle vacche alimentate con un’integrazione di biotina. Oltre ad avere un effetto sulla crescita dei batteri ruminali, la biotina, infatti, direttamente o indirettamente, stimola la sintesi della cheratina e la formazione del “cemento” intercellulare, con importanti vantaggi per la salute e l’integrità del tessuto corneo degli unghioni. In particolare, migliora la qualità del tessuto corneo, ottimizza la sostituzione del tessuto corneo lesionato, migliorandone la guarigione e riduce la probabilità di progressione delle lesioni primarie in laminite.

Vari lavori scientifici hanno dimostrato che l’integrazione con 20 mg/die di biotina a bovine in lattazione può aumentare la produzione capo giorno da 1 a 3 kg; il miglioramento delle prestazioni può essere un effetto diretto del metabolismo intermedio, dell’aumento dell’ingestione dovuto ad una più efficace digestione ruminale della fibra e a un effetto indiretto di una migliore salute degli arti o una combinazione di questi fattori. Gli effetti positivi dell’integrazione di biotina si sono misurati sia in termini di maggiore produzione di latte, sia di deposito di grasso e proteina nello stesso. I lavori scientifici hanno dimostrato che questi risultati hanno una forte influenza dose-dipendente (integrazione di 0 - 10 - 20 mg di biotina). Inoltre, in generale, i risultati migliori si evidenziano in allevamenti con medie produttive maggiori, suggerendo che vacche più performanti subiscono un incremento della domanda di biotina, necessaria per la biosintesi di glucosio, acidi grassi e proteine. Inoltre, è possibile affermare che l’integrazione di biotina suscita una risposta maggiore quando lo scarso apporto di nutrienti dalla dieta è limitante per il metabolismo (ad es. attività enzimatica o altri processi fisiologici e metabolici dell’animale). Infatti, la biotina è indispensabile per alcune popolazioni batteriche ruminali, in particolare per la sintesi di acido propionico (indispensabile ai fini energetici del bovino).

Numerosi studi hanno dimostrato come la supplementazione di biotina nelle vacche da latte migliori la fertilità in termini di incremento del tasso di concepimento (CR) e riduzione del numero di inseminazioni, con un conseguente accorciamento del periodo di parto-concepimento. Le prove condotte hanno provato anche un aumento del tasso di rilevamento calori (HDR); la spiegazione potrebbe essere ricondotta a una manifestazione dei segni di calore più marcata, con una migliore rilevazione da parte dell’operatore (anche in presenza di podometri e attivometri). Rispetto a quest’ultimo aspetto, ancora una volta, una significativa influenza può averla avuta la migliore salute del piede di cui godono le vacche trattate. Performance produttive elevate rappresentano un fattore di rischio per la fertilità, segnando un ridotto tasso di gravidanza (PR) al primo servizio e un aumento del numero di fecondazioni per gravidanza. Questo non sembrava essere il caso delle vacche che hanno avuto un’integrazione nella dieta con biotina; sin dal primo parto, le vacche hanno prodotto più latte e hanno avuto un tasso di concepimento superiore rispetto al gruppo controllo per l’aumento della gluconeogenesi, poiché l’energia è un fattore limitante nell’evoluzione del ciclo estrale. Quindi, possiamo affermare che l’integrazione nella dieta delle vacche da latte di 20 mg/capo/giorno di biotina esercita un effetto positivo certo sul tasso di crescita del microbioma ruminale, soprattutto verso le specie batteriche cellulosolitiche. Ciò consente la produzione di una maggiore quantità di acidi grassi volatili, e in particolar modo di propionato.

Immagine di un unghione bovino sano e uno affetto da laminite

Evidenze da Studi sul Campo: Il Caso della Società Agricola Bresciani Roberto e C.

Comab e Comazoo, presso la Società Agricola Bresciani Roberto e C. di Bedizzole (BS), hanno condotto uno studio durato 2 anni che ha messo a confronto differenti protocolli di gestione delle bovine in post-parto, in assenza di box per la fase di transizione, somministrando biotina. Questa azienda è stata scelta in quanto dotata di sistemi informatici wireless per la rilevazione, tramite smartphone e computer, di ingestione, ruminazione, attività corporea e rilevamento calori, nonché per la specifica preparazione professionale del titolare Roberto Bresciani (socio storico delle cooperative di Montichiari) che ormai da 14 anni collabora con multinazionali nel settore della biosicurezza nello svolgimento di test in allevamento di prodotti, con valutazione di efficacia, ricerca dei dosaggi corretti e delle modalità di impiego ideali nelle differenti condizioni strutturali e di management.

La stalla non è dotata di un box di preparazione al parto e neanche di un box di post parto per l’avviamento alla lattazione. Le vacche vengono tenute nel box di asciutta fino al momento del parto, poi sono spostate in un piccolo box infermeria dove vengono lasciate per 1-5 giorni (a seconda della disponibilità di spazio), per il consueto controllo dello stato di salute dell’animale, e subito dopo vengono introdotte nel gruppo unico di lattazione. Da considerare che il tasso di riforma è influenzato da problemi di spazio e dal fatto che dalla seconda metà del 2017 si sta effettuando una particolare selezione genetica, volta ad avere in produzione solo bovine con Betacaseina A2A2, pertanto i metodi con cui si scelgono di eliminare gli animali, sia da vita che da macello, seguono per buona parte questo criterio.

Quando in post-parto si rileva un calo di ingestione/ruminazione/attività corporea si procede alla somministrazione del bolo BOLIFAST RUMEN (disponibile in Comab) che garantisce, secondo i dati rilevati dai collari, una ripresa metabolica nel giro di 3/5 ore. A seconda della gravità si accompagna questo intervento con 1 iniezione di Adiuxan B12 x 5 giorni e 2 punture di Hepagen x 2 giorni oppure si integra anche con flebo di calcio, glucosio e soluzione salina reidratante.

Allo scopo di testare il bolo BOLITRACE BIOTIN + (disponibile in Comab) a base di biotina a lento rilascio (20 gr al giorno per 120 giorni), si è iniziato a trattare gli animali di 3°, 4° parto ed oltre, alla messa in asciutta, somministrandolo 30 giorni prima del parto. Ciò è avvenuto fino a tutto il mese di marzo 2021, poi, da aprile si è iniziato a trattare anche primipare e secondipare. Da questo momento è cessato l’impiego di Adiuxan B12 ed Hepagen e si è assistito ad un drastico calo dell’impiego di BOLIFAST RUMEN. Quando quest’ultimo è stato impiegato, non è stato necessario un ulteriore trattamento con Adiuxan B12 o Hepagen. Appare evidente come il protocollo 2020 sia stato eseguito totalmente in fase di post-parto, cioè quando l’animale già iniziava a presentare il problema. Ciò necessitava un severo monitoraggio ed un numero di interventi come iniezioni e flebi maggiore. Inoltre, richiedeva tempi rapidi di intervento, a differenza del protocollo 2021 che viene effettuato con estrema elasticità dalla messa in asciutta fino a 2 settimane prima del parto, per le pluripare, ed il più vicino possibile al parto, per le primipare.

I risultati comparativi tra i due protocolli sono stati significativi. Per quanto riguarda gli indici di fertilità, si è riscontrato:

  • HDR (tasso di calori rilevati): +9,90% (59,30% totale). Dato che i collari rilevano in automatico gli estri, questo dato indica che nel 2021 i calori erano più manifesti, quindi maggiormente rilevabili.
  • CR (tasso di concepimento): +8,90% (55,20% totale). Questo dato molto alto, è rimasto costante per tutto l’anno e non è stato influenzato dalla stagionalità.
  • PR% (tasso di gravidanza): +9,80% (34% totale). In letteratura è comunemente accettato il fatto che ad ogni punto di incremento di PR corrisponde un ritorno economico di 40 €/vacca; ovvero 392€/vacca x 80 capi presenti con un guadagno di circa 31.300 € in più.

Inoltre, i dati sulla fertilità per ciclo (numero di calori potenziali, di fecondazioni, di gravidanze) per periodi di 21 giorni dal parto fino a 138 giorni, hanno evidenziato come nei primi 100 giorni le vacche abbiano avuto più calori e le gravidanze, nelle pluripare, siano praticamente raddoppiate. Il dato delle primipare è anche influenzato dal fatto che nei primi 3 mesi del 2021 non sono state trattate con BOLITRACE BIOTIN +; l’andamento di HDR e CR ha comunque avuto un trend in crescita. Questi risultati sottolineano l’importanza dell’integrazione di biotina come strategia proattiva per migliorare la fertilità e la redditività degli allevamenti. La biotina è presente in natura nei foraggi freschi. Purtroppo l’alimentazione attuale delle bovine con foraggi insilati o fieni non ne garantisce un adeguato apporto perché la sua biodisponibilità negli alimenti non è costante. Inoltre, ha un tempo d’assorbimento molto breve nell’intestino, perciò la somministrazione deve essere costante e prolungata nel tempo.

Grafico comparativo degli indici di fertilità 2020 vs 2021

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