La conservazione della fertilità e del potenziale riproduttivo rappresenta una sfida fondamentale sia in campo umano che zootecnico. Le tecnologie di crioconservazione riproduttiva sono diventate strategie di inestimabile valore per la preservazione di gameti ed embrioni. In questo contesto, la crioconservazione è una tecnica che consente la preservazione di gameti, quali spermatozoi e ovociti, o di embrioni, basata sulla vitrificazione, un tipo di congelamento ultrarapido. Questa metodologia è impiegata per massimizzare i risultati di trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) o per la preservazione della fertilità in individui che devono subire trattamenti potenzialmente lesivi per le loro cellule riproduttive o che desiderano conservare tali cellule per futuri trattamenti di Fecondazione Assistita. Parallelamente, nell'ambito dell'allevamento, essa offre opportunità rivoluzionarie per la gestione genetica e la propagazione di linee animali di pregio, con un'attenzione particolare agli embrioni bovini e all'uso di specifici crioprotettori come l'etilene glicole, che influisce direttamente sulla procedura di scongelamento e trasferimento.
I Fondamenti della Crioconservazione Riproduttiva
La crioconservazione degli embrioni, spermatozoi e ovociti avviene principalmente tramite due metodologie: il congelamento lento o il moderno metodo di vitrificazione. Nel primo caso, il processo si svolge in azoto liquido a una temperatura di -196°C. Il metodo della vitrificazione, invece, si distingue per essere un congelamento rapido, con il quale il raffreddamento alla temperatura di -196°C avviene in pochi secondi. Tale rapidità è essenziale per ridurre la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulare che possono danneggiare irreparabilmente le cellule.
La vitrificazione, in particolare, viene eseguita dapprima trattando gameti ed embrioni con dei crioprotettori, seguendo particolari protocolli. Questo trattamento è fondamentale in modo da prepararli al congelamento e favorirne la sopravvivenza. Solo successivamente le cellule vengono portate alla temperatura di -196°C in una frazione di secondo. Lo stoccaggio di questi preziosi materiali biologici avviene in piccoli dispositivi di plastica ionomerica, progettati per la massima sicurezza e stabilità, collocati in apposite criobanche. In queste condizioni, gameti ed embrioni vitrificati possono essere mantenuti nelle criobanche, in azoto liquido a -196°C, in uno stato pressoché inalterato per decenni, garantendo una longevità straordinaria per il materiale genetico.
L'efficacia della crioconservazione ha determinato un enorme sviluppo del suo uso negli ultimi dieci anni. Sebbene una parte significativa di questo sviluppo sia stata nel campo della medicina umana, applicata a tecniche di preservazione della fertilità o per massimizzare i risultati di un trattamento di PMA, i principi e i benefici si estendono con pari importanza al settore veterinario e zootecnico. Ad esempio, nel contesto umano, il congelamento di ovociti viene effettuato per preservare le proprie cellule riproduttive che in certe situazioni possono subire alterazioni, come nel caso di terapie radianti e chemioterapie. Similmente, il congelamento degli spermatozoi è fortemente raccomandato prima di sottoporsi a potenziali terapie lesive delle cellule riproduttive. Queste applicazioni evidenziano la necessità di tecniche affidabili, trasferibili anche alla conservazione del patrimonio genetico animale.

Il Ruolo Cruciale dei Crioprotettori e l'Etilen Glicole negli Embrioni Bovini
L'efficacia della crioconservazione dipende in larga misura dall'uso di sostanze chiamate crioprotettori. Questi composti chimici sono progettati per ridurre i danni cellulari causati dalla formazione di cristalli di ghiaccio durante il congelamento e lo scongelamento, oltre a mitigare lo stress osmotico. Tra i vari crioprotettori disponibili, l'etilene glicole ha dimostrato una particolare utilità in specifiche applicazioni, specialmente nel campo degli embrioni bovini.
Gli embrioni bovini, in particolare, possono essere congelati mediante la tecnica del congelamento programmabile lento (SPF) in un mezzo di congelamento a base di glicol etilenico. L'etilene glicole agisce penetrando rapidamente nelle cellule e sostituendo parte dell'acqua intracellulare, riducendo così la probabilità di formazione di macro-cristalli di ghiaccio letali. La sua bassa tossicità a concentrazioni efficaci e la sua capacità di facilitare il processo di scongelamento lo rendono un crioprotettore preferibile in certi protocolli.
Una delle applicazioni più significative e innovative dell'etilene glicole negli embrioni bovini riguarda il loro scongelamento e trasferimento. Quando gli embrioni sono stati preparati con un mezzo di congelamento a base di glicol etilenico, essi possono essere trasferiti direttamente ai riceventi immediatamente dopo lo scongelamento in acqua, senza la necessità di un processo di scongelamento graduale o di rimozione del crioprotettore in laboratorio. Questa tecnica semplifica enormemente la procedura, riducendo i tempi e le manipolazioni dell'embrione, il che può tradursi in una maggiore efficienza e in minori costi operativi nell'allevamento e nei programmi di riproduzione assistita. L'eliminazione del passaggio di scongelamento in laboratorio è un vantaggio operativo notevole, specialmente in contesti dove le infrastrutture di laboratorio sono limitate o in operazioni sul campo.
Un evento storico che sottolinea l'importanza di questa metodologia è la produzione del primo vitello da trasferimento di embrioni bovini al mondo in condizioni tropicali, avvenuta il 23 giugno 1996. Questo risultato pionieristico fu ottenuto dal Dr. utilizzando proprio tale tecnica, dimostrando la robustezza e l'applicabilità pratica della crioconservazione con etilene glicole in ambienti sfidanti. Questo successo ha aperto la strada a una più ampia adozione di questa tecnica, contribuendo alla diffusione delle pratiche di inseminazione artificiale e trasferimento embrionale su scala globale. La capacità di trasferire embrioni scongelati direttamente sul campo, senza complesse procedure di laboratorio post-scongelamento, è un fattore chiave per l'ottimizzazione delle operazioni zootecniche moderne.

Dalla Vitrificazione al Congelamento Programmabile Lento: Metodologie a Confronto
Nel campo della crioconservazione, due tecniche principali si contendono il primato in termini di efficacia e praticità: il congelamento programmabile lento (SPF) e la vitrificazione. Entrambe hanno l'obiettivo di minimizzare i danni cellulari, ma adottano approcci differenti per raggiungere la temperatura di stoccaggio di -196°C.
Il congelamento lento, spesso condotto con l'ausilio di attrezzature programmabili, prevede una riduzione graduale della temperatura in fasi controllate. Questo metodo permette all'acqua di uscire dalla cellula prima della formazione di ghiaccio intracellulare, riducendo così il rischio di danni meccanici. Gli embrioni o blastocisti, che sono formazioni cellulari tra due e otto giorni di sviluppo, vengono preparati con crioprotettori e poi sottoposti a un raffreddamento lento. Questo approccio è stato a lungo lo standard, ma richiede attrezzature costose e un tempo più prolungato per il processo.
La vitrificazione, invece, rappresenta un tipo di congelamento ultrarapido. Con questo metodo, il raffreddamento alla temperatura di -196°C avviene in pochi secondi. La rapidità estrema del processo permette al mezzo intracellulare di solidificarsi in uno stato vetroso, evitando completamente la formazione di cristalli di ghiaccio. Questa tecnica viene eseguita trattando gameti ed embrioni con crioprotettori secondo particolari protocolli, in modo da prepararli al congelamento e favorirne la sopravvivenza. La vitrificazione è spesso considerata superiore per la sua efficacia, in particolare per la crioconservazione degli ovociti, che vengono congelati in modo rapido entro poche ore dal prelievo.

Nel contesto della crioconservazione degli embrioni, inclusi quelli bovini, l'efficienza di queste tecniche è misurata dalla sopravvivenza allo scongelamento e dalla successiva capacità di sviluppo. La sopravvivenza allo scongelamento delle blastocisti è particolarmente elevata, raggiungendo percentuali del 98-99%. Questo dato indica che si tratta di una procedura molto ben tollerata e che non compromette, semmai aiuta in alcuni casi, le probabilità di riuscita del trattamento. L'alto tasso di sopravvivenza è cruciale per la sostenibilità e l'efficacia dei programmi di riproduzione assistita, sia umani che animali.
Per quanto riguarda gli embrioni bovini congelati con un mezzo a base di glicol etilenico mediante SPF, la scelta di questo crioprotettore è integrata con l'obiettivo di un trasferimento diretto. Questo dimostra come le diverse metodologie di congelamento possano essere ottimizzate in combinazione con specifici crioprotettori per soddisfare esigenze pratiche e logistiche. Sebbene la vitrificazione sia spesso preferita per la sua efficienza e per la riduzione dei tempi di congelamento, il congelamento programmabile lento con etilene glicole per gli embrioni bovini offre vantaggi specifici per il processo di scongelamento e trasferimento sul campo, rendendolo una strategia altrettanto valida e, in certi contesti, preferibile.
Il Processo di Scongelamento degli Embrioni: Strategie per la Massima Vitalità
Il successo della crioconservazione non dipende solo dall'efficacia del congelamento, ma è intrinsecamente legato anche alla qualità del processo di scongelamento. Una procedura di scongelamento ottimale è cruciale per massimizzare la sopravvivenza e la vitalità delle cellule e degli embrioni.
Nel contesto più generale della crioconservazione, come ad esempio per il seme, lo scongelamento ottimale della paillette avviene in acqua a una temperatura di 35-38° C per un intervallo di tempo di 30-45 secondi. Questo approccio di scongelamento rapido in acqua tiepida è essenziale per garantire che il contenuto della paillette si riscaldi rapidamente e in modo uniforme, minimizzando il rischio di danni cellulari.
Il pericolo principale durante lo scongelamento è rappresentato dal "ricristallizzazione". Lo scongelamento lento, sia in acqua fredda che a temperatura ambiente, provoca un parziale decongelamento del seme o dell'embrione, che può ricongelarsi improvvisamente con la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulare. Questi cristalli possono causare danni meccanici irreparabili alle delicate strutture cellulari, compromettendo gravemente la vitalità e la funzionalità del materiale biologico. Pertanto, è fondamentale che il processo di scongelamento sia il più rapido possibile e controllato per prevenire questo fenomeno.
Per gli embrioni bovini specificamente congelati con un mezzo a base di glicol etilenico, il processo di scongelamento è notevolmente semplificato. Come precedentemente accennato, tali embrioni possono essere trasferiti direttamente ai riceventi immediatamente dopo lo scongelamento dell'acqua, senza la necessità di un processo di scongelamento in laboratorio. Questo significa che, una volta estratta la paillette dalla criobanca, essa viene immersa in acqua (la cui temperatura, pur non esplicitamente indicata nel testo fornito per gli embrioni bovini, può essere inferita come quella ottimale per le cellule, quindi probabilmente calda per garantire rapidità) per un tempo sufficiente al decongelamento completo. L'etilene glicole, incorporato nel mezzo di congelamento, facilita questo processo diretto agendo come crioprotettore che non richiede una rimozione graduale, permettendo all'embrione di essere pronto per il trasferimento subito dopo essere tornato a una temperatura non criogenica.
Una volta scongelato, il materiale biologico ha una finestra di tempo limitata in cui mantiene la sua capacità funzionale. Ad esempio, il seme scongelato mantiene la sua capacità fertilizzante se conservato a temperature da 20° a 37° C per circa 20 minuti. Similmente, gli embrioni, una volta scongelati, devono essere manipolati rapidamente e trasferiti per massimizzare le probabilità di successo. L'esposizione del seme, e per estensione degli embrioni, agli agenti atmosferici, a sostanze chimiche, a bruschi cambiamenti di temperatura o a impropria manipolazione può diminuire significativamente il tasso di concepimento delle bovine fecondate. Per questo motivo, ogni fase, dal recupero della paillette alla sua immersione per lo scongelamento e al successivo trasferimento, deve essere eseguita con la massima cura e precisione, seguendo protocolli rigorosi e garantendo un ambiente controllato.
ESEMPIO esecuzione EMBRYO TRANSFER nella bovina in azienda @002
Stoccaggio Sicuro in Criobanche: La Gestione dell'Azoto Liquido
Il mantenimento a lungo termine della vitalità dei gameti e degli embrioni crioconservati dipende in modo critico dalle condizioni di stoccaggio, che avvengono in azoto liquido a -196°C all'interno di criobanche specializzate. Questi sistemi di stoccaggio sono complessi e richiedono una gestione attenta per garantire la sicurezza del materiale biologico e del personale.
L'azoto liquido (LN2) è un elemento fondamentale in questo processo. La sua estrazione dall'aria è ottenuta per distillazione frazionata, sfruttando il suo punto di ebollizione estremamente basso di -195.82°C. Per la sua notevole differenza di temperatura con l'atmosfera circostante, l'azoto liquido tende a evaporare costantemente. Per questa ragione, deve essere conservato in contenitori appositamente progettati, noti come criobanche o bidoni, che possiedono un'elevata capacità di isolamento termico.
Esistono due tipi principali di tali contenitori: a pressione o a pressione atmosferica. Questi ultimi sono i più impiegati per lo stoccaggio di paillette di embrioni e seme e il loro sistema di chiusura non è ermetico. Questa caratteristica è fondamentale per evitare accumuli di pressione che potrebbero causare esplosioni, garantendo così un ambiente sicuro per lo stoccaggio. Il bidone è tipicamente costituito da un involucro esterno in alluminio e da un involucro interno, separati da materiale isolante e mantenuti sotto vuoto. Questa intercapedine sotto vuoto è essenziale per ridurre drasticamente la dispersione termica e minimizzare l'evaporazione dell'azoto liquido.
La corretta gestione e manutenzione delle criobanche sono cruciali per la longevità del materiale crioconservato. Buone regole per la conservazione del bidone includono il suo fissaggio durante il trasporto, evitando urti che potrebbero compromettere l'integrità strutturale. È altrettanto importante proteggerlo da umidità e sporcizia che possono corroderne il guscio esterno. Il bidone deve essere mantenuto in un locale pulito, asciutto e ben ventilato, lontano da fonti di calore che accelererebbero l'evaporazione dell'azoto, e sollevato dal pavimento per isolarlo ulteriormente.
Il livello di azoto liquido all'interno del bidone deve essere controllato regolarmente, idealmente una volta a settimana, mediante un'asta graduata. Questo monitoraggio è vitale poiché l'azoto evapora continuamente, e un livello insufficiente potrebbe esporre le paillette a temperature più elevate, compromettendo la vitalità del materiale. Il punto debole strutturale di molti bidoni è il collo, costruito in materiale sintetico adeso ai due involucri per mezzo di resine e colle. Urti, l'invecchiamento dei materiali e sbalzi termici possono compromettere la tenuta della colla, portando a una perdita di efficienza termica del bidone. Questo si manifesta tipicamente con una condensa ghiacciata nel punto di perdita, un chiaro segnale di un malfunzionamento. Il riempimento del bidone, per la stessa ragione, è effettuato tramite un imbuto, al fine di evitare il contatto diretto del collo con l'azoto liquido, che riduce la durata delle resine e del materiale isolante.

Sicurezza e Rischi Associati alla Crioconservazione in Azoto Liquido
La manipolazione dell'azoto liquido comporta specifici rischi per la salute e la sicurezza che devono essere attentamente gestiti. L'azoto liquido è causa potenziale di ustioni da freddo e di ipossia o asfissia.
I rischi di ustioni sono direttamente legati alla temperatura estremamente bassa del liquido (-196°C). Qualsiasi contatto diretto, anche per un breve periodo, con l'azoto liquido o con oggetti raffreddati da esso può causare gravi lesioni ai tessuti, con gravità proporzionale al tempo di contatto. Per questo motivo, il personale addetto alla manipolazione deve essere munito di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI), inclusi occhiali antinfortunistici per proteggere gli occhi da schizzi e indumenti protettivi, come guanti criogenici e grembiuli, per prevenire il contatto diretto con la pelle.
Un altro rischio significativo è l'asfissia. L'azoto è un gas inerte, ma è asfissiante quando, saturando l'aria in un ambiente chiuso, riduce la quantità di ossigeno disponibile per la respirazione. La sua inalazione in concentrazioni elevate può causare vertigini, nausea, vomito, incoscienza e, nei casi più gravi, la morte. Tuttavia, in un locale ben areato, è molto difficile che l'azoto che evapora da un bidone aziendale, il cui tasso di evaporazione può arrivare fino a 500 mL al giorno, possa indurre asfissia. Il problema si pone in ambienti ristretti e non ventilati, dove l'accumulo di gas può rapidamente diminuire la concentrazione di ossigeno.
È importante ricordare che le paillette contenenti il materiale crioconservato in azoto liquido sono stabili per tempi lunghi, spesso decenni. Tuttavia, è essenziale minimizzare l'esposizione del materiale a temperature intermedie durante la ricerca e il recupero delle paillette desiderate. Periodi brevi nei vapori d'azoto, dove la temperatura è di circa -80°C con 5-10 cm di gas sopra il livello del liquido, sono generalmente tollerabili. Nonostante ciò, è fondamentale controllare periodicamente il livello dell'azoto e mantenere un archivio dettagliato per recuperare rapidamente il seme o l'embrione desiderato. Questo permette di evitare di esporlo inutilmente alla temperatura ambientale, la quale causerebbe un parziale scongelamento. Infatti, quando si solleva il cestello per selezionare una paillette, il materiale viene esposto allo scongelamento parziale. Se il livello di azoto nel bidone è scarso, il seme è mantenuto freddo solo dai vapori e la sua estrazione non dovrebbe durare più di 2 secondi per evitare danni. La rigorosa adozione di queste pratiche di sicurezza e gestione è imprescindibile per proteggere sia il personale che la vitalità del materiale biologico crioconservato.
Vantaggi e Applicazioni della Crioconservazione Embrionale
La crioconservazione degli embrioni rappresenta una risorsa preziosa, non solo nel campo della medicina umana ma con applicazioni sempre più vaste e vantaggiose nell'allevamento, in particolare per le specie bovine. Essa consente di mantenere pressoché inalterate le cellule per diversi anni, offrendo flessibilità e opportunità significative.
Nel contesto della riproduzione assistita, la crioconservazione degli embrioni è utile per gli embrioni rimanenti dopo un ciclo di fecondazione in vitro. Questo permette alle pazienti che non riescono a concepire in un primo tentativo di rimanere incinte successivamente utilizzando tali embrioni, senza dover passare attraverso un nuovo ciclo completo di fecondazione in vitro, con i suoi oneri fisici ed economici. Oppure, se si è verificata una gravidanza, le pazienti potrebbero tornare in seguito per una seconda gravidanza, utilizzando gli embrioni crioconservati. Questa opportunità è particolarmente importante nel caso in cui il primo transfer non vada a buon fine, ma anche nel caso si voglia ottenere in futuro una seconda gravidanza. I casi in cui si congelano gli embrioni sono principalmente due: quando gli embrioni non sono trasferibili nell'immediato - una situazione che si verifica solitamente se il trattamento richiede di posticipare il trasferimento (ad esempio per diagnosi genetica preimpianto o per motivi di salute della donna, come il rischio di iperstimolazione) - e quando si formano più embrioni di quanti se ne vogliano trasferire. In tal caso, dopo aver effettuato un primo transfer a fresco, i cosiddetti embrioni soprannumerari possono essere crioconservati.
I benefici di queste pratiche si traducono in vantaggi sostanziali anche per l'allevamento bovino. La crioconservazione di embrioni bovini permette di:
- Conservare e Propagare Genetica di Valore: Embrioni di animali con caratteristiche genetiche superiori possono essere conservati e trasferiti a riceventi in diverse località o in tempi successivi, facilitando la diffusione di genotipi desiderabili e la creazione di banche genetiche per la biodiversità e il miglioramento delle razze.
- Gestire la Riproduzione: Offre una maggiore flessibilità nella programmazione degli accoppiamenti e dei trasferimenti embrionali, sganciandoli dalla disponibilità dei riproduttori in un determinato momento.
- Ottimizzare l'Uso degli Animali Donatori: Permette di massimizzare il numero di embrioni ottenuti da donatrici di alto valore genetico, senza la necessità di trasferire tutti gli embrioni in un unico ciclo, distribuendoli su più riceventi o in tempi diversi.
- Ridurre i Rischi e i Costi: Diminuisce la necessità di trasportare animali vivi su lunghe distanze, riducendo i costi e i rischi sanitari associati.
Il risultato dell'utilizzo di embrioni crioconservati è stato uniformemente positivo, senza aumento di difetti alla nascita o anomalie dello sviluppo, una conclusione supportata da numerosi studi. Questo vale anche per le uova fresche e congelate utilizzate per l'iniezione intracitoplasmatica di sperma (ICSI). Infatti, in alcuni contesti, i tassi di gravidanza sono aumentati dopo il trasferimento di embrioni congelati e gli esiti perinatali sono meno influenzati, rispetto al trasferimento di embrioni nello stesso ciclo in cui è stata eseguita l'iperstimolazione ovarica. Si ritiene che l'endometrio non sia preparato in modo ottimale per l'impianto a seguito di iperstimolazione ovarica, e quindi il trasferimento di embrioni congelati si avvale di un ciclo separato per concentrarsi sull'ottimizzazione delle possibilità di successo dell'impianto, un principio che può trovare parallelismi nell'ottimizzazione del ciclo della ricevente bovina per massimizzare le probabilità di gestazione.
Questi vantaggi sottolineano il ruolo trasformativo della crioconservazione embrionale, rendendola una pietra angolare per la riproduzione assistita moderna sia in medicina che in zootecnia.
Prospettive Storiche e Futuri Sviluppi nella Crioconservazione
La storia della crioconservazione è ricca di progressi significativi, che hanno trasformato radicalmente le possibilità di preservazione della fertilità e del materiale genetico. Le prime intuizioni su questa pratica risalgono a esperimenti pionieristici che hanno aperto la strada alle moderne tecniche.
Già nel 1949, Polge, Smith e Parkes pubblicarono studi sulla rianimazione di spermatozoi dopo vitrificazione e disidratazione a basse temperature, segnando una tappa fondamentale. Nel 1953, Bunge e Sherman dimostrarono la capacità fertilizzante di spermatozoi umani congelati, mentre Behrman e Sawada, nel 1966, riportarono successi nell'inseminazione eterologa e omologa con seme umano congelato. Questi primi lavori gettarono le basi per la crioconservazione del seme, una pratica oggi routinaria in molte cliniche di fertilità e centri di inseminazione artificiale.
Per quanto riguarda gli embrioni, la prima gravidanza in assoluto derivata da un embrione umano congelato è stata segnalata da Alan Trounson e Linda Mohr nel 1983, sebbene il feto abbia poi abortito spontaneamente a dieci settimane di gestazione. Degno di nota è il fatto che Subash Mukhopadyay di Calcutta, in India, aveva già riportato il successo della crioconservazione di un embrione di otto cellule, conservandolo per 53 giorni, scongelandolo e ricollocandolo nell'utero materno, con conseguente successo e nascita già nel 1978. Questo evidenzia come i progressi scientifici possano emergere in diversi contesti e tempi.
Da allora, la ricerca ha continuato a perfezionare le tecniche, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente la sopravvivenza degli embrioni e i tassi di gravidanza. Il Dr. ha prodotto il primo vitello da trasferimento di embrioni bovini al mondo in condizioni tropicali utilizzando etilene glicole nel 1996, dimostrando l'applicabilità e il successo di queste tecniche anche in ambienti e specie diverse.
A livello attuale della tecnica, gli embrioni precoci che sono stati sottoposti a impianto di crioconservazione mostrano la stessa velocità di impianto delle controparti fresche. Questo rappresenta un enorme progresso, indicando che la crioconservazione non compromette la qualità intrinseca dell'embrione. La vasta letteratura scientifica, con riferimenti che vanno dalle analisi citogenetiche e cellulari alle misurazioni della permeabilità della membrana, ha contribuito a una comprensione approfondita dei meccanismi di danno e protezione durante il congelamento e lo scongelamento.
I futuri sviluppi si concentreranno probabilmente su:
- Crioprotettori di Nuova Generazione: Ricerca di composti meno tossici ed ancora più efficaci nel prevenire i danni cellulari.
- Tecniche di Congelamento Avanzate: Ulteriori perfezionamenti della vitrificazione e sviluppo di nuovi metodi di congelamento che minimizzino ulteriormente lo stress cellulare.
- Automazione dei Processi: Introduzione di sistemi robotici per la manipolazione e lo stoccaggio di gameti ed embrioni, aumentando la riproducibilità e riducendo l'errore umano.
- Monitoraggio non Invasivo: Sviluppo di tecnologie per valutare la vitalità degli embrioni prima e dopo la crioconservazione in modo non invasivo.
Questi sforzi continui mirano a rendere la crioconservazione una pratica sempre più sicura, efficiente e accessibile, estendendone i benefici a un numero crescente di applicazioni, dalla conservazione della biodiversità alla riproduzione assistita avanzata per tutte le specie.
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