Con la crescente industrializzazione della nostra società, non sorprende che il numero di sostanze chimiche a cui siamo esposti quotidianamente sia aumentato esponenzialmente. Una donna incinta è esposta continuamente a sostanze chimiche: sul posto di lavoro, in casa, utilizzando quotidianamente prodotti per la casa, o maneggiando particolari sostanze praticando hobby.
Una donna incinta è fisiologicamente connessa al proprio bambino tramite la placenta e il cordone ombelicale; di conseguenza, tutto ciò che una futura madre mangia, beve, respira o fuma può avere un’influenza diretta sullo sviluppo del feto. Alcune sostanze, però, riescono a oltrepassare la placenta confluendo nel flusso sanguigno del bambino dove possono interferire con lo sviluppo del cervello, del sistema nervoso e di altri organi.

L'impatto delle sostanze chimiche sullo sviluppo fetale
Come detto, molte sostanze chimiche possono risultare dannose per la salute di una donna in gravidanza e per il corretto sviluppo del feto. Tra queste il fumo di tabacco, l’alcol, il piombo, il mercurio, i pesticidi, i solventi, alcune sostanze chimiche di origine industriale e altre ancora. Ciascuna di esse è associata a specifici rischi per la salute, sia della madre che del bambino.
L’esposizione al fumo di tabacco durante la gravidanza è associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo, parto prematuro, basso peso alla nascita e sindrome della morte improvvisa del lattante. Inoltre, i bambini nati da madri fumatrici presentano una maggiore probabilità di sviluppare problemi respiratori, tra cui l’asma. Non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo di tabacco durante la gravidanza, poiché anche una breve esposizione può essere dannosa.
Il consumo di alcol durante la gravidanza comporta numerosi rischi, tra i quali aborto spontaneo, morte fetale, basso peso alla nascita, difetti congeniti e un aumento dell’incidenza del Disturbo dello Spettro Feto-Alcolico. Quest’ultimo comprende un insieme di condizioni che possono manifestarsi con disabilità fisiche, cognitive, comportamentali e di apprendimento. Analogamente al fumo di tabacco, non esiste una soglia di sicurezza per il consumo di alcol in gravidanza.
L’esposizione al piombo rappresenta un serio rischio per la salute, soprattutto per i bambini piccoli e per le donne in gravidanza nelle quali può causare anemia e ipertensione. Inoltre, potendo attraversare la placenta, può raggiungere il feto in via di sviluppo causando ritardi nello sviluppo, difficoltà di apprendimento e disturbi comportamentali. Le vie di esposizione al piombo per le donne in gravidanza sono molteplici.
Il mercurio è un altro inquinante ambientale comune che può essere dannoso per le donne in gravidanza e per i loro bambini in via di sviluppo poiché, attraversando la placenta, entra nel flusso sanguigno del bambino causando ritardi nello sviluppo e difficoltà di apprendimento. I pesticidi sono sostanze chimiche utilizzate per eliminare parassiti, come insetti, roditori e funghi. I solventi sono sostanze chimiche utilizzate per sciogliere altre sostanze e per questo si trovano solitamente nei diluenti per vernici e detergenti.
Ambiente e fertilità: gli interferenti endocrini
Profumi, fragranze e rischi potenziali
Il mercato dei profumi e dei deodoranti per ambienti è in continua crescita. Queste due referenze stanno conquistando sempre più fruitori. I deodoranti e i profumi, però non sono esenti da rischi. I mix di fragranze sono tra le cause più frequenti di allergie, ma studi più recenti evidenziano come i rischi possano essere anche maggiori. Sono stati identificati gli effetti negativi sulla salute dei costituenti della fragranza, ftalati, muschi nitro e oli essenziali, tra gli altri.
Tra i rischi maggiori quello di perturbazione del sistema endocrino-immunitario-neurale da parte di queste sostanze chimiche, con implicazioni su diabete, cancro, disturbi neurali, teratogenicità e problematiche connesse con la fertilità. I profumatori per ambienti rilasciano composti organici volatili (COV); i costituenti dei deodoranti per ambienti possono reagire con l'ozono per produrre inquinanti secondari, quali formaldeide, aerosol secondari organici (SOA), prodotti ossidativi, e particelle ultrafini. Questi inquinanti, molti dei quali attivi come perturbatori endocrini incidono negativamente sulla salute umana, in molti modi.
Il profumo per le donne in gravidanza dovrebbe essere evitato. È composto da diversi materiali che non sono particolarmente indicati. Per cominciare, esaminiamo le sostanze chimiche, in particolare il toluene. Si tratta di un composto chimico che può essere molto pericoloso. In seguito a esperimenti condotti su vari animali, è stato dimostrato che provoca danni al sistema nervoso centrale, risultando irritante per la pelle e per gli occhi. Si trova, tra l'altro, in pitture, vernici e inchiostri da stampa. I prodotti muschiati, da parte loro, sono veri e propri prodotti inquinanti. Si accumulano nel sangue umano e nel latte materno. I ftalati sono sostanze classificate dall'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) come cancerogene, mutagene e reprotossiche, accusate di avere effetti dannosi sulla fertilità e sullo sviluppo fetale e dei neonati.
La ricerca scientifica: lo studio europeo EDC-MixRisk
L’esposizione prenatale alle miscele di interferenti endocrini, sostanze chimiche che interagiscono con la regolazione ormonale, impatta sullo sviluppo neurologico dei bambini e in particolare sull’acquisizione del linguaggio. Durante la gravidanza, il mix di sostanze chimiche ambientali cui siamo continuamente esposti, interferendo col nostro sistema endocrino, incrementa il rischio di deficit neurologico nei nascituri.
Lo studio, finanziato dall’Unione Europea, è stato condotto in collaborazione fra università e centri di ricerca svedesi, italiani, francesi, finlandesi, tedeschi, greci, britannici e statunitensi. Ogni anno, entra in circolazione un numero enorme di composti chimici che penetrano nel corpo umano attraverso l’acqua, il cibo e l’aria. Sappiamo che, sebbene per le singole sostanze chimiche i livelli di esposizione siano spesso al di sotto del limite stabilito, l’esposizione alle stesse sostanze in miscele complesse può avere un impatto negativo sulla salute umana.

Lo studio è stato condotto in tre fasi: con lo studio SELMA - che ha seguito circa 2mila donne dall’inizio della gravidanza fino all’età scolare dei bambini - è stato identificato un mix di sostanze chimiche nel sangue e nelle urine delle gestanti, associato a un ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini all’età di 30 mesi. Il mix comprendeva una serie di ftalati, bisfenolo A (BPA) e composti perfluorurati (PFAS). Successivamente, studi sperimentali molto avanzati hanno scoperto i bersagli molecolari attraverso i quali i livelli critici di questo mix alteravano la regolazione dei circuiti endocrini e dei geni coinvolti nell’autismo e nella disabilità intellettiva.
Proprio grazie a queste nuove soglie di rischio definite sperimentalmente, è emerso come fino al 54% delle gestanti fossero state esposte a un aumentato rischio di ritardo del linguaggio nei nascituri. È noto da anni che il sistema nervoso in formazione è particolarmente suscettibile ad effetti permanenti e a ritardi dello sviluppo a seguito dell’esposizione precoce a sostanze tossiche durante il periodo prenatale. Questo studio dimostra che, esattamente come avviene per i farmaci, basse dosi di un singolo agente interferente possono sinergizzare con altre sostanze, inducendo effetti anche a dosaggi apparentemente non tossici.
L'ambiente domestico come fonte di esposizione
Va posta particolare attenzione all’ambiente domestico, dove trascorriamo buona parte del nostro tempo. L’aria all’interno delle abitazioni è spesso più inquinata di quella esterna, perché alle sostanze presenti nell’aria esterna se ne aggiungono altre, proprie dell’ambiente interno. Tra queste ci sono il fumo di tabacco, attivo e passivo; i composti organici volatili (VOC), come il benzene e la formaldeide, contenuti in molti arredi, colle, vernici, prodotti per la pulizia, profumi; i ritardanti di fiamma, presenti nella gommapiuma dei divani, tappeti e apparecchi elettronici; i gas che si sprigionano in cucina dalla cottura degli alimenti; i prodotti per la pulizia della casa; insetticidi e antiparassitari per animali domestici; polveri di toner per stampanti, sostanze utilizzate per realizzare oggetti in plastica e da questa rilasciate nell’ambiente, come bisfenolo e ftalati. La polvere delle nostre case contiene un mix di tutte queste sostanze con cui il bambino piccolo, con i suoi comportamenti (gattonare, mettere tutto in bocca), viene facilmente in contatto.
Moltissime sostanze, tra cui i sottoprodotti di molte attività lavorative, non sono biodegradabili e possono in diversi modi disperdersi e contaminare l’acqua e il terreno. Focalizziamoci sulle sostanze perfluoroacriliche, indicate con la sigla PFAS. Si tratta di una serie di composti comunemente adoperati in diversi tipi di lavorazioni industriali, alcuni dei quali caratterizzati da una lunga persistenza nell’ambiente, che rende possibile il fatto che entrino nelle falde acquifere e, in ultima analisi, nell’alimentazione umana. Le PFAS sono adoperate in molti settori, tra cui la concia delle pelli, la fabbricazione di carta e cartone, la realizzazione di pentole e padelle antiaderenti, di materie plastiche, di schiume antincendio, prodotti cosmetici, detergenti per le pulizie domestiche, tessuti impermeabili.

Strategie di prevenzione e precauzioni quotidiane
L’esposizione a sostanze chimiche in gravidanza può comportare una vasta gamma di effetti avversi sia per la madre che per il feto. Le conseguenze possono variare da lievi alterazioni nello sviluppo fetale fino a gravi malformazioni congenite. I sintomi e la gravità degli effetti dipendono da diversi fattori, tra cui la natura della sostanza chimica, la quantità assorbita e il momento della gestazione in cui si verifica l’esposizione. Non esiste un test unico e definitivo per accertare l’esposizione a sostanze chimiche durante la gravidanza.
Quando una donna incinta viene esposta a sostanze chimiche pericolose, individuare il percorso terapeutico più adeguato può essere complesso. Il medico curante dovrà valutare tempestivamente la situazione e determinare il percorso terapeutico migliore: in alcuni casi può essere sufficiente allontanare la madre dall’ambiente esposto ma, in caso di esposizione significativa, potrebbe essere necessario un intervento aggiuntivo.
Per limitare l'esposizione, si consiglia di adottare alcuni comportamenti virtuosi:
- Quando possibile, preferire alimenti freschi a quelli processati.
- Ridurre al minimo l’uso di prodotti per la cura personale, come creme idratanti, cosmetici, bagnoschiuma e profumi.
- Evitare l’uso di pesticidi o fungicidi per il giardinaggio e la casa.
- Assumere analgesici o antidolorifici da banco solo quando necessario.
- Usare pentole e padelle antiaderenti solo se in buone condizioni.
- Evitare l’uso di pellicole per alimenti, oggetti in plastica monouso e contenitori di plastica, che non dovrebbero mai essere adoperati per scaldare i cibi.
È bene pensare alle diverse azioni di prevenzione, piccole e grandi che siano, in positivo e non come prescrizioni oppressive, perché ogni comportamento virtuoso rappresenta una protezione per il nascituro, ma anche un piccolo passo verso un mondo più pulito e un piccolo aiuto al contrasto del cambiamento climatico. In generale, tutti i prodotti comuni sono adatti alla skincare in gravidanza, ma ci sono alcuni ingredienti che è sempre meglio evitare perché magari sono liposolubili ed hanno una maggiore capacità di penetrare nell’organismo. I più comuni sono il retinolo, l’acido retinoico, la retinaldeide e il palmitato di retinile. Gli oli essenziali sono composti da una miscela di molecole diverse, alcune delle quali sono noti allergeni. Se possedete prodotti profumati che avete usato in passato e che non hanno mai causato una reazione allergica, è probabile che non la causeranno nemmeno durante la gravidanza, ma è meglio limitarli.
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