Assegno Unico e Bonus Bebè Decaduti: Guida Completa su Cause, Effetti e Strategie di Reazione

Non tutti sanno esattamente cosa significhi e come devono comportarsi quando si parla di un sostegno economico come l'assegno unico o il bonus bebè che è stato dichiarato "decaduto" dall'INPS. Questa situazione, spesso fonte di preoccupazione e incertezza per le famiglie, richiede una chiara comprensione delle sue cause e delle procedure da seguire per tentare di risolverla. Sia che si tratti di un errore amministrativo o del venir meno dei requisiti, è fondamentale agire con consapevolezza e tempestività per tutelare i propri diritti. L'obiettivo di questo articolo è fornire una guida esaustiva su cosa comporti la decadenza di queste importanti misure di supporto, quali siano le motivazioni più comuni che la determinano e, soprattutto, quali passi concreti si possano intraprendere per affrontare e, se possibile, rimediare a tale evenienza.

Cosa Significa la Decadenza di una Domanda INPS?

L’assegno unico e universale è una misura di sostegno economico introdotta per fornire un aiuto alle famiglie con figli a carico. Questo supporto, il cui importo varia in base ad alcuni fattori, è erogato mensilmente dall’INPS agli aventi diritto e sostituisce una serie di precedenti bonus e detrazioni. A volte può accadere che la domanda di assegno unico venga considerata decaduta, e ciò vuol dire che l’INPS interrompe l’erogazione della prestazione, in quanto la richiesta è ritenuta non più valida.

La decadenza di una domanda INPS non è un concetto da confondere con la sospensione temporanea. Mentre quest'ultima può dipendere da errori nella documentazione o dalla mancanza dell’ISEE - Indicatori della Situazione Economica Equivalente - e si può risolvere correggendo i dati o integrando le informazioni mancanti, la decadenza, invece, comporta una sospensione definitiva. Ciò si verifica perché l’INPS ritiene che non sussistano più le condizioni per ricevere il sostegno economico e quindi cessa il pagamento dello stesso. Quando l’assegno unico è decaduto, si riceve un SMS dall’INPS, con il quale si è informati in merito alla decadenza appunto della richiesta. È bene essere sempre aggiornati, e un aiuto in tal senso giunge senza dubbio dalle circolari INPS, che illustrano tutte le novità e le casistiche relative a queste prestazioni.

Differenza tra decadenza e sospensione benefici INPS

Cause Principali della Decadenza dell'Assegno Unico e Universale

La decadenza dell’assegno unico può avvenire in conseguenza di una serie di situazioni previste dalla normativa e non è quindi riconducibile a una sola causa. Comprendere le diverse motivazioni è il primo passo per affrontare correttamente la situazione.

In primis, l’assegno unico decade quando c’è una perdita dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno. Chi richiede questa misura per i figli a carico deve essere residente e domiciliato in Italia, avere la cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione europea, oppure avere un permesso di soggiorno se si tratta di un cittadino di un Paese extra-UE. È importante sottolineare che la cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione europea può essere posseduta anche da un suo familiare, a condizione che quest'ultimo sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente. La mancata osservanza di questi requisiti fondamentali per il richiedente o per un suo familiare con il diritto di soggiorno può portare all'immediata interruzione del beneficio.

Tra i motivi di un assegno unico decaduto troviamo anche il venir meno della condizione per cui il figlio è considerato a proprio carico. Ciò può avvenire, ad esempio, in caso di separazione dei genitori, di trasferimento del figlio o di variazione della sua residenza, con conseguente modifica nel nucleo familiare. Tali cambiamenti, se non tempestivamente comunicati all'INPS, possono far presumere all'istituto che il figlio non sia più a carico del richiedente, determinando la decadenza della prestazione.

L’assegno unico decade anche quando un figlio non soddisfa più i requisiti anagrafici previsti dalla normativa. Dal momento che la misura è riconosciuta per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni di età, a patto che siano rispettate certe condizioni che verranno approfondite nel prossimo paragrafo, nel momento in cui si supera il suddetto limite anagrafico senza che sussistano le condizioni specifiche per la sua continuazione, scatta la decadenza automatica. Quest’ultima, infine, si verifica anche quando il figlio diventa maggiorenne e vengono meno le condizioni per continuare a ricevere l’assegno fino ai 21 anni di età. La persistenza del diritto dopo la maggiore età è strettamente legata a specifiche attività o condizioni del figlio, la cui assenza o mancata dimostrazione comporta la cessazione del beneficio.

Assegno Unico Decaduto per Figlio Maggiorenne: Casistiche e Azioni Specifiche

Per l’assegno unico c’è un particolare rischio di decadenza quando il figlio raggiunge la maggiore età. Questo perché, una volta arrivati a tale soglia, il diritto alla prestazione non si rientra più automaticamente nella platea dei beneficiari, così come non è detto che si venga necessariamente esclusi dalla misura. È un momento cruciale che richiede attenzione e proattività da parte della famiglia.

La normativa prevede, infatti, che l’assegno unico spetta per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino al compimento dei 21 anni, a patto che si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:

  • il figlio frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, o un corso di laurea;
  • il figlio svolga un tirocinio o un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8mila euro annui;
  • il figlio sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;
  • il figlio svolga il servizio civile universale.

Al raggiungimento dei 18 anni di età, l’assegno unico viene sospeso temporaneamente. Questa sospensione è un atto cautelativo, in attesa che siano fornite all’INPS le informazioni necessarie per verificare la sussistenza o meno del diritto alla ricezione dello stesso in base alle condizioni sopra elencate. Se l’esito della verifica è positivo, avviene la riattivazione dell’erogazione con regolarizzazione delle mensilità sospese, mentre in caso contrario la domanda si considera decaduta e si interrompe il pagamento mensile.

A differenza di quanto previsto per i minorenni, in presenza di un figlio maggiorenne si hanno a disposizione due opzioni per gestire la situazione e, se possibile, evitare la decadenza o riattivare il beneficio. Il genitore può provvedere a integrare la documentazione richiesta, in modo da dimostrare all’INPS che sussistono i requisiti per ricevere ancora l’assegno unico anche dopo il compimento dei 18 anni. In alternativa, può essere il figlio maggiorenne stesso a presentare direttamente una nuova domanda, facendo decadere quella precedentemente attivata dal genitore. L’assegno unico sarà così erogato direttamente al figlio, che potrà ricevere le somme spettanti fino al raggiungimento dei 21 anni di età, previa sussistenza e verifica periodica delle condizioni richieste.

Flusso decisionale Assegno Unico figlio maggiorenne

ASSEGNO UNICO FIGLI MAGGIORENNI

Cosa Fare in Caso di Domanda di Assegno Unico Decaduta

Quando si riceve dall’INPS un SMS che annuncia la decadenza della domanda di assegno unico, è necessario subito verificare la propria posizione utilizzando i canali istituzionali dell’ente. Non bisogna mai sottovalutare la tempestività dell'azione, poiché spesso ci sono termini precisi entro cui intervenire.

Il primo passo consigliabile è quello di accedere con le proprie credenziali di autenticazione nell’area MyINPS, presente sul sito ufficiale dell'Istituto, per consultare lo stato della domanda e leggere le motivazioni ufficiali della decadenza. Se si tratta di un errore nei sistemi, o se si ritiene di avere ancora diritto al beneficio, si potrà facilmente dimostrarlo con l’aiuto degli operatori INPS, ai quali sarà bene rivolgersi per chiedere chiarimenti. In tal caso, è consigliabile contattare il Contact Center INPS, chiamando il numero 803 164 da rete fissa o lo 06 164 164 da cellulare. È anche possibile aprire una segnalazione formale per richiedere supporto e chiarimenti specifici sulla propria pratica.

Se, al contrario, viene appurata l’assenza di anomalie e la decadenza è effettivamente dovuta a un motivo legittimo, bisognerà indagare sulla data della decadenza e sulla motivazione specifica. Recuperare l’Assegno Unico decaduto è infatti possibile, ma è fondamentale capire la causa esatta della decadenza e intervenire tempestivamente. Ciò potrebbe significare presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) con un ISEE corretto, aggiornare le proprie informazioni familiari o dimostrare la persistenza dei requisiti. Il Ministero delle Politiche Sociali specifica che, in caso di dichiarazioni false o omissione di informazioni rilevanti, sono previste sanzioni penali, sottolineando l'importanza della massima accuratezza nella fornitura dei dati. Vi consigliamo di consultare l’elenco aggiornato dei bonus famiglia attivi, poiché la normativa è in continua evoluzione.

Il Caso Storico del Bonus Bebè: Comprendere la Decadenza e Agire

Prima dell'introduzione dell'Assegno Unico Universale, una delle misure di sostegno alle famiglie più note era il "Bonus Bebè" o Assegno di Natalità, che prevedeva un contributo mensile per i nuovi nati o adottati. Anche per questa prestazione, era possibile incorrere nella decadenza, spesso a causa di errori amministrativi o variazioni dei requisiti.

Prendiamo in esame un caso concreto per illustrare la complessità di queste situazioni. I genitori di un bambino nato a settembre 2018 avevano richiesto il bonus bebè da 80 euro al mese per 12 mesi. Dopo aver consegnato tutti i documenti, la pratica era stata accettata dall'INPS e furono pagati i primi 320 euro (settembre-dicembre 2018). Per il 2019, bisognava mandare la nuova domanda con il nuovo ISEE. La nuova domanda è stata inoltrata il 7 maggio 2019. Tuttavia, il CAF, nella compilazione della DSU, commise un errore, sbagliando il quadro B, "casa di abitazione", inserendo un indirizzo di residenza errato.

Passavano i mesi e i genitori non vedevano accreditare nulla sul conto corrente. Si rivolsero quindi al CAF, chiedendo delucidazioni in merito. L'INPS, dopo una richiesta di chiarimenti da parte della madre, rispose il 11 luglio 2019: "la domanda è andata in Decadenza perché dalla dichiarazione ISEE non risulta convivente con il figlio per il quale è richiesto l’assegno". Successive comunicazioni INPS, come quella del 3 marzo 2020, ribadirono che "la sua domanda […] ci risulta decaduta per omissioni rilevate nell'Isee/dsu pervenuta in sede di presentazione della domanda", aggiungendo che le procedure erano in fase di aggiornamento. Il 23 marzo 2020, l'INPS confermò: "la sua pratica risulta decaduta per la seguente motivazione: dalla dichiarazione ISEE non risulta convivente con il figlio per il quale è richiesto l’assegno, pertanto non può essere riesaminata". Infine, il 1 aprile 2020, una comunicazione ulteriore specificò: "egregia signora, da un'attenta verifica è emerso che lei per l'anno 2020 non ha presentato alcuna ISEE. La procedura non ha rilevato pertanto un elemento essenziale per la permanenza del diritto ed ha posto in decadenza la sua domanda".

Informato il CAF di quanto comunicato dall'INPS, la DSU fu rettificata, correggendo l'indirizzo di residenza della madre, e inoltrata all'INPS il 23 luglio 2020. Nonostante solleciti e richieste di riesame, non giunsero ulteriori risposte. Un ultimo tentativo di ricorso amministrativo ottenne la seguente risposta il 29 dicembre 2020: "Il ricorso è inammissibile in quanto per la materia del bonus bebè non è previsto ricorso al comitato provinciale. Tuttavia la presente istanza verrà trattata come riesame e ho già inviato gli allegati e l'istanza all'unità operativa competente (in questo caso l'agenzia di L.). Si rende noto che la ricevuta col numero di protocollo informatico INPS. xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx deve essere considerata nulla a tutti gli effetti."

In sintesi, la decadenza dal bonus bebè si verifica per situazioni come la perdita dei requisiti previsti dalla legge (ad esempio, trasferimento della residenza all’estero, perdita della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, revoca dell’affidamento), in caso di decesso del figlio, revoca dell’adozione, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, o affidamento del minore a persona diversa dal richiedente. L’INPS prevede che il richiedente debba comunicare la perdita di uno dei requisiti entro 30 giorni. In caso di decadenza, l’utente, ove torni in possesso dei requisiti, deve presentare una nuova domanda. Se la nuova domanda è presentata entro i 90 giorni dall’evento (nascita, adozione, affidamento) l’assegno viene riconosciuto dal mese in cui l’utente è rientrato in possesso dei requisiti; se la nuova domanda è presentata oltre il termine di 90 giorni dall’evento l’assegno decorre dal mese di presentazione della nuova domanda.

Esempio di comunicazione INPS decadenza

In questo caso specifico, nonostante le prove documentali allegate dimostrassero l'assenza di una "situazione di fatto" che giustificasse la decadenza (la convivenza era sempre sussistita, l'errore era solo nella DSU), il percorso amministrativo si è rivelato tortuoso.

Il ricorso amministrativo - gerarchico è il presupposto necessario per poter fare causa all’INPS. La legge infatti prescrive che l’INPS, prima di subire una causa, deve essere messo nella condizione di prendere una posizione definitiva in via amministrativa. Per questo è obbligatorio presentare un ricorso amministrativo all’INPS prima di rivolgersi al Giudice. Tale obbligo è imposto dall’art. 443 del codice di procedura civile a pena di improcedibilità della domanda giudiziale. Solo dopo il rigetto del ricorso amministrativo (o dopo che sia decorso inutilmente il termine di legge di 90 giorni senza che l’INPS abbia comunicato una sua decisione) può essere avviata una causa. In questo caso si deve presentare un ricorso al Tribunale civile che va poi notificato alla relativa sede INPS. Nel caso esaminato, essendo trascorsi oltre 90 giorni dalla presentazione del ricorso gerarchico all'INPS senza una decisione, l'azione successiva sarebbe stata quella di procedere con ricorso giurisdizionale.

Un altro esempio riguarda una contribuente che aveva richiesto il bonus bebè per la quarta figlia nata a novembre 2017 e lo aveva percepito regolarmente per il 2017. Nel 2018, purtroppo, i genitori hanno dimenticato di inserire la quarta figlia nel nuovo ISEE, e l'INPS non ha pagato il bonus. Per poter richiedere l’assegno, è opportuno presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), e per ciascun anno di spettanza del beneficio, è necessario rinnovare la DSU ai fini del rilascio di un ISEE in corso di validità. Non presentando un ISEE 2018 corretto, la domanda iniziale è andata improrogabilmente in decadenza. Nel 2019, pur presentando un nuovo ISEE regolare, l'INPS ha erogato il bonus solo per errore di rielaborazione, specificando successivamente che le mensilità da gennaio a ottobre 2019 "NON DOVUTE" sarebbero state oggetto di recupero. Ciò dimostra che, se la domanda iniziale è decaduta, a nulla vale continuare a presentare un ISEE per gli anni successivi, sebbene sia un ISEE corretto, in quanto a monte non risulta più nessuna domanda valida, rendendo l'ISEE corretto irrilevante. Tentare di salvare il biennio 2019/2020 in questo contesto è risultato impossibile, anche a causa dell'abrogazione del Bonus Bebè.

L'Abrogazione del Bonus Bebè e l'Avvento dell'Assegno Unico Universale

È fondamentale comprendere che, dal 2022, alla luce della nuova normativa in materia di Assegno Unico Universale (Decreto Legislativo 21 dicembre 2021, n. 230), il Bonus Bebè è stato abrogato. Questa modifica legislativa ha radicalmente trasformato il panorama dei sostegni per le famiglie con figli a carico in Italia, consolidando diverse prestazioni in un'unica misura.

L'Assegno Unico e Universale per i figli a carico è stato istituito per semplificare e rendere più equo il sistema di supporto alle famiglie, sostituendo non solo il Bonus Bebè ma anche altre prestazioni come gli assegni al nucleo familiare, le detrazioni fiscali per figli a carico e il premio alla nascita. Questa transizione implica che per i nati, adottati o affidati a partire dal 1° marzo 2022, l'unica prestazione di riferimento è l'Assegno Unico. Questo significa che le questioni di decadenza relative al vecchio Bonus Bebè si riferiscono a periodi precedenti e le possibilità di recupero sono estremamente limitate, se non nulle, per gli anni successivi all'abrogazione. Pertanto, richieste di pagamento o sanatorie per il Bonus Bebè relative a periodi come il 2022 in poi non possono essere accolte, poiché la misura stessa non esiste più. L'esperienza degli utenti con il Bonus Bebè decaduto serve da monito sull'importanza della precisione nella compilazione delle domande e dell'aggiornamento costante della propria posizione.

Nuovi Supporti per le Famiglie: Bonus Nuovi Nati e Fringe Benefits

Anche se il Bonus Bebè è stato abrogato, il legislatore continua a introdurre nuove misure di sostegno e ad aggiornare quelle esistenti per le famiglie. È essenziale rimanere informati per cogliere tutte le opportunità disponibili.

Per i genitori di figli nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2025, è prevista la possibilità di presentare all’INPS la domanda telematica per ottenere un’indennità una tantum di 1.000 euro, meglio noto come "Bonus nuovi nati" o "Carta per i nuovi nati". Questo contributo, che può essere richiesto in alternativa da uno dei genitori, rappresenta un importante incentivo per le nuove famiglie. La domanda di questo bonus dev’essere inviata all’INPS entro il termine di 120 giorni dalla data di nascita o di ingresso in famiglia del figlio. Un recente messaggio INPS ha infatti esteso la precedente scadenza dei 60 giorni, fornendo maggiore flessibilità ai richiedenti. È cruciale notare che, se i genitori non sono conviventi, il bonus non spetta se richiesto da colui che non convive con il figlio nato, adottato o in affido preadottivo, ribadendo l'importanza della condizione di convivenza per l'accesso a determinate prestazioni.

Inoltre, il testo della Legge di Bilancio contiene anche altre misure di supporto indiretto, come l'incremento della soglia dei "fringe benefits". Nel 2025, la soglia dei fringe benefits sarà di 2.000 euro per chi ha figli, rappresentando un ulteriore beneficio economico per le famiglie attraverso il welfare aziendale. Queste nuove disposizioni mostrano un'attenzione continua alle esigenze delle famiglie, sebbene con strumenti e modalità in evoluzione.

Per restare sempre aggiornati su queste e altre novità legislative e sulle procedure INPS, vi invitiamo ad iscrivervi a newsletter gratuite specializzate e a canali di informazione affidabili, come i canali Telegram dedicati, per avere le notizie in anteprima e non perdere le scadenze importanti.

Infografica Riepilogo Benefici Familiari 2025

tags: #la #domanda #decaduta #del #bonus #bebe