Il vaccino antipertosse è un presidio fondamentale per tenere lontana una malattia infettiva molto pericolosa soprattutto nei bambini più piccoli. Questa profilassi è cruciale per la salute pubblica, offrendo una protezione significativa a individui e collettività. Comprendere a cosa serve il vaccino e le sue diverse applicazioni è essenziale per apprezzarne appieno il valore nel contrasto a una patologia che può avere esiti gravi, specialmente nelle fasce d'età più vulnerabili.

La Pertosse: Una Malattia Infettiva Altamente Contagiosa
La pertosse, conosciuta anche come tosse asinina o tosse canina, è un’infezione altamente contagiosa delle vie respiratorie. È provocata principalmente dal batterio Bordetella pertussis, e più raramente dal batterio Bordetella parapertussis. Questi microrganismi sono in grado di produrre un veleno specifico, noto come tossina pertussis. Questa tossina è la principale responsabile non solo della caratteristica tosse intensa, ma anche della moltiplicazione dei batteri e della loro buona aderenza alle mucose delle vie respiratorie, rendendo l'infezione particolarmente ostinata e dannosa. La pertosse si diffonde in tutto il mondo, dimostrando la sua natura pervasiva e la necessità di interventi preventivi su larga scala.
Il quadro clinico della malattia si manifesta attraverso diverse fasi. Da una a tre settimane dopo il contagio, si osserva il primo stadio della malattia, che si presenta con sintomi iniziali simili a quelli dell’influenza e una tosse non ancora caratteristica. Questa fase prodromica, spesso sottovalutata, può durare una o due settimane. Successivamente, si sviluppa la tosse tipica, che è il segno distintivo della pertosse. Questa tosse è caratterizzata da un’inspirazione prolungata, spesso descritta come il “canto del gallo”, un suono rauco e stridulo che ne facilita il riconoscimento. La tosse persiste solitamente per un periodo che varia da una a sei settimane. Durante gli attacchi di tosse, la persona malata può avere delle espettorazioni dense, spesso seguite da vomito, a causa dell'intensità e della persistenza degli spasmi. La fase di convalescenza, durante la quale i sintomi diminuiscono lentamente, può durare parecchie settimane o addirittura mesi, indicando una guarigione lenta e graduale.
La gravità della pertosse varia notevolmente in base all'età del paziente. Nei bambini più grandicelli e negli adulti, la pertosse ha un decorso solitamente benigno, sebbene possa essere estremamente fastidiosa e debilitante a causa della tosse prolungata. È invece particolarmente pericolosa nei neonati e nei lattanti di età inferiore ai tre mesi, che non possiedono anticorpi contro la malattia e che non hanno ancora ricevuto il vaccino. Questi piccolissimi, privi di protezione immunitaria, sono ad alto rischio di contrarre la malattia, che può causare serie complicanze. L’infiammazione delle vie respiratorie, infatti, nei lattanti può causare difficoltà di respirazione, con un senso di soffocamento e una colorazione bluastra della pelle dovuta alla mancanza di ossigeno. Nei casi più seri, la pertosse nei bambini piccoli può causare anche il decesso. La maggior parte dei decessi si verifica, infatti, tra i lattanti. Senza le vaccinazioni, diverse decine di bambini morirebbero di pertosse ogni anno in Svizzera, con gli esiti mortali che riguardano soprattutto i lattanti in circa 1 caso su 100-200. Questa malattia grave può portare a polmonite e danni cerebrali, soprattutto nei neonati e nei bambini più piccoli, sotto un anno di vita.
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I dati epidemiologici a livello globale mostrano l'andamento della malattia. Negli anni 1994-95, si è verificata un’epidemia di pertosse in Svizzera, con un totale di circa 40.000 casi estrapolati. Da allora, il numero di casi è diminuito fino al 2007, per poi aumentare negli anni successivi, pur rimanendo ben al di sotto delle cifre registrate negli anni Novanta. Due anni prima della pandemia di COVID-19, la tendenza si è invertita e i casi sono nuovamente diminuiti, raggiungendo un minimo storico durante gli anni della pandemia. Tuttavia, la ricomparsa di focolai in Paesi con copertura vaccinale in calo sottolinea l'importanza di mantenere alta l'adesione alle campagne vaccinali.
Il Vaccino Antipertosse: Meccanismo d'Azione e Formulazioni
Il vaccino antipertosse serve per immunizzarsi contro la pertosse. Come chiarito dalla professoressa Susanna Esposito, Ordinario di Pediatria all’Università di Parma e Direttore della Clinica Pediatrica all’Ospedale Pietro Barilla dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma, “Il vaccino antipertosse è quindi importante ed effettuato al momento giusto ha un ruolo protettivo fondamentale”. Il vaccino è formulato con antigeni inattivati di Bordetella pertussis, che riescono ad attivare la reazione immunitaria della persona vaccinata e quindi a creare anticorpi protettivi contro l’agente responsabile della pertosse, senza però causare la malattia con i sintomi debilitanti e le possibili complicanze. L'attuale vaccino antipertosse contiene, in veste di ingredienti deputati a creare l'immunizzazione, tre antigeni di Bordetella pertussis in forma purificata; in forma purificata significa che hanno subìto un trattamento in laboratorio, tale per cui non sono pericolosi per l'essere umano.
Da circa 30 anni, il vaccino è basato su batteri interi inattivati che, pertanto, non possono riprodursi e determinare l’infezione. Il vaccino esiste in diverse formulazioni. Per la pertosse, non esiste un vaccino singolo sul mercato; è disponibile solo in formulazioni vaccinali che comprendono altri vaccini, come quelli contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo B. Nei bambini, viene somministrato come parte del vaccino esavalente, mentre negli adulti e nelle donne in gravidanza viene utilizzato il vaccino dTpa, che associa difterite, tetano e pertosse. Questo vaccino è combinato con l’antitetanico e l’antidifterico (dTpa), ma essendo un vaccino acellulare ha molto pochi effetti collaterali. Contiene tossoide tetanico e difterico (particelle inattivate ottenute dai batteri responsabili di tetano e difterite) e frazioni purificate ottenute dal batterio che causa la pertosse. I vaccini combinati contro difterite-tetano-pertosse-polio-meningite da Hib (con o senza epatite B) sono stati sviluppati appositamente per i lattanti. A partire dai 4 anni, può essere somministrato il vaccino tipo adulto dTpa-IPV, che include anche la vaccinazione contro la poliomielite, per le persone che non hanno completato il ciclo vaccinale nei primi 3 anni di vita, a condizione che i genitori siano adeguatamente informati sull’importanza del richiamo all’adolescenza.

Il vaccino contro la pertosse protegge circa 9 persone su 10 dalle forme gravi della malattia e circa 1 persona su 7 da tutte le altre forme, contribuendo a ridurre significativamente l'incidenza e la severità delle manifestazioni cliniche. L'immunizzazione garantita dal vaccino antipertosse è destinata a ridursi progressivamente, fino a esaurirsi, nell'arco dei 5-10 anni successivi alla vaccinazione, rendendo necessari richiami periodici per mantenere una protezione efficace.
Il Calendario Vaccinale: Una Protezione per Tutta la Vita
Il vaccino antipertosse nei bambini fa parte delle vaccinazioni obbligatorie dell’infanzia e si somministra a partire dal compimento del secondo-terzo mese di vita, incluso nella vaccinazione esavalente. Questo vaccino combinato protegge anche contro tetano, difterite, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo B. Le dosi successive sono somministrate a 5 e a 11-12 mesi, completando il ciclo primario di immunizzazione.
È previsto un ulteriore richiamo prima dell’ingresso alla scuola dell’obbligo, quindi attorno ai 5-6 anni, per consolidare la protezione acquisita. Una successiva dose si effettua in adolescenza, tra i 12 e i 18 anni. Nello specifico, a 12-13 anni, viene raccomandata una dose di dTpa, che include anche la vaccinazione contro la poliomielite (somministrata come dTpa-IPV). Il ciclo vaccinale pediatrico prevede più dosi a intervalli prestabiliti, seguite da richiami nel corso della vita, evidenziando la necessità di una protezione costante e duratura. Il calendario vaccinale svizzero raccomanda una vaccinazione dei bambini a 2, 4 e 12 mesi, 4-7 anni e 11-15 anni, per un totale di 5 dosi, sempre in combinazione con il tetano e la difterite, così come la poliomielite, l’epatite B e Haemophilus influenzae tipo b, secondo l’età. Dei richiami sono consigliati fino a 15 anni.
L’immunità però non è permanente, quindi sono raccomandati richiami ogni 10 anni anche in età adulta. Tutti gli adulti, infatti, dovrebbero effettuare regolarmente i richiami del vaccino antipertosse. Questo non solo per la propria protezione, ma anche per proteggere in modo indiretto i neonati che, fino alla prima dose, possono contrarre la pertosse dai famigliari. Per un'adeguata protezione, nell'adulto è raccomandato un richiamo con la formulazione trivalente DTPa (Difterite-Tetano-Pertosse) ogni 10 anni. Anche adolescenti e adulti, quindi, dovrebbero sottoporsi ai richiami per ridurre la circolazione del batterio nella popolazione e prevenire contagi nei soggetti più fragili.
Per particolari categorie di individui, sono previste raccomandazioni specifiche. Una dose booster di dTaP è consigliata per tutti i soggetti affetti da neoplasia e sottoposti a chemioterapia. Analogamente, una dose di DTaP viene raccomandata in seguito a trapianto, per garantire una protezione adeguata in condizioni di vulnerabilità immunitaria.
La Vaccinazione Antipertosse in Gravidanza: Uno Scudo Essenziale per il Neonato
La vaccinazione con il vaccino dTpa in gravidanza rappresenta una strategia preventiva importante e fortemente raccomandata per proteggere il neonato dalla pertosse nei primi mesi di vita. Durante questo periodo, il bambino non ha ancora completato il proprio ciclo vaccinale e resta quindi particolarmente esposto. Il vaccino antipertosse è offerto gratuitamente alle donne in gravidanza in Italia, perché è protettivo per il bambino contro questa malattia che nei neonati può avere complicanze importanti.
La donna in attesa dovrebbe effettuare il richiamo. In Italia la vaccinazione dTpa è raccomandata tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione, idealmente tra la 28ª e la 32ª. Le linee guida nazionali indicano questo periodo, idealmente intorno alla 28ª settimana, come momento preferenziale per massimizzare la protezione del bambino. Questo consente alla mamma di sviluppare anticorpi che vengono trasferiti al feto attraverso la placenta. Questo processo, noto come “immunizzazione passiva”, conferisce al neonato una protezione immediata, coprendo l’intervallo di tempo più critico fino all’inizio del ciclo vaccinale pediatrico. Successivamente alla nascita, la protezione si estende anche attraverso il latte materno. Il vaccino si esegue attorno alla 28a settimana di gravidanza, ma si può effettuare fino a una settimana prima del parto perché ha comunque un effetto protettivo sul neonato. Se per qualche motivo non si riesce a ricevere la vaccinazione entro la 32sima settimana di gravidanza, si può comunque fare il vaccino fino al momento del parto, garantendo così una copertura per il neonato. La somministrazione è sicura anche per le gestanti.

Numerosi studi hanno confermato che la vaccinazione dTpa in gravidanza è sicura per la gestante e per il feto, senza aumento di rischi documentati di complicanze della gravidanza o del neonato. Il vaccino, infatti, non provoca effetti collaterali nella donna ed è sicuro per il feto, che attraverso la placenta riceve gli anticorpi diretti contro la Bordetella pertussis. Questi anticorpi proteggono il bambino fino ai 5-6 mesi di età, quando è in grado di essere protetto dalle prime due dosi di esavalente. Diversi studi dimostrano che il rischio di ammalarsi di pertosse nei bambini nati da mamma vaccinata è molto inferiore rispetto ai neonati di chi non si è sottoposta al vaccino. Analogamente ad altri vaccini, come quello per l’influenza stagionale, anche il vaccino per la pertosse in gravidanza non comporta rischi per il feto; semmai è più pericoloso che il neonato contragga l’infezione durante i primi mesi di vita, poiché senza protezione immunitaria potrebbe andare incontro a conseguenze gravi.
La vaccinazione viene somministrata ogni gravidanza, anche se ravvicinate. Durante la stagione invernale, il vaccino antipertosse può essere somministrato insieme al vaccino antinfluenzale, ottimizzando l'opportunità di immunizzazione. Inoltre, i nati a basso peso hanno un aumentato rischio di pertosse e sue complicanze, pertanto occorre somministrare una dose di dTap alla madre subito dopo il parto, a meno che non sia stata vaccinata durante l’ultimo trimestre di gravidanza. In presenza di febbre, diarrea, vomito o malattia moderata-grave, è opportuno attendere la guarigione per procedere alla vaccinazione, come per qualsiasi altra pratica medica. Informare adeguatamente le gestanti, rassicurandole sulla sicurezza e spiegando i benefici per il bambino, è fondamentale per aumentare l’adesione a questa pratica preventiva.
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Sicurezza del Vaccino e Gestione degli Effetti Collaterali
I vaccini sono farmaci che hanno superato tutti i controlli di sicurezza su vasta scala. Parlare di vaccino pertosse effetti collaterali è fondamentale per fornire ai pazienti un’informazione chiara, basata su evidenze scientifiche, e contrastare dubbi o timori che potrebbero ridurre l’adesione vaccinale. Da diversi anni viene usato il vaccino cosiddetto acellulare, costituito solo da alcune piccole “parti” del batterio, altamente purificate, molto meno reattogeno rispetto al vecchio vaccino (detto cellulare, o a cellula intera). Questo garantisce un livello molto elevato di controllo e trasparenza sulla sua sicurezza.
Le reazioni più comuni e di lieve entità sono dolore, rossore o gonfiore nella sede dell’iniezione. Si tratta in genere di reazioni lievi e di breve durata, che scompaiono molto rapidamente, entro 24/48 ore. Le reazioni locali tendono ad aumentare con il numero di dosi eseguite; circa il 40% dei bambini ha gonfiore o indolenzimento al braccio con la quarta dose di trivalente somministrata a 5-6 anni. Oltre alle reazioni locali, nei primi due giorni a seguito del vaccino, è possibile che compaiano febbre, irritabilità oppure sonnolenza, o un senso di stanchezza o malessere generale. In genere, queste reazioni sono di modesta entità e si risolvono spontaneamente. La vaccinazione può provocare nel 5-15% dei casi una reazione locale (arrossamento, gonfiore, dolore nel punto d’iniezione) o una reazione generalizzata (per esempio febbre, generalmente inferiore ai 39°C).
Reazioni più allarmanti sono rarissime. Possono verificarsi episodi simili al collasso, pianto inconsolabile di più di 3 ore e febbre molto alta, che comunque non portano a complicanze a lungo termine. Reazioni allergiche gravi (anafilassi) sono eventi eccezionali, stimati in meno di un caso su un milione di dosi somministrate. In situazioni molto rare, può avvenire una reazione allergica a certi componenti del vaccino; in genere questa reazione si manifesta con un rossore generalizzato della pelle e/o prurito. Talvolta sono segnalati altri problemi dopo una vaccinazione, ma sono estremamente rari (da 1 caso su 100.000 o 1 su 1.000.000). Come per ogni vaccino, sono controindicati nei casi di reazione allergica grave a somministrazioni precedenti o a componenti del vaccino.
È importante sottolineare che i benefici del vaccino pertosse superano di gran lunga i rischi: prevenire una malattia potenzialmente letale, soprattutto nei neonati, giustifica ampiamente la gestione di effetti collaterali lievi e transitori. Spiegare in modo corretto gli effetti collaterali ai genitori e alle gestanti aiuta a creare fiducia, migliorando la compliance vaccinale.
L'Importanza dell'Obbligo Vaccinale e l'Immunità di Comunità
I vaccini sono il sistema più sicuro per difendere la salute di ogni persona e della collettività da malattie contagiose e pericolose, che possono addirittura causare anche il decesso. Il Servizio Sanitario Nazionale ne dispensa molti gratuitamente, per favorire l’aderenza basata sulla libera scelta e sulla consapevolezza che i vaccini siano essenziali per combattere le malattie. Per l’infanzia e l’adolescenza sono previsti alcuni vaccini obbligatori e gratuiti che vanno effettuati secondo un calendario preciso. Le famiglie vengono contattate con una lettera inviata dalla ASL di competenza.
La professoressa Esposito aggiunge che “I bambini e i ragazzi vengono vaccinati presso l’Ambulatorio vaccinale della ASL stessa o, in alcune Regioni, dal proprio pediatra di libera scelta”. Dei vaccini obbligatori fanno parte l’esavalente e l’antimorbillo-parotite-rosolia-varicella. Per impedire la diffusione della malattia, proteggendo anche coloro che realmente non possono essere vaccinati, come chi è allergico ai componenti, è necessario vaccinare 95 persone su 100. Questa soglia, nota come immunità di gregge, è cruciale. Se questa percentuale cala, gli agenti responsabili delle malattie riprendono a circolare, mettendo a rischio l'intera comunità.

I dati ufficiali raccontano che la percentuale dei vaccinati contro morbillo e rosolia è soltanto dell’87 per cento circa e tale percentuale cala addirittura al 46 per cento nel caso della varicella. Queste cifre, inferiori alla soglia critica, dimostrano la vulnerabilità della popolazione a queste malattie. L’obbligo vaccinale insomma protegge i soggetti più deboli da complicanze serie. È importante effettuare anche i vaccini non obbligatori, con la piena consapevolezza di agire in difesa della salute propria e della collettività. Il vaccino pertosse è un presidio essenziale di sanità pubblica e rientra nei programmi di immunizzazione obbligatori e raccomandati in gran parte del mondo.
I dati epidemiologici dimostrano chiaramente che, grazie alla vaccinazione, l’incidenza della pertosse è drasticamente calata negli ultimi decenni. Tuttavia, nei Paesi dove la copertura vaccinale si è abbassata, si sono verificati nuovi focolai, confermando l’importanza di mantenere alta l’adesione. Per questo motivo, il vaccino contro la pertosse è considerato uno strumento chiave non solo per la salute individuale, ma anche per la protezione collettiva.