La pertosse, storicamente nota come "tosse dei 100 giorni", è una malattia infettiva batterica altamente contagiosa che sta tornando a destare grande preoccupazione a livello globale. Nonostante la disponibilità di vaccini efficaci, la patologia ha fatto registrare un incremento drammatico nei casi riportati, segnalando una sfida epidemiologica complessa che coinvolge sia le nazioni in via di sviluppo che quelle economicamente avanzate.

Agente patogeno e dinamiche di trasmissione
La pertosse è causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis e, più raramente, dal Bordetella parapertussis. Questi microrganismi sono patogeni specializzati che trovano il loro habitat naturale nella mucosa delle vie respiratorie, in particolare laringe e faringe, dove crescono e si moltiplicano. La loro pericolosità risiede nella produzione di una tossina specifica, la tossina pertussis, che non solo è responsabile degli attacchi di tosse, ma agisce come un sofisticato modulatore della risposta immunitaria dell'ospite.
La trasmissione avviene tipicamente per via aerea, attraverso il muco o la saliva espulsi con starnuti e colpi di tosse. Poiché la Bordetella pertussis non possiede una particolare resistenza nell'ambiente esterno, la diffusione è strettamente legata al contatto interumano. Il soggetto infetto risulta contagioso dall'inizio dei sintomi fino a circa tre settimane dopo la fine delle crisi di tosse, rendendo difficile il controllo della circolazione batterica in assenza di una copertura vaccinale ottimale.
Quadro clinico e decorso della malattia
Il decorso della pertosse si articola in diverse fasi, ognuna con caratteristiche peculiari. Il primo stadio, che compare da una a tre settimane dopo il contagio, presenta sintomi simili a una comune influenza, inclusi naso che cola, febbre lieve e tosse non caratteristica.
Dopo una o due settimane, la patologia evolve nello stadio convulsivo. Questo periodo è segnato da attacchi di tosse violenti, spesso associati a un rumore alto e stridente durante l'inspirazione, noto popolarmente come "canto del gallo" o "tosse canina/ferina", causato dallo spasmo laringeo. Durante tali attacchi, il malato può espellere espettorato denso, spesso seguito da vomito. Questa fase può durare dalle due alle quattro settimane.
Infine, segue lo stadio della convalescenza, che si protrae per diverse settimane o mesi, durante il quale i sintomi diminuiscono gradualmente fino alla guarigione completa. Le complicanze, più frequenti nei soggetti fragili, includono polmonite, encefalopatia, otiti e convulsioni.
Diffusione globale e scenari regionali
La pertosse è diffusa in tutto il mondo, con circa 48,5 milioni di persone infettate ogni anno e una mortalità che, sebbene in calo rispetto ai 138.000 decessi del 1990, resta elevata. Nel 2024, i casi registrati a livello globale hanno raggiunto quota 977mila, quasi sei volte quelli dell’anno precedente.
Il primato dei contagi spetta alla regione del Pacifico occidentale, con oltre 591mila casi. Anche nel continente americano la situazione è critica: negli Stati Uniti, ad esempio, lo Stato del Kentucky ha registrato tre decessi di neonati in un solo anno, con livelli di contagio che non si vedevano dal 2012. Nelle nazioni dell'America Latina, come Argentina, Brasile e Colombia, i bambini sotto i 12 mesi rappresentano dal 30% al 40% dei casi totali, evidenziando la vulnerabilità di chi non ha ancora completato il ciclo primario di vaccinazione.
I vaccini: storia e attualità di un efficace mezzo di prevenzione delle malattie infettive
Emergenza in Europa e nel bacino dell'UE/SEE
In Europa, la situazione è caratterizzata da un'impennata dei casi senza precedenti negli ultimi decenni. Paesi come Belgio, Croazia, Danimarca, Spagna, Svezia, Norvegia, Cechia e Olanda hanno riportato numeri di infezioni che non venivano riscontrati da anni. I dati preliminari indicano un aumento di oltre 10 volte dei casi nel 2023 e 2024 rispetto al biennio 2021-2022.
In Croazia, ad esempio, tra gennaio 2023 e marzo 2024, sono stati registrati 6.261 casi, con una concentrazione particolare tra i giovani dai 10 ai 19 anni, che rappresentano il 67% delle segnalazioni. In Repubblica Ceca, il numero di casi è il più alto degli ultimi sessant'anni, con carenze di vaccini segnalate dai media locali. La preoccupazione maggiore riguarda il fatto che molti di questi casi si verificano tra i vaccinati e i neonati che non hanno completato il ciclo primario, oltre a un problema diffuso dovuto allo scarso ricorso alla conferma di laboratorio, che rende difficile monitorare l'esatta portata dei focolai.
Il ruolo critico della vaccinazione
La prevenzione rimane l'unico strumento efficace per contrastare la diffusione della pertosse. Il vaccino viene solitamente somministrato nell'ambito della vaccinazione esavalente, con cicli che iniziano al secondo mese di vita e richiami necessari poiché l'efficacia tende a diminuire nel tempo.
Uno studio del 2011 del CDC ha indicato che la protezione immunitaria può durare solo dai tre ai sei anni, mentre altre ricerche suggeriscono che l'immunità naturale dopo l'infezione varia dai 7 ai 20 anni. Questa caducità dell'immunità rende fondamentale il richiamo vaccinale, non solo nei bambini, ma anche nelle donne in gravidanza. La vaccinazione materna, infatti, è una strategia di eccellenza che garantisce il trasferimento degli anticorpi al nascituro, proteggendo il neonato nel suo periodo di massima vulnerabilità prima dell'inizio del calendario vaccinale pediatrico.
Criticità nei sistemi di sorveglianza
La "vittima del suo stesso successo" in Europa e Asia centrale è il calo di attenzione verso le malattie prevenibili. La popolazione, non testimone dell'impatto devastante di queste patologie, ha sviluppato un certo autocompiacimento. Questo fenomeno, unito alla disinformazione e alle disparità nell'accesso all'assistenza sanitaria, ha portato a una copertura vaccinale stagnante.
La necessità di rafforzare la sorveglianza epidemiologica è una priorità indicata sia dall'OMS che dalla PAHO. È vitale assicurare richiami vaccinali negli operatori sanitari, specialmente quelli che operano a stretto contatto con i neonati, e migliorare la capacità di conferma diagnostica in laboratorio. L'obiettivo dell'immunità di gregge, che richiede una copertura del 95% in ogni comunità, risulta purtroppo lontano in molte regioni, lasciando ampie fette di popolazione esposte al rischio di complicazioni gravi.
Evoluzione storica del vaccino
Lo sviluppo del vaccino contro la pertosse è stato un percorso lungo iniziato nel 1906 con la scoperta del B. pertussis da parte di Jules Bordet e Octave Gengou. Nel 1942, Grazia Eldering, Loney Gordon e Pearl Kendrick crearono la prima combinazione "DTP" (Difterite, Tetano, Pertosse).
Per mitigare gli effetti collaterali legati al vaccino a cellula intera, lo scienziato giapponese Yuji Sato sviluppò nel 1981 il vaccino acellulare, oggi standard nella pratica clinica globale. Nonostante questi avanzamenti, la pertosse resta una malattia difficile da eradicare. La sfida attuale non è più solo tecnologica, ma organizzativa e sociale: garantire che i vaccini siano disponibili e accessibili, contrastare le false credenze e supportare gli operatori sanitari nel raggiungimento delle popolazioni vulnerabili, incluse le comunità indigene e le zone rurali dove la copertura risulta strutturalmente più bassa.