Per sempre la sua musica cullerà i nostri sogni: il significato di un legame eterno

L’essere umano è attraversato da una costante tensione verso il controllo: siamo così pieni di noi stessi, del nostro Io, da voler tenere tutto sotto gestione, al punto di non giustificare neanche una perdita. Perdere non è contemplato, nel senso più ampio del termine. Il nostro ego smisurato ci impedisce di prendere in considerazione la nostra debolezza, le nostre fragilità. È questo il contesto in cui nasce ogni forma di soppressione: da quella più semplice che, per esempio, ci impedisce di pronunciare definitivi verbi di perdita come “morire”, preferendo coniugare i più rassicuranti “andare” e “scomparire”; a quella più esasperata che conduce all’annientamento fisico o sociale di chi ha messo in evidenza una falla nella nostra intangibile personalità.

Una rappresentazione astratta della psiche umana e dei confini del controllo

La cosa curiosa è che questo meccanismo giunge a sopprimere anche quelle “voci di dentro”, assolutamente libere dal nostro ego, che chiamiamo sogni. Spesso è perché non li ricordiamo, altre volte è perché, nonostante il sogno si sia impresso nella memoria, riteniamo, nella nostra, tutta moderna, vanità raziocinante, di non doverne considerare i significati, più o meno reconditi, come segnali d’allarme o consigli per la nostra vita.

L’essenza ontologica del sogno nell’umanità

Eppure la facoltà di sognare è parte integrante ed elemento distintivo della nostra umanità. Non si può essere umani senza sognare. E per quel che sappiamo dagli usi più antichi a noi pervenuti, l’uomo ha sempre pensato che i sogni fossero necessari per la propria vita, cogliendone il valore profetico e valorizzandone una certa capacità interpretativa della realtà quotidiana. I testi sacri delle varie religioni sono lì a dimostrarlo: i sogni appartengono all’uomo, ma non sono semplicemente il frutto delle sue capacità intellettive, possono infatti essere un tramite con una realtà altra, non altrimenti raggiungibile, sia essa nei cieli o nella profondità del nostro cuore. Il Talmud esprime questo concetto in maniera illuminante: «Un sogno non interpretato è come una lettera indirizzata a te e mai aperta».

Antichi manoscritti e simbolismo onirico

La psicanalisi freudiana e l’analisi junghiana hanno ridato valore, valenza filosofica e in qualche modo “scientifica” nella nostra contemporaneità a quello che la cultura popolare ha sempre saputo. E la letteratura, che ne è l’espressione più alta, ha sempre attinto al mondo dei sogni e alla sua capacità di fornire letture concrete della realtà. Senza scomodare il Timeo e il Simposio di Platone o i grandi sogni biblici che così tanto hanno influito sulla cultura occidentale, pensiamo, per restare nell’antichità, a quell’aquila che piomba sulle oche facendone strage, che nel sogno omerico di Penelope diventa presagio del ritorno di Ulisse.

I grandi romanzi medievali, da Tristano e Isotta a Lancillotto del lago sono intessuti di sogni, capaci di interpretare e guidare le vicende dei personaggi. Lo stesso Dante costruisce la sua poesia, a partire dalla Vita nova, sulla valenza del sogno nell’esistenza umana. Più avanti nel tempo Shakespeare, nella Tempesta, fa dire a Prospero: «Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata da un sonno».

La potenza intellettiva del sogno: una prospettiva filosofica

Davvero, quindi non si può parlare di umanità senza evidenziare il ruolo essenziale che in essa hanno i sogni. A questo proposito risulta interessante la lettura di un piccolo ed efficace libro della filosofa e psicoterapeuta francese Anne Dufourmantelle, L’intelligenza del sogno. Fantasmi, apparizioni, ispirazioni, proprio a significare la potenza intellettiva del sogno, se liberamente esperito e adeguatamente utilizzato e interpretato. Perché sognare, spiega Dufourmantelle, introduce a una possibilità di lettura della vita che «supera di gran lunga le capacità del sognatore», giungendo alla conclusione che si debba «supporre che il sogno disponga di un’intelligenza suprema».

La Scienza dei Sogni

Un’intelligenza che ci appartiene, ma con la caratteristica di lavorare al di fuori del tempo. Traduce, insomma, «il tempo in spazio», il tempo in immagini, riuscendo a mostrare ciò che per noi deve ancora accadere, in un processo creativo totalmente liberato dalle nostre sovrastrutture mentali. Il sogno, spiega Dufourmantelle, è libertà capace di portare alla luce la profondità umana, la verità sull’uomo. Il sogno trascende l’uomo e allo stesso tempo, volendone fornire una lettura spirituale, è interprete della trascendenza che lo abita, dei desideri che sono alla radice di una vita chiamata a realizzarsi.

Proprio in virtù di questa sua libertà ontologica il sogno agisce al di fuori di ogni costrizione. Per questo, come ci insegnano i testi sacri, è messaggero di rischi e interprete di opportunità che si vanno formando. È in quella stessa facoltà intellettiva del sogno che fonda la capacità creativa dell’uomo, la sua chiamata a migliorarsi e a desiderare di migliorare il mondo in cui vive.

L’interferenza tecnologica e la perdita del sognare

L’analisi dell’autrice diventa stringente riguardo all’uso delle nuove tecnologie e degli algoritmi, che interferiscono con i nostri orizzonti di liberi sognatori, proponendoci in ogni momento nuovi desideri da realizzare e nuove immagini con cui viverli. Sostituendosi ai sogni, agendo sul nostro ego smisurato e narcisista, l’intelligenza artificiale non restringe semplicemente la nostra libertà, ma toglie ossigeno allo stesso pensiero di libertà. «Abbiamo dato alla tecnologia i mezzi per disporre dei nostri desideri, per regolare i nostri bisogni e anticipare le nostre visioni, ovvero le abbiamo dato i mezzi per pensarci. Come fare a riprendere il controllo?». E questo, per Dufourmantelle, più che un grido d’allarme è una certezza.

Illustrazione concettuale sulla tecnologia che sostituisce il sogno naturale

Il sogno come bussola esistenziale

Il sogno nasce sempre da un’idea astratta “Quanto mi piacerebbe!”. Sognare è, infatti, il primo pezzetto del puzzle perché mette in movimento tutto. È come accendere un motore. All’inizio sogni, poi inizi a crederci un po’ di più e quel “Quanto mi piacerebbe” diventa “Voglio”. Finché non ti ritrovi, quasi senza rendertene conto, a lavorare concretamente per realizzarlo. Non puoi sapere dove ti condurranno certi pensieri e certe emozioni. Magari, un domani volgendo il tuo sguardo a ritroso ti renderai conto che quella grande spinta verso la felicità è iniziata proprio così: semplicemente sognando.

Sognare rende il futuro così accessibile tanto da farci dimenticare quanto la strada, per realizzare i nostri sogni, sia irta di ostacoli. Da bambini, guardiamo al futuro desiderando fare cose fantastiche; in quel periodo non siamo ancora in grado di capire gli ostacoli che si presenteranno sul nostro cammino, pensiamo che tutto sia possibile e abbiamo una gran voglia di vivere. Quante volte da bambini gli adulti ci hanno detto e ripetuto “Torna con i piedi per terra, non farti troppe illusioni”. “Cresci, metti la testa sulle spalle e sii realista perché la vita è questa, sofferenza e sacrificio”. Per poi trovarci da grandi a desiderare un’altra vita.

Siamo fatti tutti di sogni e speranze, senza i quali non potremmo vivere pienamente. I momenti più bui della vita sono, infatti, quelli dove non abbiamo un sogno da custodire o semplicemente un obiettivo da perseguire. I momenti nei quali ci sentiamo più vivi sono quelli, invece, in cui lottiamo per ciò in cui crediamo e non c’è niente di più bello di raggiungere un obiettivo prefissato: la gioia provata ci fa capire quanta fatica e dolore siano stati necessari, ma è da loro che nasce la felicità. I sogni hanno il potere di orientare la bussola del nostro cammino, sono il nostro trampolino di lancio dando una direzione alle nostre scelte e azioni.

La musica e la persistenza del desiderio

La musica agisce spesso come il linguaggio universale attraverso cui i sogni vengono preservati. Quando diciamo che “per sempre la sua musica cullerà i nostri sogni”, facciamo riferimento a una memoria che non si spegne, a una vibrazione che continua a risuonare oltre la caducità dell’esistenza fisica. La canzone, l’opera, la melodia diventano la custodia di quelle visioni notturne che, altrimenti, il tempo finirebbe per cancellare.

Musica e onde sonore che rappresentano il sogno eterno

Come accade nel progetto discografico di Claudio Baglioni, La Vita È Adesso (con il sottotitolo Il Sogno È Sempre), la musica riesce a intercettare i sogni di intere generazioni, giungendo ai nostri giorni con la stessa e intatta capacità di parlare ancora al cuore di tutti. Il filo rosso di queste opere vede protagonista assoluto l’uomo che si esprime quale centro di un universo sofferente e sempre alla ricerca di una felicità quasi impossibile da ottenere. La chiave di volta per la speranza è il sogno, la cui dimensione bisogna inseguire per sopravvivere alla realtà. E se è pur vero che il sogno tiene vivo l’uomo, che lo tiene vivo per sempre, queste canzoni ci ricordano, una volta in più, che però la vita va vissuta e non sognata.

Bandabardò, nel corso della sua storia, ha utilizzato la musica come mezzo per osservare e comprendere il mondo, un viaggio da percorrere insieme agli altri. La musica diventa, dunque, la culla dei sogni collettivi, un abbraccio fraterno in cui trovano posto tutti, anche gli emarginati e i vagabondi. È la dimostrazione che la creatività umana, se alimentata dalla capacità di sognare, può trasformare il dolore in una festa partecipata, un messaggio di un mondo libero e democratico.

Il coraggio di andare controcorrente

Molti dei nostri sogni sono stati nutriti da una droga subdola che si chiama “approvazione, stima, fama”. Ce la iniettano nel cervello sin da bambini: se fai quello mamma e papà ti vogliono bene, se sei bravo ti danno uno zuccherino. Una volta ingerita questa droga, gli altri possono controllarci e diventiamo dei robot. Premi il tasto stima e il robot diventa più alto; premi il tasto critica e il robot cade a terra.

Pensa a una persona che stimi, qualcuno che rappresenti per te un esempio di forza e successo. Magari è un personaggio famoso, o semplicemente uno dei tanti “eroi che si celano dietro a vite apparentemente normali”. Non ha alcuna importanza, ciò che conta è che quella persona probabilmente non avrebbe combinato nulla se avesse dato retta a ciò che le dicevano gli altri.

La fiaba del re e del pozzo avvelenato, narrata in Veronika decide di morire di Paulo Coelho, ci insegna che una persona viene ritenuta pazza solo quando pensa diversamente rispetto agli altri. Ma è proprio in quella diversità, in quella capacità di non bere l’acqua della follia collettiva, che risiede la possibilità di restare fedeli ai propri sogni. Comunicare, in questo senso, significa trovare il coraggio di mantenere la propria visione, anche quando il mondo circostante sembra parlarci in un linguaggio che non ci appartiene più.

L’insegnamento del silenzio e dell’ascolto

In un mondo saturo di rumore, il silenzio - come ci insegna John Cage con 4’33’’ - non è mai vuoto. È uno spazio di ascolto, un’apertura verso i suoni dell’ambiente, verso il battito interno del nostro corpo, verso i sogni che emergono quando il brusio esterno si placa. Ogni suono può essere musica se siamo pronti ad accoglierlo, così come ogni sogno può trasformarsi in realtà se smettiamo di aver paura di ciò che pensano gli altri.

L’invito è dunque a non lasciare che i sogni si accumulino nel cassetto dei rimpianti. Ognuno di noi ha nell’anima due cassetti: quello dei sogni e quello dei rimpianti. Da giovani, apriamo sovente quello dei sogni lasciandoci trasportare dalla fantasia. Con il passare degli anni, il cassetto dei sogni non viene più toccato, come se qualcosa di misterioso bloccasse i nostri gesti. È necessario, invece, avere la forza di riaprirlo, di guardare alle nostre passioni accantonate - come il bambino che riprende a giocare a calcio, o l’artista che riscopre il valore della propria creazione - e ammettere che c’è ancora sete di emozioni.

Un cassetto socchiuso da cui esce luce intensa

Custodire i sogni significa riconoscere che essi orientano la bussola del nostro cammino, dando una direzione alle nostre scelte. Significa comprendere che, anche nelle giornate in cui ci sentiamo intrappolati in una stanza, in una routine o in una reclusione forzata, il sogno rimane l’unica vera biblioteca magica in cui poter viaggiare, trasformando il fango della quotidianità nel fiore di una vita autentica. La musica, in questo processo, resta la colonna sonora che culla questi sogni, garantendo che, anche quando noi non ci saremo più, la bellezza che abbiamo inseguito continui a vibrare nell’aria, un eco eterno di ciò che siamo stati capaci di desiderare.

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