La Presenza di Glifosato nei Pannolini e l'Allarme sulle Sostanze Tossiche nei Prodotti per l'Infanzia

Non è la prima volta che si discute del problema dei residui tossici nei pannolini per bambini e, più in generale, nei prodotti destinati ai più piccoli. La questione è complessa e solleva interrogativi significativi sulla sicurezza e sulla composizione di articoli di uso quotidiano che vengono a contatto diretto con la pelle delicata dei neonati. Recenti indagini e analisi hanno continuato a mettere in luce la presenza di sostanze potenzialmente nocive, tra cui residui di glifosato, l'ingrediente attivo del Roundup, e di altri pesticidi, all'interno di alcuni modelli di pannolini usa e getta. Questa problematica non si limita unicamente al glifosato; sono state individuate anche tracce di diossina, o molecole appartenenti alla stessa famiglia, e di idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Un quadro preoccupante che non può essere ignorato, tanto che il ministro dell’Ambiente, Ségolène Royal, ha evidenziato in una lettera alla Commissione europea come la presenza di sostanze pericolose nei prodotti tessili, e in particolare nei pannolini, "non può essere tollerata".

infografica sostanze tossiche nei prodotti per bambini

Il Contesto Generale: Residui Tossici e la Sicurezza dei Prodotti per l'Infanzia

La discussione sui residui tossici si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione per la sicurezza dei prodotti per l'infanzia. Un rapporto del Dipartimento di Ecologia dello Stato di Washington ha rivelato che sono oltre 5.000 i prodotti per bambini che includono sostanze tossiche e che, nonostante questo, continuano a essere tranquillamente venduti sugli scaffali dei negozi. Si tratta di oggetti che nascondono insidie e pericoli micidiali per la salute, soprattutto in considerazione dell'uso quotidiano e prolungato che se ne fa.

La problematica non si ferma ai pannolini. Altri studi hanno evidenziato che le case manifatturiere di giocattoli, biberon e altri articoli per l'infanzia utilizzano elementi chimici potenzialmente dannosi per la salute dei più piccoli. Tra questi si annoverano numerosi metalli tossici come cadmio, cobalto, mercurio, antimonio, arsenico e derivati del petrolio. All’appello non mancano perfino pericolosi solventi come il metil-etil-ketone. L'attenzione si concentra in particolare sui pannolini usa e getta, un settore in cui emerge chiaramente il fatto che non si sa realmente di cosa essi siano composti, dato che i produttori non sono obbligati da alcuna legge a comunicare le componenti con schede di sicurezza e documentazioni dettagliate, limitandosi spesso a riportare sommariamente tutti gli ingredienti. Anche negli assorbenti femminili, a contatto con parti altrettanto delicate, si può riscontrare lo stesso problema, indicando una diffusa problematica di contaminazione in prodotti igienici.

I Pannolini Usa e Getta: Composizione e Rischi Nascosti

Proprio nei pannolini usa e getta sono stati rinvenuti quantitativi di IPA, idrocarburi formati per lo più da benzoanthracene e crisene. Queste sostanze, derivate dal petrolio e dunque definite "petrolato", sono state tradizionalmente utilizzate per attenuare l'irritazione nei glutei dei lattanti. Tuttavia, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) li considera potenzialmente tossici, un dato che solleva serie preoccupazioni, nonostante le normative europee tollerino la loro presenza a condizione che non superi 0,2 mg/kg. Un esempio citato riguarda i pannolini Pampers, in cui la quantità di queste sostanze cancerogene rilevate rimane al di sotto del limite legale. La contestazione principale, tuttavia, non riguarda tanto la legalità della quantità, quanto il fatto che le parti intime dei neonati, fino ai 2-3 anni, siano esposte a questi agenti cancerogeni.

Alcuni rapporti hanno anche suggerito che il prodotto, in certi casi, avrebbe causato delle eruzioni cutanee che si sarebbero evolute in vere e proprie ustioni chimiche, un'indicazione della gravità delle possibili reazioni. Oltre agli IPA, i pannolini moderni possono contenere una varietà di materie plastiche, adesivi, colle, elastici lubrificanti, alcuni dei quali possono causare gravi irritazioni. A questi si aggiungono altre sostanze quali benzene, xilene, stirene, isoproprilene e altre tossine che, secondo alcune ipotesi, potrebbero essere cancerogene. È presente anche il sodio poliacrilato, un materiale gelificante impiegato per la sua elevata assorbenza, e naturalmente diossina, inchiostri, lozioni con vasellina e profumi. Quest'ultimi, in particolare, possono alterare e danneggiare il sistema endocrino, causare problemi all'apparato respiratorio e scatenare allergie nei bambini.

Un aspetto non meno rilevante è l'impatto ambientale. Con l'uso dei pannolini usa e getta, ogni bambino produce circa una tonnellata di rifiuti non biodegradabili e difficili da smaltire in un anno, causando danni non solo alla pelle dei neonati ma anche e soprattutto all'ambiente.

schema dei componenti di un pannolino usa e getta

Oltre i Pannolini: Sostanze Pericolose negli Articoli per la Cura e l'Igiene dei Bambini

La problematica delle sostanze nocive si estende ben oltre i pannolini, toccando un'ampia gamma di prodotti per l'infanzia.

Il Bisfenolo A (BPA) nei Biberon

Un esempio notevole è il BPA, ovvero Bisfenolo A, un materiale potenzialmente dannoso presente in numerosi contenitori in plastica, inclusi i biberon trasparenti e con elevata resistenza termica. L'Unione Europea, riconoscendo i rischi associati, ha bandito i biberon con bisfenolo il 25 novembre 2010, e la loro commercializzazione è stata vietata anche in Italia a partire dal 1° giugno 2011. Le accuse rivolte al BPA nei biberon riguardano i rischi a cui sarebbero esposti i bambini alimentati attraverso questi contenitori in plastica. Questi includono alterazioni del corretto sviluppo cerebrale, malattie dello sviluppo sessuale e sterilità nei bambini di sesso maschile. Il BPA è stato identificato come responsabile di svariate forme di disfunzioni ormonali e patologie a carico degli organi riproduttivi, e può provocare l’insorgenza di tumori.

Sostanze Nocive in Salviettine, Talchi e Creme

Molto preoccupante è anche la lista delle sostanze nocive presenti in salviettine detergenti, talchi, creme, lozioni, paste lenitive, shampoo, bagnoschiuma ed oli. Tra queste, spiccano:

  • Fenossietanolo: Questa sostanza è largamente utilizzata nell'industria cosmetica non solo per la sua nota azione antimicrobica, ma anche perché svolge un ruolo importante nella riduzione dell'evaporazione del profumo. Il Comitato Scientifico sulla Sicurezza dei Consumatori dell’Unione Europea ne ha autorizzato l'utilizzo a patto che la sua concentrazione non superi l'1% del totale. Tuttavia, alcuni studi mostrano come l'esposizione prolungata, sia orale che cutanea, a questa sostanza, sia tossica per la riproduzione e lo sviluppo, specialmente per quei prodotti che non prevedono risciacquo. L’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) ha invitato a non usare il phenoxyethanolo nei prodotti che vengono applicati sui glutei (come le creme protettive o le salviettine profumate) e a ridurre la sua concentrazione dall’attuale 1% allo 0,4% in tutti gli altri cosmetici. Questi sospetti sembrano sempre più fondati, tanto che l’Ansm è arrivata a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età. Per precauzione, in attesa di una rivalutazione del rischio da parte delle autorità europee, sarebbe meglio evitare i marchi che usano questo conservante.

  • Ftalati: Queste sostanze chimiche, prodotte dal petrolio, sono i plastificanti più comuni al mondo. Non mancano, naturalmente, nei giocattoli e negli articoli per l'infanzia, anche se dal 1999 il loro utilizzo è stato considerevolmente ristretto dall'Unione Europea. In particolare, è stato vietato l'uso di DEHP, DBP e BBP, così come di DINP, DIDP e DNOP. Questo per evitare che il bambino possa essere esposto a una prolungata e, di conseguenza, rischiosa esposizione agli ftalati.

  • Muschi Sintetici: I prodotti per la detergenza dei bambini analizzati contengono muschio sintetico galaxolide, in concentrazioni fino a 327 mg/kg, e muschio chetone, più comunemente usato qualche anno fa.

  • Derivati del Petrolio (Petrolatum, Paraffinum Liquidum, oli minerali): È necessario porre attenzione ai prodotti che contengono sostanze quali petrolatum, paraffinum liquidum, mineral oli. Si tratta di derivati del petrolio utilizzati come condizionanti, solventi ed emollienti. La Comunità Europea li ha inseriti tra i cancerogeni di classe II. Si trovano, in particolare, negli oli per bambini e consentono di formare una barriera tra l'epidermide e l'ambiente che permette di mantenere più o meno costante il livello di idratazione della pelle. Per una maggiore idratazione, il consiglio è quello di usare solo oli naturali.

  • Talco Baby: Problemi seri sono legati anche all’uso del talco baby. Gli studi l’hanno classificato come possibilmente cancerogeno, sebbene non ci siano prove per affermare con certezza che possa provocare tumori ai genitali femminili o all'ovaio. Anni fa il talco in polvere veniva abitualmente utilizzato, per assorbire l'umidità, durante il cambio dei pannolini. In questo modo, però, i più piccoli potevano inalare la polvere, con possibili conseguenze per la salute. Per evitarlo è stato inventato il talco liquido, un'emulsione con le stesse proprietà assorbenti.

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Il Glifosato: Un Erbicida Controverso e la Sua Presenza Inattesa

La presenza di glifosato, uno degli erbicidi più utilizzati al mondo, nei pannolini è emersa come una delle scoperte più allarmanti. Una ricerca condotta dall'Anses, l'agenzia francese per la sicurezza alimentare e ambientale, ha affermato che i pannolini usa e getta che si usano per i bebè contengono diverse sostanze chimiche, a volte in quantità superiore a quella di sicurezza, tra cui persino il glifosato. L'Anses ha chiesto ufficialmente alle aziende produttrici di prendere misure per rimuovere questi residui. Gli esperti dell'agenzia hanno analizzato i pannolini delle principali marche vendute in Francia, trovando diversi residui: da alcuni composti chimici usati per profumare agli idrocarburi aromatici, alle diossine e a tracce di alcuni pesticidi, compreso appunto il 'famoso' glifosato. Nei test è stata anche determinata l'esposizione del bambino nelle condizioni in cui vengono normalmente usati i pannolini, che per alcuni contaminanti è risultata superiore alla soglia di sicurezza. Tuttavia, la stessa agenzia afferma che al momento nessuno studio epidemiologico ha evidenziato legami diretti tra malattie e l'uso del pannolino.

Il glifosato è nelle acque e nel ciclo biologico da diversi anni. E oggi, alcune ricerche lo trovano anche nei prodotti a base di carta di cotone. Questo erbicida è stato brevettato da Monsanto negli anni '70 ed è diventato di libera produzione dal 2001, data di scadenza del brevetto. La sua estrema efficacia nel massimizzare la resa di molte colture, attraverso l’eradicazione di essenze competitive e infestanti, lo ha reso uno dei più diffusi.

infografica glifosato: pro e contro

Le sostanze non sono state aggiunte intenzionalmente, fatta eccezione per i profumanti. Nella maggior parte dei casi si tratta di una contaminazione delle materie prime, ad esempio per i pesticidi, o di sottoprodotti dei processi di fabbricazione, come quelli derivanti dallo sbiancamento o dall'uso di colle.

Il Dibattito Scientifico e le Contraddizioni

Il glifosato è da tempo al centro di un acceso dibattito scientifico. Come tutte le sostanze chimiche per uso agricolo, è stato ritenuto non dannoso per la salute dell’uomo e ne è stato consentito l’uso dalle normative europee vigenti. Tuttavia, su di esso vi sono numerosi studi indipendenti che stanno spingendo gruppi di associazioni a chiedere alle autorità sovranazionali l’immissione fuorilegge del prodotto.

Nel 2015, lo IARC (International Agency for Research on Cancer), l’organismo dell’OMS che effettua studi sul tema, ha definito il glifosato "probabilmente cancerogeno per gli esseri umani". Tuttavia, solo qualche mese dopo (novembre 2015), l’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) ha dichiarato "improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo". Queste posizioni differenti e contraddittorie sono frutto di criteri diversi di valutazione, il che pone l’opinione pubblica davanti a una situazione già vissuta in molti altri casi. Si cercano nelle valutazioni scientifiche risposte assolute che non si riescono ad ottenere, in quanto dipendono dalle modalità con cui sono condotte le sperimentazioni.

La cogenza della situazione è ineludibile anche in assenza di "sentenze scientifiche definitive". L’autorizzazione circa l’utilizzo del glifosato è scaduta il 31 dicembre 2015 ed è stata prorogata l’uso fino a giugno 2016. In Italia, 32 associazioni ambientaliste e attinenti all'agricoltura biologica, associate in Federbio, hanno scritto al governo italiano pressando per una presa di posizione definitiva.

La Diffusione del Glifosato: Dalla Birra agli Assorbenti

La vicenda del glifosato è nota da tempo, soprattutto in America Latina, dove è usato in quantità più elevate rispetto all’Europa. Tuttavia, l'ultimo casus belli nel nostro continente è correlato a un’indagine indipendente di una rivista francese (60 millions de consommateurs) sugli assorbenti femminili e sul grado di sicurezza che offrono alle consumatrici. Dalle analisi sono emerse tracce di sostanze tossiche quali la diossina in circa il 40% del campione esaminato. La risonanza della notizia ha prodotto la reazione di alcune aziende che hanno scelto di non ignorare la situazione ma di prendere una posizione ufficiale. Ad esempio, una compagnia, venuta a conoscenza della possibile presenza di una sostanza potenzialmente tossica (Glyphosate) sui propri assorbenti, ha immediatamente svolto analisi su alcuni lotti campione dei propri prodotti, coinvolgendo l'Istituto Eurofins Sofia a Berlino. Tale studio ha confermato che in un solo lotto di quelli esaminati sono state rinvenute tracce di residui di Glyphosate. In particolare, nel cotone biologico, coltivato senza pesticidi, tali residui non dovrebbero esistere. Nonostante la percentuale di tali residui rinvenuta nei prodotti appartenenti al lotto specifico fosse minima (25 nanogrammi per g), e non sia provato che sia pericolosa, l'azienda ha deciso precauzionalmente di ritirare dagli scaffali le confezioni del prodotto corrispondente al medesimo lotto: 3100 scatole di salvaslip stesi, distribuiti esclusivamente in Francia e Canada. L'azienda ha sottolineato come la salvaguardia della salute delle consumatrici sia la cosa più importante, garantendo di mettere in campo tutte le misure necessarie per evitare che tali incidenti si ripetano.

Anche in Germania sono emerse altre circostanze allarmanti sul glifosato: il Munich Environmental Institute, un gruppo ambientalista tedesco, ha trovato tracce dell’erbicida in 14 delle birre tedesche più vendute per un valore superiore a 0,1 microgrammi per litro d’acqua. A fronte di questo esito, la popolazione tedesca è stata tranquillizzata dall’Istituto Federale che in una nota ha dichiarato la quantità riscontrata non pericolosa per la salute pubblica.

Implicazioni Ambientali e Complessità del Rischio

Al di là dei riscontri scientifici diretti sui prodotti per l'infanzia, sussistono valutazioni oggettive di cui ci si aspetta che il legislatore tenga conto. L’utilizzo della chimica in agricoltura è un compromesso in cui costi e benefici si commisurano. Da un lato si introduce nell’ambiente una sostanza chimica che genera un impatto sull’ecosistema; dall’altro si incrementa la produttività, rispondendo alle esigenze di volume del mercato. Tuttavia, occorre considerare che l’introduzione nell’ambiente di una sostanza “aliena” impatta sempre sull’intero ecosistema. Per cui, anche se grazie ai processi produttivi non si presenta direttamente (o è presente in dosi minime) negli alimenti destinati al consumo umano, permane comunque nell’ambiente per un dato periodo di tempo, generando effetti indiretti ma tangibili. Questi effetti possono essere più devastanti di quelli diretti, basti pensare all’enorme preoccupazione che la vicenda delle api sta generando, legata ai cambiamenti dell’equilibrio biologico ambientale.

Un secondo aspetto è legato a ciò che i sistemisti e i matematici indicano come “sovrapposizione degli effetti”. Senza entrare nel dettaglio di tecnicismi, si può dire, semplificando, che i sistemi complessi come quelli che sostengono la biosfera non sono lineari. In altre parole, se la variabile A induce un effetto e la variabile B un altro effetto sul sistema, l’effetto combinato di A e B non equivale semplicemente ad A+B. Con maggiore sintesi, se due sostanze separatamente producono un risultato, la loro azione combinata non genera la somma degli effetti singoli. Il brevetto del glifosato risale alla metà degli anni '70. Da allora sono cambiate molte cose, sono stati introdotti nuovi agenti e soprattutto le colture OGM. Così, se il glifosato in singolo effetto comporta uno svantaggio, sommato ad altre cause, può essere molto più pericoloso. Inoltre, l’introduzione di colture OGM resistenti al glifosato ha consentito di incrementarne le dosi, facendone tracimare la sua presenza in cicli nei quali fino ad oggi non era riscontrato.

Per questi motivi la questione è critica: il legislatore è sempre più chiamato a normare un singolo argomento, ma all'interno del sistema complesso in cui si inserisce. Proprio perché i sistemi biologici non sono lineari, le loro evoluzioni al cambiamento indotto da azione antropica (umana) possono diventare catastrofiche, con sviluppi, da un dato punto in poi, parossistici. L’utilizzo dei diserbanti, se da un lato assicura produzioni in volumi maggiori, dall’altro abbatte la biodiversità e, detto in modo prosaico, siccome nella biosfera “tutto si tiene”, picconarne progressivamente gli elementi chiave può dare risultati non prevedibili.

Come accennato, il glifosato è un diserbante sistemico a spettro di azione non selettivo, assorbito per via fogliare. Questo significa che è fitotossico per qualsiasi pianta e, se irrorato su essenze infestanti in foglia, produce un effetto di disabilitazione dei nutrienti portando al disseccamento in un paio di settimane o poco meno. La sua tossicità diretta sull’uomo nelle dosi indicate dalle normative vigenti è bassa, ma diventa molto più impattante con l’aumentare delle quantità, e questo in modo non lineare.

In Italia, la presenza del glifosato è studiata dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Nell’ultimo rapporto disponibile del 2014, con dati rilevati nel 2012, sono computati i livelli di inquinanti nelle acque per un totale di 1.469 punti di monitoraggio analizzati. Questi livelli sono valutati all’interno di un indicatore detto SQA (Standard di Qualità Ambientale) che definisce gli Standard di Qualità Ambientale per le acque superficiali [Dir. 2008/105/CE, D.Lgs. 152/2006], e le norme di qualità ambientale per la protezione delle acque sotterranee [Dir. 2006/118/CE]. In altre parole, l’SQA fissa una media annuale e la massima concentrazione ammissibile affinché la parte idrica analizzata sia in buono stato. Nelle acque sotterranee, su un totale di 2.404 punti di monitoraggio, 764 (31,8%) sono contaminati, 229 dei quali (9,5%) sopra ai limiti dell’acqua potabile. Lo studio fa emergere che nelle acque superficiali il superamento dei livelli massimi è da ascrivere al glifosato e al suo metabolita Ampa per il 31% e 56,6% rispetto all’indice di qualità ambientale predefinito SQA.

mappa contaminazione glifosato acque italiane

Aggiornamenti e Nuove Sfide: Formaldeide e il Ruolo dei Controlli

L'attenzione sulla sicurezza dei pannolini rimane alta, con controlli e indagini continue che cercano di monitorare la situazione. L’Associazione Santé Environnement France (Asef) ha lanciato un allarme specifico sui pannolini della Pampers, rilevando, secondo il loro studio, la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come benzo antracene e crisene. Sebbene gli IPA siano stati utilizzati per rendere i pannolini meno irritanti per i glutei dei lattanti, il problema è che questi componenti sono considerati cancerogeni dall’Unione europea. Fortunatamente, il tasso degli IPA in questi casi è risultato essere basso, ben al di sotto dei minimi tollerati dai tecnici di Bruxelles. L'obiettivo di queste indagini è fare il punto della situazione e verificare se i produttori hanno apportato migliorie ai propri prodotti. Nelle infografiche, è possibile osservare i risultati ottenuti per ogni singola marca e modello di pannolino, dove l'arancione rappresenta un livello tra il 25% e il 50% delle soglie sanitarie calcolate da ANSES.

La Direzione generale per la concorrenza e repressione delle frodi (DGCCRF) francese, a seguito dell’indagine condotta dall’ANSES, ha monitorato costantemente i vari produttori di pannolini tra il 2019 e il 2020. L'obiettivo era verificare se i produttori avessero apportato miglioramenti ai propri prodotti dopo lo scandalo che li aveva coinvolti sulla loro sicurezza. L’indagine ha messo in evidenza non solo un miglioramento della qualità stessa dei pannolini, ma anche che i limiti sanitari di sicurezza per le diverse sostanze non sono mai stati superati per quanto riguarda le sostanze monitorate in precedenza.

Nonostante questi progressi, la DGCCRF è ancora molto preoccupata per l’enorme presenza di formaldeide, le cui tracce sono state trovate in ben 24 pannolini su 32. La formaldeide è una sostanza potenzialmente pericolosa. Vi sono diverse marche di pannolini per bambini in cui il contenuto misurato in formaldeide supera il 10% della soglia sanitaria consentita. Considerando che i pannolini si utilizzano su neonati e bambini, migliorare ulteriormente la qualità e la sicurezza di questi prodotti è di fondamentale importanza. L'auspicio è che il prossimo test mostri la totale assenza di formaldeide.

Un esempio delle sfide affrontate dai produttori riguarda un vecchio lotto di pannolini Love & Green, risalente al giugno 2018, dove gli agenti della squadra anti-frode avevano effettuato controlli e rilevato contaminazioni. L'azienda ha spiegato che prima, i loro pannolini erano avvolti in una confezione con alcuni buchi per il passaggio dell’aria. È possibile che queste aperture della confezione abbiano permesso di inquinare il prodotto quando, ad esempio, era conservato nei magazzini dei supermercati. La confezione è stata cambiata a metà del 2019, e i test interni dell'azienda non hanno rilevato alcun IPA successivamente.

In conclusione, è chiaro che i pannolini per neonati di numerosi brand sono contaminati da sostanze potenzialmente tossiche, a partire dal glifosato fino alla diossina, ritenuti altamente cancerogeni. La necessità di un’informazione libera e indipendente è cruciale per la tutela della salute dei consumatori più vulnerabili.

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