Il Pakistan si trova oggi di fronte a una trasformazione normativa di portata storica, un tentativo complesso di scardinare tradizioni secolari attraverso il diritto moderno. Recentemente, la provincia del Belucistan ha approvato la "Legge del 2025 sulla limitazione dei matrimoni infantili", un provvedimento che dichiara illegali tutti i matrimoni che coinvolgono minori di 18 anni nella provincia del Pakistan occidentale. Questa legge non solo introduce pene severe, dalla multa alla reclusione, per tutti coloro che sono coinvolti nell'organizzare, promuovere, celebrare o assistere a un matrimonio infantile, ma abroga contestualmente la precedente normativa che fissava l'età minima per il matrimonio a 14 anni per le ragazze.

Samson Shukardin OFM, Vescovo di Hyderabad e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, definisce questa iniziativa come "una decisione storica per la protezione dei bambini e un passo importante verso il rafforzamento dei diritti dei minori". L’importanza di tale riforma risiede nella sua capacità di colpire pratiche culturali radicate che, per troppo tempo, hanno anteposto l'onore della famiglia ai diritti individuali.
La portata del fenomeno e le radici della disparità
Nonostante i progressi legislativi in province come il Sindh e ora il Belucistan, il Pakistan si colloca ancora in fondo alle classifiche globali per la prevenzione dei matrimoni precoci. Con circa 1,9 milioni di spose bambine, il paese detiene uno dei tassi più alti al mondo. Il matrimonio infantile in Pakistan è alimentato da una combinazione letale di povertà estrema, disuguaglianza di genere e norme sociali che vedono nella figlia un peso economico o un bene di scambio per risolvere debiti e controversie, come accade nei rituali di Vani o Swara.
L'UNICEF riporta che oltre 19 milioni di giovani donne si sono sposate prima dei 18 anni, e ben 4,8 milioni prima dei 15. Questo dato rivela come il matrimonio non sia solo un evento cerimoniale, ma una trappola strutturale che impedisce alle bambine di accedere all'istruzione. Secondo l'UNESCO, le ragazze che si sposano prima dei 18 anni hanno il 60% di probabilità in più di abbandonare la scuola, cristallizzando cicli di povertà intergenerazionale.
Spose bambine: una testimonianza
Il conflitto tra diritto civile e interpretazione religiosa
Una delle sfide più insidiose che il Paese deve affrontare è l'opposizione dei settori conservatori, che spesso invocano la legge religiosa per giustificare pratiche contrarie ai diritti umani. In Pakistan, l'emendamento nazionale che prevede l'innalzamento dell'età per le ragazze a 18 anni - approvato dal Senato nel 2025 - si scontra con resistenze ideologiche significative. Alcuni parlamentari e membri di organizzazioni religiose sostengono che la norma emendata contrasti con la Sharia, poiché le sacre scritture permetterebbero il matrimonio con donne che abbiano raggiunto la pubertà.
Tuttavia, studiosi e magistrati stanno offrendo interpretazioni alternative. La Corte Federale della Sharia, nel 2022, ha riconosciuto la legittimità di fissare un’età minima per il matrimonio, stabilendo che tale norma non è in contrasto con i precetti islamici. Anche leader religiosi illuminati, come l'Imam Ali Noor in sermoni locali, hanno iniziato a dichiarare che "l’Islam non sostiene il matrimonio forzato o precoce e il nikah senza consenso è invalido".
Vulnerabilità delle minoranze e conversioni forzate
Il dramma si acuisce quando si considerano le ragazze appartenenti a fedi minoritarie, come quella cristiana. Esiste una preoccupazione costante che i matrimoni forzati siano spesso "convalidati" dai tribunali, che invocano la legge religiosa per giustificare il mantenimento delle vittime con i loro rapitori. Esperti delle Nazioni Unite, tra cui la relatrice speciale sulla libertà di religione Nazila Ghanea e il relatore speciale sulla tratta di esseri umani Siobhan Mullally, sottolineano che i matrimoni precoci e forzati non possono essere giustificati su alcuna base culturale, poiché il consenso è irrilevante quando la vittima è un minore.
L'organizzazione Human Rights Focus Pakistan e il suo presidente Naveed Walter denunciano come ogni anno più di mille ragazze vengano rapite e costrette a convertirsi con la forza. È un fenomeno che mina la stabilità democratica del paese e riflette una profonda crisi di protezione dei diritti umani fondamentali.

La crisi sanitaria: il costo umano della maternità precoce
La dimensione fisica del problema è forse la più devastante. Ogni 50 minuti, in Pakistan, una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza o al parto, e una parte significativa di queste vittime sono adolescenti. Le ragazze sotto i 18 anni hanno da 2 a 5 volte più probabilità di morire durante il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 30 anni. A questo si aggiunge lo stunting, il ritardo nella crescita fisica e cognitiva dei figli nati da madri ancora bambine.
La senatrice Sherry Rehman, promotrice del disegno di legge nazionale, ha dichiarato con forza: "Se non possiamo dare la patente di guida ai minori, come possiamo lasciare che vengano dati in matrimonio?". Le sue parole riecheggiano il dolore di donne come la senatrice Naseema Ehsan, che, sposatasi a 13 anni, ha lottato per garantire che altre ragazze non debbano subire il suo stesso percorso, sebbene lei si consideri una delle poche fortunate ad aver ricevuto sostegno per continuare gli studi.
Verso un’attuazione universale: il ruolo della burocrazia digitale
La legge, da sola, rimane una promessa vana senza un’applicazione rigorosa. Il principale ostacolo operativo è l'assenza di documenti ufficiali: secondo l'UNICEF, solo il 42% dei bambini pakistani sotto i cinque anni possiede un certificato di nascita. Senza una data di nascita certificata, l'età di una minore può essere facilmente falsificata.
Il lancio da parte della National Database and Registration Authority (NADRA) di un sistema digitale per la registrazione delle nascite rappresenta, in questo senso, una rivoluzione silenziosa ma potente. Accompagnare questa digitalizzazione con la formazione dei registratori di nikah - istruendoli a rifiutare celebrazioni prive di documenti ufficiali - è il passo necessario per trasformare la norma in realtà.
La strada per un Pakistan in cui ogni bambina possa essere "autrice del cambiamento" è ancora lunga, ma l'impegno verso il quinto obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell'ONU, che mira all'eliminazione delle pratiche nocive entro il 2030, offre una rotta chiara. Il matrimonio precoce, oggi, viene sempre più riconosciuto non come un’immutabile tradizione, ma come un fallimento sistemico nella protezione, nell’istruzione e nella dignità umana. La sfida delle autorità pakistane sarà dimostrare che il diritto alla vita e all'istruzione non è un lusso, ma un diritto inalienabile di ogni bambina, indipendentemente dal contesto geografico o religioso in cui nasce.