La Persistenza Premia: Navigare il Secondo Tentativo di ICSI e PMA

Il percorso della procreazione medicalmente assistita (PMA), in particolare tramite la tecnica ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoo), è spesso costellato di speranze, attese e, purtroppo, anche di delusioni. Quando un primo tentativo non porta al risultato sperato, è naturale provare emozioni intense: delusione, frustrazione, timore, ma anche una profonda volontà di riprovarci. Molte coppie si ritrovano ad affrontare la sfida di un secondo tentativo, un passo che può rivelarsi sia più semplice dal punto di vista tecnico, sia emotivamente più complesso. Questo articolo esplora le diverse sfaccettature di questa esperienza, dalle sensazioni personali ai dati clinici e alle raccomandazioni mediche, offrendo una panoramica completa per chi si appresta a un nuovo ciclo di trattamento.

Coppia che si tiene per mano in un centro PMA

Il Peso Emotivo del Primo Fallimento e la Preparazione al Nuovo Ciclo

Affrontare un secondo tentativo di fecondazione assistita è un'esperienza profondamente diversa rispetto al primo. Al primo tentativo, come molti testimoniano, si ha "la forza della novità". Si è curiosi, speranzosi, quasi entusiasti, e si è "su una nuvoletta". La spinta iniziale è spesso accompagnata da un ottimismo quasi incrollabile, con un buon 70% di sé euforica e carica di aspettative. Ci si sente fisicamente al top, mai stati così in forma di chili e di analisi, pronti ad accogliere ogni passo del percorso. Tuttavia, se questo primo ciclo si conclude con un esito negativo, come ad esempio "beta negative", o una "biochimica" che accende una speranza effimera solo per spegnerla bruscamente, il quadro emotivo cambia radicalmente.

Il fallimento di un primo ciclo può essere una vera e propria mazzata. Il corpo può aver risposto male alla stimolazione, con "poca qualità ovocitaria" o con "solo pochi follicoli rimasti fecondati", trasformando un'ICSI prevista in una IUI di ripiego, "giusto per non buttare proprio totalmente all'aria tutto quanto". In questi casi, la delusione è profonda, specialmente se le "beta erano a zero" e si è rimasti malissimo. La fase di attesa del risultato, la "cova", e la successiva conferma del fallimento lasciano un segno indelebile.

La transizione verso un secondo tentativo, come descritto da alcune esperienze, può essere "peggiooooo" rispetto al primo. La "debolezza delle aspettative" prende il sopravvento, portando a una sensazione di apatia e a pochissime speranze. Ci si ritrova a oscillare "tra apatia, ansia e stanchezza", e l'idea stessa delle punture può far venire il vomito, mentre le corse per prelievi ed ecografie diventano un peso sempre maggiore. La paura di rivedere "quello zero spaccato sul foglio delle analisi" è un terrore concreto, amplificato dal confronto con le esperienze altrui, come quando "una mia carissima amica, nonché compagna di PMA, nel ciclo di marzo… è rimasta incinta". Questo può portare a pensare che sarebbe "ancora più dura da mandare giù, che i pezzi del mio cuore questa volta non riuscirò a raccoglierli". Il "terrore di non essere mai madre prende il sopravvento", facendoti diventare "la persona brutta che non voglio essere". Mantenere l'equilibrio in queste situazioni è difficile.

Nonostante il profondo senso di scoraggiamento, emerge anche una forma di resilienza. "Man mano che il tempo passa e che si avvicina il giorno della visita [per programmare il secondo tentativo] acquisto sempre più coraggio e sono carica…come al primo tentativo.. !!!!". Tuttavia, la consapevolezza delle difficoltà non svanisce: si spera "tanto di non illudermi troppo", riconoscendo che "è anche inutile sforzarsi di convincersi di non cadere in questo errore, perchè tanto la testa va da sola…sembra sia staccata dalla ragione". Persiste la paura che, se dovesse andare male "tipo pinguinetti che non ce la fanno allo scongelamento, oppure beta negative o ancora biochimica", vorrebbe dire "passare un natale di m….". Questa ambivalenza di sentimenti è comune: si è "molto peggio… perchè so già cosa mi aspetta", ma anche "molto meglio. Meglio perchè so già cosa mi aspetta".

Dal punto di vista pratico, il secondo tentativo può essere "più semplice dal punto di vista 'tecnico'". Molte donne si sentono "un'esperta in fatto d'iniezioni", più serene prima di entrare in sala operatoria e consapevoli di non sentire male al momento del transfer. Questa "tranquillità della conoscenza" si contrappone alla paura che "la risposta superpositiva alla stimolazione sia stato un caso" o che si verifichi di nuovo una "biochimica senza speranza lunga due mesi che mi logora il cervello". La disillusione è spesso palpabile: "faccio quel che serve senza nessuna aspettativa. È come se ormai fosse routine. Se non va, si ricomincia la trafila". L'obiettivo primario non è più la gravidanza, ma un "pick up decente".

Rappresentazione delle emozioni contrastanti durante la PMA

Nonostante l'apatia e la stanchezza, una forza interiore spinge ad andare avanti. Si è "più informata, più agguerrita e si…anche più stronza (guai se troverò qualche medico che non mi informerà del numero e dimensioni dei follicoli, dimensioni del endometrio…etc )". Due motivazioni principali emergono con forza: la prima è la stessa che ha spinto alla PMA, ovvero "non potevo sopportare di non fare tutto quello che mi era umanamente possibile per arrivare all'obiettivo ed è così ancora adesso - lottare innanzitutto!". La seconda è un sentimento profondo e significativo: "mentre facevo tutte le stimolazioni, pickup, transfer, per non parlare della zona cova…è stato l'unico momento della mia vita in cui mi sono sentita una possibile mamma, ed è stato bellissimo". Questo desiderio di genitorialità, anche se accompagnato da "ansia da cacciare via", è ciò che alimenta la perseveranza.

Si adotta un approccio più cauto, cercando di "tenere tutto per noi, la speranza c'è sempre ma piedi ben piantati a terra". Questa strategia, "un passo alla volta", è vista come un modo per "sopportare meglio un'eventuale delusione". L'atteggiamento diventa quello di "non avere aspettative e voler essere pronta anche al disastro, poi se arriva qualcosa di buono, tanto meglio". È una forma di protezione emotiva, ma anche un'affermazione di resilienza.

Strategie Terapeutiche e Vantaggi del Secondo Tentativo: Il Ruolo del Criotransfer e della Valutazione Clinica

Nel contesto del secondo tentativo di PMA, le strategie terapeutiche possono variare significativamente, spesso beneficiando delle informazioni raccolte durante il primo ciclo. Un'opzione comune è il criotransfer, ovvero il trasferimento di embrioni precedentemente congelati. Inizialmente, alcune pazienti possono provare un "timore e titubanza se tentare o no con un criotransfer perchè le possibilità di riuscita sono più basse", ma la realtà scientifica spesso rivela il contrario. Infatti, "i tassi di successo siano maggiori con gli embrioni crioconservati".

Il criotransfer (Kryoembryotransfer o KET) consiste nel trasferire in utero gli embrioni ottenuti durante i precedenti cicli di fecondazione in vitro e conservati in modo sicuro in uno stato congelato. Questa procedura, sebbene differente da un ciclo di stimolazione ovarica ex novo, rappresenta spesso un'evoluzione o una continuazione del percorso.

Il "Social Freezing" e la crioconservazione degli embrioni in Italia

Il primo tentativo fornisce al team medico "informazioni dettagliate sulla qualità ovocitaria, sullo sviluppo embrionale e sulla recettività endometriale". Questa fase tra il primo e il secondo tentativo è "essenziale per comprendere le cause del mancato successo". Dopo un esito negativo al primo ciclo, "non è necessario effettuare esami complementari e la paziente dispone di embrioni congelati di qualità, si può organizzare immediatamente un nuovo trasferimento di embrioni". Diverso è il caso di un aborto dopo una tecnica di riproduzione assistita; in tal caso, "si può ricominciare il trattamento dopo tre mesi", un periodo che può essere prolungato se sono necessari esami complementari per determinarne la causa.

È importante sottolineare che "ogni ciclo di FIVET è unico". I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri del primo ciclo - dall’età materna alla causa d’infertilità, fino agli esiti embriologici - per comprendere se influenzassero il secondo tentativo. I dati raccolti sembrano indicare che "i risultati del secondo ciclo sono indipendenti dagli esiti del primo". Questo significa che "il fallimento di un primo ciclo di trattamento non condiziona negativamente le possibilità di successo di un secondo tentativo". Questo è un messaggio cruciale di speranza per le coppie, poiché "le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro, anche se i parametri clinici come età e riserva ovarica restano invariati". Una paziente che ha avuto pochi ovociti o embrioni nel primo ciclo "non è destinata a ottenere lo stesso risultato". I dati scientifici supportano questa visione: "il 90% di chi non ottiene ovociti al primo ciclo li ottiene nel secondo, e il 60% riesce ad avere embrioni vitali". Inoltre, "il 48% delle pazienti ha prodotto un maggior numero di ovociti al secondo tentativo". La "competenza ovocitaria è migliorata nel 40% dei casi, con un aumento medio del 3% nel tasso di blastocisti per ovocita. Anche il numero di blastocisti è aumentato nel 43% dei cicli successivi".

Un aspetto chiave emerso è che "il tempo trascorso tra un tentativo e l’altro incide negativamente: ogni mese di ritardo è associato a una leggera diminuzione delle probabilità di successo". Questo suggerisce l'importanza di non procrastinare eccessivamente il nuovo ciclo, pur rispettando i tempi di recupero fisico ed emotivo.

In alcuni casi, il protocollo di stimolazione può essere adattato. Ad esempio, è possibile che venga cambiato il farmaco di stimolazione. Se una paziente ha risposto male a un farmaco, come il Gonal, potrebbe essere tentato il Meropur, o viceversa, anche se "molte mi dicono che loro hanno risposto meglio con il Meropur che non il Gonal…e allora mi chiedo, e se risponderò ancora peggio?". La decisione di "portare a blasto gli embrioni rimasti" è un'altra strategia che può essere adottata per ottimizzare le possibilità di successo. Alcune cliniche possono anche utilizzare protocolli specifici come il "DuoStim, che prevede due stimolazioni in un unico ciclo mestruale".

Queste considerazioni portano a una visione della PMA non come un singolo trattamento, ma come "un progetto di genitorialità personalizzato, con obiettivi di medio-lungo periodo". È necessario considerare la PMA come "una strategia multiciclo, utile non solo per ottenere una gravidanza, ma per realizzare un vero e proprio progetto familiare, che può prevedere uno o più figli".

Diagramma della procedura ICSI

Le Probabilità di Successo nel Percorso Multitentativo e i Limiti ai Trattamenti

Uno dei dubbi più frequenti nella riproduzione assistita è il numero di trattamenti da eseguire, poiché "non sempre il successo si ottiene al primo tentativo". Questa situazione è abbastanza comune, quindi non bisogna perdere le speranze. Gli specialisti sanno che "i trattamenti di procreazione assistita hanno un alto tasso di successo, ma spesso è necessario fare più di un tentativo per ottenere una gravidanza". Di fronte a un fallimento, le équipe mediche multidisciplinari cercano sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni per evitare che il problema si ripeta in un nuovo tentativo. In generale, "un primo risultato negativo non significa necessariamente un fallimento dell’impianto".

Per stabilire quando fermarsi o cambiare strategia, bisogna tener conto di diversi fattori: "delle probabilità di ottenere una gravidanza, dello stress, del prezzo…". Sebbene "non ci siano limiti legali al numero di tentativi che possono essere fatti", esistono "una serie di raccomandazioni quando si decide se continuare il trattamento o modificare la strategia riproduttiva". Queste raccomandazioni si basano sulla "percentuale di successo cumulativo previsto nei trattamenti effettuati e sulle particolarità cliniche di ogni caso specifico".

Per quanto riguarda l'inseminazione artificiale (IA), la pratica comune suggerisce che "se dopo quattro inseminazioni artificiali una gravidanza non è stata raggiunta, le possibilità di raggiungerla difficilmente miglioreranno nelle inseminazioni successive. Si consiglia quindi di passare ad un trattamento più invasivo: la fecondazione in vitro (FIVET)". Nel caso di inseminazioni artificiali con sperma di donatore, "si ritiene che i tassi di gravidanza migliorino fino al sesto ciclo. Sarà dopo quel trattamento che si raccomanderà un cambiamento di strategia".

Per la fecondazione in vitro (FIVET), che include anche la ICSI, "il numero massimo di cicli raccomandati non è così chiaro, ma alcuni studi lo limitano a tre. Altri consigliano fino a quattro tentativi". Secondo l'opinione del Dott. Miguel Dolz, "con 3-4 cicli al massimo sarebbe il numero normale per arrivare dove dovremmo andare". Va notato che, in questi trattamenti, "i tentativi vengono conteggiati in base al numero di stimolazioni ovariche eseguite". Pertanto, se si ottengono molti ovuli in un trattamento ormonale, "è possibile effettuare diversi trasferimenti di embrioni vitrificati, che aumenteranno le possibilità di gravidanza".

Il tasso cumulativo di nati vivi dopo il secondo ciclo è stato del 24%, "indipendentemente dal risultato del primo ciclo". Ciò è confortante, poiché dimostra che un primo insuccesso non predetermina gli esiti futuri. Per quanto riguarda le probabilità di una seconda gravidanza dopo un trattamento di PMA, uno studio ha dimostrato che le probabilità oscillano "tra il 51% e l’88% a seconda dei casi". In generale, le gravidanze ottenute con un nuovo percorso di fecondazione in vitro e "l’impiego di embrioni crioconservati rappresentano il 43% al primo ciclo ed il 61-88% entro il sesto". In caso di stimolazione ovarica ex novo, la percentuale è del "31% al primo tentativo e tra il 51% e il 70% dopo sei cicli".

Un fattore determinante per il successo è l'età della donna: "più giovane è la donna, migliori saranno i risultati, poiché l'età è il fattore principale che limita il successo della riproduzione assistita". L'età della coppia (specialmente della donna) rimane un parametro a cui prestare attenzione, poiché "più passano gli anni e più è difficile ottenerlo".

L'obiettivo di limitare il numero di tentativi è quello di "evitare trattamenti non necessari nei casi in cui non vi è alcuna possibilità di successo riproduttivo, poiché ogni tentativo comporta un'usura emotiva dei pazienti e comporta una serie di rischi, oltre a un notevole esborso economico nella maggior parte dei casi".

Grafico tassi di successo cumulativi PMA

Il Contesto Economico e Istituzionale della PMA in Italia

La decisione di intraprendere un secondo, terzo o ulteriore tentativo di PMA è fortemente influenzata anche da fattori economici e dal quadro normativo. Il costo dei trattamenti di riproduzione assistita può essere considerevole, rappresentando un ostacolo per molte coppie. "Il costo di un'inseminazione artificiale varia da 500 a 1700 euro, mentre una tecnica in vitro comporta un investimento di almeno 3000 euro". Se il percorso richiede l'utilizzo di gameti donati, "il prezzo aumenta notevolmente e può arrivare anche a 9000 euro". Tecniche complementari, come la diagnosi genetica preimpianto (DGP), rendono il costo "ancora più alto".

Fortunatamente, in Italia, "i pazienti possono far eseguire un trattamento di PMA attraverso il Servizio Sanitario Nazionale". L'articolo 24 del Decreto stabilisce chiaramente che "il Servizio Sanitario Nazionale garantisce alle coppie consulenza e assistenza per i problemi di sterilità e infertilità e per la procreazione assistita". Tuttavia, per accedere a questi servizi, devono essere soddisfatti determinati requisiti, che possono variare a seconda della regione. Uno dei limiti più comuni è "un limite generale di età di 43 anni per le aspiranti madri". Inoltre, attraverso il SSN, "non è possibile effettuare più di tre cicli di riproduzione assistita". Le coppie che non rientrano in questi requisiti o che superano il numero massimo di tentativi previsti dal servizio pubblico, hanno l'alternativa di rivolgersi a un centro privato.

Mappa centri PMA in Italia

Questo aspetto economico contribuisce al "tasso di abbandono dei trattamenti di riproduzione assistita da parte delle coppie che desiderano avere figli [che] è molto alto". "Quasi il 50% delle coppie che si recano nei centri di fertilità si arrendono dopo un primo tentativo". A volte la ragione è esclusivamente economica, ma spesso "entrano in gioco altre circostanze, come lo stress e l'ansia che questi trattamenti causano alla coppia". Il "pedaggio emotivo è molto alto, e alcune coppie non riescono a gestire la pressione". Per questo motivo, è "importante considerare prima di iniziare il trattamento quanti tentativi saranno fatti e fino a che punto si intende arrivare".

Centri specializzati come il Goinè Centro Fertilità Pavia, o il centro Genera di Roma, accompagnano le coppie in questa fase con "un approccio personalizzato e multidisciplinare". Questi centri basano il loro lavoro su "un miglioramento continuo del trattamento e delle tecnologie a disposizione e su un counseling precoce e personalizzato, già dal primo colloquio". La scelta del centro è fondamentale, e talvolta, come nel caso di chi "ha cambiato centro e si sente di aver fatto la scelta migliore", può infondere nuova fiducia e combattività.

Guardare Avanti: Speranza, Supporto e Resilienza

Nonostante le difficoltà e le delusioni, la perseveranza è un elemento chiave nel percorso della PMA. È fondamentale "non mollare, un passo alla volta, uno dopo l'altro si arriva alla meta". La domanda "e se non tento non posso sapere come andrà no? e se non andrà troveremo una soluzione, diversa ma pur sempre una soluzione" riassume la determinazione che spinge molte coppie a non arrendersi.

L'esperienza dei tentativi precedenti, anche se dolorosa, porta a una maggiore consapevolezza. "Verissimo che avendolo già fatto sai già quello che ti aspetta, le punture, i monitoraggi, i tempi tutto quello che gira intorno alla preparazione sarà velocissimo e ti sentirai sicura, ma le emozioni…". L'ansia della cova, l'attesa del risultato e la speranza, per quanto si cerchi di stare "con i piedi per terra", non possono essere del tutto controllate.

La comunità e il supporto reciproco sono vitali. Condividere le proprie esperienze, come i "racconti di guerra vinta dopo aver perso tutte le battaglie", può infondere "positività, amicizia, forza che cova nella cenere sotto al dolore". La testimonianza di chi ha avuto una splendida esperienza con un centro come Europe IVF, e si è sentito "accompagnata e supportata in ogni passo fatto", evidenzia l'importanza di un team medico empatico e professionale.

Il consiglio unanime degli esperti è quello di "andare avanti, senza giudicare un esito negativo iniziale, dato che nei successivi cicli le chance di successo aumentano progressivamente". Gli studi mostrano che "i risultati del secondo ciclo sono indipendenti dagli esiti del primo". Questo dovrebbe infondere coraggio e la convinzione che un nuovo tentativo può portare a un esito diverso e, si spera, positivo. "Se la sfiga si distrae andrà tutto bene", e la determinazione a "rimboccarci le maniche e a muso duro andare avanti" diventa il mantra di chi affronta nuovamente questo cammino.

Il percorso della PMA è un viaggio che richiede non solo resistenza fisica, ma soprattutto una straordinaria forza emotiva. Accettare che "la natura (per fortuna) ha ancora un ruolo importante che l'uomo non ha ancora domato" e che "nn tutto si controlla e si prevede" può aiutare a ritrovare la serenità. "Prima lo accetto e prima tornerò a sorridere". Il secondo tentativo, nonostante le paure e le incertezze, rappresenta una nuova possibilità, un'opportunità per ripartire con maggiore consapevolezza e una speranza rinnovata.

Simbolo di resilienza e speranza

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