Il paradosso demografico: significato del proverbio "culle vuote e cucce piene"

L'Italia sta vivendo una metamorfosi sociologica profonda, un mutamento silenzioso che si riflette nitidamente negli spazi domestici e nelle abitudini di consumo. La metafora delle "culle vuote e cucce piene" non è più solo un'espressione provocatoria, ma una rappresentazione statistica di un Paese che invecchia e che, contestualmente, sta ridefinendo il concetto di affettività. La natalità nel nostro Paese ha raggiunto il minimo storico, con meno di 440 mila nascite nel 2022 e un calo che non accenna ad arrestarsi: nel 2024 si sono contate ulteriori 4.600 nascite in meno rispetto all'anno precedente. Di contro, la XVI edizione del Rapporto Assalco-Zoomark conferma la presenza di circa 65 milioni di animali da compagnia nelle famiglie italiane, di cui quasi 9 milioni sono cani e 10 milioni i gatti.

Un'infografica che confronta il tasso di natalità in calo con l'aumento del numero di animali domestici nelle famiglie italiane.

La trasformazione del legame uomo-animale

Il cane e il gatto, un tempo confinati all'aia o al pianerottolo come presidi di guardia, sono migrati stabilmente all'interno delle mura domestiche, spesso occupando il posto dei figli che non nascono più. Si tratta di un fenomeno complesso che vede gli animali diventare, a tutti gli effetti, "nuovi amori". Gli animali domestici vengono ornati da collarini di Swarovski, ingolfati in piumini griffati d’inverno e con le Crocs per le zampe in estate, trasportati nei passeggini o in borsetta, chiamati «la mia bimba, il mio bimbo».

Questa dinamica riflette la crisi della solitudine contemporanea. Come osserva l'etologo Enrico Alleva, la popolazione mondiale si è concentrata nelle metropoli dove i rapporti umani si sono rarefatti. Il cane è diventato un importante elemento di compagnia, ma l'antropomorfizzazione rischia di snaturare l'animale. Negli anni Sessanta nelle borgate romane la cuccia era rigorosamente sul pianerottolo. Un antico retaggio delle campagne, quando gli animali stavano sull’aia e mai entravano in casa. Oggi, invece, il pastone fatto con gli avanzi della cena è stato sostituito dal menu del consulente nutrizionista.

L’economia della cura e la solitudine generazionale

Il mercato italiano ha risposto con prontezza: nel 2022 i prodotti per l’alimentazione di cani e gatti hanno generato un giro d’affari di 2.759 milioni di euro, con una crescita dell’11,4 per cento rispetto all’anno precedente. Le cliniche veterinarie, un tempo piccoli ambulatori, si stanno trasformando in strutture dotate di Tac, risonanze magnetiche e protocolli oncologici che superano, per costi, le spese sanitarie dedicate agli esseri umani.

Secondo la psicologa Emanuela Prato Previde, questo disagio coinvolge in particolare la generazione dei cinquantenni. «È il secolo della solitudine, come ha scritto l’economista Noreena Hertz. Viviamo in un maggior isolamento e in questo disagio è coinvolto anche il cane». Il rischio è quello di un rapporto malato, nevrotico, dove scarichiamo addosso all'animale ogni tensione. Clara Palestrini, dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea che negli ultimi anni non c’è una persona che non faccia intraprendere al cane un percorso educativo, a conferma di una necessità di controllo e mediazione nelle relazioni.

Il lato oscuro dell'amore "pet"

L'eccesso di affetto nasconde spesso derive pericolose. Il filosofo ed etologo Roberto Marchesini sostiene che esiste una forma sottile e strisciante di maltrattamento anche nel riempirli di coccole e carezze, chiamandoli in quel modo orribile: "pet", come fossero peluche. La società liquida ha reso tutti intercambiabili, e l'animale diventa una comoda scappatoia per restare chiusi in se stessi.

Un'illustrazione che raffigura il contrasto tra l'affetto naturale verso l'animale e la mercificazione rappresentata da accessori di lusso.

Il lato oscuro è economico: l'eccessiva richiesta di razze specifiche (labrador, golden, maltesi, jack russell, bulldog francesi) ha favorito l'incremento di allevamenti intensivi e abusivi. Mariagiulia Polidori, medico veterinario, denuncia un boom terrificante di cagnette «fattrici» tenute in gabbia come polli, accoppiate fino allo sfinimento. Visitiamo una quantità di animali malati che prima non vedevamo, frutto di accoppiamenti sbagliati e cuccioli strappati troppo presto alle madri.

Analisi economica: il carrello della spesa racconta il Paese

La trasformazione sociale è supportata da dati economici inequivocabili. Dal 2007, i consumi delle famiglie italiane sono in una condizione di semi-recessione cronica. Nel 2024, gli italiani hanno speso 16,7 miliardi di euro in meno in prodotti alimentari rispetto al 2007. I supermercati riflettono questa austerità: le sezioni dedicate all'infanzia si riducono, mentre si espandono gli scaffali riservati al cibo per cani e gatti.

Questo fenomeno non è solo una scelta di gusto, ma una risposta alla contrazione del potere d'acquisto. I millennials stringono la cinghia, i boomers la allargano. Mentre le culle sono sempre più vuote, il mercato del cibo per cani e gatti cresce del 6,5% nel biennio, contro un settore del cibo per neonati che praticamente non cresce.

Il ruolo simbolico: dai presepi alla terapia

Il dibattito ha raggiunto anche la sfera pubblica e religiosa. Papa Francesco ha puntato il dito contro quel "certo egoismo" che ha trasformato la nostra in una "civiltà dell’orfanità", dove si preferisce adottare animali piuttosto che affrontare la sfida della genitorialità. Questa riflessione è diventata iconica nel presepe di Segusino, dove la Natività è stata rappresentata senza bambini ma con tanti animali, per stimolare una riflessione sul futuro.

A cosa è dovuto il calo delle nascite in Italia?

Tuttavia, l'esperta di pedagogia Mariateresa Cairo invita a guardare oltre la polemica: gli animali sono mediatori sociali e culturali. «Sono mediatori psicologici: negli animali ci identifichiamo, su di loro proiettiamo le nostre emozioni buone e cattive, attraverso di loro rimuoviamo i vissuti che ci impoveriscono lo spirito». Il legame non va demonizzato, ma ricollocato in un orizzonte di senso più ampio, dove la cura non sia solo un rifugio dall'altro, ma un'apertura verso una responsabilità più profonda.

La situazione nelle metropoli: l'esempio di Cesena

Le dinamiche nazionali trovano riscontro nelle realtà locali come Cesena, dove il numero dei cani (14.574, dotati di chip) supera abbondantemente quello dei bambini tra gli zero e i 14 anni (10.679). Qui, l'assessore all'ambiente Andrea Bertani sottolinea l'importanza di bilanciare il benessere animale con il decoro urbano e la responsabilità civica. L'aumento esponenziale di cani e gatti, spesso chiamati "figli a 4 zampe", non è solo un dato demografico, ma il segno di una società che sta cercando, tra difficoltà economiche e solitudine, un nuovo modo di abitare il mondo, pur con il rischio costante di dimenticare la complessità insita nell'essere genitori.

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