L’orca (Orcinus orca) è un affascinante mammifero marino, appartiene alla stessa famiglia dei delfini (Delfinidi, Cetacei Odontoceti) e non è un pesce. I cetacei sono un infraordine di mammiferi marini che presentano un corpo fusiforme simile a quello dei pesci, il corpo assicura un’ottima idrodinamicità. Tuttavia, i cetacei non hanno le branchie ma sono dotati di respirazione polmonare, per questo emergono spesso dall’acqua per poter incamerare ossigeno. Come tutti i mammiferi, anche l’orca partorisce. La “gravidanza” dell’orca dura molto tempo: il periodo di gestazione delle orche è di 15-18 mesi. Sono una delle cinque specie di mammiferi a sperimentare la menopausa, proprio come le donne. Le nonne orca vivono a lungo per proteggere e accudire i loro nipoti.

Il miracolo della nascita e le sfide dell'allattamento
Ebbene, dopo una quiete nelle acque della vasca dello stadio di Orca Ocean, durata ben 17 mesi, la mattina del 22 settembre 2018, Morgan ha dato alla luce il suo primo cucciolo, sotto l’occhio attento e amorevole del team di addestratori. Nonostante la giovane età della femmina, unita al suo deficit uditivo, e quindi la preoccupazione di un suo possibile rifiuto data l’inesperienza e dall’assenza di un esemplare adulto e/o anziano al momento del parto, Morgan si è subito adattata alla presenza del suo piccolo, cercando fin da subito un contatto fisico: l’allattamento.
Nelle successive 24 ore dal parto, tuttavia, i veterinari e gli addestratori hanno constatato come la produzione di latte nella madre fosse relativamente minore rispetto al normale. Nelle settimane successive all’arrivo della cucciola, il team di addestratori e veterinari si è messo all’opera per fornire alla piccola il nutrimento necessario attraverso un composto di latte artificiale, vitamine e altri componenti che rammentano molto il latte materno. In questo, il team si è trovato totalmente preparato, poiché lo stesso trattamento venne eseguito con i due cuccioli nati da un’altra femmina del parco, nonché la femmina dominante, Kohana.
Nel 2010, Adàn, il primo cucciolo nato nella struttura spagnola, è stato un successo nel processo di crescita, e tutt’oggi è un giovane maschio attivo e giocherellone. Diversamente, è stato con Vicki, nata nel 2012. A quasi un mese dalla sua nascita, la piccola è stata reintrodotta con la madre Morgan in modo da poter osservare il processo di integrazione e, si sperava, di un allattamento naturale. Ma la produzione di latte della giovane femmina era ancora troppo bassa, perciò la cucciola è stata sottoposta a un nuovo trattamento. Il capo di questo care-team, composto da 15 operatori sanitari e 3 veterinari, oltre che consulenti di varie nazionalità, Rafael Sanchez, spiega come questa formula sia stata creata attraverso l’utilizzo di due tipi di latte in polvere appositamente progettati per gli animali, con l’aggiunta di aringhe senza spine schiacciate, olio di salmone e tanto, tanto calcio.
Ula, che in lingua celtica significa “Gioia del Mare“, a partire già dal terzo mese di vita, ha iniziato a intraprendere sessioni di contatto con i suoi addestratori, tra giochi e coccole, senza dimenticare le interazioni con la madre Morgan. Javier Almunia, altro membro del care-team di Ula, si è ritenuto soddisfatto di come il rapporto tra Morgan e Ula sia stato un elemento portante a garantire la sopravvivenza di Ula nei primi mesi critici nella vita di ogni cucciolo.
ANTARTIDE SELVAGGIA | Sopravvivenza Estrema nei Deserti Ghiacciati - Documentario Animali
Resilienza materna: il caso di Tahlequah in natura
Due anni fa, avevamo partecipato al dolore di mamma orca che non riusciva a staccarsi dal suo cucciolo nato morto e lo trasportava straziata per miglia. Quelle immagini girate con un drone dai ricercatori, erano entrate nel cuore di tutti noi. Una madre disperata che per 17 giorni aveva cullato il suo cucciolo morto per mille miglia (1.600 chilometri). Ma adesso, arriva una buona notizia. Nel 2018, Tahlequah non voleva lasciare il suo piccolo e l’aveva spinto al largo del Canada. Come sappiamo le orche vivono in una sorta di famiglia allargata, composta dalla femmina, i suoi piccoli, femmine più anziane sterili e un maschio adulto. Tutti i componenti di questa famiglia comunicano tra loro attraverso suoni di vario genere e ogni pod ha il proprio linguaggio. L’orca ha un organo specifico posto sulla fronte che può usare come sonar. Non è difficile, quindi, per i ricercatori individuare i vari esemplari. Da tempo il team ne studia proprio il processo riproduttivo per monitorare la specie.
Per questo, il fatto che J35 sia di nuovo incinta è una bella notizia. Il team ha condiviso la foto anche di un’altra orca in dolce attesa L72. Le immagini aeree di entrambe le orche mostrano le loro dimensioni corporee a settembre, quando erano trascorsi diversi mesi dalle loro gravidanze, e di recente a luglio, con una larghezza maggiore a metà del corpo, rivelando che sono nelle loro fasi finali.
Per 17 giorni portò con sé suo figlio morto. Non voleva lasciarlo andare via. La sua storia commosse il mondo nel 2018. Protagonista l'orca Tahlequah che di “mestiere” dovrebbe fare l'orca assassina ma che in realtà in quell'occasione dimostrò tutto l'affetto di cui può essere capace una madre. Dopo quel lutto, l'orca ha finalmente dato alla luce un nuovo piccolo. Lo scorso 4 settembre, all'età di 21 anni, l'orca ha partorito un figlio chiamato dai ricercatori “J57”. Il parto è avvenuto nello stretto orientale di Juan de Fuca negli Stati Uniti. Secondo una prima analisi del Whale Research Center sia la madre che il figlio stanno bene. Il piccolo nuota vicino alla madre ed è in ottima forma. “J57” è il secondogenito dell'orca. Ma a sconvolgere l'opinione pubblica fu il parto del 2018 quando diede alla luce un figlio morto. La paura degli esperti è che il triste evento si sarebbe potuto ripetere anche con questa gravidanza che invece si è conclusa nel migliore dei modi. Adesso la sfida è dare abbastanza cibo al neonato per farlo crescere in salute e preservare la specie. Ogni gravidanza è in questi casi un piccolo evento. “Ci auguriamo che la gente sull'acqua possa dare ai residenti del sud molto spazio per il foraggio in questo momento importante. Con una popolazione così piccola, ogni nascita riuscita è estremamente importante per il recupero” hanno detto gli esperti di conservazione del Sealife Response, Rehabilitation and Research che si occupano proprio di salvaguardare l'ecosistema marino. Stando agli ultimi avvistamenti, Tahlequah ha lasciato gli Stati Uniti per spostarsi nelle acque del Canada. L'orca divenne famosa nel 2018 quando portò suo figlio nato morto per 17 giorni e per oltre mille miglia nelle acque del mar Salish al largo dello Stato di Washington. Un'immagine che testimoniava il dolore di una madre anche tra la specie animali.
In realtà a preoccupare i ricercatori era anche la situazione difficile che si trovano a vivere le orche all'interno del Pacifico. In realtà è stato realizzato uno studio proprio per valutare lo stato di stress che subiscono gli animali nell'oceano. A realizzarlo furono l'ecologo della popolazione John Durban della Southall Environmental Associates e l'esperta di mammiferi marini Holly Fearnbach di SR3 che si concentrarono sulle orche in visita a Puget Sound. Il risultato del loro lavoro è che gli animali subiscono un forte stress a causa della mancanza di cibo. In particolare a mancare è il salmone che provoca problemi agli animali in preda alla fame. Inoltre i rumori dei sottomarini e l'inquinamento sembra stiano incidendo sulla capacità di caccia dell'orca che è basata sulle onde sonore. “Ci sono balene stressate là fuori, stressate in modo critico”, ha dichiarato il dottor Fearnbach al Seattle Time lanciando un preoccupante allarme sulla situazione.
La nascita di una orca è sempre un lieto evento. Soprattutto se si tratta di una femmina. La piccola orca, ribattezzata J56, è nata probabilmente il 24 maggio. Queste foto sono state scattate vicino a Pile Point, al largo dell'isola di San Juan. Si vede il cucciolo nuotare insieme a sua madre, per poi uscire brevemente dall'acqua, rivelando quindi il suo genere. La nuova arrivata è sembrata forte e in salute, ed è stata a lungo avvistata a nuoto a pelo d'acqua insieme alla madre e ad altri giovani balene. La madre di J56, la 24enne J31, ha avuto un parto «infruttuoso» nel gennaio del 2016 e in dieci anni di fertilità non ha mai mostrato altre gravidanze.

Biologia e caratteristiche sociali del predatore alfa
Le orche si trovano in tutti i mari e in tutti gli oceani del mondo, dalle fredde regioni artiche e antartiche, fino ai mari tropicali. Hanno una dieta molto ampia, anche se singole popolazioni sono specializzate in particolari tipi di prede. Alcune si nutrono esclusivamente di pesci, mentre altre cacciano uccelli e pinguini, mammiferi marini come leoni marini, foche, balene e delfini. Le orche sono considerate dei superpredatori all'apice della piramide alimentare, non hanno infatti dei predatori naturali. Presentano tecniche di caccia e di comunicazione che spesso sono tipiche di una singola popolazione e le stesse vengono tramandate da un individuo all'altro. La IUCN non ha ancora valutato lo stato di conservazione attuale dell'orca perché i dati sono insufficienti a causa della probabilità che due o più tipi di orche siano specie separate. Sempre in inglese, per indicare l'orca, si utilizza anche il termine blackfish, termine utilizzato anch'esso per identificare un tipo di balena.
Il peso di un maschio di orca può arrivare fino a 6 tonnellate, mentre il peso di una femmina si aggira intorno alle 4 tonnellate. La lunghezza è generalmente di 6-8 metri per il maschio e 5-7 metri per la femmina. L'orca è il mammifero marino che può nuotare più velocemente e raggiungere la velocità di 55 km/h. La sua velocità è data soprattutto dalla potente spinta della sua coda muscolosa.
Normalmente però l'orca preferisce vivere nelle acque fredde sia artiche che antartiche dove, in estate, caccia tra i banchi di ghiaccio. Gli avvistamenti nel mar Mediterraneo sono abbastanza rari. Sono state avvistate diverse orche nel mar Ligure vicino a Genova Pra' nel dicembre del 2019; in un primo tempo si è pensato provenissero da un branco di orche che vive da tempo nei pressi dello stretto di Gibilterra, poi invece si è capito che si trattava di un gruppo conosciuto e schedato in Islanda. L'orca vive normalmente in gruppi chiamati pod che sono composti da una femmina adulta e i suoi piccoli, sia maschi che femmine, dai figli delle sue figlie, da femmine anziane ormai sterili e da un maschio adulto. I figli maschi una volta diventati maturi abbandonano il gruppo per cercare femmine con cui accoppiarsi al di fuori della famiglia di nascita. Tutti i componenti di questa famiglia comunicano tra loro attraverso suoni di vario genere e ogni pod ha il proprio linguaggio. L'orca ha un organo specifico posto sulla fronte che può usare come sonar. Una femmina di orca può riprodursi con maschi anche di diversi pod.
Dallo scheletro di Old Tom, un'orca che, insieme ad alcuni membri del suo pod di appartenenza, aiutava i balenieri a cacciare le balene (e che veniva ricompensata lasciandole mangiare lingua e labbra delle prede uccise), fu calcolata una età presunta di circa 90 anni, ma studi successivi sui resti dell'animale riducono questo dato a 35 anni. I piccoli delle orche rimangono insieme alle madri anche dopo aver raggiunto l'età adulta. Le orche sono animali fortemente sociali e la caccia coinvolge tutto il gruppo. Il tipo di prede dipende dalle abitudini del gruppo: popolazioni dette residenti sono stanziali e si nutrono essenzialmente di pesci. Le transienti invece cacciano soprattutto mammiferi marini come foche, leoni marini e addirittura balene. Rientrano nella loro dieta anche pinguini e altri uccelli marini. Nel 1988 in mare aperto è stato scoperto un nuovo tipo di popolazione detto offshore, che viaggia in gruppi di circa 60 esemplari ma che può arrivare ai 200, distinto geneticamente dai transienti e dai residenti. È poco conosciuto, anche se le femmine Offshore si riconoscono perché hanno strisce che circondano le pinne.
Strategie di caccia e dinamiche evolutive
Alcune popolazioni hanno sviluppato delle tecniche peculiari di caccia. Ad esempio le orche argentine si radunano in febbraio di fronte alle spiagge dove si riproducono i leoni marini per cacciare i cuccioli ancora inesperti. La tecnica è semplice: un individuo nuota di fronte alla spiaggia con la pinna dorsale ben visibile sopra la superficie del mare facendosi quindi notare, un altro individuo tenendosi sott'acqua, incrocia dalla direzione opposta. Se ci sono cuccioli distratti che riposano sulla battigia, l'orca che si è tenuta nascosta, con una impressionante rapidità, nuota verso la spiaggia cercando di catturare la preda. In quest'impresa l'animale si spiaggia, ma con decisi movimenti del corpo scivola indietro riguadagnando il mare e portando con sé l'eventuale preda.
Le orche antartiche, invece, utilizzano onde e colpi di coda per far scivolare le foche fuori dal ghiaccio: la matriarca si reca nella parte opposta all'iceberg ad avvistare la foca e poi avvertendo gli altri con un segnale. Poi il resto del pod nuota ad alta velocità fino all'iceberg causando una grande ondata e facendo scivolare la foca. Nei loro viaggi per mare le orche vengono spesso in contatto con altri grandi predatori del mare. Sono stati documentati scontri con esemplari di squalo mako, squalo tigre e squalo bianco. L'orca attacca e uccide anche il tricheco. L'unico animale in grado di sopraffarla è un capodoglio adulto che grazie alla sua capacità d'immersione riesce a sussistere. Esemplari non ancora maturi possono invece rientrare nella dieta dell'orca stessa.
Un'altra tecnica molto efficace usata dalle orche per cacciare è quella di intrappolare e stordire i pesci con la coda. Più precisamente le orche individuano un branco di pesci e lo circondano costringendoli a nuotare insieme verso la superficie e nel frattempo creano delle grandi bolle d'aria per intrappolare i pesci. L'orca è un mammifero dall’indubbia intelligenza, tanto da attuare dei veri e proprio comportamenti sociali. Ogni comunità di orche sviluppa dei particolari versi di comunicazione e anche le cure parentali sono peculiari. Ogni femmina affronta un intervallo tra un parto e l’altro, tale pausa varia dai 3 agli 8 anni. Il motivo di questo lungo intervallo? Le orche sono mammiferi fortemente sociali. La caccia si svolge in gruppo e le prede dipendono dall’habitat che colonizzano. La preda più sorprendente è lo squalo. Le orche si nutrono di diverse specie di squalo, tra queste figura anche lo squalo bianco. Anche se lo squalo bianco ha una forza e dei sensi incredibilmente sviluppati, le orche, agendo in branco, riescono ad avere il sopravvento.

Realtà della cattività e differenze comportamentali
Nel 2018 sono state stimate 60 orche in cattività. Malgrado la nomea di predatori spietati che possiedono dai tempi di Plinio il Vecchio, in natura gli attacchi all'uomo sono rarissimi. Negli ultimi anni si è registrato un incremento dei casi di attacco alle barche a vela nei pressi dello stretto di Gibilterra e al largo della costa del Portogallo, da parte di un sottogruppo di orche stanziali o semistanziali. Nel febbraio 2010 l'orca Tilikum del Sea World Florida ha azzannato e ucciso una delle sue addestratrici durante uno spettacolo. L'orca in questione è stata famosa per essere responsabile della morte di tre persone, il nome dell'orca era Tilikum ed è morta nel 2017.
In cattività si registra un importante atrofia della pinna dorsale. In pratica la pinna dorsale perde la sua rigidità muscolare a causa della mancanza di esercizio dei muscoli dorsali che mantengono la pinna eretta. Il motivo? Le orche in cattività vivono in spazi molto ristretti dove a malapena possono immergersi. In natura non si sono mai registrati attacchi da parte del mammifero marino all’uomo. In natura, gli attacchi sono rari e di lieve entità, l’ultimo risale al 2005, quando, in Alaska, un giovane era tra un branco di leoni marini, un’orca emerse sul ghiaccio e colpì il ragazzo. A differenza delle orche in natura, quelle in cattività si mostrano molto aggressive, attuano comportamenti autolesivi e sono aggressive anche con gli uomini. L'orca Tilikum affogò uno dei suoi addestratori e ne ferì gravemente un altro. Lo stesso animale era stato responsabile della morte di altri due addestratori negli anni precedenti. L’orca, al contrario del delfino, è un animale molto grosso, con esigenze dimensionate enormi. L'orca può essere osservata nel suo habitat naturale mediante l’attività di whale watch, che permette di comprendere la vera natura di questo straordinario mammifero lontano dalle restrizioni forzate. Il monitoraggio scientifico resta la chiave per garantire che la specie continui a prosperare nei suoi habitat originari, lontano dai rischi legati all'antropizzazione e allo stress ambientale.
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