Introduzione: Il Paesaggio Umbro tra Storia e Catastrofi Naturali
L'Umbria, con la sua ricca storia e la sua complessa orografia, è un territorio intrinsecamente soggetto a fenomeni di dissesto geo-idrologico, quali frane e inondazioni. La comprensione di questi eventi naturali, e delle opere di ripristino e gestione del territorio realizzate per mitigarne gli effetti, riveste un'importanza fondamentale per la salvaguardia del patrimonio paesaggistico, culturale e umano. La storia dei dissesti, in particolare, offre una prospettiva unica sull'interazione tra l'uomo e l'ambiente, rivelando l'evoluzione delle strategie di difesa e di adattamento.
Un approfondito studio ha permesso di censire e analizzare eventi catastrofici simili a quelli di eventi verificatisi nel passato, con un focus particolare sulle aree di Orvieto e del Colle di Todi. Questo approccio basato sull'informazione storica censita, attraverso una selezione critica delle fonti, ha consentito di ricostruire un quadro dettagliato degli impatti e delle risposte umane ai fenomeni di dissesto. La metodologia adottata, che ha previsto l'uso di fonti manoscritte od a stampa, e fonti edite od inedite, si è rivelata cruciale per raccogliere un numero elevato di notizie sui fenomeni naturali e i loro effetti nel corso dei secoli. Tali indagini sono essenziali per comprendere non solo la frequenza e la distribuzione degli eventi, ma anche la natura degli interventi di ripristino e di messa in sicurezza che si sono resi necessari per garantire la continuità dell'esistenza umana e delle attività produttive in queste aree vulnerabili. Il processo di recupero e stabilizzazione del territorio, sebbene non sempre esplicitamente definito come "ripristino della fertilità" in termini moderni, ha avuto come obiettivo primario la restaurazione della funzionalità e dell'abitabilità del suolo, che include implicitamente anche la sua capacità produttiva.
La Ricerca Storica: Fondamenti Metodologici e Acquisizione dei Dati
La realizzazione di un catalogo storico esaustivo degli eventi di frana e inondazione in Umbria ha richiesto un'imponente opera di ricerca e selezione critica delle fonti. Un periodo complessivo di 1102 anni, dall'860 al 1991, è stato scandagliato per raccogliere dati significativi.
Selezione Critica delle Fonti e la Raccolta dell'Informazione
La fase iniziale del lavoro ha riguardato la selezione critica delle fonti, un passo fondamentale per la veridicità o la credibilità dell'informazione storica censita. Le fonti sono state classificate in diverse tipologie:
- Fonti Archivistiche: Documenti conservati presso gli archivi, tra cui l'Archivio di Stato di Perugia (per gli anni dal 1860 al 1985), gli Archivi Vescovili, gli Archivi di Stato periferici e gli Archivi Comunali. Gli inventari esistenti per ciascun fondo sono stati consultati per identificare la documentazione da esaminare. Per i fondi privi di inventario dettagliato, la scelta si è spesso dimostrata vantaggiosa, permettendo di reperire numerose ed interessanti informazioni relative ai dissesti.
- Fonti Bibliografiche: Opere a stampa, memorie, diari, testimonianze ed altre opere che hanno riportato notizie relative ad eventi locali o a fenomeni naturali.
- Fonti Giornalistiche: Testate locali, sovra-regionali o nazionali. L'analisi di 15 testate locali (cfr. pag. 1. della Tabella n. 1) ha permesso di raccogliere un numero limitato di notizie, talvolta poco significative dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Questo può essere dovuto al fatto che, in passato, eventi locali non venivano sempre riportati per mancanza d’interesse o d’attenzione, oppure perché le testate locali avevano una minore diffusione o non riportavano sempre la scelta si è dimostrata vantaggiosa. Per il periodo fra il 1808 ed il 1946 (139 anni), sono state consultate diverse testate, sia centrali, sia periferiche, che locali, evidenziando come le prime fossero più propense a riportare notizie relative ad eventi di menzione ed elogio o di grande risonanza.

Le difficoltà di reperimento di informazioni complete e di interpretazione dei contenuti delle fonti sono state elevate. Molti documenti erano incompleti, non firmati o datati, e talvolta privi di allegati essenziali per la loro comprensione. Ad esempio, la documentazione relativa al periodo preunitario dello Stato Pontificio è stata indagata. È interessante notare come Orvieto sia diventata sede di Delegazione autonoma in un certo periodo, influenzando la conservazione e la reperibilità dei documenti. Similmente, l'istituzione della Provincia di Terni in quello stesso anno ha contribuito a centralizzare e preservare la documentazione locale.
Creazione e Gestione dell'Archivio Digitale
Dopo la fase di raccolta, le informazioni sono state trascritte, riassunte e incluse in un archivio digitale. Questo processo ha comportato diverse fasi:
- Indicizzazione e Codifica: Ad ogni evento è stato assegnato un codice numerico univoco. Le informazioni sono state organizzate per data o periodo, facilitando la consultazione e l'analisi.
- Digitalizzazione: Il materiale fotocopiato o fotografato è stato successivamente stampato e archiviato digitalmente, creando un archivio digitale consultabile.
- Geo-referenziazione e Localizzazione: Per ogni evento, si è cercato di definire la località colpita e la sua posizione geografica. Questo è stato spesso difficile e non privo di incertezze, poiché i nomi delle località possono essere cambiati o completamente nel corso del tempo. Per la geo-referenziazione si sono utilizzate mappe topografiche a scala 1:10.000 e alcune mappe catastali a scala 1:2.000, benché queste ultime fossero disponibili solo per poche località umbre. La descrizione topografica dell'evento era talvolta vaga, indicando, ad esempio, un ponte o un tratto stradale che non corrisponde a quello attuale o riferendosi a toponimi scomparsi.
- Validazione e Definizione della Tipologia di Evento: La veridicità o la credibilità delle notizie è stata valutata criticamente. Molti eventi sono stati classificati come "di dissesto in atto" (1079 eventi) o "ad altre tipologie di evento" (120 eventi), mentre altri si riferivano a cantiere, a opere di contenimento o a situazioni di rischio non necessariamente associate a un evento specifico.
- Aggregazione dei Dati: Non è stato semplice unire dati provenienti da enti diversi e con risorse umane e finanziarie differenti, come quelli del catalogo AVI (Aree Vulnerate Italiane) sviluppato nel 1998 da Reichenbach et alii e il catalogo di Guzzetti et alii, 1994, specifico per le frane in Italia.
Questo processo di raccolta e analisi ha permesso di superare i vuoti informativi e di integrare le descrizioni date dalle fonti, consentendo una comprensione più approfondita delle dinamiche dei fenomeni di dissesto in Umbria e delle relative opere di contenimento e ripristino.
Il Catalogo Storico degli Eventi: Un Tesoro di Informazioni
Il catalogo storico rappresenta un'importante risorsa per la ricerca e la pianificazione territoriale, offrendo un quadro dettagliato degli eventi di frana e inondazione che hanno colpito l'Umbria nel corso di oltre un millennio.
Panoramica Generale e Distribuzione Geografica
Il nuovo censimento storico ha permesso di individuare 2084 eventi nel periodo compreso fra l’860 ed il 1991, rispetto ai 1255 eventi individuati dal censimento AVI relativo al periodo 1920 - 2001. Gli eventi sono stati classificati in 1373 eventi di frana e 711 di inondazione. Queste cifre sono notevolmente superiori rispetto a quelle individuate dal censimento AVI, indicando un significativo arricchimento dell'informazione storica.
In termini di località colpite, sono state censite 360 località interessate da frane e 361 località colpite da inondazioni. La distribuzione geografica degli eventi di frana (Figura n. 6) e di inondazione (Figura n. 7) evidenzia una concentrazione maggiore in alcune aree. Le aree più frequentemente colpite da frane sono i comuni di Todi (Figura n. 12A) e Orvieto (Figura n. 12B), ma anche centri come Marsciano, Perugia, Spoleto e Terni. Le inondazioni, invece, mostrano una maggiore frequenza lungo il Fiume Tevere, specialmente in prossimità degli abitati di Perugia, Orvieto e Todi, e lungo il Fiume Nera, in Umbria meridionale. Questi dati sottolineano come alcune aree siano storicamente più soggette a fenomeni di dissesto geo-idrologico, richiedendo quindi interventi costanti di monitoraggio e ripristino.

Distribuzione Temporale e Frequenza degli Eventi
L'analisi della distribuzione temporale degli eventi censiti rivela alcune tendenze interessanti (Figura n. 4). La lettura della Tabella n. 4, che riassume gli eventi di frana e inondazione tra l’860 e il 2001, mostra un aumento del numero cumulato degli eventi di frana (Figura n. 10A) e di inondazione (Figura n. 10B) con l’andare del tempo. Questo incremento, particolarmente evidente a partire dal 1950, non riflette necessariamente un aumento reale della frequenza dei fenomeni, ma è fortemente influenzato dalla maggiore disponibilità di informazioni rispetto a quelle più antiche. Le fonti giornalistiche, ad esempio, hanno permesso di raccogliere molti più dati a partire dalla metà del XX secolo e fino ai giorni nostri.

Il dissesto idrogeologico in Umbria, tra rischi e prevenzione
Tuttavia, anche tenendo conto di questi bias, alcune osservazioni rimangono valide:
- Frane: La maggior parte degli eventi di frana si concentra tra l’inizio del XIX e la metà del XX secolo (362 eventi fra il 1901 ed il 1951, e 385 eventi fra il 1851 ed il 1900). Il numero degli eventi di inondazione resta costante (Figura n. 10A) nel tempo, con una tendenza all’aumento.
- Inondazioni: La maggior parte delle inondazioni è stata registrata prima del 1750, con un notevole calo nel XX secolo, dove si riducono a 7, tutti prima del 1922. Ciò potrebbe suggerire un'efficacia delle opere di contenimento idraulico realizzate nel tempo, o una variazione nella modalità di registrazione degli eventi.
La frequenza degli eventi censiti, come illustrato nella Figura n. 10, mostra chiaramente come l'informazione storica sia più densa in periodi recenti, sottolineando l'importanza di un'analisi critica che consideri le lacune documentali nei periodi più remoti. La ripetitività spaziale degli eventi, illustrata nelle Figure n. 11A per le frane e n. 11B per le inondazioni, permette di identificare le aree a più alta vulnerabilità. La densità degli eventi di inondazione è in generale maggiore rispetto a quelli di frana, e le inondazioni interessano una porzione più vasta del territorio rispetto alle frane, che sono più localizzate.
Stagionalità degli Eventi
L'analisi della stagionalità degli eventi di frana e inondazione in Umbria, separatamente per i periodi antecedenti e successivi al 1900, rivela pattern distinti.
- Frane (periodo antecedente il 1900): La distribuzione degli eventi nel periodo antecedente il 1900 (Figura n. 13A) mostra due picchi, il primo ad ottobre-novembre ed il secondo a marzo. Questa distribuzione riflette probabilmente le condizioni climatiche tipiche dell'Umbria, con precipitazioni intense autunnali e disgelo primaverile.
- Inondazioni (periodo antecedente il 1900): Per le inondazioni nel periodo antecedente il 1900 (Figura n. 13C), si osserva un picco principale a novembre, con una coda significativa nel periodo ottobre-dicembre, in linea con i periodi di maggiori piogge.
- Frane (periodo successivo al 1900): Nel periodo successivo al 1900 (Figura n. 13B), la stagionalità delle frane cambia, con un picco marcato a gennaio e un secondo picco a marzo.
- Inondazioni (periodo successivo al 1900): Per le inondazioni nel periodo successivo al 1900 (Figura n. 13D), il picco principale si sposta a dicembre, con un secondo picco a febbraio.

Questi cambiamenti nella stagionalità potrebbero essere attribuiti a mutazioni climatiche, modifiche nella gestione del territorio, o semplicemente a una diversa modalità di registrazione delle informazioni nel tempo. Avere informazioni sul giorno, o quantomeno sul mese, d’occorrenza è essenziale per correlare i fenomeni con specifici eventi meteorologici e climatici.
L'Impatto dei Dissesti: Danni a Beni e Persone
Le frane e le inondazioni hanno causato danni estesi e profondi, influenzando la vita sociale, produttiva ed economica delle comunità umbre per secoli. L'analisi dei danni è cruciale per comprendere la reale portata dei fenomeni e la necessità delle opere di ripristino.
Danni ai Beni
I danni ai beni rappresentano una delle conseguenze più evidenti dei dissesti geo-idrologici. La Figura n. 14 illustra le tipologie di danno ai beni in Umbria.
- Abitazioni e Infrastrutture: Le abitazioni e le infrastrutture sono state le categorie di beni più colpite. In particolare, gli abitati di Orvieto e del Colle di Todi, costruiti su rupe tufacea, sono stati oggetto di numerosi eventi franosi, come illustrato anche nel CD-ROM a cura di E. Martini (Regione Umbria) e C. Margottini (Enea-Casaccia), 2001, che consente di seguirne l’evoluzione e gli interventi realizzati successivamente ai dissesti stessi. Il confronto tra le tipologie di danno prodotti dalle frane non cambia significativamente tra i periodi antecedenti e successivi al 1900.
- Patrimonio Agricolo e Forestale: Il patrimonio forestale e i terreni agricoli erano tra i beni più vulnerabili. Le descrizioni storiche parlano di campi devastati, raccolti distrutti e pascoli inutilizzabili, il che evidenzia direttamente la perdita di "fertilità" o produttività del suolo in seguito a tali eventi. Le "opere di contenimento" (Figura n. 14A) erano spesso realizzate per proteggere non solo le aree urbanizzate, ma anche i terreni coltivabili circostanti, indispensabili per il sostentamento delle comunità.
- Vie di Comunicazione: Anche le strade e le altre infrastrutture di trasporto erano frequentemente danneggiate, interrompendo i collegamenti e ostacolando le attività economiche.
- Altri Edifici: Tipologie diverse di edifici, come magazzini, mulini e edifici pubblici (Figura n. 14B), erano anch'esse a rischio, e la loro distruzione aveva ripercussioni sulle capacità sociali, produttive ed economiche locali.

I documenti storici spesso non riportano sempre la scelta si è dimostrata vantaggiosa per la loro comprensione, rendendo difficile una stima precisa dei danni. Tuttavia, l'abbondanza di notizie relative a danni ai beni rispetto a quelle relative alle persone è certamente superiore, anche se il valore economico del danno che al numero delle persone coinvolte è spesso difficile da accertare.
Danni alle Persone
Oltre ai danni materiali, frane e inondazioni hanno avuto un impatto devastante sulle persone, causando morti, feriti, senzatetto o sfollati. L'analisi del numero delle persone coinvolte fornisce una misura diretta della vulnerabilità umana.
- Vulnerabilità Generale: In linea con quanto osservato in altre aree italiane (Salvati et alii, 2003), anche nell’Umbria le inondazioni hanno storicamente coinvolto un numero di persone maggiore rispetto a quelle colpite dalle frane (Figura n. 15B). La portata di un evento di inondazione può interessare aree più vaste e popolose rispetto a quella interessata dai singoli movimenti franosi.
- Numero di Persone Coinvolte: Nel periodo 1901-2001, il numero di persone coinvolte da frane (Figura n. 15A) è stato significativamente inferiore rispetto a quello delle inondazioni. Questo dato, rappresentato in scala logaritmica, evidenzia la maggiore capacità delle inondazioni di interessare simultaneamente un gran numero di individui. Anche se le notizie che riportano danni alle persone sono meno abbondanti rispetto a quelle relative ai beni, esse sono di cruciale importanza per valutare il costo umano dei dissesti e la necessità di strategie di prevenzione e ripristino che mettano al centro la sicurezza delle comunità.

Questi dati storici, sebbene a volte incompleti, offrono preziose intuizioni sulla resilienza delle comunità umbre di fronte a queste calamità e sull'evoluzione delle tecniche di protezione e ripristino del territorio.
Interventi e Opere di Ripristino del Territorio: Una Prospettiva Storica
La storia dell'Umbria è costellata non solo da eventi calamitosi, ma anche da una lunga tradizione di interventi mirati al contenimento, alla mitigazione e al ripristino del territorio. Queste opere, sebbene non sempre definite esplicitamente come "ripristino della fertilità," hanno avuto come obiettivo fondamentale la stabilizzazione del suolo e la riattivazione della sua funzionalità produttiva e abitativa, presupposti essenziali per la "fertilità" in un senso più ampio.
Le Prime Grandi Opere Idrauliche: L'Eredità Romana
Un esempio emblematico di opera di ripristino e gestione territoriale risale all'epoca romana, con la realizzazione di imponenti opere di ingegneria idraulica. La Cava Curiana, un canale costruito per convogliare le acque stagnanti del Velino nel fiume Nera, è un'opera dei Romani che ha avuto un impatto duraturo. Cassiodoro ricorda l’opera di Curio Dentato, console romano nel 290 a.C., che, per mitigare il rischio di inondazioni in tutta la valle del Velino, diede il via ad un progetto ambizioso per incanalare le acque del Velino nella sottostante valle del fiume Nera. Questo intervento, il cui scopo primario era la bonifica, si tradusse in un ripristino della "fertilità" del territorio, rendendolo nuovamente idoneo alla coltivazione di canape e lini, come riportato da una fonte del 1740 che afferma: "per sudetta cagione dell’inundatione del Velino, la campagna di Terni patisce gran danno, essendo che nella parte che si lavora, che ora ne fa 120".
L'ingegnere Canali, nel 1787, ebbe il compito di condurre un'indagine dettagliata per valutare lo stato della Cava Curiana, la sua manutenzione e la necessità di dirigere lo scavo di un nuovo canale. Questi progetti dimostrano una consapevolezza antica della necessità di interventi su larga scala per controllare i fenomeni naturali e ripristinare la funzionalità del territorio per scopi agricoli e abitativi. Le cascate delle Marmore, di Piediluco e della valle del Velino sono il risultato di questi sforzi ingegneristici che hanno profondamente modificato il paesaggio, trasformando aree paludose in terreni produttivi e stabilizzando la regione da un punto di vista idrologico.

Interventi di Mitigazione delle Frane: La Risposta ai Dissesti
La documentazione storica offre numerosi esempi di interventi realizzati per mitigare gli effetti dei movimenti franosi, specialmente nelle aree più vulnerabili come Orvieto e Todi. Gli "architetti del tempo" e le autorità locali si sono spesso occupati di progettare e supervisionare le "opere di contenimento" (Figura n. 14A), fondamentali per la stabilizzazione dei versanti e la protezione degli insediamenti.
Per Orvieto e del Colle di Todi, sono disponibili lavori specifici, come quelli citati di L. G. DELMONACO, C. MARGOTTINI, S. SERAFINI, A. TOMMASI, R. RIBACCHI, M. AMBROSINI, E. MARTINI, S. SERAFINI, R. RIBACCHI, a cura di G. FELICIONI, E. MARTINI, C. MANNELLI e altri, che hanno studiato le frane storiche e gli interventi realizzati. Questi studi evidenziano come la conservazione dei centri abitati instabili in Umbria, spesso edificati su rupe tufacea, abbia richiesto un impegno costante nella realizzazione di opere volte a prevenire possibili crolli e a proteggere i terreni sottostanti. Ad esempio, il Governatore E. Cardinali (1852-1854) ha promosso opere di consolidamento e miglioramento ambientale, testimoniando un approccio integrato alla gestione del rischio. Tali opere, sebbene primariamente volte alla sicurezza, contribuivano indirettamente al ripristino della "fertilità" del terreno, permettendone una ricolonizzazione o un utilizzo agricolo dopo il dissesto.

Evoluzione degli Interventi nel Tempo
Gli interventi di ripristino e mitigazione si sono evoluti nel corso dei secoli, passando da opere ingegneristiche più semplici a progetti complessi che tenevano conto della geologia e dell'idrografia del territorio. La documentazione conservata negli archivi, come quelli dello Stato Pontificio (periodo preunitario) e della Congregazione del Buon Governo (1592-1847), testimonia la continuità degli sforzi. Questi archivi contengono non solo informazioni sui dissesti, ma anche dettagli sugli interventi proposti e realizzati, inclusi i costi e le figure professionali coinvolte. Tali documenti sono essenziali per comprendere il contesto socio-economico in cui si inserivano queste opere, che non erano solo una risposta immediata alle catastrofi, ma anche una strategia a lungo termine per la gestione e il ripristino delle risorse territoriali. Le opere di bonifica e consolidamento hanno permesso di rendere nuovamente produttivi terreni agricoli devastati o di prevenire ulteriori danni al patrimonio forestale, contribuendo così, in modo indiretto ma significativo, al ripristino della "fertilità" e della sostenibilità economica delle aree colpite.
Sfide e Prospettive nella Gestione del Rischio
La ricostruzione della storia dei dissesti geo-idrologici in Umbria e delle opere di ripristino associate è un'impresa complessa, che presenta diverse sfide ma offre anche importanti prospettive per la gestione futura del territorio.
Difficoltà nella Localizzazione e Interpretazione
Uno dei problemi maggiori della ricerca storica è la corretta interpretazione dei contenuti delle fonti. La localizzazione precisa degli eventi di frana o inondazione è spesso difficile e non priva di incertezze. I toponimi potevano cambiare o scomparire nel corso del tempo, e le descrizioni geografiche nelle fonti potevano essere generiche o riferirsi a una viabilità stradale che non corrisponde a quella attuale. La mancanza di una topografia dettagliata allegata ai documenti o la vaghezza delle descrizioni rendono arduo identificare il punto esatto di un evento. Tuttavia, l'uso di mappe storiche e catastali, insieme all'analisi delle memorie dei cantoniere e delle carte dell'Ufficio Tecnico Erariale, può essere un efficace strumento d’indagine per superare queste difficoltà.

L'Importanza dell'Informazione Storica per il Futuro
Nonostante le sfide, l'informazione storica è una risorsa inestimabile per la comprensione delle dinamiche dei dissesti e per la pianificazione di future opere di ripristino e mitigazione. La disponibilità di un catalogo dettagliato degli eventi, come quello realizzato per l'Umbria, permette di studiare la ripetitività spaziale e temporale dei fenomeni, identificando le aree a più alta vulnerabilità. Comprendere dove e quando si sono verificati eventi in passato è fondamentale per:
- Valutazione del Rischio Attuale: L'informazione storica contribuisce a calcolare la frequenza d’occorrenza dei singoli eventi e a individuare le aree a più alto rischio, permettendo di aggiornare le mappe di pericolosità.
- Pianificazione degli Interventi: I dati storici possono guidare la progettazione di nuove opere di prevenzione e ripristino, imparando dagli errori e dai successi del passato. Ad esempio, la conoscenza delle tipologie di danno prevalenti in diverse epoche e in diverse località può indirizzare la scelta delle tecniche di contenimento e di recupero del suolo più appropriate.
- Sensibilizzazione e Resilienza: La consapevolezza della storia dei dissesti può aumentare la sensibilità delle comunità locali al rischio e rafforzare la loro capacità di adattamento e resilienza. Le opere di ripristino della "fertilità" o della funzionalità del territorio, in questo contesto, sono non solo interventi tecnici, ma anche atti di ricostruzione sociale ed economica.
Il lavoro di Adriano Ruggeri e di altri ricercatori del CNR IRPI di Perugia e di altre istituzioni, attraverso la selezione critica delle fonti e la creazione di archivi digitali, ha fornito una base solida per continuare a studiare questi fenomeni. La collaborazione tra enti diversi, come dimostrato dalla genesi del Progetto AVI, è essenziale per una gestione integrata e sostenibile del rischio geo-idrologico, garantendo che le lezioni del passato informino le azioni del futuro per il continuo ripristino e la prosperità del territorio umbro.
Riferimenti Bibliografici Integrati:
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