L’Essenza del Matrimonio Canonico: Indissolubilità, Unicità e Fecondità

Il matrimonio canonico rappresenta una realtà piuttosto complessa, essendo un istituto di carattere pubblico, sacro, sociale e giuridico che coinvolge aspetti di speciale rilevanza. Esso può essere celebrato da soggetti capaci, innanzi ad un ministro del culto cattolico ed in presenza di due testimoni, nel rispetto della forma prescritta cui sono tenuti tutti i battezzati cattolici. Si perfeziona attraverso un’espressa e scambievole manifestazione di volontà (c.d. «consenso matrimoniale»), tramite la quale un uomo e una donna costituiscono tra loro, con un patto irrevocabile, uno stabile consorzio di vita, improntato a mutua assistenza e solidarietà nell’intima unione delle loro persone ed ordinato alla generazione ed educazione della prole. Il Codice di Diritto Canonico definisce il matrimonio come foedus, l’impegno, cioè, che le parti assumono l’una nei confronti dell’altra. Con il patto matrimoniale l’uomo e la donna costituiscono tra di loro un consortium totius vitae mettendo, in sostanza, in comune tutta la loro esistenza.

rappresentazione iconografica del consenso nuziale

Il Consenso come Atto Costitutivo

Il consenso rappresenta l’elemento costitutivo e determinante del matrimonio e consiste nella promessa solenne che gli sposi si scambiano durante la celebrazione nuziale, con cui dichiarano di voler costituire tra loro il vincolo coniugale e di accettarne senza riserve tutte le connesse proprietà e finalità stabilite dalla Chiesa. Esso è un atto personale della volontà, nel quale concorrono la facoltà intellettiva e volitiva della persona che lo esprime e nessun altra, al di là di questa, può direttamente e validamente intervenire nella sua manifestazione.

Per celebrare un valido matrimonio occorre: 1) una capacità personale, individuata attraverso una serie di circostanze che la escludono (cc.dd. impedimenti dirimenti); 2) il consenso delle parti, cioè la concorde volontà dei nubenti di dar vita al matrimonio; se manca il consenso o presenta carenze o vizi il matrimonio pur se formalmente celebrato, risulta invalido; 3) l’osservanza di alcune precise formalità prescritte dalla legge. Da quanto sopra consegue che, qualora anche uno solo degli sposi difetti di capacità giuridica e/o naturale al matrimonio, oppure, tramite un atto interiore della sua volontà, rifiuti al momento della manifestazione del suo consenso nuziale le anzidette proprietà e finalità matrimoniali o taluna di esse (pur dichiarandone verbalmente l’accettazione innanzi al celebrante), provoca l’invalidità del vincolo comunque celebrato.

Le Proprietà Essenziali: Indissolubilità e Unità

Le proprietà essenziali del matrimonio, che sono tra loro strettamente connesse, sono l’indissolubilità e l’unità. L’unità comporta l’esclusività del vincolo, ad esclusione di qualsiasi forma di poligamia e poliandria. Essa qualifica il rapporto coniugale come monogamico, diventando sinonimo di fedeltà coniugale (si contrappone all’adulterio).

L’indissolubilità, d’altro canto, qualifica il matrimonio in senso temporale, rendendolo perpetuo e sottraendolo nella sua esistenza alla volontà degli stessi coniugi (si contrappone al divorzio). Essa comporta che il vincolo coniugale perduri perpetuamente finché entrambi i coniugi sono in vita, senza possibilità che sia sciolto, tranne in tre specifici casi, da parte di alcuna autorità umana. All’occorrenza, è consentita - invece - la legittima separazione personale dei coniugi. L’unità e l’indissolubilità, come noto, sono proprietà essenziali di qualunque vincolo coniugale, anche non sacramentale; ai sensi del can. 1056, tuttavia, si riconosce loro una peculiare stabilità e maggiore fermezza nel matrimonio cristiano proprio “in ragione del sacramento”.

La santità del matrimonio cristiano

Il Bonum Sacramenti e la Dottrina Canonistica

Nel chiarire il significato più profondo della proprietà della indissolubilità - nota anche come bonum sacramenti - la Dottrina canonistica distingue tra indissolubilità intrinseca ed estrinseca. Con esse accezioni ci si riferisce rispettivamente alla impossibilità da parte degli stessi coniugi, da un lato, e dell’autorità pubblica, dall’altro, di sciogliere il vincolo validamente sorto con la manifestazione del consenso nuziale.

Il bonum sacramenti assume una triplice manifestazione, segnatamente nella stabilità del vincolo, nella sua perpetuità e nella indissolubilità in senso stretto. La stabilità del vincolo affonda le sue radici nel disposto del can. 1096 che, per la validità del consenso, richiede che le parti “…almeno non ignorino che il matrimonio è la comunità permanente tra l’uomo e la donna, ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale”. Se l’indissolubilità è una delle proprietà essenziali del matrimonio sacramentale, il suo rifiuto e la sua esclusione da parte di uno o entrambi i coniugi determinano la nullità del consenso prestato: ai sensi del can. 1101 § 2, infatti, chi, con positivo atto di volontà, esclude il matrimonio stesso oppure una sua proprietà o elemento essenziale, contrae invalidamente.

Il Bene della Prole e la Visione dell'Amore Coniugale

Secondo il magistero della Chiesa, il matrimonio è per sua natura ordinato alla generazione e all’educazione della prole, la quale conferisce al matrimonio un significato più ricco e profondo e costituisce il coronamento dell’amore coniugale. Tuttavia, anche se i figli dovessero di fatto mancare a causa della sterilità di taluno o entrambi i coniugi, ciò non intacca il rapporto di comunione coniugale ed il carattere indissolubile del vincolo.

È dentro questa prospettiva che l’Esortazione Familiaris Consortio individua che cosa è il matrimonio e la famiglia e quale è il suo genoma - usando l’espressione del sociologo Donati - che non è un genoma naturale, ma sociale e comunionale. Quando a Gesù fu chiesto a quali condizioni era lecito il divorzio, Gesù non entra nella problematica casuistica, ma indica in quale direzione si doveva guardare per capire che cosa è il matrimonio e di conseguenza quale è la verità dell’indissolubilità matrimoniale. Era come se Gesù dicesse: “Guardate che voi dovete uscire da questa logica casuistica e guardare in un’altra direzione, quella del Principio”.

schema riassuntivo dei tre beni del matrimonio secondo Sant'Agostino

Il Metodo del Principio e la Fedeltà

Il matrimonio cristiano ha le sue fonti nella Sacra Scrittura e quindi nel diritto divino rivelato, nonché nel diritto divino naturale, che secondo l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, è il complesso dei principi impressi da Dio nella coscienza dell’uomo. Il matrimonio cristiano è solo fra l’uomo e la donna, perché la duplicità del maschile e femminile è differenza originale inscritta nella natura. Secondo il racconto biblico, Dio creò l’essere umano maschio e femmina. Dall'amore sponsale di Cristo per la Chiesa discende il carattere sacramentale del matrimonio: l'amore degli sposi conferma l'Amore di Cristo per la Chiesa.

La dottrina cristiana ha avuto il merito di favorire la piena parità dei diritti e doveri in capo a ciascun coniuge, superando la tradizionale preminenza riconosciuta in epoche passate all’uomo rispetto alla donna. Ma è soltanto con la teologia cristiana che il valore della fedeltà coniugale assume un significato tutto nuovo, disancorato dal fine della certezza della prole. Secondo l’insegnamento del Catechismo della Chiesa cattolica, la fedeltà degli sposi «esprime la costanza nel mantenere la parola data. Dio è fedele». Mediante la fedeltà coniugale i coniugi rendono testimonianza della fedeltà di Cristo alla Chiesa. L’infedeltà coniugale è peccato grave condannato dalle Sacre Scritture. L’adulterio, ovvero la relazione sessuale con persona diversa dal coniuge, viola il sesto e nono comandamento.

Procedure Preliminari e Accertamento dell'Invalidità

L’accertamento e la conseguente declaratoria di detta invalidità è di esclusiva competenza dei tribunali ecclesiastici. La «promessa di matrimonio», in genere, si identifica nel «fidanzamento» e consiste in un formale impegno unilaterale o bilaterale al matrimonio da parte dei fidanzati. Il vigente Codice del 1983 non la disciplina direttamente, lasciandone ogni competenza alle Conferenze episcopali.

La «preparazione al matrimonio» consiste in un’appropriata catechesi organizzata dai pastori della Chiesa a favore dei futuri sposi, affinché costoro siano debitamente istruiti sul significato del matrimonio cristiano e ne ricevano puntuale cognizione in ordine alle proprietà e finalità. Le «pubblicazioni» rappresentano un pubblico strumento di carattere informativo finalizzato ad accertare che non sussistano eventuali impedimenti al matrimonio. Il vigente Codice del 1983 non ne prescrive più l’obbligatorietà, disponendo che le indagini necessarie possono essere effettuate anche con mezzi alternativi. Tuttavia, in assenza di specifiche disposizioni in materia per l’Italia, rimane sul punto in vigore la normativa dettata dal precedente Codice di diritto canonico del 1917, secondo la quale le pubblicazioni, salvo diversa disposizione dell’Ordinario o nel caso di pericolo di morte, devono essere effettuate in forma scritta.

infografica sulle fasi del processo matrimoniale canonico

Antropologia Adeguata e Sfide Contemporanee

Il magistero di Giovanni Paolo II ha avuto il grande merito di costruire un’antropologia adeguata a base dell’Humanae Vitae. La domanda che bisogna porsi non è se l’Humanae Vitae sia applicabile oggi e in che misura, o se invece è fonte di confusione. Infatti, l’essenza delle proposizioni normative della morale e del diritto si trova nella verità del bene che in esse è oggettivata. Se non ci si mette in questa prospettiva, si cade nella casuistica dei farisei.

L’immagine quindi di una Familiaris Consortio che appartiene al passato; che non ha più nulla da dire al presente, è caricaturale. Negando la connessione inscindibile tra la sessualità coniugale e la procreazione, si è aperta la strada alla reciproca sconnessione fra la procreazione e la sessualità coniugale: from sex without babies to babies without sex. Si è andata oscurandosi progressivamente la fondazione della procreazione umana sul terreno dell’amore coniugale, e si è gradualmente costruita l’ideologia che chiunque può avere un figlio. Il single uomo o donna, l’omosessuale, magari surrogando la maternità. Quindi coerentemente si è passati dall’idea del figlio atteso come un dono al figlio programmato come un diritto: si dice che esiste il diritto ad avere un figlio. Si è andati progressivamente costruendo un codice simbolico, sia etico sia giuridico, che relega ormai la famiglia e il matrimonio nella pura affettività privata, indifferente agli effetti sulla vita sociale.

Mentalità Divorzista e Nullità del Vincolo

Nell’ambito dei processi diretti all’accertamento della nullità matrimoniale per il capo della esclusione del bonum sacramenti, spesso emerge, in capo alla parte asseritamente simulante, una mentalità di tipo “divorzista”, ossia aperta e favorevole all’istituto del divorzio. Occorre tuttavia chiarire che, perché tale mentalità rilevi in termini di causa simulandi o di circostanza corroborante l’assunto di nullità, è necessario che sussista un nesso di causalità tra la stessa e l’invalidità del consenso.

Non rileva, infatti, che la parte ammetta in astratto la percorribilità del divorzio, laddove la stessa non cali tale possibilità nel proprio concreto vissuto e rapporto di coppia; in altri termini, è necessario che la mentalità divorzista determini la volontà della parte e non resti circoscritta entro i confini dell’intelletto. San Giovanni Paolo II, in una sua allocuzione alla Rota Romana, chiariva come la presenza di una mentalità divorzista non fosse di per sé sufficiente a provare l’esclusione dell’indissolubilità. Il Santo Padre magistralmente insegnava: “È innegabile che la corrente mentalità della società in cui viviamo ha difficoltà ad accettare l’indissolubilità del vincolo matrimoniale… Ma tale reale difficoltà non equivale “sic et simpliciter” ad un concreto rifiuto del matrimonio cristiano o delle sue proprietà essenziali”.

Si introduce una consuetudine che a lungo andare determina questa idea nel popolo non solo cristiano: non esiste nessun matrimonio assolutamente indissolubile. E questo è certamente contro la volontà del Signore. L’indissolubilità matrimoniale è un dono che viene fatto da Cristo all’uomo e alla donna che si sposano in lui. È un dono, non è prima di tutto una norma che viene imposta. Non è un ideale cui devono tendere. E’ un dono e Dio non si pente mai dei suoi doni. Non a caso Gesù, rispondendo ai farisei, fonda la sua risposta rivoluzionaria su un atto divino: “Ciò che Dio ha unito”, dice Gesù. E’ Dio che unisce, altrimenti la definitività resterebbe un desiderio che è sì naturale, ma impossibile a realizzarsi. Dio stesso dona compimento. L’uomo può anche decidere di non usare di questa capacità di amare definitivamente e totalmente. La teologia cattolica ha poi concettualizzato che, sebbene la grazia del sacramento sia sanante, essa libera l’uomo e la donna dalla loro incapacità di amarsi per sempre con tutta la pienezza del loro essere. Questa è la medicina del matrimonio: la capacità di amarsi per sempre. Sanare significa questo, non che si fa stare un po’ meglio la persona che in realtà rimane ammalata, cioè costitutivamente ancora incapace di definitività.

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