Le Ninne Nanne Tradizionali Calabresi: Storia, Testi e Profondità Culturale

Gli appuntamenti più importanti che scandiscono la vita dell'uomo sono sempre accompagnati da canti, poesie, proverbi, filastrocche, scioglilingua e altre forme di espressione orale. Per l'infanzia, in particolare, è molto antica la tradizione della ninna nanna, un canto che serve primariamente per fare addormentare il bimbo. La fase dell'addormentamento può ritenersi una fase critica del bambino, un momento delicato in cui deve passare dallo stato di veglia a quello del sonno. Il timore di staccarsi dalla madre, seppur momentaneo, rende questo cambiamento difficile da superare. È proprio in questo frangente che il canto interviene con la sua funzione mediatrice, contribuendo a far sì che questo passaggio avvenga senza traumi e in maniera graduale. La voce della madre, insieme al cullamento, garantisce protezione in un rapporto intimo e profondo tra madre e figlio, un legame in cui vengono simbolizzate speranze, auspici e benedizioni per il futuro del piccolo. Queste espressioni sonore, intrise di sentimento e tradizione, rappresentano un patrimonio culturale inestimabile, soprattutto in regioni come la Calabria, dove le ninne nanne si rivelano vere e proprie custodi di storia e di un'identità profondamente radicata.

L'Eredità Sonora: Voci di Madri e Nonne Calabresi

La vitalità e la resilienza di questa tradizione orale sono testimoniate da esperienze personali che attraversano le generazioni. Negli anni Settanta, ad esempio, per far dormire i nipotini che venivano dalla Svizzera e si esprimevano in un italiano stentato, le madri in dialetto cortalese si abbandonavano a un canto particolare, meno cupo e più arioso. Una volta i nipoti, già grandini, registrarono la voce della nonna, catturando un momento prezioso. Nella dinamica della composizione orale, in cui una parola o formula ha la funzione di richiamarne un’altra e sostiene il processo mnemonico, lei ricorda: "li cantavi chista a Bettineda e quantu quagghiava".

Ritratto di una nonna calabrese che culla il nipote

Da dove traevano questi canti? Non si può tacere ciò che si prova nel leggere quanto da Pitré riportato per Marsala, un collegamento che ha generato una delle più forti emozioni intellettuali. Il canto di una contadina di un paesino della Calabria, vissuta sempre in un vicolo, si osservava così inserito in un’area culturale vasta, su cui il grande studioso si era soffermato! A coloro che hanno sempre rispettato e sentito propria nelle più intime fibra la civiltà contadina da cui provengono, piace che sia stato detto e mostrato in maniera autorevole che una madre (e quante con lei hanno cantato e quante con lei hanno vissuto) appartiene a tale tradizione culturale. Altro che chiusura contadina e dei nostri paesi! Pitré, con la sua opera, fa un’operazione culturale e insieme di giustizia sociale, validando e dando dignità a un patrimonio altrimenti sottovalutato. E anche se si è trattato solo di un superficiale scorrere una piccola parte di quanto sulle ninne nanne egli ha raccolto, ciò è bastato per riportare alla letteratura “alta”, quella scritta che a scuola si studia. È stata una piacevole meraviglia, una sorta di intima ricomposizione psicologica e culturale. In verità, nessun maestro ha saputo insegnarci che dalla sapienza e dalla lingua contadina dei nostri genitori potevamo partire per innestarci e collegarci con la letteratura scritta. Spesso, invece, fummo istruiti tacitamente od apertamente a far tabula rasa di quanto conoscevamo. Non bisognava dire così, ma così.

Le donne calabresi erano profondamente consapevoli della loro povertà e della loro a volte impotenza. Il sentimento espresso nel cullare i propri figli era spesso un desiderio che andava oltre le possibilità materiali: "se la mamma sapesse e potesse, o figlio, ti offrirebbe fasce d’oro", un'espressione che si ritrova nell'antico periodo ipotetico di un principe, giovane padre. La ricchezza altrui era nota, erano noti il broccato e l’oro, ma nella società contadina si diceva: "U non avire ti fa de non sapire", un detto che sottolinea come la mancanza di beni materiali limitasse anche la capacità di agire e di provvedere. Non restava che evocare la ricchezza attorno al sonno del proprio figlio e forse augurargliela. In questo contesto, permane la mestizia ma in qualche modo il bambino non è più il povero Pietru Giuanni. Compaiono stavolta Dio, i santi, la Madonna, il Signore che spesso nella poesia popolare vengono invocati e ai quali il bimbo nelle ninne nanne viene affidato perché lo proteggano dalla realtà amara. Si sentono suoni e ci sono "cinguli", si odono gli uccellini: "cantaturi e canta gente", e Pitré ricorda "O sonn’ingannatore, nganna-gente" per Gessopalena, il sonno al cui incanto si voleva indurre il piccolo, spesso perché le donne potessero dedicarsi ai loro lavori. A Marsala e nel canto materno, la figura del re (che non sa) è stata sostituita dalla madre, sottolineando il suo ruolo centrale e insostituibile.

Le Tecniche dell'Addormentamento e la Funzione Rituale del Canto

È difficile stabilire collegamenti univoci nel tempo, perché il bambino anche oggi lo si conduce al sonno in vari modi, con diversi canti, a volte non legati strettamente al mondo infantile o che non hanno la funzione specifica di indurre a dormire. L'importante è che egli senta una voce nota, di solito quella materna. Essenziali sono il movimento di chi lo culla e la musicalità, il ritmo del canto. La ninna nanna è un canto eseguito da una donna che è destinato all'ascolto di un bambino, e affinché possa esistere una ninna nanna c'è bisogno che ci sia una donna (non necessariamente la madre; può essere la nonna, una zia o un'altra persona, comunque una presenza familiare altrimenti l'esito sarà fallimentare) e un bimbo.

Nella fase di passaggio, in cui deve avvenire il superamento della crisi di distacco del bambino, entrano in campo delle vere e proprie tecniche di addormentamento. Un ruolo importante è svolto dalla voce della madre che deve fungere da primo elemento rassicurante. La cantilena, intanto, non solo non deve avere un volume alto ma deve essere eseguita con un tono confortante alternando al motivo cantato delle pause durante le quali inserire un mormorio a bocca chiusa in sincronia col dondolare. Ed è proprio quest'ultima azione che produce il ritmo scaturito dal battere della sedia sul pavimento che aumenta di intensità quando il bambino mostra sofferenza e che diminuisce progressivamente quando egli si tranquillizza fino a cessare completamente quando sarà sul punto di addormentarsi. In pratica, la triplice azione della madre: canto-cullamento-ritmo si adatta di momento in momento alle esigenze del figlio, in una continua modulazione di questi tre elementi che lo conducono dolcemente verso il sonno. Nella ninna nanna, si diceva, un ruolo importante è svolto dalla madre che è impegnata attivamente nell'esecuzione della stessa, mentre il bambino svolge un ruolo passivo, rappresenta cioè il destinatario e quindi l'effetto di un'azione: se egli si addormenta significa che la ninna nanna ha raggiunto il suo scopo. Ruolo passivo non significa, tuttavia, minore importanza rispetto al ruolo attivo della madre: non c'è ninna nanna se non c'è il bambino.

📜La leggenda del Re Nilio ✨-La Ninna Nanna del "Renniliu- Kalabria Kultura e le fate di Tiriolo (CZ)

Oggi la ninna nanna si ascolta molto di rado o non si ascolta affatto. I bimbi, spesso si addormentano davanti alla televisione, non riuscendo a sottrarsi all'effetto narcotizzante che essa provoca, evidenziando un profondo cambiamento nelle abitudini di addormentamento rispetto al passato.

Simbolismi e Devozione nelle Ninne Nanne Calabresi

La ninna nanna d'ispirazione religiosa è molto diffusa in Calabria, riflettendo la profonda fede popolare della regione. Un esempio toccante è il canto: "….Va fa lu sùonnu chi fici Maria…. fu tantu duci chi l'addormiscìa…. va fa lu sùonnu chi fici Sant'Anna…. fu tantu duci cumu meli e manna….". In questo canto, la mamma augura al proprio figlioletto un sonno dolce paragonabile a quello di una santa, un sonno che non può essere che dolce, "….Cumu meli e manna…". Il letto che accoglierà il bimbo appena addormentato viene immaginato soffice e delicato come i fiori. Allo stesso modo saranno i cuscini riempiti con le rose, "….Lìettu de juri, cuscini de rose….". Queste immagini idilliache e rassicuranti si mescolano spesso con la realtà e con le invocazioni spirituali.

"Ninna e ninna ninnettosa", canta una madre, ubbidendo solo alla rima e non al significato profondo che altre ninne nanne portano con sé. Ma a Monteleone si diceva "Dormi, dormi, dormi e posa" e a Rossano "Va’ dorma, gioia mia, và dorma e posa", mostrando la varietà di espressioni. In alcune versioni, sembra che santa Rosa stessa abbia al seno il bambino (si potrebbe però ipotizzare una sintesi di canti), altrove, ad esempio, ad Acri, si ha un dialogo in cui la Madonna - che passa per le strade della terra - chiede alla madre del piccolo dove egli sia e quella risponde di averlo al seno, addormentato. La donna non dimentica di invocare la protezione di Maria su suo figlio, con la preghiera "fammillu stari buonu".

Il canto è spesso mesto (il tono ricorda quello che si è sentito da bambina dalle donne durante i funerali e la lunga sua insistenza su ah finale è quella dei pianti), registrando una condizione ingrata e una vita grama, ma contiene anche visioni idilliache e di splendore. García Lorca vedeva riflessa nelle ninne nanne delle donne spagnole la disperazione della loro esistenza, e Alan Lomax nota che nel Mezzogiorno esse sono cupe, rispetto a quelle del Nord dell’Italia. Nelle ninne nanne le donne esprimevano dunque anche il dolore della propria vita, a volte minacciavano il bambino, si evidenziavano persino i sentimenti ambivalenti verso la maternità. La figura di Danae in mezzo alla tempesta del mare, mentre Perseo inconsapevole dorme, leva il proprio lamento e sussurra: "Ma io prego, tu riposa, o figlio, e quiete abbia il mare ed il male senza fine riposi": che è in fondo l’augurio di ogni madre alla propria creatura.

Illustrazione della Madonna che culla il Bambino Gesù

Per quanto riguarda la ninna nanna della confinata, una sorella ha avuto la fortuna di sentire - mentre sull’Europa infuriavano venti funesti - sillabe diverse dalle nostre e immagini non paurose ma attraversate dalla luce, attendendo che mammà tornasse e che portasse un "mbrì mbrì". Nel sonno della bambina, si spera che anche la donna abbia trovato conforto, come la Danae di Simonide, trovando nel canto un momento di tregua e speranza.

Le Origini Profonde: Dal "Lupo Nero" al Re Nilio

Le antiche ninne nanne calabresi, come in altri territori della nostra Italia, assumono una parte importante nelle tradizioni orali. Il canto è quasi una “nenia”, tant’è che si rifanno ad antichi canti funebri romani, capace di porre il piccolo in una fase di tranquillità attraverso la voce della madre e il “cullamento”. Anche quest’ultimo viene rappresentato da brevi passi, una sosta, altrettanto breve, e di nuovo il ritmo rallentato del dondolio, che possa condurre al sonno. Ugualmente, da sedute, il movimento è quasi simile, piegandosi in avanti e poi, ancora indietro, con movimenti dolci e uguali per conciliare il riposo.

Il canto assume diverse particolarità raccontando, molte volte, del “lupo nero”, quasi un momento di inquietudine. Questa paura, però, viene superata dalla protezione delle braccia della madre e dal risvolto del canto che comunque assume carattere di vicinanza e positività. I canti e le filastrocche cantate servivano, come tuttora, a tramandare le tradizioni, soprattutto quelle nel dialetto del luogo. Spesso servivano, per i bambini, anche come mezzo di conoscenza della realtà quotidiana. In alcune, ad esempio, vi erano nomi di oggetti o di parti del corpo, tutti strumenti per poter accrescere la loro conoscenza del mondo circostante. La ninna nanna, inoltre, rappresenta anche un momento per avvicinarsi a Gesù Bambino, un dolce canto pieno di sentimento e devozione.

Le “ninne nanne” della tradizione calabrese restano in quel bagaglio culturale e popolare che Andrea Bressi, Maestro polistrumentista e grande conoscitore della tradizione calabrese, ha sempre portato avanti. “I canti popolari - ha infatti detto - accompagnavano tutta la vita, “dalla naca alla vara” (dalla culla alla bara)”. La ninna nanna, nel particolare, è un canto molto intimo, che si tramandava oralmente. Con il gruppo “Radici Calabre” è stata riproposta una ninna nanna catanzarese, dove emergono diversi significati: dall’evidenziare come il più forte abbia la meglio sul più debole (“u lupu si mangiau a pecureddha”) o, ancora, come spesso ci siano delle invocazioni, in questo caso al “sonno” che tarda a venire o, ancora, alla Madonna, nella ricerca della salute per il proprio figlio. “Molte volte - aggiunge Bressi - si ritrovano farse e ninne nanne simili da quartiere a quartiere, ma anche da paese a paese, riscoprendo quel sentire unico della dolcezza di una madre che culla il suo bambino”.

Mappa della Calabria con indicazione di Tiriolo

Un esempio emblematico di ninna nanna legata a una leggenda è quella che si tramanda nel paese di Tiriolo, la “Ninna Nanna del Re Nilio”. È ancora Bressi a ricordarla. Questa antica ninna nanna si accosta ad una leggenda, dove, in questo caso, è il padre a cantare la ninna nanna al proprio figlio. Di seguito e, in breve, il racconto della leggenda: “Sulla vetta del Monte Tiriolo vivevano in un antico palazzo un re e una regina che avevano un figlio, Nilio. Fattosi adulto s’innamorò perdutamente di una giovane e bella popolana che voleva sposare. Da qui il diniego dei genitori poiché la giovane era di umili origini. Un giorno Nilio scappò con la ragazza e la madre lo maledisse: “Possa tu liquefarti come la cera al sole”. Il giovane per sfuggire alla maledizione si chiuse in una stanza senza finestre, restando sempre al buio. Intanto la ragazza, che aveva avuto un bimbo, era rinchiusa in una grotta vicino al mare, ma Nilio non si capacitava di non poter vedere la propria amata e il piccolo, fu così che scavò un cunicolo arrivando nei pressi del Corace e di notte andava a trovarli. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, al canto del gallo, andava via per non essere colpito dai suoi raggi. Ciò accadeva ogni giorno e nel vedere il figlio cantava una ninna nanna cullandolo: “…e se i galli non cantassero mai e se le campane non suonassero mai, starei sempre con te, dormi, dormi, gran ninnolo mio” (e si mai li gaddhi cantasseru e si mai li campani sonasseru, eu sempre stapera ccu tia, duermi, duermi, gran ninnulu mio). Le fate, venute a conoscenza della vicenda si commossero nel vedere il padre così attaccato al figlio, tant’è che fecero sì che i galli non cantassero. Quando Nilio si accorse del mancato canto del gallo, si disperò, perché il sole era già alto. Accanto a lui un servo fedele lo accompagnò nel ritirarsi, ma Nilio cominciò a liquefarsi. Fu allora che il servo gli chiese, più volte, a chi avesse mai lasciato i suoi danari, indispettito dalla continua domanda, Nilio disse:” Io mi sto sciogliendo al sole e tu pensi al danaro? Lo lascerò al diavolo!”. Fu così che il diavolo ebbe tutto il danaro che nascose nella grotta facendone tre mucchi, uno di oro, uno di argento e l’ultimo di bronzo. Secondo la leggenda l’incantesimo si sarebbe spezzato solo con un espediente dettato dalla cattiveria del diavolo…ma, i tre mucchi di danaro, sono ancora nella grotta…”. Questa ninna nanna, con la sua narrazione epica e tragica, sottolinea il profondo legame tra i canti popolari e le leggende che animano l'immaginario collettivo calabrese, trasmettendo valori, moniti e storie attraverso la melodia e le parole.

Le Cullette di un Tempo: Naca a Ventu e Tradizione

La culla, come ben si sa, ha sempre rappresentato una parte essenziale del riposo del neonato, soprattutto quelle tradizionali e artigianali, quando i piccoli nascevano ancora nelle proprie case. Il ritmo cadenzato delle ninne nanne quasi accompagnava il movimento della culla che, per lo più, erano a dondolo, realizzate in legno o in vimini. Questi oggetti, spesso frutto di abilità artigianali tramandate, erano parte integrante dell'arredo domestico e del rituale dell'addormentamento. Ma nelle case più povere la culla era anche rappresentata da un tipo di “naca” appesa al soffitto (“naca a ventu” o “naca a volu”), costituita da un pezzo di stoffa le cui estremità erano legate ad una corda annodata, a sua volta, ad una trave del soffitto nelle vicinanze del letto. Questo ingegnoso sistema permetteva un movimento ondulatorio e ritmico che conciliava il sonno del bambino, dimostrando l'adattamento e l'ingegno delle comunità contadine nell'utilizzare le risorse disponibili per il benessere dei più piccoli.

Illustrazione di una

Calabria, Crocevia di Culture e Suoni: Tra Antico e Moderno

Le ninne nanne calabresi non sono espressioni isolate, ma si inseriscono in un contesto mediterraneo più ampio. Le madri cantavano dunque assieme a tante (e tanti) del Mediterraneo e questo dono offrivano ai propri nipoti negli anni Settanta. Le intrattenevano con le parole di "Re d’Anìmmulu", ma nell’antico patrimonio popolare ricevuto attraverso una secolare tradizione (si la mamma lu sapera fasci d’uoru ti mentera / si la mamma lu saperisse fasci d’uoru ti menterisse) non è da escludere un suo personale profondo ri-creare. Questo dimostra come la tradizione orale sia dinamica, capace di adattamento e di arricchimento continuo.

La Calabria è un crocevia di saperi, culture, drammi, speranze, sapori e suoni. Il "Suono", per il musicista-medico-ricercatore Cataldo Perri, è il più forte richiamo della memoria. Il suo nuovo CD si intitola "Guellarè", una parola che significa bambino in Arabo, una delle tante rimaste impigliate nel dialetto calabrese a testimonianza delle molteplici contaminazioni fra i popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Nel lavoro di Perri ci sono le voci dei mercanti, il rumore della risacca del mare, le storie piccole e grandi e le tante suggestioni che rimandano all’antica matrice del “Mare Nostrum”. A sentirlo e risentirlo, il nuovo cd di Cataldo Perri, ci si accorge che lo sguardo dell'autore si è ampliato ancora di più, c'è una sorta di espansione verso l'est dell'Europa e ancora verso il sud del sud, verso il vicino Oriente, perso il Mar Nero, verso i luoghi arabi. Questo arricchimento culturale si riflette anche nelle ninne nanne, che pur mantenendo un nucleo tradizionale, si sono evolute assorbendo e riadattando elementi da altri generi e culture. Ne sono un esempio alcune canzoni per le spose in Abruzzo che raccontano del cammino (a volte si tratta di una partenza vera e propria) verso la casa dello sposo e di un’entrata nel mondo della nuova famiglia per la giovane, un evento che familiari e amici si augurano senza sofferenze. Questi motivi sono stati riadattati e integrati nel repertorio delle ninne nanne, dimostrando la permeabilità e la ricchezza delle tradizioni orali.

Mappa del Mediterraneo che evidenzia la posizione della Calabria

Fenomeni Popolari e la Memoria Storica

Nella storia delle tradizioni popolari il canto rimane una delle priorità che tutt’oggi viene tramandata. Fra i diversi canti, poesie, filastrocche che designano nei vari dialetti altrettanti momenti diversi scanditi da particolari assonanze, una delle tradizioni che è stata promulgata nel tempo è quella delle ninne nanne. La ricchezza e la profondità delle tradizioni calabresi non si limitano ai canti, ma si estendono a un vasto panorama di credenze e fenomeni popolari, spesso registrati anche in modo inaspettato. Un film vecchio del 1948, uno spezzone in bianco e nero di pochi minuti di girato, si è rivelato di grande interesse storico e antropologico, offrendo uno spaccato unico di questi fenomeni. I titoli di testa del vecchio documentario in bianco e nero aprono con il cappello che pone una domanda precisa: "Fenomeni soprannaturali?", poi segue il titolo: "Col sangue la donna di Paravati disegna". Segue il nome della rubrica "la settimana INCOM", l'informazione, di quel lontano venti febbraio del 1948, veniva proiettata nelle sale cinematografiche.

Ed ecco il testo del breve reportage dalla Calabria: "Paravati, è una frazione di Mileto, in Calabria, a tredici chilometri da Vibo Valentia. Camminando per queste strade, anni fa, per la prima volta il piede di Natuzza Evolo sudò sangue. Il parroco preferirebbe non parlare della prodigiosa pecorella del suo gregge." Questi episodi, sebbene diversi dalle ninne nanne, attestano la forza e la pervasività delle credenze popolari e del sacro nella cultura calabrese, mostrando come la memoria storica della regione sia intessuta di storie che vanno oltre il razionale, contribuendo a definire un'identità culturale complessa e affascinante, che le ninne nanne, con i loro riferimenti a figure divine e protettive, ben rappresentano.

📜La leggenda del Re Nilio ✨-La Ninna Nanna del "Renniliu- Kalabria Kultura e le fate di Tiriolo (CZ)

Le Voci della Calabria Contemporanea: Custodi di un'Eredità

La ninna nanna delle madri, nell’addormentamento dei propri pargoli, ha sempre rappresentato un forte momento di unione. Il canto della ninna nanna ha un intenso valore e nella sua piccola dimensione si potrebbe dire che assume un “significato profondo”, poiché la fase dell’addormentamento sviluppa, come detto, una unione importante, ma anche il timore, da parte del bimbo, di doversi “staccare” dalla mamma. La persistenza di queste tradizioni orali e la loro intrinseca importanza culturale sono mantenute vive anche da figure contemporanee che, in diversi campi, portano avanti il nome e la cultura della Calabria, contribuendo alla sua narrazione e alla sua visibilità.

Lei si chiama Maria Gabriella Capparelli, è nata a Cosenza nel 1974, parla italiano, inglese, spagnolo, tedesco e calabrese ed oggi è uno dei televolti più nuovi e più interessanti del panorama televisivo e della redazione Rai del TG1 di Unomattina. Bella, affascinante, tutta calabrese e, anche e soprattutto, molto brava. Con i suoi servizi giornalistici, sempre più acuti, interessanti e carichi di un inedito mix di umanità e passionalità, la cosentina Maria Gabriella si è fatta più volte notare in ambito nazionale ed internazionale. Dopo aver lavorato nel 2004 e 2005 nella redazione di "Dossier" del Tg2 è passata nella redazione della fortunata rubrica, dello stesso Tg2, "Costume e Società" e alla redazione Esteri della stessa testata. Nel 2006 e 2007 ha lavorato nella redazione cronaca ed economia del TG1, poi Maria Gabriella è stata chiamata nella redazione del Tg1 della trasmissione, contenitore quotidiano, "Uno mattina". La sua esperienza e la sua capacità di comunicare a livello nazionale e internazionale contribuiscono, seppur indirettamente, a diffondere la conoscenza e l'apprezzamento per le radici culturali di cui la Calabria è ricca, tessendo un filo tra le antiche ninne nanne e le voci che oggi narrano la regione al mondo, perpetuando l'eredità di una terra dalla storia millenaria e dalla cultura vibrante.

Maria Gabriella Capparelli in studio televisivo

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