Ninna Nanna e Identità: Tra il Significato Antico e la Nuova Autonomia della Sardegna

La cultura sarda è un intreccio profondo di suoni, parole e silenzi che affondano le radici in una storia millenaria. Se da una parte la comunicazione istituzionale, avviata il 26 febbraio in occasione della celebrazione dell’Autonomia, ha cercato di utilizzare la musica come veicolo di coesione sociale e identitaria, dall’altra esiste un legame ben più intimo e atavico che unisce il popolo sardo: la ninna nanna. Questo genere musicale, che travalica il confine tra la culla e il lamento funebre, rappresenta non solo un metodo per indurre il sonno nei più piccoli, ma uno specchio fedele delle paure, delle speranze e della complessità emotiva di un’intera comunità.

paesaggio rurale della Sardegna al tramonto

Il valore dell’identità: dalla musica alla consapevolezza politica

La scelta di utilizzare la musica come strumento di coinvolgimento per celebrare i settant’anni di autonomia della Sardegna non è casuale. Come ha sottolineato il presidente dell’Assemblea sarda Gianfranco Ganau, "Abbiamo scelto la musica come strumento per coinvolgere tutti, in grado di raggiungere anche i più giovani". Il progetto che ha dato vita alla canzone Umpare incarna perfettamente questo intento: si tratta di una "pop song" che racchiude diversi stili musicali e linguaggi, dal sardo all'italiano fino all'inglese.

Questa composizione di Luigi Marielli, interpretata da artisti del calibro dei Tazenda, Claudia Crabuzza, Maria Giovanna Cherchi e Aurora Lecis, non vuole essere un inno ufficiale, ma un dono identitario. "Umpare va contro quello che ci dicono da sempre che siamo pochi e disuniti, è un suggerimento, una presa di coscienza", ha spiegato Marielli. Il videoclip associato, realizzato dai registi Michele Gagliani, Chiara Mela e Giovanni Saturno, racconta metaforicamente la rinascita di una terra libera e accogliente, rappresentata da una giovane donna che prende vita dalle ceneri. Questa operazione si inserisce in un percorso di riflessione profonda: come usare bene l’autonomia, come superare i limiti di uno Stato centralista e come disegnare politiche capaci di migliorare concretamente la vita dei cittadini.

La ninna nanna: un antico incantesimo di sonno e dolore

Se la musica moderna cerca di unire il popolo, la ninna nanna agisce nel segreto delle mura domestiche, dove si tramanda di generazione in generazione. Le cantano solo le donne, siano esse madri, sorelle, nonne o madrine, e tra le parole e gli sguardi si nasconde un antico incantesimo, quello del sonno. Non si tratta solo di parole e suoni, quanto piuttosto di azione e intenzione.

Le ninna nanne sono state da tanti assimilate ai canti di morte. Le somiglianze d’altronde non finiscono qui: c’è quell’innato dondolare che è proprio della madre che ninna e de s’attitadora che attitta e a pensarci bene il suono nelle ninna nanne esattamente come nei canti di morte è squisitamente nasale. Ma nell’anninnare dedicato ai neonati esiste una componente aggiuntiva: l’incanto della sorte. Se le janas nella tradizione decretano la fortuna del neonato, affatandolo beni o mali, sono le mamme ad augurare al proprio piccolo un meraviglioso futuro.

illustrazione simbolica di una madre che culla il proprio bambino

Come spiega la professoressa Ines Testoni, esperta di death studies, le ninna nanne nascondono il lato più oscuro della maternità. "Sole con il proprio bimbo tra le braccia le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo". Il parto, visto come divisione e perdita di unità, genera un trauma che la madre esorcizza attraverso il lamento. In questo senso, l'interrogativo "questo bimbo a chi lo do?" non è una semplice filastrocca, ma un riflesso della paura di affidare una nuova vita a un mondo crudele, spesso segnato dalla guerra e dalla povertà.

L'evoluzione del genere: da Marisa Sannia ai Tazenda

La voce inconfondibile di Andrea Parodi, uno dei pilastri della musica sarda, ha saputo traghettare questa tradizione verso il grande pubblico. Oltre al successo sanremese di Spunta la Luna dal monte con i Tazenda, la produzione artistica legata alla Sardegna ha sempre attinto a piene mani dal bagaglio poetico e musicale locale.

Un esempio emblematico è Ninnidu Silenziosu, presente nell'album dei Tazenda, che esplora il silenzio come spazio di riflessione esistenziale. Il testo, che recita "Ombra piena di ricordi, io parlo con il vento, sono una ninna nanna di alberi lungo i sentieri del tempo", trasforma il concetto di ninna nanna in una meditazione sulla terra, sul passato che muore e sulla vita che rinasce.

Ai Ninnora ninna nanna sarda - Concerto "La musica che unisce" - Boves, 9 maggio 2013

Non va dimenticata la dolcezza di Sa Ninna nanna de Anton’Istene, cantata da Marisa Sannia su poesie del Montanaru. Qui, il senso di totale abbandono provato tra le braccia della madre si fonde con la tradizione poetica sarda, creando un ponte tra la memoria privata e quella collettiva. "Non ho ricordo delle ninna nanne a me dedicate, ma quel che ancora ricordo è il senso di totale abbandono provato in braccio di tua madre: un senso di calore, di leggerezza, un senso di sicurezza".

Elementi strutturali e psico-sociali della ninnananna

Da un punto di vista strutturale, la ninna nanna è una melodia rasserenante basata su ritmi semplici, spesso binari o ternari, che richiamano il battito cardiaco della madre. Il ritmo, decrescente in velocità e volume, favorisce il passaggio dalla veglia al sonno. Questo tipo di canto funge da prima forma di "acculturazione linguistica e musicale" per il bambino, un primo contatto con la realtà che lo circonda attraverso la voce familiare.

L’etnologo Ernesto de Martino osservava come l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla. Questa dualità tra vita e morte, tra la culla che dondola e il corpo che si strugge, è il nucleo dell'esperienza umana nelle società rurali. Nonostante l'influenza della cultura cristiana, che talvolta si innesta in modo tardivo su testi ben più arcaici, la ninna nanna resta una pratica laica e profonda, un atto di resistenza contro la solitudine della puerpera e le insidie del mondo.

diagramma che mostra il legame tra ninnananna e rituali funebri

Oggi, il ruolo della ninna nanna è mutato, ma non è scomparso. In un mondo che ha visto l'emergere di nuove figure come le "doule della nascita" per supportare le madri, la necessità di conforto resta identica. La ninna nanna, nella sua semplicità, continua a essere quel "filo rosso" che lega la storia autonomista della Sardegna - fatta di aspirazioni, crescita e consapevolezza - alla dimensione più intima e biologica dell'essere umano. Che si tratti di cantare la speranza di una terra che rinasce o il desiderio di pace per un neonato, il gesto rimane lo stesso: un’invocazione, un canto di appartenenza e, soprattutto, una promessa di protezione.

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