La vita è una trama complessa, una tessitura di eventi che spesso sfuggono alla logica lineare per intrecciarsi in schemi che solo a posteriori, come in un film di Frank Capra, appaiono coerenti. Quando leggiamo notizie come quella che "Lorena Russo ha partorito", non stiamo solo registrando un evento biologico o una cronaca familiare; stiamo assistendo all'inizio di una nuova narrazione, di un nuovo capitolo che, inevitabilmente, si andrà a inserire in un contesto più ampio di esperienze umane, educative e creative. La crescita, l'insegnamento e la scrittura sono i pilastri su cui si fonda l'osservazione del mondo, un esercizio che parte dalle radici personali per arrivare a comprendere la complessità della vita stessa.

Il microcosmo familiare: le radici della follia creativa
Sono cresciuto in una famiglia folle. Sì perché folli sono i miei genitori che hanno deciso di mettere al mondo sei figli (tre ragazzi e tre ragazze per par condicio), trasformando la casa in una specie di manicomio in cui ci si diverte molto e sembra che ciascuno stia facendo una cosa diversa, quando in realtà tutti stanno facendo la stessa cosa, come in un film di Frank Capra. Questo ambiente, permeato di una vitalità caotica, è stato la mia prima palestra di vita. Mio padre è un padre e medico dentista (per questo non ne ho mai avuto paura) in pensione e mia mamma una madre ed orientatice familiare mamma che ricorda alla perfezione greco e latino. Il 90% delle cose che c’è da sapere sulla vita le ho imparate vivendo con questa tribù.
Crescere in un gruppo numeroso insegna la negoziazione, il silenzio, il rumore e la capacità di osservare l'altro mentre si costruisce la propria identità. Non è una questione di ordine, ma di dinamica: le relazioni umane sono il terreno su cui germogliano le storie, e ogni notizia, dalla nascita di un figlio alla pubblicazione di un libro, è un frammento di questo grande mosaico familiare che si espande nel tempo.
Dalle elementari alle aule universitarie: il rigore classico
Il mio percorso accademico e formativo è stato una ricerca costante di senso tra le pieghe del passato. Alle elementari non ho fatto altro che parlare e fare scherzi. Alle medie mi sono dato una calmata e ho cominciato ad amare la lettura. Ho frequentato il liceo classico e ho avuto la fortuna di trovare lungo il mio percorso scolastico alcuni insegnanti straordinari. Conseguita la maturità (almeno sulla carta), ormai diciottenne, ho deciso di andare a Roma per frequentare l’università La Sapienza: lettere classiche.

Ho studiato con entusiasmo e anche in questo caso ho avuto la fortuna di trovare una o due figure di riferimento, Luigi Enrico Rossi e Domenico Musti, che mi sono stati relatore e correlatore di tesi. Mi sono laureato in letteratura greca e ho vinto un dottorato di ricerca all’università di Siena in Antropologia del mondo antico, una specie di paradiso della ricerca nel desolante panorama universitario. Mi sono dottorato (con Maurizio Bettini) con una tesi sulle Sirene omeriche e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico. Le Sirene, creature del limite e della conoscenza, sono state il punto di partenza per comprendere come la narrazione possa essere pericolosa e, allo stesso tempo, salvifica.
L'arte di insegnare: tra teoria e prassi scolastica
Nel frattempo ho cominciato a insegnare, realizzando quello che è sempre stato il mio sogno. Finito il dottorato ho capito che la mia vocazione è all’insegnamento piuttosto che alla ricerca. Così ho frequentato la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, durante la quale ho imparato un sacco di teorie inutili da gente che non è mai entrata in classe e ho capito come non deve essere un insegnante. Poco dopo ho cominciato a insegnare greco e latino al liceo con grande gioia, almeno mia, se non persino dei miei alunni.
L'ARTE PREISTORICA - Le origini dell'espressione umana
Insegnare non è trasmettere dati, ma accendere un fuoco. L'aula è un laboratorio dove la vita dei ragazzi si scontra con il sapere millenario. La consapevolezza che ogni studente sia una storia a sé stante permette di approcciarsi a temi come il "partorire" o il divenire non solo come tappe biologiche, ma come atti di creazione. La scuola, in questo senso, è il luogo dove si impara a maneggiare la complessità, evitando le semplificazioni e cercando costantemente quel "2.0" che caratterizza il mio approccio pedagogico: non subire il sapere, ma crearlo.
La sceneggiatura come strumento di comprensione del mondo
Così, dopo undici meravigliosi anni romani, mi sono trasferito a Milano per frequentare un master di sceneggiatura (“Scrittura e produzione per la fiction e il cinema”), come scorciatoia per imparare la tecnica di raccontare storie. Dopo il master ho cominciato a fare lavori di scrittura di vario genere come sceneggiatore. Ho scritto alcune puntate di una serie televisiva della Disney e ho vinto un premio per la scrittura della sceneggiatura di una commedia per il cinema.
La sceneggiatura ti obbliga a guardare il mondo in termini di causa ed effetto, di climax e risoluzione. È qui che le vicende private si trasformano in universali. Nel frattempo ho scritto il mio primo romanzo, nottetempo: Bianca come il latte, rossa come il sangue. La prima versione del romanzo circolava tra amici e alunni che mi hanno aiutato a migliorarlo offrendo consigli dopo la loro lettura appassionata. Così sono arrivato alla stesura finale, che ho mandato in Mondadori, dove è stata accolta con grande favore e pubblicata il 26 gennaio 2010.
L'evoluzione delle opere: da "Bianca come il latte" a "L'Appello"
La scrittura è un processo vivo, che si nutre del dialogo. Il mio sesto libro, il romanzo L’Appello è uscito il 3 novembre del 2020, e non avendo potuto portarlo nei teatri a causa del confinamento, con Vacis e Tarasco e dei giovani attori, lo abbiamo trasformato in un film teatrale.

Attualmente insegno italiano in un liceo milanese. Studio, leggo da Calvin&Hobbes a Dostoievskij, scrivo, faccio sport, guardo film e serie, e curo il mio blog. ps. il sito si chiama profduepuntozero perché quando l’ho inaugurato, nei primi anni 2000, era solo un diario-blog di un professore alle prime armi. 2.0 significa(va) usare il web in modo creativo, non subirlo, ma creare e far creare. Questa filosofia di "creare e far creare" è ciò che unisce ogni aspetto della mia esistenza, dalla vita privata alla professione, fino alla narrazione di ogni evento che accade attorno a noi, come una nascita, che resta sempre, in ultima analisi, il motore primo di ogni storia degna di essere raccontata. La capacità di guardare a Lorena Russo, o a chiunque altro, e vedere non solo l'individuo ma il frammento di una narrazione universale, è ciò che separa la semplice esistenza dalla vita pienamente vissuta. Ogni individuo è il protagonista di una serie che non finirà mai di sorprendere.