Allattamento: Informazioni Essenziali, Miti da Sfatare e Consigli Pratici per Ogni Mamma

La maternità è un viaggio straordinario, e l'allattamento al seno ne rappresenta una delle tappe più intime e significative. Tuttavia, come spesso accade per processi così naturali e profondamente radicati, molte sono le preoccupazioni delle donne durante il periodo dell’allattamento. La maggior parte delle domande che le neomamme rivolgono agli specialisti inizia spesso con «Posso allattare se…?», rivelando un profondo bisogno di chiarezza e supporto. Questo accade perché sono ancora numerosi e molto diffusi i miti e le false credenze su questo naturale processo, mentre è poco conosciuto il reale funzionamento della produzione di latte e le sue implicazioni. L'obiettivo di questo articolo è fornire informazioni accurate e basate su evidenze scientifiche, per guidare le mamme attraverso le sfide e le gioie dell'allattamento, smantellando convinzioni errate e rafforzando la fiducia nelle proprie capacità.

I Miti Sull'Allattamento e la Realtà Scientifica

Il mondo dell'allattamento è spesso avvolto da un velo di leggende metropolitane e consigli non scientificamente fondati. Tra le preoccupazioni più comuni, spicca il timore legato all'assunzione di farmaci, alla dieta materna e alla gestione delle malattie. È fondamentale distinguere tra ciò che è basato sulla scienza e ciò che è frutto di credenze popolari, per permettere alle mamme di vivere l'allattamento con maggiore serenità e consapevolezza. Le neomamme vengono spesso spinte da familiari o amici a seguire diete particolari o ad astenersi da determinate attività, generando ansie inutili.

Farmaci e Allattamento: Quando è Possibile Continuare?

Quando una donna in fase di allattamento deve seguire una terapia farmacologica o assumere anche occasionalmente un farmaco, i dubbi e le preoccupazioni riguardano la paura che le sostanze medicinali in questione possano passare nel latte materno e avere conseguenze negative sul bambino. Oltre a questo, leggendo i foglietti illustrativi dei medicinali, si potrebbe dedurre (sempre erroneamente) che l’80% dei prodotti in commercio sia incompatibile con l’allattamento. Questa errata percezione è spesso alimentata dalla cautela delle case farmaceutiche, che, a causa della scarsità di studi specifici sull'uso dei farmaci in allattamento, tendono a optare per un approccio conservativo, sconsigliandone l'uso. L'uso dei farmaci in allattamento è, infatti, un capitolo poco frequentato dalla ricerca scientifica e le informazioni di cui disponiamo non sono moltissime.

In realtà, le evidenze scientifiche ci danno tutt’altro riscontro: i farmaci sono solitamente perlopiù compatibili con la prosecuzione dell’allattamento. Quelli non compatibili (o per i quali non si dispone di dati o studi sufficienti) andranno sostituiti da farmaci alternativi che possono essere assunti senza problemi. Se invece è proprio necessario assumere un farmaco rischioso durante l’allattamento, allora un consulente professionale IBCLC o un operatore formato potrà aiutare la donna a gestire la situazione e a sospendere l’allattamento solo temporaneamente.

Principi Attivi Comuni e Compatibilità: Per tutti i farmaci di uso più comune (antibiotici, analgesici, antipiretici, antistaminici, cortisonici) esistono dei principi attivi che possono essere utilizzati in allattamento. Ad esempio, si può usare anche l’Ibuprofene in allattamento, e altri antinfiammatori come il Flurbiprofene e il Ketorolac; il passaggio nel latte è praticamente uguale a zero. Nelle infezioni si possono usare gli antibiotici, soprattutto i derivati della Penicillina, le Cefalosporine e i Macrolidi. In caso di allergie gli antistaminici sono farmaci sicuri. Per l’asma l’uso di spray o aerosol non comporta praticamente assorbimento di farmaci nel sangue, meno che mai perciò passaggio nel latte.

Farmaci Topici e Specifici: I farmaci topici, cioè quelli che si usano per via locale (gocce per l’occhio o per l’orecchio, spray nasali, aerosol, creme e pomate) sono sicuri e raramente richiedono cautela. Sebbene i farmaci applicati localmente come le creme siano scarsamente assorbiti e quindi compatibili con l’allattamento, bisogna comunque prestare cautela ed evitare di applicare l’arnica in allattamento in zone che potrebbero venire a contatto con la bocca del bambino. L’uso di iodopovidone dovrebbe essere evitato, mentre alcuni cortisonici dermatologici vanno usati con prudenza, a seconda del tipo di farmaco, dell’estensione dell’area da trattare e del grado di infiammazione della cute.

Schema compatibilità farmaci allattamento

Indagini Diagnostiche: I raggi X e gli ultrasuoni non hanno alcun effetto negativo sul latte materno e per tale motivo è possibile eseguire radiografie ed ecografie in qualunque parte del corpo, anche alle mammelle. Per quanto concerne le indagini diagnostiche che invece impiegano mezzi di contrasto diversi da quelli sopra menzionati, o se si devono utilizzare sostanze radioattive, sarà utile consultare direttamente il medico che effettuerà l’esame o il proprio operatore di fiducia per verificare la compatibilità con l’allattamento. Infine, nei casi in cui l’allattamento deve essere temporaneamente interrotto, magari per via di un esame programmato in anticipo, si può pensare di fare qualche “scorta” di latte da conservare e da offrire al bambino durante i giorni o le ore di sospensione.

Regole Generali per l'Assunzione di Farmaci: I farmaci si diffondono nell’organismo e quindi, penetrando in tutti i tessuti, passano anche nel latte materno; detto questo, però, non abbiamo detto quasi nulla. Le vere questioni sono: quanto farmaco passa nel latte? E quanto di questo farmaco presente nel latte passa poi nell’organismo del bambino? Quali potrebbero inoltre essere le conseguenze sul bambino stesso dell’assunzione del farmaco? E, infine, gli svantaggi eventualmente derivanti da questa assunzione sono maggiori o minori dei vantaggi? Negli altri casi il passaggio è mediato attraverso il sangue: maggiore è la quantità di farmaco presente nel sangue della mamma, maggiore sarà la quantità che si diffonderà nella ghiandola mammaria e poi nel latte prodotto.

Per quanto riguarda le medicine assunte per via generale (per bocca, iniezione o supposte) possiamo stabilire intanto una regola (che può sembrare ovvia, ma non sempre lo è): le mamme che allattano devono assumere solo farmaci di provata efficacia, cioè in grado di risolvere effettivamente il problema; se l’efficacia è invece dubbia, l’esposizione al farmaco (della donna e del bambino) non è giustificata. Inoltre la durata della terapia dovrebbe essere ridotta al minimo indispensabile. Il medico può ridurre ulteriormente i (minimi) rischi seguendo alcune precauzioni: scegliere fra i farmaci disponibili quelli che si diffondono meno nel latte; consigliarne l’assunzione subito dopo ciascuna poppata, in maniera che la poppata successiva sia lontana il più possibile nel tempo (questo vale soprattutto per quei farmaci che restano attivi nell’organismo per un tempo breve e vengono rapidamente eliminati). Un esempio di calcolo per l'Aciclovir mostra che la quantità che arriva al bambino è minima, a riprova della sicurezza di molti trattamenti.

Mamma che consulta il medico sui farmaci

Gestire la Salute della Mamma: Malattie e Allattamento

Febbre, tosse, vomito, diarrea, raffreddore e mal di gola non hanno nessuna controindicazione per l’allattamento; anzi, continuare ad allattare ha dei vantaggi per il bambino. Non ha senso, infatti, interrompere le poppate per cercare di preservare il piccolo da un possibile contagio: è molto probabile che questo sia già avvenuto ancor prima della comparsa dei sintomi nella madre. Proseguire l’allattamento anche con la febbre, invece, farà sì che il bambino non manifesti sintomi o lo aiuterà comunque a guarire prima, perché proprio attraverso l’assunzione del latte materno riceverà le difese specifiche che la madre ha prodotto per quella patologia. Eppure capita spesso, soprattutto se l’allattamento materno dura a lungo, che la mamma abbia bisogno di prendere qualcosa; e magari quella stessa mamma si astiene dal farlo per paura, sobbarcandosi così di un disturbo che invece potrebbe evitare.

Messaggio finale: se la mamma sta male e allatta, si affidi serenamente alle cure intelligenti e meditate di un buon medico. Il supporto medico è fondamentale per dissipare dubbi e gestire al meglio la salute della madre senza compromettere l'allattamento.

La Fisiologia dell'Allattamento: Produzione e Composizione del Latte Materno

L’allattamento è quella strategia che la natura ha messo a disposizione a tutte le specie di mammiferi per poter fare sopravvivere e crescere la propria prole (il latte che ogni mammifero femmina produce ha la composizione ottimale per far crescere il proprio cucciolo). Dopo il parto in condizioni fisiologiche, tutte le mamme hanno la capacità di produrre latte.

Il Colostro e il Latte di Transizione: Il latte prodotto dalle ghiandole delle mammelle a partire da metà della gravidanza e nei primi giorni dopo il parto si chiama colostro. Questo "primo latte" è un vero e proprio concentrato di nutrienti e fattori immunitari, di colore giallastro e consistenza densa. Nei primi giorni di vita, al neonato sono sufficienti piccole quantità di colostro per ogni singola poppata al fine di coprire il suo fabbisogno di nutrienti: non sono indicate supplementazioni a base di acqua, soluzioni glucosate o formule lattee. Man mano che trascorrono i giorni, il colostro cambia di colore e modifica la sua composizione e il suo aspetto (si parla in questa fase di latte di transizione) fino ad assumere il colore bianco del latte maturo.

Schema produzione latte materno

La Composizione del Latte Materno: Il latte materno rappresenta l’alimento perfetto: contiene in proporzioni bilanciate tutti i nutrienti, le sostanze bioattive e i microrganismi benefici dei quali il bambino ha bisogno dalla nascita e nel corso della crescita. È bene sapere che nel latte materno sono contenuti nutrienti quali proteine, zuccheri, oligosaccaridi, vitamine, grassi che soddisfano perfettamente le necessità del piccolo. Da studi recenti è stato evidenziato che attraverso il latte materno vengono trasmessi dei batteri che contribuiscono allo sviluppo della normale flora batterica intestinale, determinante nel proteggere il bambino da infezioni nel breve periodo (questo si è visto molto bene nei bambini prematuri ricoverati in terapia intensiva neonatale).

Protezione Immunitaria: Attraverso il latte materno, oltre ai batteri buoni, la mamma trasmette al piccolo anticorpi che lo proteggono da numerose infezioni (respiratorie, gastrointestinali…). Negli ultimi due anni della pandemia da Sars-CoV2, numerosi studi hanno dimostrato l’effetto protettivo dell’allattamento al seno nei figli di mamme COVID-19 positive, tant’è che la vaccinazione anti-COVID19 è fortemente raccomandata durante l’allattamento per la possibilità di trasmettere gli anticorpi che neutralizzano il virus al neonato (anticorpi trasmessi anche attraverso la placenta in caso di vaccinazione negli ultimi due trimestri di gravidanza). Sappiamo che anche attraverso il latte materno vengono veicolate sostanze al bambino, proprio come avveniva in utero tramite la placenta durante la gestazione.

I Molteplici Benefici dell'Allattamento: Per Mamma e Bambino

I vantaggi dell’allattamento al seno sono innumerevoli e si estendono ben oltre il semplice nutrimento, coinvolgendo la salute a breve e lungo termine sia del neonato che della madre.

Per il Bambino:

  • Rinforza le difese immunitarie: Il latte materno fornisce anticorpi e altri fattori immunologici che proteggono il bambino da infezioni respiratorie, gastrointestinali e altre malattie.
  • Favorisce lo sviluppo intestinale: La presenza di prebiotici e probiotici nel latte materno contribuisce alla formazione di una flora batterica intestinale sana, cruciale per la digestione e l'immunità.
  • Apporto nutrizionale ottimale: Contiene in proporzioni bilanciate tutti i nutrienti specifici per la sua crescita fino al sesto mese di vita, adattandosi costantemente alle sue esigenze. Il colostro, subito dopo la nascita, fornisce non solo nutrienti, ma anche fattori di crescita e immunitari che condizioneranno in maniera significativa la sua salute a breve e a lungo termine.

Per la Mamma:

  • Rafforza il rapporto mamma-bambino: Il contatto fisico e lo scambio ormonale durante l'allattamento promuovono un legame affettivo profondo.
  • Protezione dal tumore al seno e ovarico: L’allattamento al seno riduce l’incidenza del tumore al seno e all’ovaio perché stimola l’attività di geni che sopprimono la proliferazione delle cellule tumorali.
  • Protezione dall'osteoporosi in età avanzata: Durante l’allattamento al seno è stata osservata una riduzione della densità ossea, che però, dopo la sospensione del processo, sembra venga recuperata.
  • Contrazione uterina post-parto: L'ossitocina rilasciata durante l'allattamento stimola la contrazione dell’utero dopo il parto riducendo drasticamente l’incidenza delle emorragie post-partum.

Legame mamma bambino allattamento

L'Avvio dell'Allattamento e le Prime Settimane Cruciali

L’avvio precoce dell’allattamento al seno e il contatto pelle-a-pelle subito dopo il parto determinano un aumento degli ormoni prolattina e dell’ossitocina, fondamentali per l'instaurarsi di un allattamento di successo. L’avvio dell’allattamento al seno nei primi giorni è particolarmente importante perché può influenzarne la prosecuzione: in ogni punto nascita andrebbe favorito, subito dopo il parto, il contatto pelle a pelle, che consiste nel porre il neonato sul corpo della madre dopo averlo ben asciugato e coperto con teli caldi.

Le Prime Settimane della "Calibrazione": Le prime 6-8 settimane sono cruciali per la produzione del latte: è il periodo della “calibrazione”. Mettere dei limiti alla fisiologica richiesta della bambina si può causare una produzione di latte materno inferiore alla quantità di cui la bambina ha bisogno e questo molto probabilmente costringerebbe prima o poi la mamma ad aggiungere del latte artificiale. La montata lattea può arrivare secondo tempistiche diverse, più precocemente o, in alcuni casi, dopo un ritardo.

Allattamento a Richiesta: Fin dalla nascita i neonati hanno bisogno di un allattamento al seno a richiesta, ovvero di avere la possibilità di attaccarsi al seno ogni qualvolta lo desiderino. I primi segnali di fame consistono nel cosiddetto “riflesso di ricerca”: il neonato comincia ad aprire gli occhi, a girare la testa e a far sporgere in fuori la lingua in cerca della mamma. A partire dai primi giorni più si consentirà al piccolo l’attacco al seno più sarà stimolata la produzione di latte. Mettendo dei limiti alla fisiologica richiesta della bambina si può causare una produzione di latte materno inferiore alla quantità di cui la bambina ha bisogno. Questo spinge molti neonati a reclamare il seno molto spesso; ad esempio, una bambina di un mese e mezzo che allatta al seno reclama il seno molto spesso; tra giorno e notte vuole mangiare almeno 10 volte. Sembra proprio che la bambina faccia quello che dovrebbe fare alla sua età: richiede il seno della mamma tutte le volte che ha fame; alla sua età, in media, i bambini mostrano segnali di fame proprio 8-10 volte nelle 24 ore. A tal proposito, risultano fondamentali anche le poppate notturne, per non far calare i valori di “prolattina”, ormone che stimola la produzione del latte materno dopo il parto e che ha il compito di regolare il ciclo mestruale nella donna. Scegliere l’allattamento a richiesta significa saper riconoscere e cogliere i segnali di fame del bambino e attaccarlo al seno tutte le volte che lo richiede.

Il Ruolo del Partner: Nella pratica dell’allattamento al seno è molto importante coinvolgere anche il padre: infatti un papà consapevole dell’importanza di tale pratica e che coopera con la mamma in tal senso (banalmente anche aiutandola nella gestione delle attività familiari) consente un efficace e più duraturo allattamento del piccolo. Il papà non è solo una figura di sostegno. L’allattamento è una questione di salute pubblica, ma le mamme hanno bisogno di avere intorno una comunità che le sostenga con i fatti.

“Come il papà può sostenere l’allattamento” con Alessandro Volta

Gestione Quotidiana dell'Allattamento: Richieste del Bambino e Tecniche Efficaci

Molte mamme si interrogano sulla quantità di latte, sulla posizione migliore o su come gestire i piccoli disturbi. È importante avere a disposizione informazioni pratiche per affrontare serenamente queste sfide quotidiane.

Riconoscere i Segnali di Fame e la Quantità di Latte: «Ho una bambina di un mese e mezzo che allatto al seno; lei reclama il seno molto spesso; tra giorno e notte vuole mangiare almeno 10 volte.» Questa è una situazione del tutto normale. In genere, i bambini di questa età mostrano segnali di fame 8-10 volte nelle 24 ore. Il latte è il primo alimento che il neonato assume alla nascita e che sarà sufficiente a fornirgli tutti i nutrienti specifici per la sua crescita fino al sesto mese di vita. Durante i primi giorni di vita è normale osservare un calo di peso del neonato (il cosiddetto “calo fisiologico”, che va dal 5 al 10% del peso rilevato alla nascita), che normalmente viene recuperato nell’arco di 15-20 giorni. Dal recupero del calo il neonato inizierà a crescere per i primi due-tre mesi. «Come faccio a favorire l’allattamento al seno se ho poco latte?» Questa è una domanda che può stressare molto le neomamme. La risposta risiede spesso nell'aumentare la frequenza delle poppate.

Integratori per la Lattazione: Sono diversi gli integratori pubblicizzati che prometterebbero alla donna di aumentare la produzione di latte. Si tratta molto spesso di fitoterapici definiti “galattogoghi”, ovvero sostanze di origine naturale o di sintesi che promettono di favorire la secrezione di latte materno. In realtà, non esiste alcuna prova scientifica solida che ne raccomandi l’uso. Gli integratori in commercio non solo non possono contare su nessuna prova a sostegno della loro efficacia, ma, se prescritti di routine, risultano perfino dannosi.

Posizioni di Allattamento: La posizione di allattamento al seno sdraiata (semireclinata) è la più naturale e apprezzata dalle mamme e dai bambini di tutte le età. Per avere maggiore comodità in questa posizione può essere utile avvalersi di alcuni cuscini di sostegno - così da non trovarsi completamente distesi - o utilizzare una poltrona reclinabile. Una variante, molto utile in caso di punti di sutura o dopo un cesareo, è la posizione sdraiata di lato: mamma e neonato saranno entrambi distesi sul fianco, pancia contro pancia. La posizione di allattamento al seno “rugby” consiste invece nel sostenere il bambino lungo il proprio avambraccio, con la mamma seduta.

L'Attacco Corretto: Per attaccare bene il bambino al seno è importante stimolare una buona apertura della bocca. In tal senso risulta utile effettuare la spremitura del seno e far affiorare delle gocce di latte/colostro che, grazie al loro odore, indirizzano il piccolo verso il capezzolo. Risulta inoltre utile sfiorare dolcemente con un dito la guancia del bambino dall’angolo delle labbra fino allo zigomo per stimolare una maggiore apertura della bocca. Per un corretto attacco è fondamentale che il piccolo afferri capezzolo e areola all’interno del palato affinché non si formino delle ragadi al seno. In più, soprattutto nel caso di seno molto voluminoso, è bene trovare una posizione che consenta di lasciare libere le narici del piccolo durante l’allattamento (che non devono trovarsi completamente schiacciate dal seno materno).

Diverse posizioni allattamento

Dolori al Seno e Mastite: «Avverto delle fitte al seno durante l’allattamento. Da che dipendono?». Un’evenienza molto fastidiosa è l’insorgenza di dolori al seno durante l’allattamento. La prima causa sono le ragadi del capezzolo, causate da un attacco non ottimale del piccolo al seno: il neonato, durante la suzione, danneggia il capezzolo perché, a causa di un attacco inadeguato, la sua bocca non riesce a prendere una quantità sufficiente di mammella. In questo caso le mamme devono essere supportate durante l’allattamento da personale competente per la correzione dell’attacco.

Altra causa di dolore al seno in allattamento può essere l’ingorgo mammario che si presenta nel momento in cui c’è uno squilibrio tra produzione e rimozione del latte, e che, a volte, può causare una sensazione di fastidio o dolore. In caso di ingorgo le mammelle sono calde, dure e dolenti; spesso è la conseguenza di schematismi troppo rigidi sugli orari di allattamento, per cui il latte si accumula e non viene drenato dal seno. Per risolvere l’ingorgo ed evitare che si arrivi alla “mastite” (infezione della ghiandola mammaria) sarà dunque importante aumentare la frequenza delle poppate.

Se la mamma presenta dolore al seno durante l’allattamento e anche a riposo, accompagnato da arrossamento della mammella, febbre, mal di testa e dolori muscolari è probabile che abbia una mastite, che richiede l’assunzione di antinfiammatori e antibiotici. Contrariamente a quanto si pensa, continuare ad attaccare al seno il proprio bambino può essere di grande aiuto per la guarigione. Riconoscere e trattare la candida durante l’allattamento non è sempre semplice perché la diagnosi si basa, nella maggior parte dei casi, su sintomi soggettivi o comuni anche ad altri disturbi.

Allattamento e Svezzamento: Una Transizione Naturale

Quando si parla di allattamento e svezzamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di allattare in modo esclusivo fino ai 6 mesi e di cominciare poi gradualmente a offrire del cibo complementare mantenendo comunque l’allattamento anche fino ai 2 anni e oltre, in ogni caso fino a quando le mamme e i bambini lo desiderano.

L'Introduzione dei Cibi Solidi: Durante lo svezzamento, gli studi stimano che i bimbi dai 6 agli 8 mesi hanno necessità di assumere giornalmente ancora circa 500 kcal dal latte materno e solo 200 kcal dagli alimenti complementari. La cosa importante è continuare a rispondere in modo attivo, con l’allattamento, alle richieste del bambino, come si è fatto fino a quel momento. Compito dei genitori è quello di garantire un ambiente sereno e di condivisione durante i pasti, nonché un’offerta di alimenti sani e il più possibile variegata. Il bambino dovrà inoltre avere la possibilità di scegliere in totale libertà tra gli alimenti che gli vengono proposti e di decidere in autonomia anche quanto mangiare, dunque senza forzature da parte degli adulti. Questo meccanismo lo predispone all’accettazione dei cibi solidi quando sarà il momento dello svezzamento. In passato si credeva che lo svezzamento dovesse cominciare in un momento preciso e consistesse nel passaggio immediato all’alimentazione solida. Le modalità per utilizzare l’allattamento complementare sono molteplici.

Continuare l'Allattamento Durante lo Svezzamento: Quanto allattare durante lo svezzamento dipenderà quindi da ogni coppia mamma-bambino. La produzione di latte in svezzamento continuerà in modo fisiologico se la mamma continuerà ad attaccare il bambino quando sono insieme e il piccolo lo richiede. Per i primi tempi dello svezzamento, si può pensare di tirarsi un po’ di latte, da lasciare a chi accudirà il piccolo quando la mamma è al lavoro.

Poppate Notturne in Svezzamento: «Ma servono le poppate notturne in svezzamento?» Servono nel momento in cui il bambino le richiede. Alcuni piccoli, a sei mesi, dormono già tutta la notte, ma la maggior parte ha bisogno ancora di ciucciare, sia per necessità nutritive e per tenere alta la produzione di latte sia per essere rassicurato in questa nuova fase. L’alternanza di poppate e prove di svezzamento è esattamente la nuova avventura che attende mamma e bambino in questo periodo. Non ci sono nuove regole da introdurre, come non ci sono state finora con l’allattamento a richiesta: il bimbo farà degli assaggi di cibo durante i pasti, quando i genitori mangeranno, rassicurato dal fatto che il seno ci sarà comunque. Non c’è una risposta universale su quante poppate al giorno siano necessarie con lo svezzamento, come non c’era prima quando il latte materno era l’unico alimento.

Terminare l'Allattamento: «Bisogna concludere l’allattamento con lo svezzamento?» Non per forza e solo se la mamma o il bambino lo desiderano. Come abbiamo capito, questa lunga fase dell’avvio all’alimentazione complementare prevede la compresenza degli alimenti solidi e del latte della mamma. Piano piano, ogni bambino aumenterà la quantità di cibo solido e ridurrà quella di latte materno.

Bambino che assaggia cibo complementare

L'Alimentazione della Mamma che Allatta: Sfatare i Tabù e le Vere Esigenze

«Devo seguire un menù durante l’allattamento?». Nelle donne che allattano, questa è una delle domande che ricorre più di frequente. Spesso le mamme in allattamento vengono spinte a mangiare più di quanto vorrebbero per la falsa convinzione che più si mangia più latte si produce. Il concetto da sottolineare, invece, è che le mamme che allattano devono regolarsi in base al loro senso di fame e sazietà.

Fabbisogno Energetico e Nutrizionale: Durante l’allattamento, l’organismo della mamma sostiene un impegno metabolico rilevante: la produzione di un litro di latte richiede circa 700 kcal, e la spesa energetica per il latte secreto in quattro mesi di allattamento equivale all’incirca al costo energetico totale dell’intera gravidanza. Per questo un’alimentazione varia ed equilibrata è fondamentale per sostenere la produzione di latte e il suo benessere. Secondo le ultime tabelle LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), una donna che allatta ha bisogno di circa 700 Kcal in più al giorno. Una parte di queste calorie, però, viene ricavata dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza. Le restanti energie supplementari (circa 500 Kcal) non necessitano di una dieta specifica per l’allattamento, ma potranno essere colmate con uno spuntino aggiuntivo, ad esempio mangiando una piccola porzione di frutta secca. L’ideale dieta durante l’allattamento al seno deve fornire circa 500 kcal aggiuntive rispetto a prima della gravidanza; le altre 200 kcal verranno fornite dalla metabolizzazione delle riserve di grasso immagazzinate durante la gravidanza.

Durante la gestazione la donna ha anche un aumento del fabbisogno di vitamine A, C, D, E e K, e rimane elevato il fabbisogno di acido folico, iodio, selenio e zinco, mentre quello di ferro si riduce per via della ridotta perdita se vi è assenza di ciclo durante l’allattamento al seno; tuttavia vanno accuratamente individuate le mamme con anemia e/o scarse riserve di ferro. In genere, se la dieta è varia e salutare, non c’è bisogno di supplementi perché le vitamine e gli oligoelementi di cui ha bisogno la mamma sono contenuti nella normale alimentazione.

Consigli Pratici per una Dieta Sana: Il miglior consiglio da fornire alle mamme che chiedono quale alimentazione seguire durante l’allattamento al seno è quello di scegliere una dieta il più possibile varia ed equilibrata. Di seguito esaminiamo i fabbisogni aggiuntivi tipici - ad esempio un aumento calorico e proteico - e le linee guida principali per scegliere alimenti di qualità: frutta e verdura fresche, cereali integrali, legumi, carne magra, pesce, uova e latticini. Sicuramente va aumentata la quota proteica, cercando di consumare almeno due volte alla settimana le proteine animali che possono derivare da latticini, carni bianche o pesci piccoli come il pesce azzurro, gamberi e gamberetti, e proteine vegetali come i legumi, da consumare insieme a vegetali freschi e cereali, meglio integrali, se ci piacciono. I carboidrati non possono mancare, ma i dolci fanno parte di quella fetta di carboidrati di cui non si dovrebbe abusare. Pertanto, sebbene il fabbisogno calorico della mamma salga durante l’allattamento e dimagrire sia facile proprio per il consumo calorico richiesto per produrre il latte, è importante non esagerare con i dolci. Un po’ di dolce va bene, preferibilmente dalla frutta, o da dolci poco calorici, non ricchi di grassi come quelli della panna, per esempio. Quindi, un buon gelato artigianale, una crostata con la marmellata o con la frutta di stagione, un dolce con il miele. Meglio mangiarli a colazione o dopo il pranzo - continuano le esperte -, specie se c’è bisogno di una “coccola dolce”.

Piramide alimentare per l'allattamento

Miti Alimentari Comuni e la Scienza

Contrariamente a quanto spesso viene consigliato alle neomamme, non esiste una lista di cibi vietati in allattamento. Molte volte viene indicato cosa evitare di mangiare quando si allatta per via delle cosiddette coliche del neonato o per paura che alcuni alimenti conferiscano un “cattivo sapore” al latte. La lista di questi presunti cibi vietati in allattamento è piuttosto lunga: aglio, cipolla, broccoli, carciofi, asparagi, alcune spezie, legumi (e la carbonara, in questo contesto, può essere erroneamente inclusa a causa della sua ricchezza di ingredienti). Negli studi scientifici, però, queste liste non compaiono affatto, così come non c’è alcun riferimento in merito a cosa evitare di mangiare quando si allatta. È il timore di molte mamme, ma broccoli, aglio e spezie non portano il bimbo a rifiutare il latte materno se la mamma li mangiava anche in gravidanza. Se la mamma li ha sempre mangiati e li digerisce, anche il bimbo li digerirà attraverso il latte. Il bambino non si sensibilizza attraverso il latte materno perché, abbiamo la tranquillità, che il latte è protettivo nei confronti delle allergie. Pertanto, anche mangiando le fragole, se non è allergica la mamma, il bambino non corre pericoli. È stato dimostrato, ad esempio, che se la mamma mangia aglio durante la gravidanza e successivamente nell’allattamento, questo alimento sarà poi accettato con più facilità dal bambino. Sul “cosa” mangiare durante l’allattamento i falsi miti sono tantissimi. Così come non esistono cibi da evitare, quindi, non esistono cibi raccomandati in allattamento: non è vero che «il latte fa latte» o che «il brodo di gallina fa aumentare la produzione di latte» e così via. Una mamma che mangia i cibi “allergizzanti” in allattamento - per intenderci latte, uova, pesce, frutta secca… - non può che far del bene al proprio bambino.

Cosa Limitare o Evitare Davvero:

  • Alcol: L’alcol passa nel latte materno ed è possibile trovarne tracce per il tempo che rimane nel circolo sanguigno. La raccomandazione è quella di astenersi completamente nelle prime settimane di vita del bambino (almeno sei-otto settimane), data l’immaturità epatica del piccolo. Successivamente, un consumo moderato di alcolici in allattamento (fino a un drink standard al giorno) non sembra avere effetti avversi per il piccolo, soprattutto se tra il consumo della bevanda alcolica e la poppata si attendono almeno un paio d’ore. Alle mamme diciamo che bere un pochino di vino a tavola, meglio se un buon vino rosso di ottima qualità e non tutti i giorni, o un po’ di birra, non fanno male, Preferibilmente lontano dalla poppata, in modo che la quota alcolica venga smaltita e ridotta. L’assunzione va evitata o deve essere molto moderata. Anche una piccola quantità passa nel latte materno e può influire sul lattante.
  • Caffeina: La caffeina è tollerata se moderata (es. una-due tazzine di caffè al giorno), ma può passare nel latte e influire sul sonno o sullo stato di veglia del bambino. È meglio non superare 1-2 tazzine di caffè al giorno, e possibilmente non subito prima della poppata.
  • Pesce di grossa taglia: È consigliabile moderare l’assunzione di pesci di grossa taglia con alto contenuto di metalli pesanti (ad esempio pesce spada o tonno in quantità elevate) per tutelare lo sviluppo neurologico del lattante; meglio scegliere pesce azzurro di piccola taglia due-tre volte a settimana.
  • Cibi ultra-processati e zuccheri: È inoltre consigliato ridurre cibi ultra-processati, eccesso di zuccheri o grassi saturi e limitare l’uso eccessivo di sale aggiunto.

Idratazione: Per quanto riguarda i liquidi, «Ma si deve bere di più quando si allatta?» Una buona idratazione è fondamentale, ma non è necessario "bere per due". La sete è il miglior indicatore.

Alimenti spesso sconsigliati erroneamente in allattamento

Questioni Speciali Nell'Allattamento

Oltre alle tematiche più diffuse, esistono alcune situazioni particolari che possono generare dubbi nelle mamme che allattano.

Alimentazione Vegetariana e Vegana: Le posizioni ufficiali dell’Academy of Nutrition and Dietetics affermano che un’alimentazione veg in allattamento è in grado di soddisfare pienamente i fabbisogni della donna e del lattante tanto quanto un’alimentazione onnivora. Come per qualsiasi dieta che esclude uno o più gruppi alimentari, la raccomandazione principale è quella di evitare il fai da te e di farsi seguire attentamente da un/a professionista esperto/a in nutrizione sia durante la gravidanza sia in allattamento per le necessarie supplementazioni in vitamine e micronutrienti. Una raccomandazione importante è quella che riguarda la vitamina B12 nella dieta vegana in allattamento. Il 7,3% degli italiani è vegetariano o vegano e sono sempre di più le persone che guardano con curiosità e interesse a questa scelta alimentare. Ma è adatta anche ai bambini? Con la dovuta attenzione e integrazione, sì.

Dimagrire Dopo il Parto Allattando: Dimagrire dopo il parto allattando è sicuramente possibile, ma la questione va affrontata con cautela. La priorità è garantire un apporto calorico sufficiente alla produzione di latte e fornire alla donna l’energia necessaria per accudire il proprio bambino. La doverosa precisazione che bisogna fare è che in realtà l’andamento del peso corporeo dopo il parto non sempre è prevedibile. Non è infrequente che il peso pregravidico venga recuperato anche dopo i 12-18 mesi dal parto. A qualunque mamma stia pensando di dimagrire dopo il parto allattando, va sconsigliata qualsiasi restrizione dietetica “fai da te” nel periodo del puerperio (ovvero nei 40 giorni dopo il parto).

Allattamento e Fumo: I rischi del fumo in allattamento per i bambini dipendono non soltanto dal quantitativo di sigarette, ma anche dal tempistiche che intercorrono tra l’ultima sigaretta e l’inizio della poppata. È sempre consigliabile evitare del tutto il fumo.

Tingere i Capelli: «Si possono dunque tingere i capelli in allattamento?» Generalmente, l'esposizione è minima e considerata sicura, soprattutto se si scelgono prodotti senza ammoniaca e si opera in ambienti ben aerati. È sempre consigliabile consultare il proprio medico o parrucchiere per una valutazione più specifica.

Allattamento e Nuova Gravidanza: Se si sceglie di allattare in gravidanza può succedere che il diverso assetto ormonale induca cambiamenti nella produzione di latte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le più autorevoli società scientifiche raccomandano di dare supporto alle mamme che desiderano allattare i bambini anche oltre i 2 anni; inoltre, può capitare che una donna abbia una gravidanza di seguito all’altra e si ritrovi così ad allattare per periodi molto lunghi o mentre è in corso una nuova gravidanza. Non ci sono controindicazioni assolute all'allattamento durante una nuova gravidanza, a meno di specifiche indicazioni mediche.

Uso del Tiralatte e Scelta della Formula Artificiale: Usare il tiralatte può essere una scelta o una necessità. Quando si deve scegliere la formula artificiale per il neonato sono tantissimi i dubbi e le domande che sorgono. Non esiste un criterio oggettivo, né tanto meno ufficiale, per determinare quale sia il miglior latte artificiale per un neonato. È importante capire da cosa nasce il dubbio sulla quantità del latte materno prodotto. La scelta di un sostituto dovrebbe ricadere dapprima sul latte materno tirato o donato, ma se ciò non fosse possibile, si dovrebbe consultare il pediatra per la scelta della formula artificiale più adatta, considerando dosi, quantità e valori nutrizionali.

Mamma che usa il tiralatte

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