Latte Artificiale: Lattosio, Proteine e la Gestione delle Allergie e Intolleranze Alimentari nei Neonati

Il latte artificiale si presenta come un'alternativa sicura e nutrizionalmente adeguata al latte materno, una scelta che molte famiglie si trovano ad affrontare per diverse ragioni, siano esse mediche, di libera decisione o legate alla mancanza di sostegno fisico ed emotivo per la mamma. È fondamentale comprendere che, pur essendo una formulazione "artificiale" creata in laboratorio a partire, nella maggioranza dei casi, da latte vaccino, le formule in commercio devono rispettare standard rigorosi che ne garantiscono qualità e completezza, pur non possedendo le componenti bioattive del latte materno. Il latte artificiale, detto anche latte in formula, è preparato per essere il più simile possibile al latte materno. Tuttavia, sebbene sia controllato e idoneo al nutrimento dei neonati, l'allattamento artificiale può comportare alcuni rischi, in particolare un'aumentata vulnerabilità alle infezioni e la possibile comparsa di allergie alle proteine del latte o di intolleranza al lattosio.

Le tipologie di latte artificiale commercializzate nel nostro Paese sottostanno alle linee guida dell'European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN), un ente internazionale che si occupa di analizzare e diffondere informazioni corrette riguardo alle necessità alimentari dei bambini, anche per prevenire eventuali problematiche in età adulta. Nel documento "Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea", sottoscritto dall'UE e dall'Unità per la Ricerca sui Servizi Sanitari e la Salute Internazionale dell'OMS, si evidenzia che ricorrere al latte in polvere è una scelta che può comportare alcuni rischi. Gli alimenti per lattanti sono accomunati da caratteristiche precise, ma la scelta tra le varie formule presenti in commercio può generare dubbi, ad esempio: il latte in formula contiene tutti i nutrienti necessari? Può provocare allergie o intolleranze? Questi interrogativi meritano risposte dettagliate per guidare i genitori in una scelta informata e consapevole.

Sintomi e Primi Sospetti: Quando Preoccuparsi?

Riconoscere i primi segnali di un possibile disturbo alimentare nel neonato è fondamentale per un intervento tempestivo. I disturbi addominali del bambino, come mal di pancia, coliche, vomito e diarrea, non significano necessariamente che abbia un'allergia al latte; potrebbe infatti trattarsi di intolleranza (o sensibilità) al lattosio. Le sensibilità ai latticini o alla soia, per esempio, sono più comuni di una vera e propria allergia al latte, anche se possono mostrare gli stessi sintomi, come irritabilità e piccole macchie di sangue nelle feci.

L'allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è la più comune allergia alimentare nei neonati e può manifestarsi con una gamma di sintomi. La maggior parte dei neonati con APLV presenta una reazione ritardata o non IgE, che si verifica tra 2 e 48 ore dopo l'esposizione ai latticini. Questi sintomi possono includere un lento aumento di peso, respiro sibilante, rigurgito, diarrea (a volte con sangue), stitichezza, eruzione cutanea, sederino rosso, eczema, naso chiuso o irritabilità. Se il tuo bambino presenta uno qualsiasi di questi sintomi, tu o il tuo medico potreste sospettare che la causa siano i latticini. In alcune situazioni, l'allergia si manifesta con segni tipici talmente lampanti da non lasciare il minimo dubbio neppure al genitore più inesperto, come quando il bambino si ricopre di chiazze di orticaria diffuse su gran parte del corpo. Raramente, i sintomi immediati (noti come reazioni IgE mediate) si verificano entro pochi minuti o due ore dall'ingestione di alimenti contenenti latticini. Questi sintomi possono includere difficoltà di deglutizione e/o respirazione, una condizione grave nota come anafilassi. Se si osserva una reazione immediata, si tratta di un'emergenza medica.

Le coliche dei neonati sono un altro cruccio frequente per mamme e papà, poiché si accompagnano spesso a insonnia, sofferenza e pianti disperati. Una colica è una contrazione dei muscoli dovuta alla presenza di calcoli o infiammazioni, che possono essere causate, per esempio, dalle intolleranze alimentari. Nei neonati, si manifesta solitamente con un pianto intenso e senza tregua, riconoscibile dalla cosiddetta "regola del 3": il bambino piange più di tre ore al giorno, più di tre giorni alla settimana, per più di tre settimane di seguito. Solitamente il pianto ininterrotto è accompagnato dalla posizione delle gambe portate verso il ventre e dai pugni stretti. Le coliche sono frequenti nei bambini dalle prime settimane di vita fino ai quattro o cinque mesi, perché gli organi sono ancora in fase di sviluppo e l'apparato digerente potrebbe gestire con difficoltà l'aria ingerita, causando le cosiddette coliche gassose. Quando queste sono causate da un'intolleranza al latte, è possibile ricorrere ad apposite formulazioni di latte anti-colica.

<tagimg>Sintomi comuni di allergie e intolleranze nei neonati</tagimg>

L'Allergia alle Proteine del Latte Vaccino (APLV): Diagnosi e Gestione Clinica

L'allergia al latte è più precisamente definita come allergia alle proteine del latte ed è, come menzionato, l'allergia alimentare più comune nei neonati. Essere allergici alle proteine del latte significa che il sistema immunitario, quando viene innescata una reazione allergica, percepisce le proteine del latte (di solito la beta-lattoglobulina) come materiale estraneo e crea anticorpi per combatterle, innescando il rilascio di sostanze chimiche come l'istamina.

L'APLV è più comune nei neonati esposti direttamente al latte artificiale vaccino, poiché le proteine del latte vaccino sono presenti in grandi quantità nel latte artificiale standard per neonati. Al contrario, i latticini consumati dalla madre passano attraverso il latte materno al bambino in quantità molto più piccole, in tracce. L'esposizione a queste minuscole tracce durante l'allattamento può aiutare il bambino a sviluppare tolleranza alle proteine del latte vaccino, come suggerito da studi come quello di Garcette et al. ("Biberon complementari durante il primo mese e rischio di allergia al latte vaccino nei neonati allattati al seno" in Acta Paeditricia, novembre 2021). Occasionalmente, anche cioccolato o caffè possono causare disturbi.

La diagnosi di APLV richiede un approccio attento. Non è facile stabilire con sicurezza se un disturbo è legato all'assunzione di un alimento. In questi casi è necessario prescrivere al bambino alcuni esami di laboratorio, che si effettuano con un'analisi del sangue e una prova cutanea. Ma il solo esito delle analisi non basta. Per diagnosticare l'allergia alle proteine del latte, il medico può prescrivere l'esecuzione di analisi del sangue specifiche per ricercare i segni di allergia nel sistema del bambino. Tuttavia, per accertare la sospetta allergia in modo definitivo, bisogna sospendere per un breve periodo il latte considerato allergizzante e introdurre al suo posto quello speciale. Per fugare qualsiasi perplessità, si ricorre alla prova "in doppio cieco" che coinvolge due o più medici, uno dei quali ha il compito di decidere la dieta speciale per il bambino, mentre l'altro valuta l'evolversi dei sintomi, senza essere al corrente della prescrizione del collega. La conferma dell'allergia si avrà probabilmente attraverso l'eliminazione degli alimenti incriminati: se stai allattando al seno, dovrai smettere di consumare prodotti che contengono latticini.

I neo genitori possono spaventarsi molto a causa di questi sintomi, anche se una volta scoperta la causa, sono generalmente facili da trattare. I sintomi dell'allergia alle proteine del latte possono essere curati, se lievi, con la somministrazione di antistaminici (sempre secondo il giusto dosaggio consigliato dal medico), mentre in casi più gravi, come l'anafilassi, può essere necessaria un'iniezione di adrenalina. Le reazioni allergiche sono molto pericolose, specialmente nei bambini piccoli, per questo è consigliabile escludere completamente tutti i latticini dalla dieta del bambino e della madre in allattamento e ricorrere a prodotti alternativi, secondo le indicazioni del pediatra. Solitamente le indicazioni del medico prevedono la somministrazione di una formula ipoallergenica (idrolizzata) o una a base di aminoacidi. Se il bambino assume latte in polvere tradizionale, il passaggio a una di queste alternative dovrebbe migliorare i suoi disturbi dopo circa due settimane. Nei casi più gravi è addirittura possibile che venga interrotta del tutto l'alimentazione in favore della somministrazione di nutrimento per via endovenosa fino a quando non è sicuro reintrodurre lentamente latte artificiale specifico o latte materno libero dall'assunzione di proteine del latte.

In circostanze estreme, potrebbe essere necessario eliminare i latticini dalla dieta della madre per migliorare i sintomi del bambino allattato al seno. La maggior parte degli studi ha rilevato che il picco medio di concentrazione proteica nel latte materno si verifica circa 1-4 ore dopo l'ingestione di proteine del latte vaccino. La durata della permanenza delle proteine alimentari nel latte materno varia. Anne Eglash, nel suo podcast del 29 agosto 2025, ha discusso la "Durata della permanenza delle proteine alimentari nel latte materno". Se il tuo bambino reagisce ai latticini che consumi, potresti provare a eliminarli tutti dalla tua dieta per due o quattro settimane e verificare se il tuo bambino inizia a sentirsi meglio. È importante leggere le etichette degli alimenti: molti paesi richiedono che i latticini e altri allergeni comuni siano indicati nell'elenco degli ingredienti. A volte i latticini possono essere chiamati caseina, siero di latte o lattoalbumina. Tuttavia, l'etichettatura degli ingredienti potrebbe non essere obbligatoria ovunque.

Ad ogni modo, una bassa percentuale di bambini continua ad avere problemi con le proteine ​​del latte a lungo termine, mentre la maggior parte supera la condizione quando raggiungono i 18 mesi o i due anni e l'allergia alle proteine del latte negli adulti si manifesta difficilmente perché la tolleranza verso questi allergeni migliora notevolmente con l'età. Se si pensa che il proprio bambino possa avere un'allergia alle proteine ​​del latte, è importante cercare un trattamento il prima possibile per evitare gravi complicazioni in seguito.

Allergie alle proteine del latte vaccino: la diagnosi

L'Intolleranza al Lattosio nei Neonati: Cause, Riconoscimento e Soluzioni

L'intolleranza al lattosio è un'altra condizione comune che può interessare i lattanti, compresi quelli allattati al seno. È causata dalla carenza o inefficienza dell'enzima lattasi, che è necessario per digerire il lattosio, ovvero lo zucchero contenuto nel latte vaccino - e quindi nel latte artificiale - così come nel latte materno. Tutti i mammiferi producono latte contenente lattosio e i neonati producono l'enzima lattasi per scomporre il lattosio. La maggior parte dei bambini riesce a digerire lo zucchero presente nel latte materno senza problemi. Infatti, il lattosio è importante per lo sviluppo e la crescita cerebrale del bambino!

Nello specifico, l'enzima lattasi è necessario per separare i due zuccheri semplici che compongono il lattosio e che sono più facilmente assimilabili. Se il lattosio arriva integro nell'intestino, viene attaccato dalla flora batterica, il che porta alla formazione di gas e ai fastidiosi sintomi di questa intolleranza. A volte, se i neonati non stanno bene, smettono temporaneamente di produrre l'enzima lattasi. Possono avere feci più molli, alterate e fastidiose, un fenomeno comunemente noto come intolleranza al lattosio transitoria.

La mancanza dell'enzima lattasi dalla nascita (deficit congenito) è piuttosto raro. Più comuni sono invece i deficit primari e secondari. Nel deficit primario, l'enzima lattasi cala dalla nascita fino a una totale mancanza, manifestando i sintomi dai 6-7 anni fino all'età adulta. Nel deficit secondario, la produzione dell'enzima è compromessa da alcune patologie, solitamente per periodi brevi (3-4 mesi).

I sintomi di intolleranza al lattosio sono diversi in base all'individuo e al deficit di lattasi, e compaiono dopo l'ingestione di alimenti che lo contengono, a partire da mezz'ora ed entro circa due ore. I più frequenti sono: crampi addominali, dolori allo stomaco, gonfiore, flatulenza, diarrea, meteorismo, nausea o vomito.

La diagnosi di intolleranza al lattosio è solitamente semplice e può essere effettuata con il Breath Test, un esame senza effetti collaterali. Dopo aver somministrato per via orale una determinata dose di lattosio, si rileva la quantità di idrogeno espirato dal paziente attraverso un apposito respiratore tenuto sulla bocca. Dal momento che il lattosio non scisso ha come effetto un aumento eccessivo di gas, è possibile rilevare il grado di intolleranza.

Una volta ottenuta la diagnosi, il trattamento dell'intolleranza è facile: è sufficiente passare a latte in polvere senza lattosio oppure, secondo le indicazioni del medico, evitare l'assunzione di latticini da parte della mamma se sta allattando e passare invece all'assunzione di prodotti sostitutivi. Questi possono includere bevande vegetali o latte delattosato, artificialmente addizionato con l'enzima lattasi in modo da favorire la corretta digestione. Si raccomanda di continuare ad allattare al seno o di somministrare il latte materno se il bambino ha un'intolleranza transitoria. Nel caso del bambino, va posta un'attenzione particolare alla crescita e all'apporto di calcio in caso di esclusione totale dei derivati del latte dalla dieta. In alcuni paesi, anche il latte vaccino è un'importante fonte di iodio, che potrebbe andare perso se non si consumano latticini; è quindi importante discutere con il medico eventuali integratori necessari. Se il bambino migliora dopo aver eliminato i latticini dalla dieta della madre, quest'ultima dovrà comunque assicurarsi di assumere abbastanza calcio da altre fonti, come mandorle, noci del Brasile, broccoli, succo d'arancia arricchito di calcio e altri alimenti, e chiedere al medico informazioni sugli integratori di calcio e, se consigliato, quale tipo di integratore è più adatto.

<tagimg>Infografica sull'intolleranza al lattosio e il Breath Test</tagimg>

Le Formule Speciali: Soluzioni Nutrizionali per Esigenze Specifiche

Una volta provata l'allergia o l'intolleranza, si passa alle formule speciali, che sono miscele studiate per garantire al neonato tutto l'apporto nutrizionale di cui ha bisogno, senza danneggiare il suo organismo. In questi tipi di latte, la sostanza mal tollerata è assente o resa chimicamente innocua. In commercio ve ne sono molti tipi, con caratteristiche specifiche per le diverse esigenze.

Una categoria importante è il Latte ipoallergenico (HA), chiamato anche HA. È un prodotto parzialmente digerito, perché le proteine del latte sono già state frammentate attraverso meccanismi chimici e rese così più facilmente assimilabili e quindi meno allergizzanti. È d'uso comune prescriverlo a scopo preventivo ai bambini che presentano una predisposizione ereditaria all'allergia, anche se l'efficacia di questa misura non è universalmente provata. Per i bambini a rischio allergico (che hanno uno o entrambi i genitori allergici o almeno un fratello allergico) si possono utilizzare latti speciali parzialmente idrolizzati o ipoallergenici (HA).

Gli Idrolisati proteici rappresentano un'altra soluzione cruciale. La loro caratteristica è di contenere proteine completamente predigerite, che non possono quindi creare problemi all’organismo. Qualora il bambino abbia manifestato un'allergia o intolleranza al latte formulato, è possibile, in accordo con il pediatra e con uno specialista della nutrizione infantile, somministrare un latte a base di proteine fortemente idrolizzate. In alternativa, è possibile ricorrere a formulati a base di aminoacidi, che hanno però un gusto molto differente rispetto al latte idrolizzato. Il percorso di rinuncia al latte artificiale in caso di allergie e intolleranze deve essere fatto con attenzione e controllo costante. I latti in formula speciale per intolleranti o allergici contengono solitamente le sieroproteine del latte e una miscela di grassi arricchita in acidi grassi essenziali con omega 3 e omega 6. Hanno un gusto neutro e un sapore gradevole.

Il Latte di soia è la più comune tra le formule non derivate dal latte vaccino. È preparata a partire da un estratto di soia, cui vengono aggiunti alcuni aminoacidi essenziali, sali minerali, vitamine, oli vegetali e uno zucchero (glucosio). È consigliato ai bambini intolleranti o allergici al latte di vacca o a quelli che sono reduci da un'infezione intestinale. In questo caso, infatti, l'intestino perde temporaneamente la capacità di digerire il lattosio (lo zucchero contenuto nelle formule tradizionali) e si impone un breve periodo di dieta a base di latte di soia o idrolisati proteici. Tuttavia, poiché oggi la soia che si trova in commercio è quasi tutta modificata geneticamente, si è più restii a prescriverlo per salvaguardare i lattanti dagli effetti ancora sconosciuti degli organismi geneticamente modificati (OGM).

Infine, per l'intolleranza al lattosio, esistono Latti speciali con formula senza lattosio. Questi si utilizzano in neonati che presentano intolleranza al lattosio (lo zucchero contenuto nel latte) o in corso di gastroenteriti con diarrea importante. Anche i latti artificiali anti-colica, formulati per curare e prevenire le coliche gassose, possono rientrare in questa categoria. Questi latti possono contenere poco o zero lattosio, oppure essere addizionati di fermenti lattici o contenere proteine parzialmente idrolizzate in modo da favorire la digestione.

<tagvideo>Le diverse formule speciali di latte artificiale</tagvideo>

Tipologie di Latte Artificiale Standard: Adattato, Parzialmente Adattato e di Proseguimento

Oltre alle formule speciali per allergie e intolleranze, esistono diversi tipi di latte artificiale standard, la cui composizione deve rispondere ai dettami della Società Europea Pediatrica per lo studio delle Malattie Gastroenterologiche ed Allergiche (ESPGAM). Secondo la composizione, si distinguono in latte artificiale adattato, latte artificiale parzialmente adattato e latte artificiale di proseguimento.

Il latte adattato, spesso indicato con il numero 1, è un latte artificiale la cui composizione si avvicina molto a quella del latte umano. È una buona fonte di lattosio e di grassi (perlopiù di origine vegetale) e viene addizionato di sali minerali e vitamine. È il latte artificiale più utilizzato fino al quinto mese di vita.

Il latte parzialmente adattato è una formula artificiale che ha un minore contenuto di lattosio, parzialmente sostituito da altri zuccheri, quali glucosio e saccarosio. Può anche avere una differente componente proteica rispetto al latte adattato.

Il latte di proseguimento, normalmente indicato con il numero 2, è un latte artificiale utilizzato per i bambini di età compresa fra i 6 e i 12 mesi. Rispetto alle altre tipologie di latte, ha un maggiore contenuto di ferro. Dal compimento del primo anno di vita è possibile e raccomandato ricorrere al latte vaccino, sempre previa consultazione con il pediatra.

L'Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea (EFSA) impone che le formule del latte artificiale offrano un apporto totale tra i 1,8 e 2,5 grammi di proteine, tra i 4,4 e i 6 grammi di grasso e tra i 9 e i 14 grammi di carboidrati, in tutti i casi ogni 100 kcalorie. Questo assicura che, pur con le loro differenze, tutte le formule artificiali risultino adeguate per la nutrizione dei lattanti, purché rispettino i requisiti precisi per essere immesse in commercio. Ogni azienda, muovendosi nell’ambito dei limiti stabiliti, lavorerà su aspetti secondari come una differente gradevolezza del gusto, prodotti base di differente provenienza, e una composizione implementata da probiotici, prebiotici o postbiotici, HiMO (Human identical Milk Oligosaccharides, zuccheri che tentano di mimare la capacità degli oligosaccaridi del latte materno di nutrire i batteri buoni), GOS e FOS (oligoelementi che provano ad imitare la capacità del latte materno di aumentare la conta dei lattobacilli intestinali).

<tagimg>Schema dei tipi di latte artificiale per età</tagimg>

Latte Materno vs. Latte Artificiale: Confronto e Valori Nutrizionali

Il latte materno, come specificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è riconosciuto come il miglior alimento per i neonati. La sua composizione è una matrice complessa, composta per l'87% da acqua, il 3,8% da grassi, l'1% da proteine ​​e per il 7% da lattosio. Il grasso e il lattosio forniscono rispettivamente il 50% e il 40% dell’energia totale necessaria al neonato. La composizione del latte materno umano è dinamica e cambia nel tempo, adattandosi alle esigenze specifiche del bambino in crescita.

Il latte materno è perfetto e contiene il giusto equilibrio di proteine, vitamine, minerali, anticorpi, oligosaccaridi per favorire la salute intestinale e tutti i nutrienti essenziali e i fattori protettivi di cui il bambino ha bisogno. È un fluido vivo che favorisce il normale funzionamento, la guarigione e la crescita. L'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi circa e l'allattamento continuato con alimenti complementari per due anni o più rappresentano il modo migliore per dare al tuo bambino il miglior inizio di vita, come indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF) nel "Corso di formazione per il personale addetto alla maternità sull'iniziativa 'Ospedale amico dei bambini': guida per i formatori" (2020). L'American Academy of Pediatrics, nella sua dichiarazione politica sull'allattamento al seno del 2012, analizzata da A. Eidelman, sottolinea l'importanza del latte umano.

Le formule artificiali tentano di riprodurre questa dinamicità dei nutrienti del latte materno modificando le proprie caratteristiche nutrizionali tra i principali tipi 1, 2 e 3. Tuttavia, esistono differenze fondamentali. Le differenze tra proteine contenute nel latte materno e proteine della formula artificiale sono anche qualitative. Infatti, la formula artificiale presenta in proporzione una maggiore quantità di caseina (rispetto alle sieroproteine del latte umano), che risulta meno digeribile e tende a formare dei precipitati nell'apparato digerente del neonato. Questo può rendere la digestione del latte artificiale più difficile rispetto a quella del latte materno e favorire la stipsi (stitichezza) nei neonati.

Inoltre, il latte in formula è associato a un rischio aumentato di infezioni gastrointestinali e respiratorie rispetto all'allattamento al seno. L'allattamento al seno, infatti, sembra favorire il rinforzo di ceppi batterici utili all'uomo, come Lattobacilli e Bifidobatteri, contribuendo a un microbiota intestinale più sano. Diverso è il discorso per chi fa uso di latte artificiale, che non può replicare le complesse interazioni biologiche del latte materno.

<tagvideo>Il valore del latte materno rispetto al latte artificiale</tagvideo>

La Prevenzione delle Allergie e la Scelta Ottimale del Latte Artificiale

Le allergie sono un problema in costante crescita, si stima che colpiscano il 20% della popolazione mondiale. Sebbene solo di rado associate a morte, le allergie impattano sulla crescita del soggetto, comportando nel contempo un'ingente fonte di spesa per le famiglie e anche i sistemi sanitari. Crescono le evidenze che, alla base della loro formazione, vi siano disequilibri nel microbiota intestinale. Alla nascita, il neonato ha un microbiota estremamente complesso, che fluttua e reagisce prontamente agli stimoli esterni; è solo intorno al 18esimo mese di vita che il microbiota intestinale si stabilizza. Come, dipende dagli stimoli che ha ricevuto nei mesi precedenti, anche con l'alimentazione.

Recentemente, un gruppo multispecialistico composto da nutrizionisti, pediatri, gastroenterologi, allergologi e neonatologi, ha pubblicato su "Nutrients" (Amil Dias, J. et al., Nutrients 2022, 14, 4016) una serie di indicazioni da seguire per ridurre il rischio che un bambino sviluppi allergia a seguito dell'assunzione di formulazioni artificiali. Queste raccomandazioni, focalizzate sui neonati a rischio di sviluppare allergie, potrebbero essere generalizzate a tutta la popolazione neonatale che assume latte artificiale. Fermo restando che l'allattamento al seno è da suggerire e supportare, perché è quello indubbiamente più adeguato ai nascituri.

Recenti studi hanno inoltre evidenziato come le formulazioni che contengono proteine del latte intatte e non idrolizzate sono più sicure nel proteggere dallo sviluppo di allergie. Sebbene siano state per anni suggerite dalle Associazioni di Pediatria, gli studi più recenti non trovano alcun nesso tra queste formulazioni e la protezione dalle allergie. È quindi meglio introdurre le proteine intere, anche se sono un possibile allergene, per aiutare il neonato ad accettarle. Le proteine idrolizzate sono tuttavia consigliate in allattamenti di breve termine nei primi giorni di vita. Questo approccio è in linea con le "Linee guida EAACI: Prevenzione dello sviluppo di allergie alimentari nei neonati e nei bambini piccoli" (aggiornamento 2020) di Halkan, S., et al., pubblicate su Allergologia e immunologia pediatrica 32 (2021): 843-858. Schocker, F. et al., in "Allattamento al seno: allergeni trasmessi dalla madre nel latte materno: protettivi o sensibilizzanti?" (Molecular Nutrition Food Research 2021) hanno esplorato come l'esposizione agli allergeni possa influenzare la tolleranza.

L'altro aspetto importante sembra essere la scelta di formulazioni arricchite in prebiotici, probiotici e sinbiotici, perché ci sono studi che supportano la loro capacità di favorire la crescita di ceppi batterici “buoni”. Tuttavia, al pediatra e al neonatologo resta la parte più “difficile”, ovvero individuare i soggetti a maggior rischio di sviluppare allergia. Oltre ai fattori non mutabili come etnia e storia famigliare, bisogna tenere conto dell'esposizione a fumo di tabacco, inquinamento ambientale, allergeni alimentari, la possibile carenza di vitamina D, la storia gestazionale della madre, il tipo di parto - il parto cesario è predisponente -, l'uso di antibiotici nei primi mesi di vita e l'attenzione a disinfettare biberon e tettarelle. Particolare attenzione va prestata in caso di familiarità per questa o altre forme allergiche; in questo caso si consiglia cautela nella somministrazione di latti diversi da quello materno. Altri fattori di rischio possono essere l'età oppure l'allattamento artificiale, considerando che l'allergia al latte materno è molto rara.

Fattori di rischio per le allergie nei neonati

Aspetti Pratici nell'Uso del Latte Artificiale: Dalla Preparazione alla Quantità

La scelta e la preparazione del latte artificiale richiedono attenzione per garantire la sicurezza e l'adeguato nutrimento del neonato. Una frequente domanda relativa all’alimentazione del bambino riguarda la quantità del latte artificiale. Orientativamente si sfrutta una formula che prevede di moltiplicare 150/160 ml per il peso del bambino e dividere questo volume (quantitativo di formula) per il numero di poppate che effettivamente assume nel corso di 24 ore. Questa “regola” rappresenta, tuttavia, solo un’indicazione generale che deve necessariamente essere adeguata al bambino, il quale va rispettato nel suo senso di fame e sazietà.

La differenza tra formula artificiale in polvere o liquida è prevalentemente pratica. La formula artificiale liquida viene commercializzata in brick, in genere da circa 500 ml, è sterile e, una volta aperta, può essere conservata in frigo per 24 ore. La formula in polvere non è sterile ed è suscettibile di contaminazione nel corso della conservazione e manipolazione. Deve essere resa sicura mediante l'ebollizione dell'acqua; la polvere va aggiunta quando la temperatura arriva a 70°C e poi raffreddata fino a diventare tiepida. Come orientarsi, quindi, per scegliere? Sicuramente la formula liquida risulta sterile e di comodo impiego, non presentando il rischio di contaminazione connesso alla preparazione e alla più lunga conservazione. Nel corso di integrazione dell'allattamento al seno materno o in allattamento misto, laddove meno di 500 ml di formula al giorno vengano assunti dal bambino, scegliere una liquida può comportare degli sprechi di prodotto aperto e non impiegato. Recentemente sono entrati nel mercato prodotti in polvere confezionati in porzioni, come blocchetti incapsulati singolarmente; si apre uno stick per volta e gli altri restano intonsi, durando fino alla data di scadenza.

Nonostante la varietà, tutte le formule artificiali risultano adeguate per la nutrizione dei lattanti, purché rispettino i requisiti precisi per essere immesse in commercio. Ogni azienda, pur muovendosi nell'ambito dei limiti stabiliti, lavorerà su aspetti secondari come una differente gradevolezza del gusto o prodotti base di differente provenienza.

Sia che si tratti di latte liquido o in polvere, è bene non cambiare troppo spesso il tipo di latte e rispettare sempre le indicazioni del pediatra. È importante non dimenticare che l'assunzione di latte artificiale favorisce la stipsi (stitichezza) nei neonati perché la sua digestione può essere più difficile rispetto a quella del latte materno. Per questo motivo, è cruciale seguire attentamente le istruzioni sulla confezione e rispettare la diluizione indicata, al fine di evitare la disidratazione del bambino e di conseguenza delle feci. In assenza di allergie o intolleranze, è difficile che il latte formulato, se somministrato nelle giuste quantità e con la giusta preparazione, generi carenze nutritive.

Allergie alle proteine del latte vaccino: la diagnosi

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