Il mondo è costellato di storie straordinarie, molte delle quali intrecciano nomi comuni come Emma e Olivia a eventi di portata eccezionale, dalla tragedia alla gioia inattesa, fino alle sfide più uniche che la natura possa presentare. Tra queste, spiccano narrazioni di vite complesse e maternità che trascendono l'ordinario, spingendo i confini della comprensione umana e medica.
Se da un lato ci imbattiamo nel destino turbolento di due sorelle, Emma e Olivia Handler, la cui esistenza fu segnata da agi iniziali e successive tragedie, dall'altro lato il nome "Emma" riecheggia in contesti di nascite sorprendenti e gioiose. Ma è nel contesto delle "gemelle siamesi incinta" che la narrazione si fa più avvincente e rara, portando alla ribalta la vicenda di Abby e Brittany Hensel, la cui maternità ha catturato l'attenzione globale. Questo articolo esplora queste diverse traiettorie, unendo le storie di individui che, pur condividendo talvolta gli stessi nomi, hanno vissuto esperienze profondamente diverse, ciascuna straordinaria a modo suo.
L'Enigma di Kings Point: La Storia di Emma e Olivia Handler
Olivia e Emma Handler sembravano destinate a una vita di agi e successi, a cominciare dalla fortuna di essere nate e cresciute in una sontuosa tenuta di Kings Point che pare sia stata di ispirazione a Francis Scott Fitzgerald per Il grande Gatsby. In effetti, a vedere la spettacolare proprietà a Long Island, è facile immaginare Jay che nuota nella grande piscina e le sue feste leggendarie tra i giardini. Nella realtà, invece, su questo luogo è calato un velo di morte.
Qui sono nate le sorelle Handler da John e Jennifer Eley-Handler. John era un imprenditore e avvocato cresciuto nel complesso di Point, mentre Jennifer era un'affermata pianista della Filarmonica di Long Island dopo essere stata un talento precoce accettata alla prestigiosa Juilliard a soli 13 anni. Le ragazze ricordano che passava le sue giornate a esercitarsi al pianoforte fino a farsi sanguinare le dita. A loro era preclusa la radio; potevano ascoltare solo la stazione di musica classica. Oppure giocare a indovinare il compositore che la mamma accennava al pianoforte. Presto anche loro furono instradate sulla via della musica. A 9 anni, Emma già eccelleva in violoncello.
La famiglia viveva nel Pavilion, una delle molte case della tenuta, a poca distanza dall’edificio principale dove risiedeva la nonna paterna Marjorie Brickman Kern. Era stato suo padre, Herman Brickman, a costruire la tenuta aggiungendo diversi edifici alla Main House storica. Il palazzo principale era ricco di stucchi, con enormi camini di marmo, una immensa scala bianca che saliva alle camere da letto e alloggi per la servitù. Intorno, sulla punta di Great Neck, si trovavano una gigantesca piscina, campi da tennis e squash, giardini, fontane, vigneti e serre. E una vista spettacolare.
Un’altra piscina si trovava al piano terra del Pavilion, occupato da Emma, Olivia e i loro genitori. Fu lì che Emma, a 9 anni, trovò sua madre morta annegata. Era il 2006. Jennifer coltivava la passione del nuoto non meno che quella per la musica. Ogni giorno faceva 100 vasche, perciò sembrò strano che fosse annegata. E tuttavia la sua morte fu considerata un incidente. Aritmia cardiaca, forse un effetto collaterale delle cure chemioterapiche a cui si era sottoposta per un cancro al seno. Caso chiuso.
Nel frattempo la famiglia andava a fuoco e neanche la tragedia in acqua spense l’incendio. Una disputa decennale impegnava John, sua madre Marjorie e il fratello Russell sulle quote della tenuta. Russel era convinto che John lo avesse fregato convincendo la madre a cedergli una quota maggiore di quella che gli spettava. La vita delle sorelle cambiò improvvisamente. La piscina fu chiusa, nessuno poteva più entrarvi, e Emma iniziò a nutrire oscure paure che lei chiamava premonizioni: era sicura che sarebbe successo qualcosa di terribile anche a suo padre. Fu ciò che accadde. Per le complicazioni di un calcolo renale, John dovette passare sei mesi in ospedale e subì l’amputazione delle dita dei piedi. Quando tornò a casa ricominciarono le faide, familiari e non.
John si affrettò a cambiare il testamento a inizio 2008 perché le ragazze fossero affidate a persone di fiducia nel caso gli fosse successo qualcosa, ma non fece in tempo a firmarlo prima della sua morte misteriosa. Il 5 marzo dello stesso anno, mentre rientrava a casa dopo una cena a casa dei Mathewson, suoi inquilini, sparì. L’auto si fermò davanti alla porta e rimase lì coi fari accesi e la portiera aperta. Di lui nessuna traccia, se non la valigetta. Dopo forsennate ricerche per la proprietà, il corpo di John fu trovato riverso sul prato vicino la piscina all’aperto. Secondo testimoni aveva contusioni e lacerazioni sul corpo, ma la polizia non trovò prove di omicidio. Caduto. Caso chiuso.
Gli avvoltoi si affrettarono a gettarsi sulla preda. Le sorelle Handler finirono sballottate da un tutore all’altro o abbandonate a se stesse con una tata a prendersene cura, poi spedite - separate, in qualche caso anche sedate - in campi terapeutici in Georgia e nello Utah, con la scusa del bisogno di cure per il grave trauma subito. Infine, furono obbligate a frequentare un college lontano da casa.
Nel frattempo la proprietà fu messa in vendita, ufficialmente per fornire alle ragazze un reddito. Nel 2010 fu venduta a quasi 40 milioni di dollari. Emma e Olivia attraversarono lunghi periodi di depressione alternati a brevissimi ritorni a casa. Solo nel 2013, a 16 anni, Emma riuscì a emanciparsi e ad affittare Orchard House, che ormai non apparteneva più alla famiglia. Lì iniziò a dare feste a cui partecipavano tutti i ragazzi dei dintorni, lei novella Gatsby, circondata da centinaia di persone eppure così sola. Non è un caso se Emma ha intrapreso la carriera musicale con il nome d’arte di Emma Gatsby. Orchard House l’ha lasciata qualche anno dopo, ora vive a Los Angeles. Fa musica anche sua sorella che vive nel Queens e si fa chiamare Olivia Louise. Tutti i suoi testi parlano delle vicende di famiglia. Quando si ritrovano a New York si guardano intorno spaesate. I luoghi sono quelli di sempre, ma manca tutto ciò che avevano; sono rimaste solo loro due.

La Maternità Rivoluzionaria: Abby e Brittany Hensel, Le Gemelle Siamesi Che Sono Diventate Madri
In un'epoca in cui i progressi medici e la comprensione della fisiologia umana continuano ad evolversi, alcune storie sfidano le aspettative e ridefiniscono ciò che è possibile. Tra queste, la notizia che Abby e Brittany Hensel sono diventate mamme ha destato un’enorme curiosità in tutto il mondo. Le due donne, 35 anni, originarie del Minnesota, sono gemelle dicefaliche siamesi. Hanno due teste separate, ma condividono il corpo e tutti gli organi vitali, compresi quelli riproduttivi.
Le gemelle siamesi con due teste distinte, ma che condividono lo stesso corpo e (in parte) gli stessi organi, hanno allargato la famiglia qualche settimana fa. Le gemelle hanno infatti portato la new entry nella scuola del Minnesota dove lavorano per farla conoscere ai colleghi. Un testimone oculare ha raccontato alla testata: “Sembravano estremamente stanche durante la visita, ma sembravano felici di rivedere i colleghi”. La prima apparizione del loro bambino segna un nuovo capitolo nella vita straordinaria di Abby e Brittany Hensel.
Abby e Brittany Hensel sono diventate famose nel 1996 quando parteciparono, piccolissime, al The Oprah Winfrey Show. Le gemelle sono affette da una rara condizione per cui fin da piccolissime hanno sfidato le statistiche che le volevano destinate a una breve vita. Le sorelle Abigail Loraine e Brittany Lee Hensel, nate nel marzo 1990 in Minnesota, sono gemelle siamesi diencefaliche, vale a dire che condividono il corpo, ma hanno due teste, due colonne vertebrali e due ossi sacri separati. Abby controlla la parte destra del corpo e controlla, quindi, il proprio braccio e la propria gamba. Stesso discorso per Brittany, che controlla, quindi, la parte sinistra. Oltre a condividere un paio di gambe e un paio di braccia, le gemelle siamesi hanno due cuori con un sistema circolatorio condiviso, due stomaci e tre polmoni. Condividono, inoltre, il fegato, l'intestino, la vescica e il sistema riproduttivo.
Al momento della nascita, i genitori Patty e Mike decisero di non sottoporle al delicato intervento di separazione perché considerato troppo rischioso. La loro storia è presto diventata pubblica e a soli sei anni sono apparse per la prima volta in tv ospiti del The Oprah Winfrey Show. Diversi anni più tardi, raccontarono la loro quotidianità nell'omonimo documentario Abby e Brittany, prodotto da TLC. Nel documentario Abby and Brittany, le gemelle avevano parlato della loro storia e del desiderio di diventare mamme, pur precisando: "Non abbiamo ancora pensato a come funzionerà".

«Non siamo due persone separate che vivono in un corpo solo. Siamo due persone che vivono insieme, sempre d’accordo su come affrontare la vita», così hanno detto nel 2003 le gemelle siamesi Abby e Brittany Hensel nel documentario sulla loro vita "Joined For Life". Due teste, un solo corpo e ora un figlio in comune. La notizia ha fatto esplodere i media dopo che il quotidiano The US Sun ha condiviso le prime foto delle due sorelle con il neonato, scattate poche settimane fa. Abby e Brittany hanno portato il piccolo a conoscere i loro amici e colleghi nella scuola del Minnesota dove insegnano. Un testimone ha riferito al quotidiano: «Apparivano molto affaticate durante la visita, ma felici di riabbracciare i loro colleghi». Nonostante la loro condizione rarissima, hanno condotto una vita piena e indipendente, sfidando ogni previsione medica. Come hanno raccontato in passato: «Sapevamo fin da piccole che ogni giorno era un regalo».
La maternità per gemelle siamesi è rarissima, ma non impossibile. Le 35enni hanno deciso di mantenere segreta la loro gravidanza, senza condividere sui social nessun dettaglio riguardo agli ultimi mesi e al parto. Ad marzo 2024 Abby ha sposato Josh Bowling, un ex militare statunitense. La loro storia e il matrimonio di Abby sono divenuti pubblici, mentre Brittany risulterebbe single. Il bambino, di cui non si conoscono né il nome né il sesso, è stato avvistato in più occasioni con le gemelle vicino alla scuola elementare dove entrambe insegnano. Nonostante l’attenzione dei media, Abby e Brittany hanno scelto di mantenere la massima riservatezza sui dettagli della famiglia, proteggendo la propria intimità e quella del piccolo.
Un Fenomeno Unico: Comprendere le Gemelle Siamesi e la Maternità
Ma una domanda continua a circolare con insistenza: chi delle due è la madre biologica? Secondo il giurista, esistono diverse strade percorribili. Una delle possibilità sarebbe riconoscere entrambe le donne come madri legali del bambino, pratica già contemplata in alcuni casi dal Revised Uniform Parentage Act del 2017, che consente a un giudice di attribuire la genitorialità a più di due persone se ciò è nell’interesse del minore. Tuttavia, lo stato del Minnesota, dove le gemelle vivono, non contempla ancora questa possibilità, poiché il sistema informatico per la registrazione delle nascite considera la gravidanza come un evento legato a una sola persona. In mancanza di una normativa chiara, quindi, la questione rimane aperta. Per ora, nessuna delle due ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’identità legale della madre, né ha chiarito se il bambino sia biologicamente loro o se vi sia stato un intervento medico.
La vicenda ha attirato l’attenzione anche perché esistono pochissimi precedenti simili nella storia della medicina. Uno di questi è quello delle gemelle siamesi Rosa e Josefa Blažek, nate nel 1878 in Boemia. Le due erano unite nella parte inferiore del corpo, ma possedevano due uteri distinti. All’età di 31 anni, Rosa rimase incinta dopo un unico rapporto sessuale consenziente, al quale entrambe avevano partecipato. Il bambino, Francis, nacque sano nel 1910, diventando l’unico caso documentato di parto riuscito da parte di gemelle siamesi. La storia di Abby e Brittany Hensel, oggi, si inserisce idealmente in quella stessa linea di casi rari e complessi. Ora che la maternità è entrata nella loro vita, il mondo le guarda ancora con meraviglia e, forse, con qualche domanda in più.
Nel caso delle Hensel, che condividono parte del sistema riproduttivo, la gravidanza può essere gestita con successo se monitorata da un team di specialisti tra ginecologi, anestesisti e neonatologi. Ogni fase viene pianificata nei minimi dettagli, perché ogni azione coinvolge entrambe le sorelle: dalle contrazioni alla gestione dell’utero, fino alla nascita del bambino. Essere gemelle siamesi significa convivere con un legame fisico e affettivo unico, dove ogni scelta, movimento ed emozione deve essere condivisa.
La straziante e tragica vita delle gemelle siamesi Abby e Brittany Hensel
I gemelli siamesi sono una coppia di gemelli monozigoti, ossia provengono dallo stesso zigote, crescono in un solo sacco amniotico e hanno una sola placenta, che nascono uniti e possono condividere alcuni organi. “Sono sempre dello stesso sesso con una maggior frequenza di quello femminile (3 volte superiore rispetto ai maschi)”, spiegano dall'Ospedale Bambino Gesù di Roma. I gemelli siamesi, inoltre, sono classificati in base a quale parte del corpo li unisce, ad esempio a livello del torace, dell'osso sacro, del bacino, del cranio o della colonna vertebrale. Nel caso delle gemelle siamesi, si tratta di parapagi, ossia unite lateralmente, ma con due teste.
Il motivo della fusione dei gemelli si basa sulla mancata separazione della placca embrionale, ossia zigote in via di sviluppo, “tra il 15esimo e 17esimo giorno di gestazione o dalla fusione di 2 dischi amniotici, zigoti in via di sviluppo, a livello della colonna vertebrale, del torace, dell'addome o del bacino alla 3a o 4a settimana di vita intrauterina”, spiegano gli esperti. I gemelli siamesi, inoltre, risultano sempre uniti a livello della stessa area corporea e uno dei due è solitamente più piccolo o più debole dell'altro. “Le metodiche di diagnostica prenatale consentono di riconoscere tale situazione in fase prenatale e le statistiche a tal proposito ci informano che solo il 20% di tali neonati sopravvivono”, spiegano dall'Ospedale Bambino Gesù di Roma, aggiungendo che il 28% muore in utero ed il 54% subito dopo la nascita a causa di gravi malformazioni. Nonostante questo, i progressi nelle tecnologie e chirurgia hanno migliorato i tassi di sopravvivenza. “Alcuni gemelli siamesi sopravvissuti possono essere separati chirurgicamente”, hanno spiegato dalla Mayo Clinic.
Vite ai Confini della Nascita: Altre Emma e Olivia in Storie di Maternità Inaspettata
Il nome Emma, insieme a Olivia, risuona in altre storie di maternità che, pur non coinvolgendo gemelle siamesi, rappresentano comunque eventi di grande significato e spesso inaspettati, che mettono in luce la forza e la resilienza della maternità in diverse forme.
La Nascita di Emma Olivia: Un Parto in Casa Pieno di Consapevolezza
Ripercorrere con la memoria questa esperienza è dolce, commovente, mi rende consapevole, mi rende grata per questo dono ricevuto. Mi sento privilegiata di aver potuto vivere la mia maternità in questo modo ed a 40 anni suonati, come spesso aggiungo sorridendo. Emma Olivia è venuta alla luce il 6 luglio 2017 alle 12.39 a Casa Oasi, casa nostra. Era una giornata di sole, una leggera brezza entrava dalle ante socchiuse del nostro soggiorno. Lei è atterrata sul pavimento della cucina sopra un tappeto coperto da un vecchio lenzuolo accompagnata dalle mani dolci ed esperte della nostra levatrice di fiducia Anna e dal sostegno della seconda levatrice Maike. Emma aveva uno sguardo sveglio, non piangeva, era lì, nuda ed indifesa e noi inebetiti, emozionati e confusi: il viaggio del parto era terminato. Era diversa da come l’avevo immaginata, ma bella, bellissima! Nulla era più come prima. Nulla più lo sarebbe stato, né dentro né fuori.
La decisione consapevole di partorire in casa si è avvicinata a noi con naturalezza. Ho frequentato per quasi tutti i mesi della gravidanza la casa nascita, andavo alla ginnastica in gravidanza, partecipavo agli incontri sull’allattamento, sul portare, sul pianto del bambino e sullo svezzamento. Leggevo e studiavo ogni giorno. Parlavo con la mia bambina, accarezzavo il pancione e rafforzavo il legame attraverso esercizi psico tattili e la musica. La conoscenza e la pratica mi hanno resa più consapevole, più serena e sicura delle scelte, oltre che in contatto con Emma. Anche il mio compagno Daniel ha potuto entrare in confidenza con i temi riguardanti la nascita e prepararsi per fare la sua parte di papà con amorevole sostegno. Il parto naturale è un evento fisiologico; ogni donna, secondo me, è in grado di affrontarlo. Ma deve sapere come farlo. Il parto non è solo un processo fisico, ma è un processo profondo, fisico, emotivo e mentale. Tutte le donne dovrebbero avere la possibilità di prepararsi e di sentire la piena responsabilità a cui vengono chiamate nel diventare madri. Il parto può influenzare la vita di un individuo, come la gravidanza e tutte le cure di mamma e papà verso il proprio bambino.
Partorire in casa mi ha permesso di sentirmi libera, accolta ed a mio agio, nell’atmosfera che ho scelto per vivere, fra le mie cose, nel nostro salotto, nel nido che avevamo creato, nella nostra intimità. Ho utilizzato tecniche di visualizzazione, ho respirato attraverso il dolore delle contrazioni, ho lasciato che mi attraversasse senza cercare di resistere, ho chiesto il massaggio alla schiena, ho trascorso due ore in travaglio dondolandomi nell’acqua della piscina montata in soggiorno mentre Daniel mi teneva la mano e mi sosteneva silenzioso. Vedevo Anna sul divano che scriveva nella mia cartella. L’atmosfera era quieta, una leggera brezza entrava dalle finestre e mi accarezzava la testa sudata. Ho anche urlato di dolore, era il mio spazio, uno spazio sacro, silenzioso, le parole necessarie della levatrice erano pronunciate leggere ed al minimo volume per non interferire con il processo. Il parto è un progredire interno, può diventare una meditazione profonda con il proprio corpo, non deve essere interrotto e la donna lo sa. Io sentivo di essere in uno spazio prezioso. Sono grata per avere partorito mia figlia in questo modo. Sono grata per essere stata accompagnata in questa esperienza così fondamentale per una donna.

MEOLO: La Sorpresa dei Tre Gemellini di Elena, Inclusa la Piccola Emma
A poche ore dal parto dei suoi due gemellini, un’ecografia lascia tutti di stucco. «Fisso il monitor, poi guardo la dottoressa che mi stava visitando, poi torno a guardare il monitor e le dico: non mi dica che sono tre». Proprio così. Non ci poteva credere Elena, 35enne originaria di Meolo, ricoverata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, per dei controlli di routine legati alla gravidanza quasi al termine. «La seconda cosa che ho detto alla dottoressa è stata: adesso lo dice lei a mio marito che invece di due ci nasceranno tre figli?», ricorda la giovane mamma. Nel frattempo, mentre l’ecografo percorreva l’addome, nella testa dei due futuri genitori balenava una sola domanda: come è stato possibile che nessuno si sia accorto del nostro terzo gemellino? «La morfologica che avevo fatto mesi prima da un ginecologo nel Veneziano aveva stabilito che aspettavo due maschietti, lo stesso esito dai controlli successivi e dal test sul dna dei feti», spiega Elena. I nascituri, dunque, sarebbero stati due. I nomi erano già decisi: Federico e Giulio. Vale lo stesso per i corredini ricamati con le iniziali e per le camerette dipinte d’azzurro. Poi il più bello degli imprevisti: nascosta dietro ai suoi due fratellini c’era anche la piccola Emma. Per la bellezza di 9 mesi la bimba è riuscita a sfuggire all’occhio clinico dei medici. Celata dietro le sacche di liquido amniotico dei suoi fratelli, ben protetta nel grembo materno.
I primi ad accorgersi di lei sono stati i sanitari del reparto di Ginecologia e Ostetricia del Ca’ Foncello, guidato dal primario Enrico Busato. «L’ecografia ha rivelato la presenza di tre sacche diverse, si trattava di gemelli eterozigoti», spiega il dottor Busato, «abbiamo predisposto l’immediato ricovero della signora e provveduto subito a valutare il benessere di tutti e tre i bambini, in particolare del feto che non era mai stato notato in precedenza». La notizia della gravidanza trigemellare non ha lasciato ai futuri genitori nemmeno il tempo di realizzare fino in fondo quanto accaduto. Il travaglio è iniziato di lì a poco. «Abbiamo ricevuto la conferma della gravidanza trigemina il 28 dicembre e l’indomani mi si sono rotte le acque. Non avevo previsto di partorire al Ca’ Foncello, ma è stata la cosa migliore che mi potesse accadere per la professionalità, la pazienza e la gentilezza del personale», aggiunge Elena. Il 29 dicembre l’inizio del travaglio e la decisione dei sanitari di Treviso per un cesareo d’urgenza. «I medici e le ostetriche sono stati splendidi con me, così come tutto il reparto della Terapia intensiva neonatale, dove la piccola Emma è stata ricoverata», spiega la mamma. I suoi tre gioielli: Emma, Federico e Giulio sono nati sani e vispi, leggermente prima del termine, ma con un peso di 1,6 chilogrammi. «Non ho potuto che piangere dalla contentezza, appena li ho visti. Erano bellissimi e ora sono anche molto bravi, mangiano e dormono, ormai siamo arrivati a quattro ore filate di sonno per notte», scherza Elena.
In famiglia si è creata una task force per biberon e cambi di pannolino. I nonni, la bisnonna e soprattutto il marito Mauro, che oltre all’accudimento dei neonati sta seguendo con attenzione alcune incombenze. Il passeggino biposto da cambiare con uno a tre sedute. «E che dire dell’automobile? Abbiamo dovuto cambiarla e prenderne una più grande per poterci stare tutti», racconta Elena. L’arrivo della cicogna con tanto di lieto imprevisto ha portato anche un certo trambusto in casa. L’aggiunta di una cameretta dipinta di rosa e la risistemazione degli ambienti per ottimizzare lo spazio. «Io e mio marito ci sposteremo con la nostra camera in mansarda, di modo che il piano sottostante sia per le camerette dei nostri quattro figli, i gemelli e il nostro Marco che ha sei anni» aggiunge Elena. Proprio lui, Marco, di fronte alla sorpresa, ha chiesto a mamma e papà: «E adesso come facciamo?». Prima di lasciarsi andare a un grande sorriso davanti ai suoi tre nuovi fratellini.
