La gente di Bilbao nasce dove vuole: l’identità come atto creativo

La letteratura contemporanea ci offre spesso racconti che superano il confine del verosimile, scavando nelle pieghe dell’animo umano attraverso l’esperienza vissuta. La gente di Bilbao nasce dove vuole, opera prima di Maria Larrea, vincitrice del Prix du premier roman 2022, è un esempio emblematico di come la memoria familiare possa diventare un puzzle romanzesco, capace di interrogare le radici, il destino e la costruzione della propria identità.

veduta panoramica di Bilbao con il fiume Nervión

Le radici nell’ombra: due nascite e due abbandoni

La storia inizia in Spagna, con due nascite e due abbandoni. Nel giugno 1943 una prostituta di Bilbao dà alla luce un bambino, Julian, che affida ai gesuiti. Poco dopo, in Galizia, una donna partorisce una figlia, Victoria, e la lascia alle suore di un convento. La narrazione di Larrea si articola come un montaggio serrato, un campo controcampo tra le vite di questi genitori che, una volta adulti, si incontrano dando inizio a un nuovo capitolo familiare.

Victoria è una bambina di una bellezza divina, ma la madre non riuscirà mai ad amarla dopo averla ripresa con sé dieci anni dopo l’abbandono. Dal canto suo, Julian vive un’infanzia in fuga dall’orfanotrofio per cercare una propria via nel mondo, approdando infine in Marina. Il loro incontro, l’amore e la successiva partenza per Parigi rappresentano il tentativo di costruire un futuro lontano dalle brutture subite. In Francia, la madre fa la portinaia e il padre il custode del Théâtre de la Michodière, inserendo la piccola Maria in un contesto di attori, scenografie e silenzi.

FORMAT - "Bilbao & Il Mondo Basco"

L’infanzia di Maria: tra finzione e realtà

Maria cresce nella capitale francese in un ambiente sospeso tra la realtà cruda e la messa in scena. Il padre, indipendentista basco, è un bevitore spesso violento, mentre la madre vive chiusa nei propri non detti. Maria Larrea, in questo montaggio serrato campo controcampo, ci racconta la sua infanzia e quella dei genitori, definendo il nucleo familiare come una sorta di squadra di calcio della sventura. La giovane protagonista cerca di sfuggire a questo peso organizzando finti compleanni, mentendo sulle proprie umili origini e cercando, attraverso il cinema - la sua passione diventata poi professione - di riscrivere il proprio destino.

Clara, una vicina di casa di Victoria a Bilbao, incarna la durezza della sopravvivenza in quel contesto storico. “Clara sa precisamente cosa fare di quel fagottino: se Dolores non la vuole, non resta che il convento di Santa Catalina, famoso per il suo flan celeste. Alla suora che le apre la porta, proferisce poche parole: la mia vicina non la vuole, non ha soldi. Gliela consegna fra le braccia e corre via”. Queste pagine rivelano come la vita di Victoria sia stata segnata fin dai primi istanti da un rifiuto sistemico, dove il desiderio di un figlio maschio che potesse aiutare nei lavori pesanti prevaleva sull’accoglienza di una bambina.

La cartomanzia come punto di rottura

La vita apparentemente in equilibrio di Maria, ormai ventisettenne e lanciata in una carriera da regista dopo la prestigiosa scuola La Fémis, subisce un terremoto improvviso. A scatenare il caos è una cartomante, che con una sola frase - “Probabilmente tuo padre non è tuo padre” - frantuma la percezione che Maria aveva di sé. “Mi si contorce lo stomaco, di fronte a quella sentenza mi esplode il cervello. Eccolo, l'aneurisma.” (p. 81).

Questa rivelazione apre la seconda parte del romanzo, trasformando il racconto in un’indagine avvincente e spasmodica. Per scoprire la verità, Maria deve tornare a Bilbao, la città a forma di scodella in cui è nata. Il viaggio diventa una ricerca progressiva e spasmodica di chi apprende soltanto da grande di essere adottato e vuole conoscersi meglio. La protagonista scava nella storia dei suoi genitori e del Paese che ne ha disegnato una prima impronta di DNA, ripercorrendo le contraddizioni della sua esistenza.

mappa concettuale sulla ricerca dell'identità personale e le sue implicazioni psicologiche

La filosofia del proverbio: nascere dove si vuole

Il titolo del libro, La gente di Bilbao nasce dove vuole, non è solo un omaggio alla terra d'origine dell'autrice, ma una dichiarazione d'intenti esistenziale. È il mantra che Maria ripete a se stessa per riappropriarsi del proprio futuro: “Inventerò la mia storia, perché la gente di Bilbao nasce dove vuole, come dice il proverbio. I baschi sollevano pietre, tagliano alberi, sono più forti dei certificati di nascita. Sarò ciò che voglio diventare. Sarò romanziere, sarò quello che scrivo. Scriverò ciò che ero.” (p. 168).

In questa ricerca, Larrea affronta il tema della propria condizione di essere figlia, genitore e persona dispersa sulla terra, in cerca di un’identità che non sia soltanto quella biologica. La narrazione, pur essendo a tratti dispersiva, si dipana in una spirale di piccole epifanie, esplorando la storia travagliata e orgogliosa dei Paesi Baschi. La scrittura diventa, in questo senso, l’unico strumento in grado di provocare una reazione nella realtà, trasformando il dolore in una storia dotata di senso compiuto.

Una prosa asciutta per temi complessi

L’opera prima di Maria Larrea stupisce per la capacità di trattare temi delicati - come l’adozione, la violenza domestica e l’emigrazione - con una vena ironica e una prosa asciutta. L’autrice mantiene un distacco necessario, che toglie ai personaggi quell’artificiosità tipica della scrittura d’invenzione, rendendoli invece incredibilmente umani e veritieri.

Maria Larrea riesce a trasformare il trauma in letteratura, portando il lettore dentro un’indagine che non cerca solo risposte burocratiche, ma la pace interiore. L’insegnamento del libro è profondo: conta meno la meta finale - la verità sui natali - e molto di più il cammino di accettazione intrapreso. Accettarsi significa, in ultima analisi, riconoscere che siamo noi gli architetti della nostra narrazione, liberi di definire il nostro luogo di nascita, non sulla carta, ma nel profondo del nostro spirito.

ritratto simbolico che rappresenta la ricerca dell'identità tra passato e presente

Riflessioni sul contesto storico e culturale basco

Il contesto basco funge da specchio per la ricerca di Maria. La sua storia si intreccia con le tradizioni di una terra che ha forgiato il carattere dei suoi genitori, tra orgoglio e dolore. Julian, con le sue armi da fuoco e il suo indipendentismo, è figlio di una terra tormentata, mentre Victoria porta in sé il segno indelebile di una madre che la considerava una sconfitta invece che una vittoria.

La narrazione di Larrea si sofferma sapientemente sulle piccole dinamiche quotidiane: il modo in cui il padre vive il teatro, i silenzi della madre, la povertà degli anni post-bellici in Spagna. Tutto viene riletto attraverso la lente di una donna che, ormai adulta, decide di ricomporre il puzzle delle memorie famigliari per dare un volto e un nome a ciò che finora era rimasto sepolto nel silenzio. La ricerca della verità non serve solo a riempire il vuoto dell'identità, ma a chiudere il cerchio di un'esistenza che, proprio grazie alla scrittura, ha saputo trasformare l'abbandono iniziale in un punto di partenza per una vita consapevole.

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