La possibilità biologica della fecondazione ibrida tra uomo e animale, e più in generale la creazione di organismi chimerici, rappresenta una delle frontiere più complesse e dibattute della biotecnologia moderna. Da secoli, il concetto di ibrido ha affascinato l'immaginario umano, popolando miti e leggende con creature formate da parti di differenti animali, come la Chimera greca, un mostro con testa e corpo di leone, coda di serpente e una seconda testa di capra. Oggi, questa suggestione non si limita più al fantastico, ma si concretizza nei laboratori di ricerca di tutto il mondo, dove il termine "chimera" indica organismi animali nei quali sono state trapiantate cellule umane. Questa pratica, sebbene tecnicamente possibile, solleva interrogativi profondi, toccando le corde più sensibili dell'etica, della moralità e della stessa definizione di umanità.
Gli studi in questo campo, spesso definiti "aberranti" da alcuni, sono motivati dalla ricerca di nuove soluzioni per la medicina rigenerativa, la comprensione delle malattie e lo sviluppo embrionale umano. Tuttavia, non si possono non fare considerazioni morali davanti a questi studi, poiché la ricerca non può prescindere dall’etica. I limiti vengono superati sia nei confronti degli animali che dell'uomo, generando un dibattito acceso che coinvolge non solo la comunità scientifica, ma anche il mondo del diritto e la società intera.
Le Chimere: Dalla Mitologia alla Biologia Moderna
La storia delle chimere da laboratorio, cioè di organismi che risultano dalla fusione di cellule di individui o specie diverse, ha inizio già qualche decennio fa. Gli scienziati iniziarono a studiarle per capire meglio la biologia dei mammiferi e studiare alcune malattie. Risalgono agli anni ’70 gli esperimenti con embrioni di topo e ratto, che rappresentarono i primi passi in questa direzione.
Successivamente, la ricerca si è evoluta, utilizzando embrioni di animali di dimensioni maggiori. Nel 1998, alcuni giornali americani annunciarono un esperimento risalente a tre anni prima, quando, per la prima volta, era stato fuso il nucleo di una cellula umana con un ovulo di mucca, precedentemente privato del suo nucleo. Nel 2003, una sperimentazione cinese utilizzò oociti di coniglio per produrre cellule staminali embrionali umane e nel 2006, negli Stati Uniti, ne fu effettuata una simile ma con oociti di mucca. Questi primi tentativi hanno aperto la strada a ricerche più complesse, spostando l'attenzione verso l'integrazione di cellule umane in embrioni animali per obiettivi specifici.

L'Avanguardia della Ricerca sulle Chimere Umano-Animali
Negli ultimi anni, il professor Juan Carlos Izpisúa Belmonte del Salk Institute in California (Stati Uniti) ha pubblicato varie ricerche sul tema, diventando una delle figure centrali in questo campo. Nel 2017, il suo gruppo di ricerca ha fatto notizia riportando studi su una serie di ibridi diversi, includendo embrioni di maiale cresciuti con cellule umane, embrioni di mucca cresciuti con cellule umane ed embrioni di ratto cresciuti con cellule di topo. Esclusa l’ultima menzionata, non furono sperimentazioni di grande successo, probabilmente a causa della distanza filogenetica tra l’uomo e le specie animali scelte: in teoria, le cellule estranee dovrebbero differenziarsi e diffondersi in tutto il corpo, ma produrre embrioni ibridi vitali si è dimostrato alquanto difficile.
Nonostante le difficoltà iniziali, l'interesse si è poi spostato verso i primati, come dimostrato anche dallo studio pubblicato su "Cell" ad aprile, dal team guidato da Juan Carlos Izpisúa Belmonte. Questi animali sono geneticamente più vicini all’essere umano e potrebbero quindi dare risultati migliori. Il gruppo di ricerca del Salk Institute in California - in collaborazione con la Kunming University of Science and Technology (Cina) e con l’Universidad Católica San Antonio de Murcia (Spagna) - ha introdotto cellule staminali umane in embrioni di scimmia (Macaca fascicularis) e li ha osservati svilupparsi in laboratorio. Le cellule umane e di scimmia si sono divise e sono cresciute insieme, e alcuni embrioni sono sopravvissuti fino a 19 giorni dopo la fecondazione. Questo ha permesso di superare il limite di sviluppo precedente, che era fissato a 14 giorni.
Dettagli e Metodologia dello Studio Umano-Scimmia
Nello studio di Belmonte e collaboratori, sei giorni dopo la fecondazione, in 132 embrioni di scimmia sono state iniettate 25 cellule staminali pluripotenti estese umane. Queste cellule staminali, derivate da una linea cellulare che in studi precedenti si era dimostrata la più efficace nella generazione di chimerismo in embrioni di topo, hanno la capacità di contribuire sia allo sviluppo dell'embrione che dei tessuti circostanti che sosterranno il suo sviluppo. Utilizzando molecole fluorescenti, con cui sono state “etichettate” le cellule umane, i ricercatori sono stati in grado di osservare la loro integrazione. Dopo 10 giorni, 103 degli embrioni chimerici erano ancora vivi e in via di sviluppo. Tuttavia, il tasso di sopravvivenza ha cominciato a diminuire nel tempo, e al giorno 19, solo tre erano ancora vivi. A quel punto l'esperimento è stato concluso entro il ventesimo giorno, distruggendo gli embrioni rimasti. Tutti gli studi precedenti avevano mostrato una sopravvivenza estremamente limitata delle cellule umane introdotte in embrioni di topo o maiale. Questo risultato, quindi, segna un avanzamento significativo nella capacità di mantenere le cellule umane attive e integrate in un embrione di primate per un periodo più lungo.
Il lavoro ha sfruttato un innovativo metodo di coltura messo a punto negli ultimi anni da ricercatori cinesi, che permette agli embrioni di macaco di crescere in vitro fino a ben 20 giorni dopo la fecondazione, simulando le condizioni di impianto in utero. Fino agli ultimi momenti, gli embrioni chimerici hanno mantenuto una buona percentuale di cellule staminali umane, un dato ritenuto particolarmente significativo. Il passo successivo del lavoro è stata un'accurata analisi del trascrittoma, l'insieme degli RNA messaggeri che veicolano l'informazione genetica dal DNA alla sintesi delle proteine, delle due tipologie di cellule presenti negli embrioni chimerici. Sono state osservate differenze rilevanti nei trascrittomi di queste cellule rispetto a quelle di controllo, indicando la creazione di un dialogo specifico tra cellule di diversa origine nelle chimere. Secondo Belmonte, "comprendere bene quali sono le vie molecolari coinvolte in questa comunicazione potrebbe aumentare l'efficienza del chimerismo anche in specie ospiti evolutivamente più distanti dagli esseri umani."
L'Obiettivo del Professor Nakauchi: Organi per i Trapianti
Un altro ricercatore di spicco, Hiromitsu Nakauchi, alla guida dei team dell'Università di Tokyo e della Stanford University in California, ha l’obiettivo di sperimentare chimere umano-suino per produrre animali con organi costituiti da cellule umane che possano essere poi trapiantati. Infatti, il ricercatore ha creato embrioni di maiale geneticamente modificati in modo tale da non produrre il pancreas e prevedere l’inserimento di iPSC umane. La scelta del maiale deriva dal fatto che i suoi organi sono di dimensioni simili a quelle umane e che è un animale che si riproduce facilmente.
Il governo giapponese, per esempio, ha concesso per la prima volta a un gruppo di ricercatori l'autorizzazione a portare avanti esperimenti di ibridazione uomo-animale, dopo aver cancellato una legge che vietava di crescere embrioni ibridi oltre il 14esimo giorno di vita. L'obiettivo è farli sviluppare in altri animali surrogati, come i maiali, per ottenere organi per i trapianti. La strategia che seguiranno i ricercatori guidati da Nakauchi sarà ottenere un embrione animale che manca di un gene necessario per lo sviluppo di un determinato organo, ad esempio il pancreas. Nakauchi e colleghi hanno già condotto un esperimento di questo tipo nel 2017, iniettando cellule staminali di topo in un embrione di ratto, che le ha utilizzate per produrre il pancreas. Sarà molto importante, infine, riuscire a evitare che le cellule umane si diffondano oltre l'organo mancante, ad esempio viaggiando fino al cervello e influenzandone lo sviluppo cognitivo.
L'obiettivo generale di queste ricerche è quello di trovare nuovi modelli per testare farmaci e per comprendere lo sviluppo embrionale, oltre a capire come le cellule umane possono interagire con gli embrioni di altre specie, incluse quelle che potrebbero essere utili alla produzione di organi adatti al trapianto nell'uomo.
Le Diverse Forme di Ibridazione Embrio-Animale e i Cibridi
Il panorama della ricerca sugli ibridi è variegato, e diverse tipologie di "admixed embryos" sono state considerate e, in alcuni contesti, regolamentate. Il "Human Fertilisation and Embryology Act" inglese nella versione emendata del 2008 (Parte I art 4a) ha concesso la creazione (non a fini riproduttivi) di diversi tipi di questi embrioni, che pur contenendo varie combinazioni di materiale animale ed umano sono prevalentemente umani. Tra questi rientrano:
- Gli ibridi uomo-animale: derivati dall’utilizzo di uova umane e sperma di animale o uova di animale e sperma umano.
- I cibridi (embrioni citoplasmatici ibridi): questi si ottengono estraendo il nucleo di una cellula adulta umana e inserendola nel citoplasma di una cellula uovo animale precedentemente enucleata. Ciò che rimane a livello genetico dell’animale sono esclusivamente i mitocondri. Il cibrido a questo punto verrà attivato da uno shock elettrico e da quel momento inizierà la normale divisione e moltiplicazione cellulare. Questa forma di embrioni misti ha sollevato, più di tutte le altre, problemi etici-ontologici, avendo il 99,9% del patrimonio genetico umano e solo l’0,1% animale. La necessità della creazione di questi cibridi si è resa tale a causa della difficoltà di avere a disposizione ovociti umani.
- Gli embrioni umani transgenici: cioè embrioni umani con geni animali inseriti in un primo stadio di sviluppo.
- Gli embrioni chimerici umani-animali: cioè embrioni umani in cui sono inserite cellule animali, sempre nel primissimo sviluppo.
Queste forme miste di embrioni vengono distrutte entro 14 giorni dalla loro creazione, ed è vietato espressamente il loro impianto. La domanda sorge spontanea: come è stato possibile ottenere cellule uovo di animale, visto che il loro prelevamento comporta la stessa difficoltà di quelle umane, senza che questo abbia sollevato dilemmi etici? La risposta è spesso ridotta al fatto che sono “solo” animali.
Il Caso dell'Embrione Ibrido Pecora-Uomo
Di recente, è stata diffusa la notizia della creazione di un embrione ibrido pecora-uomo. Quest’embrione contiene una cellula umana ogni 10.000 cellule di pecora, un rapporto molto basso che evidenzia le difficoltà di integrazione tra specie distanti. La creazione di questo ibrido, distrutto dopo quattro settimane, ha come obiettivo quello di far crescere organi umani negli animali. Tuttavia, poiché le cellule umane sono una percentuale molto inferiore rispetto a quella delle cellule animali, non è escluso che anche in questo caso si possa verificare il problema del rigetto iperacuto nel ricevente umano, un motivo per il quale sono stati modificati i maiali ai fini dello xenotrapianto. La ricerca di questa "altra strada" potrebbe essere dovuta ai problemi di retrovirus di cui i maiali sono portatori, una problematica non facilmente superabile. Cambiando specie, si tenta di arginare il problema della trasmissione di virus e del salto di specie di virus da una specie all’altra.
Gli Obiettivi Medici e le Sfide del Trapianto
Le maggiori aspettative della ricerca sulle chimere sono rivolte alla medicina rigenerativa e, in particolare, alla produzione di organi umani per i trapianti. L'idea, sulla carta, è rivoluzionaria: poter coltivare organi umani in corpi animali ridurrebbe la dipendenza dai donatori e potrebbe salvare migliaia di vite. Questo concetto è noto come xenotrapianto, ovvero il trapianto di organi e tessuti tra specie diverse.
Negli ultimi due decenni, il termine xenotrapianto è stato riferibile prevalentemente al trapianto di organi provenienti da maiali transgenici destinati all’uomo. Tuttavia, a causa di problemi relativi alla diffusione di retrovirus di cui il maiale è portatore, gli unici xenotrapianti che vengono effettuati attualmente sono quelli di tessuti e cellule. La ricerca va avanti impiantando gli organi di maiale su sfortunati babbuini per studiarne la fattibilità.
Le differenze tra lo xenotrapianto classico e l’ibrido pecora-uomo sono significative. Nel primo caso, il maiale è stato geneticamente modificato per evitare il rigetto iperacuto dell’organo suino da parte del ricevente umano. Nel caso dell’embrione ibrido pecora-uomo, invece, l'obiettivo è far sì che gli organi che si svilupperanno nella pecora siano fondamentalmente costituiti da cellule umane. Quello che è stato fatto nella creazione dell’ibrido pecora-uomo è l’esatto contrario di ciò che si ottiene con la modifica genetica del suino “donatore” di organi ed è anche diverso dal cibrido dove la componente genetica umana è prevalente al contrario dell’embrione ibrido pecora-uomo. Nonostante questi sforzi, se il problema dei retrovirus esiste ed è il problema principale nella creazione di animali come donatori di organi, cambiare specie potrebbe non risolvere del tutto il problema della trasmissione di virus e del salto di specie. Questo solleva seri interrogativi a livello di tutela della salute collettiva.
Come viene eseguito un trapianto d’organo?
Questioni Etiche, Legali e Filosofiche: Un Confine Sempre Più Sfumato
La ricerca sugli ibridi umano-animali, con le sue promesse e le sue incertezze, solleva un complesso e profondo dibattito etico, legale e filosofico che mette in subbuglio l’intera comunità scientifica mondiale. Come sottolineato da Henry T. Greely, professore di genetica e legge a Stanford, e Nita A. Farahany, professoressa di legge e filosofia alla Duke University, la scoperta che le cellule umane aggiunte a un embrione di scimmia siano in grado di moltiplicarsi e svilupparsi, almeno per un certo tempo, solleva nuove sfide etiche per la società.
Le Preoccupazioni Etiche Fondamentali
I dubbi etici possono essere riassunti in diversi punti cruciali:
- Il benessere degli animali: deve essere una priorità. L’utilizzo di animali relativamente senzienti, in particolare primati non umani, che sono ritenuti i più vicini a noi dal punto di vista cognitivo, rende questa preoccupazione ancora più pressante. La riflessione sul "lato animale" della questione è indispensabile, chiedendosi se ogni ricerca di questo tipo dovrebbe cominciare con un'analisi molto approfondita della reale necessità della ricerca stessa e se sia davvero utile.
- La provenienza delle cellule umane: le persone che forniscono queste cellule devono essere informate adeguatamente se esse sono utilizzate in ricerche particolarmente controverse. Questo richiama la necessità di un consenso informato individuale robusto.
- La "mescolanza" di cellule umane e animali: può portare a reazioni forti, specialmente se si pensa al numero di cellule umane che potrebbero formare il cervello animale. Cosa accadrebbe se queste cellule fornissero “qualità umane” all’animale, forse persino un livello di coscienza superiore? Il timore che la scienza possa alterare l’essenza stessa dell’essere umano non è nuovo, e la possibilità che un animale sviluppi un pensiero simile a quello umano è uno scenario inquietante.
- La possibilità di una futura progenie chimerica: sebbene non sia un obiettivo dichiarato, è una possibilità a cui, secondo i professori Greely e Farahany, bisogna iniziare a pensare. Sarebbe inoltre inevitabilmente più complicato se si parlasse di embrioni e feti impiantati in utero o, addirittura, portati alla nascita.
Il Limite di Sviluppo e le Sue Implicazioni
Un interrogativo centrale riguarda cosa accadrebbe se a questi embrioni fosse consentito lo sviluppo oltre il limite attuale di 14 o 20 giorni. L'arrivo allo sviluppo di un rudimentale sistema nervoso potrebbe cambiare radicalmente la percezione etica della sperimentazione? L'International Society for Stem Cell Research (ISSCR), riconoscendo le preziose intuizioni sulla biologia umana e le malattie che questo tipo di ricerca fornisce, ha affrontato queste questioni in un rapporto consultivo e nelle sue linee guida del 2016, annunciando aggiornamenti nel 2021. Queste linee guida mirano a tracciare un percorso che bilanci l'innovazione scientifica con la responsabilità etica.

Le Ramificazioni Legali e la Tutela della Dignità
Sul piano normativo, in Italia vengono in considerazione sia la lett. d) dell’art. 13 della legge n. 40/2004, sia gli art. 1, 2, 15 e 18 della Convenzione di Oviedo, che proteggono la dignità umana, cominciando da quella embrionale, nell’ambito della ricerca biologica e bio-medica. Sotto il profilo etico, il Comitato Nazionale per la Bioetica ha già da più di un decennio sconsigliato tali pratiche per tre motivazioni: l’inderogabilità della tutela dell’integrità della specie umana, la necessità di mantenere l’equilibrio tra le specie viventi al fine di preservare l’ecosistema, e infine l’opportunità di evitare la ripugnanza nei confronti di simili sperimentazioni.
Dinnanzi all'irruzione di simili ritrovati, il mondo del diritto deve interrogarsi per delineare lo statuto giuridico di eventuali soggetti chimerici che dovessero essere messi alla luce. Si pongono interrogativi complessi: vi è un diritto alla ‘produzione’ degli embrioni chimera? Esiste un diritto degli embrioni chimera? E quale statuto giuridico (animale o umano?) sarebbe pertinente a queste categorie, distinguendo tra embrioni chimera animale-uomo ed embrioni chimera uomo-animale? La normativa per la protezione degli animali bio-ingegnerizzati è, a oggi, del tutto assente, e normative come la direttiva 98/44 CE sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche e la direttiva 2010/63 UE sulla protezione degli animali usati a fini scientifici non tutelano specificatamente il benessere degli animali creati tramite interventi sul genoma o ibridazioni.
A livello internazionale, le regolamentazioni variano significativamente. Negli Stati Uniti, per esempio, dal 2016 i fondi federali non possono più essere utilizzati per la creazione di chimere umano-animale, spingendo ricercatori come Belmonte a collaborare con la Cina. La Spagna consente questi studi solo se dimostrabilmente legati allo studio di una malattia mortale. Il Giappone, invece, ha recentemente aggiornato le proprie normative sulla ricerca biomedica, autorizzando la creazione di embrioni chimerici con cellule umane e il loro impianto in uteri animali, permettendo loro di crescere fino al termine della gestazione, laddove prima non potevano svilupparsi oltre i 14 giorni. Queste ricerche di frontiera, che spostano sempre più in là la linea di confine tra ciò che è stato fatto finora e ciò che si potrebbe fare in futuro, sollevano la possibilità concreta che qualcuno sfugga alle maglie della governance che la stessa comunità scientifica si è data.
Le Riflessioni Filosofiche sull'Uomo e la Tecnica
Una delle spinte che stanno dietro all’avanzare della tecnologia è la visione di un futuro migliore, ma dal momento che la tecnica è un esercizio del potere umano, essa può e deve essere sottoposta a un esame dal punto di vista etico. Il filosofo Hans Jonas ha ammonito che l’uomo non può giocare con la sua esistenza e che le ricerche della tecnica che mettono a rischio tale esistenza vanno escluse sin dal principio. Le benedizioni della tecnica racchiudono in sé la minaccia di tramutarsi in una maledizione, e la loro tendenza innata a crescere a dismisura rende reale tale minaccia.
Anche in questo frangente, interrogativi appaiono sostanzialmente inevitabili. Il criterio dell’utilità può essere applicato nel caso dell’essere umano? Creare degli individui particolarmente intelligenti può essere utile all’umanità? È possibile giustificare l’arroganza di chi ha un’opinione così elevata di sé da far ricorso a questa procedura? L’etica deve fondarsi sulla globalità dell’essere, non solo sull’uomo preso singolarmente. Jürgen Habermas, in questo senso, ha fornito una definizione di vita personale che implica la comprensione che abbiamo di noi stessi in quanto esseri di genere, chiedendosi se le generazioni del futuro accetteranno il fatto di non poter decidere e di non essere responsabili della loro vita che viene adesso manipolata.
Rimane il fatto che il patrimonio genetico manipolato può rappresentare un impedimento, in quanto la biotecnologia priva il soggetto della sua libertà etica e non lo rende artefice di quella che dovrebbe essere la sua vita. Viene meno la libertà di essere se stesso e il suo progetto di vita risulta compromesso, in quanto il soggetto dipende da un programma stabilito da altre persone. La concezione che abbiamo di noi stessi come uomini e il concetto universale di uomo vengono messi in dubbio da questi progressi scientifici, e ci si chiede se tutto ciò possa alterare la nostra autocomprensione anche come specie. L’essenza dell’uomo sta diventando sempre più oggetto della tecnica, e questo può determinare un cambiamento nella concezione che abbiamo di noi stessi come una società di persone basata sull’uguaglianza e la libertà. Carl Schmitt ha riflettuto su come l’uomo si sia prepotentemente distaccato dal proprio ambiente con l’aiuto della tecnica, facendosi signore della natura e di tutti gli esseri che vivono sulla terra.
Riflessioni Culturali e Moniti dal Passato
Il brivido sottile che scorre lungo la schiena di chi ha letto “Oryx e Crake” di Margaret Atwood nasce nel riconoscere che la finzione distopica sta facendo il primo, inquietante passo verso la realtà. Nel romanzo, la biotecnologia ha spinto l’umanità a giocare con la vita, creando creature geneticamente modificate, ibridi uomo-animale che si muovono in un mondo devastato dalla scienza senza etica.
Ma il timore che la scienza possa alterare l’essenza stessa dell’essere umano non è nuovo. Nel 1925, Michail Bulgakov scriveva “Cuore di Cane”, una feroce satira in cui un esperimento scientifico trasformava un cane randagio in un essere umano dal comportamento grottesco e pericoloso. Nel romanzo dello scrittore russo, il professor Preobraženskij trapianta l’ipofisi di un criminale in un cane randagio, nel tentativo di umanizzarlo. L’esperimento riesce, ma il risultato è tutt’altro che positivo: l’animale si trasforma in un essere umano violento e volgare, incapace di adattarsi alla società. Questa è una metafora tagliente sulla trasformazione forzata dell’essere umano, sulla presunzione di giocare con la natura senza prevedere le conseguenze. L’ombra di “Oryx e Crake” si allunga su questi esperimenti, dove gli scienziati giocano a fare Dio, creando creature ibride senza preoccuparsi delle conseguenze. Ed è qui che si gioca la partita del futuro: fino a che punto possiamo spingerci senza varcare il confine dell’etica?
Il Futuro della Ricerca e il Dibattito Pubblico Necessario
Mentre il progresso scientifico avanza a un ritmo vertiginoso, le linee tra scienza e morale si fanno sempre più sfumate. I dati presentati non sono solo una novità, ma senz'altro una strada interessante da percorrere, come spiega Cesare Galli, fondatore e direttore di Avantea. Tuttavia, egli critica il fatto che i dati raccolti siano relativi soprattutto a marcatori molecolari più che a funzioni effettivamente osservate. Inoltre, non sappiamo cosa succederebbe alle cellule umane dopo l'impianto in utero; per valutare l'effetto reale di queste chimere sullo sviluppo di organi, bisognerebbe lasciarle sviluppare in vivo nelle scimmie. Questo, ovviamente, porrebbe questioni etiche notevoli. Belmonte e collaboratori hanno sottolineato di essersi confrontati con vari consulenti di bioetica e di aver sempre lavorato ex vivo.
Marco Annoni, ricercatore in bioetica al CNR e coordinatore del Comitato etico di Fondazione Veronesi, afferma che "queste sono ricerche di frontiera, che spostano sempre più in là la linea di confine tra quello che è stato fatto finora e quello che si potrebbe fare in futuro." L'accorciamento della strada che ci separa dalla possibilità concreta che qualcuno sfugga alle maglie della governance che la stessa comunità scientifica si è data, per arrivare per esempio al trasferimento in utero di chimere, è una possibilità critica perché sfiora un ambito eticamente molto sensibile, che è quello dell'inizio della vita. Ecco perché questi temi richiederebbero una discussione etica allargata non solo agli esperti ma a tutta la popolazione. La posta in gioco è alta e "riguarda i valori che la comunità scientifica si dà, e la fiducia nella scienza e nelle istituzioni," aggiunge Barbara De Mori, professoressa di bioetica animale ed etica del benessere animale all'Università di Padova.
Dovrebbe far riflettere, per esempio, il fatto che certe ricerche sui primati siano possibili praticamente solo in Cina, a causa delle restrizioni in altri paesi. "Se non si promuove per bene un dibattito pubblico su ricerche così critiche," aggiunge De Mori, "c'è il rischio che all'annuncio dei risultati seguano reazioni negative che vanno a detrimento non del singolo studio ma della reputazione dell'intera comunità scientifica."
In ultima analisi, ci ritroviamo in un campo in cui si decide di limitazioni di libertà e, uscendo dalla cappa antropocentrica in cui la nostra società è immersa, sarebbe opportuno iniziare a parlare seriamente della libertà di tutti gli animali e non solo di quelli umani, e perché no, si potrebbe iniziare a mettere in discussione la stessa validità della sperimentazione animale. Come scrive Sheila Jasanoff in "L’innovazione tra utopia e storia", la "congiunzione delle società umane con le tecnologie" per plasmare scenari futuri pone inevitabilmente domande sulla libertà e il limite, sull’inclusione e l’esclusione. Gli sviluppi previsti saranno in grado di aumentare la libertà o la limiteranno? Ineguaglianza, ingiustizia, infelicità sono destinate ad aumentare o diminuire? Questi sono gli interrogativi che la scienza e la società sono chiamate ad affrontare, con la consapevolezza che ogni passo in avanti nella biotecnologia richiede una profonda riflessione sulle sue implicazioni a lungo termine per l'umanità e per tutte le forme di vita.