La mentalità delle future mamme negli ultimi decenni si è molto modificata. Un tempo la preoccupazione della donna in gravidanza era “mangiare per due”: oggi si ha paura dell’aumento di peso in gravidanza, di ingrassare troppo e di deformarsi. Vi è anzi un’eccessiva preoccupazione rispetto al prendere peso: è importante valutare le singole situazioni e la condizione di partenza, che può essere normopeso, di sottopeso o di sovrappeso. La fase pre-gravidanza è di fondamentale importanza. Oggi c’è una forte tendenza alla programmazione del figlio: diventa fondamentale, sia per i medici che per le pazienti, affrontare il discorso del peso in gravidanza durante la prima visita pre-concezionale.
L'Importanza della Valutazione del Peso Pre-Concezionale
Prima ancora di concepire, è cruciale valutare il proprio stato ponderale. Una donna alla ricerca di un figlio, che abbia un BMI (indice di massa corporea) che si colloca nella fascia dell’obesità, avrà la necessità di risistemare il proprio peso prima di intraprendere la gravidanza. Un BMI inferiore a 18.5, indicativo di sottopeso, richiede un'attenzione particolare per garantire adeguate riserve nutrizionali. L'ideale sarebbe iniziare la gravidanza dopo aver raggiunto il peso ideale, per garantire la presenza di adeguate riserve nutrizionali. La scarsa nutrizione ha conseguenze maggiori sulla madre rispetto al feto che è privilegiato, ma in condizioni di marcate restrizioni ne viene anch'esso influenzato negativamente. Le donne sottopeso dovrebbero tentare di normalizzare il più possibile il peso prima di iniziare una gravidanza. Una donna che inizia la gravidanza sottopeso può aumentare anche fino a 18 Kg.

Monitoraggio del Peso Durante la Gravidanza
Il suggerimento è di comprare una bilancia da tenere in casa e di pesarsi con regolarità. Parallelamente al controllo medico (di norma una volta al mese), la donna si peserà in casa una volta alla settimana, vestita allo stesso modo (per esempio solo con la biancheria), nelle stesse condizioni e alla stessa ora. Rispettare queste indicazioni serve a monitorare la regolarità dell’aumento di peso. L'aumento di peso durante la gravidanza è un evento assolutamente fisiologico e, se rimane entro certi limiti, fondamentale per la buona salute del bambino e della madre. Il risultato fornito dal modulo di calcolo sovrastante dev'essere una guida, non una legge. Un leggero scostamento dai valori consigliati è spesso fisiologico, ma è comunque bene non prenderlo troppo alla leggera. Il peso andrà, quindi, controllato regolarmente in modo da cogliere in tempo eventuali variazioni anomale. A volte un aumento eccessivo o scarso di peso non dipende dall’alimentazione della futura mamma ma può essere causato da un malfunzionamento della tiroide. La gravidanza è una condizione che può mettere a dura prova la tiroide e far venire allo scoperto un ipotiroidismo latente, che determina un aumento di peso, oppure un ipertiroidismo, che causa invece calo di peso.
L'Aumento di Peso Trimestre per Trimestre
Quanti chili si prendono in gravidanza? Per una donna normopeso l’aumento totale si aggira sui 10-13 chili nell’arco dell’intera gravidanza. Suddividendo il tempo nei tre trimestri, il primo e in parte il secondo trimestre sono quelli meno significativi. Non spaventatevi se per caso rimanete ferme con il peso o ingrassate di 1-2 chili nel primo trimestre e fino alle prime settimane del secondo. Secondo le tabelle di aumento del peso in gravidanza, è corretto un aumento di 250 g la settimana circa. Nel primo trimestre fenomeni nausea, difficoltà digestiva e rifiuto di alcuni cibi possono essere la causa del peso che rimane fermo. Inoltre, non aumentare di peso nel primo trimestre e mangiare bene permette di tenere sotto controllo la ritenzione idrica e il deposito di grasso sui tessuti. Nei primi tre mesi di gestazione, l'aumento di peso è dovuto soprattutto all'accumulo di riserve energetiche (tessuto adiposo), necessarie per garantire al bambino un adeguato apporto di nutrienti negli ultimi mesi di gravidanza. In questo primo trimestre di gravidanza l'aumento della massa corporea materna ha un'importanza limitata ed è legato essenzialmente alla necessità di soddisfare le future esigenze fetali e alla preparazione fisica all'allattamento. In media, si dovrebbero prendere circa 500 grammi al mese.
Il Secondo e Terzo Trimestre: Lo Sviluppo Accelerato
In quale mese di gravidanza si ingrassa di più? Nel secondo e nel terzo trimestre, soprattutto dal quinto mese in poi, l’aumento diventa reale. Aumentano le dimensioni del feto, del liquido amniotico e della placenta. È questo il periodo in cui il feto sviluppa massa ossea e muscolare e in cui cominciano a funzionare i suoi apparati. L'incremento ponderale vero e proprio si fa più evidente a partire dal quarto mese, salvo poi rallentare negli ultimi tre mesi di gestazione. In questa fase l'aumento del peso materno è dovuto essenzialmente allo sviluppo del feto. In termini assoluti si ritiene normale un aumento, per tutto il corso della gravidanza, di circa 12 chili. A parità di IMC (indice di massa corporea), una donna di 1 metro e 75 può prendere anche il doppio di chili rispetto a una di 1 metro e 50.

Peso in Gravidanze Multiple e Condizioni Particolari
Nel caso di una gravidanza gemellare, l’aumento di peso si aggira - anche nelle donne normopeso - intorno ai 14-18 chili, a termine. Spesso però in queste gravidanze vi è minaccia di parto prematuro oppure il ginecologo decide di farle terminare prima. Nei primi 4-5 mesi non ci sono modificazioni, quasi non ci si rende conto di avere due feti nella pancia. Da 19-20 settimane la pancia diventa improvvisamente più grande e l’aumento di peso e di volume è notevole. Si possono avere problemi di mal di schiena legati al volume e alla distensione della muscolatura. In una gravidanza gemellare si può arrivare a prendere quasi il doppio del peso rispetto a una gravidanza singola. Sarà sempre il medico a spiegarti quanto peso potrai prendere e come. Non dovrai mangiare il doppio, ma di sicuro dovrai aumentare l'apporto di alcuni nutrienti, consumare più proteine e incrementare l'apporto calorico giornaliero di circa 300 calorie.
Le donne che partono sottopeso hanno più agio, perché devono avere un’alimentazione più ricca. In generale, l’aumento di peso consigliato per donne sottopeso è maggiore. Una donna che inizia la gravidanza sottopeso può aumentare anche fino a 18 Kg. Le adolescenti hanno bisogno di un maggior aumento di peso in gravidanza, già nelle prime 24 settimane, rispetto alle donne adulte. Nelle primipare o ed in chi svolge una maggiore attività fisica, l'incremento consentito è maggiore.
Nelle donne sovrappeso, al contrario, non deve essere tabù la parola dieta in gravidanza. Possono effettuare una dieta per perdere i chili in eccesso, soprattutto nel primo trimestre. L'ideale sarebbe che la futura madre con obesità non aumentasse più di 6 kg in tutta la gravidanza. Affrontare la gravidanza in sovrappeso aumenta il rischio di complicazioni, come diabete gestazione e pressione alta.
Composizione dell'Aumento di Peso
Il peso che una donna acquisisce durante la gravidanza non è costituito solo dal feto. Solo il bambino peserà a fine gravidanza intorno ai 3 kg; si pensi poi all’aumento del seno (circa un kg), all’ingrossamento dell’utero (circa un kg), la placenta arriva a pesare quasi un chilogrammo, così come il liquido amniotico. Feto e placenta rappresentano solo un terzo del peso totale, visto che alla nascita il bebè pesa in media tre chili e la placenta a fine gravidanza arriva a 300-500 grammi. E la restante parte da che cosa proviene? La somma è presto fatta: oltre al liquido amniotico, che al nono mese è circa mezzo litro, bisogna considerare l’incremento del volume plasmatico, ossia della parte liquida del sangue, che a termine gestazione aumenta di 1,5-2 litri; e poi c’è l’utero che, se fuori gravidanza pesa non più di 30 grammi, nelle ultime settimane arriva a circa un chilogrammo; altri 3-4 chili sono costituiti dal tessuto adiposo, che sin dai primi tempi il metabolismo materno si attiva a produrre per garantirsi una scorta ottimale di lipidi. In più, si aggiunge il volume del tessuto ghiandolare mammario, che in gravidanza raddoppia per preparare il seno alla produzione di latte, con un aumento di peso in gravidanza variabile. Completa il quadro una maggiore ritenzione di liquidi che, entro certi limiti, è considerata fisiologica soprattutto a fine gravidanza.

Alimentazione e Nutrizione in Gravidanza
In generale la dieta da seguire deve essere leggermente iperproteica e ipercalorica, per un totale di 300-400 chilocalorie in più assunte al giorno. È necessario diminuire i carboidrati e consumarne di più a colazione. I tre pasti principali devono prevedere le proteine, la cui quantità deve aumentare durante la giornata man mano che diminuisce quella di carboidrati. Rispetto alla qualità del cibo, prediligere sempre prodotti di stagione, biologici e freschi. Se non si ha già grande attenzione per l’alimentazione sana, è questa la buona occasione per iniziare un percorso in questo senso. L'aumentata richiesta metabolica è mediamente soddisfatta attraverso un supplemento quotidiano di circa 250 calorie, l'equivalente di 100 grammi di pane o di una fetta di torta alle mele. In ogni caso, è buona regola ricavare tale energia da alimenti nutrienti, ricchi, per esempio, di proteine di elevato valore biologico (carne, pesce con moderazione per la possibile presenza di mercurio e latticini, ricchi, tra l'altro, di calcio, un nutriente importantissimo per le donne in dolce attesa). L'alimentazione e lo stato nutrizionale prima e durante la gravidanza influenzano profondamente il decorso e la salute della madre e del feto. Questo non solo nel periodo embriofetale o neonatale, ma sembra addirittura essere in relazione con il rischio di malattie del bambino, anche da adulto. La maggior parte delle donne in gravidanza ritiene che la propria dieta sia "normale", ma non si rende conto che in effetti si alimenta eccessivamente, fa poca attività fisica e aumenta troppo di peso. Questo è in gran parte dovuto ad alcuni miti ancora radicati nella nostra cultura come quello che afferma che la donna gravida deve "mangiare per due" e stare a riposo. L'alimentazione va adattata ai principali fabbisogni di ogni donna che devono essere analizzati dettagliatamente per gestire nel migliore dei modi la gravidanza. Per molte donne italiane oggi il maggiore fabbisogno dietetico in gravidanza si può stimare sia agevolmente coperto, ad esempio, semplicemente dall'assunzione di un bicchiere di latte o da una porzione di frutta in più al giorno. L'apporto alimentare considerato "normale" rispetto ai livelli raccomandati, può però non essere adeguato per quelle donne che hanno patologie, anche latenti, dell'assorbimento o del metabolismo. Il tipo di alimentazione attuale non solo non è adeguato per la maggioranza delle donne italiane in gravidanza, ma lo è in genere ancora meno per le donne extracomunitarie che nella vita intrauterina e nell'infanzia erano sottonutrite e con l'immigrazione sono improvvisamente passate alla sovralimentazione e ad uno stile di vita molto più sedentario di quello abituale. A questo si sovrappongono differenze di tipo genetico che condizionano particolari fabbisogni e predispongono maggiormente donne di alcune etnie a patologie legate al tipo di alimentazione, quali il diabete gestazionale. Occorre inoltre tener presenti le conseguenze delle sostanze potenzialmente nocive assunte dalle donne in gravidanza nell'alimentazione quotidiana. La presenza nell'alimentazione dei cosiddetti "interferenti endocrini", ad esempio, è infatti molto diffusa e in crescita.
L'Importanza degli Integratori
Per quanto riguarda l'integrazione, l'acido folico va preso perché protegge dai difetti del tubo neurale. Se la mamma si alimenta in modo bilanciato, non ha bisogno di alcun tipo di integratore, a parte l’acido folico, che viene prescritto alla donna già alcuni mesi prima del concepimento per prevenire difetti del tubo neurale del bambino, come la spina bifida. Diverso il caso in cui ci siano delle carenze già in partenza: se ad esempio la futura mamma è allergica al latte e ai suoi derivati, il ginecologo consiglierà integratori di calcio; se dagli esami del sangue risulta anemica, sarà opportuno che assuma integratori di ferro.
Acido folico: l'importanza della Vitamia B9 non solo in gravidanza
Conseguenze di un Aumento di Peso Anomalo
Un eccessivo aumento di peso comporta un affaticamento per la madre e può predisporre al diabete (alterato metabolismo degli zuccheri) ed alla gestosi (condizione in cui compaiono un aumento della pressione arteriosa, notevoli quantità di proteine nelle urine, edemi). Un eccessivo aumento farebbe salire, per esempio, il rischio di feti "macrosomici" (di peso superiore ai 4 kg) con possibili complicazioni al momento del parto. D'altro canto, una ridotta crescita di peso potrebbe essere indice di scarsa nutrizione fetale o di una patologia in corso ed aumentare, di conseguenza, il rischio di parti prematuri e di ritardi nello sviluppo, con ripercussioni di vario genere durante le età successive. I deficit alimentari in gravidanza possono causare abortività, anomalie congenite, rallentata crescita fetale intrauterina, basso peso fetale alla nascita e prematurità. L'esempio più importante è la scarsità di acido folico che può causare malformazioni del Sistema Nervoso Centrale (S.N.C.). Le madri sottopeso, di bassa statura o con condizioni nutrizionali peggiori, che le portano ad avere un ridotto incremento ponderale, tendono generalmente ad avere feti e placente più piccole. Il rischio per le donne sottopeso prima della gravidanza, o con scarso incremento ponderale in gravidanza, di avere un feto piccolo, è aumentato di circa l'80%. In corso di restrizioni caloriche la madre produce corpi chetonici nocivi per il feto, il quale ha limitate capacità di metabolizzarli. I neonati a basso peso, in particolare se la loro crescita è molto rallentata, rispetto al loro presunto potenziale genetico di incremento ponderale, hanno un maggior rischio di mortalità perinatale, ovvero tra le 28 settimane di gestazione e la quarta settimana dopo la nascita, rischiano anche di avere gravi complicanze come l'enterocolite necrotizzante, che è una patologia dell'apparato digerente, e la sindrome da distress respiratorio, che impedisce loro di respirare adeguatamente. Sembra che le gravi restrizioni alimentari subite dal feto nella vita intrauterina possano avere anche effetti negativi nel lunghissimo termine con aumentata morbilità e mortalità perinatale, problemi nutrizionali, neuropsichici, metabolici e cardiovascolari. L'iponutrizione e/o l'ipossia durante determinati periodi critici della vita intrauterina possono causare alterazione della "programmazione" della struttura e funzione cardiovascolare e metabolica. Si verifica nel feto, in caso di ritardo di crescita, una vasocostrizione di tutti i vasi sanguigni periferici che orienta preferenzialmente il flusso ematico verso gli organi vitali nobili (cervello e cuore), con finalità di compenso e protezione, ma talora con conseguenze non del tutto reversibili sulla distensibilità delle grandi arterie. I gemelli nascendo di basso peso rispetto ai feti singoli, hanno maggiore predisposizione all'insulino resistenza. Ad esempio i neonati prematuri che recuperano maggiormente il peso hanno maggiori benefici sullo sviluppo cerebrale, ma potrebbero avere anche maggiori livelli di insulinoresistenza. La spiegazione di ciò è che il feto in utero percepisce le difficili condizioni nutrizionali e si adatta in modo talora irreversibile. Se per tutto il resto della sua vita continuerà ad esserci uno scarso apporto di cibo la tendenza ad accumulare grasso e ridurre il metabolismo gli sarà utile, come è sempre stato utile durante tutta l'evoluzione della nostra specie. L'idea di aumentare di peso spaventa diverse donne all’inizio della gravidanza; molte poi temono di non riuscire a tornare in forma dopo il parto. Non esiste una regola valida per tutte le donne, il numero di chili “in più” dipende da molti fattori: il peso prima di rimanere incinta, l’indice di massa corporea, lo stato di salute della mamma e la conformazione del bambino. In generale, l’aumento di peso consigliato è tra gli 8 e i 12 kg. Solo il bambino peserà a fine gravidanza intorno ai 3 kg; si pensi poi all’aumento del seno (circa un kg), all’ingrossamento dell’utero (circa un kg), la placenta arriva a pesare quasi un chilogrammo, così come il liquido amniotico. E indubbio che più chili si prendono in gravidanza, più difficile sarà mandarli via dopo il parto. Il problema, però, non è solo di tipo estetico: più la donna aumenta di peso, più facilmente può andare incontro a certi disturbi tipici dei nove mesi, come problemi vascolari - vene varicose o emorroidi, o mal di schiena. Ma, soprattutto, il travaglio potrebbe essere più difficoltoso ed è più alta la probabilità di dover ricorrere a interventi ostetrici, come la ventosa, o a un cesareo. E questo non tanto perché il bambino è grosso e potrebbe avere più difficoltà a passare lungo il canale del parto, ma soprattutto perché la mamma ha un fisico meno agile e si stanca prima. Non c’è una relazione lineare tra aumento di peso in gravidanza della mamma e crescita del bambino, perché quel che aumenta è il tessuto adiposo materno, mentre il bambino continua ad attingere solo il nutrimento che gli è necessario per crescere. Sono tanti i fattori che possono influire su un maggiore o minore incremento ponderale: alcuni giorni la nausea causerà una diminuzione dell’appetito, altre volte si soddisferà qualche voglia in più, altre ancora ci sarà una maggiore ritenzione idrica. Ecco perché un controllo così assiduo rischia solo di creare ansie ingiustificate.
È assolutamente sconsigliabile comunque cercare di dimagrire in gravidanza o di intraprendere una dieta in gravidanza.
Il Recupero del Peso Post-Parto
Quanti chili si perdono appena partorito? I chili persi al parto teoricamente sono almeno i due terzi del peso accumulato in gravidanza. Chiaramente bisogna valutare caso per caso. In genere, comunque, rimangono circa 3 chili di sovrappeso, proporzionalmente a quanto si è aumentato. Considerando che si auspica l’allattamento al seno, pensiamo che questo non aiuta a perdere tutto il peso acquisito. Infatti, per allattare c’è bisogno di mangiare, riposarsi e bere tanto. Dopo il parto ci si muove poco, si passa tanto tempo in casa. In genere, occorrono 9-12 mesi per ritornare al peso pre-gravidanza. Se il peso assunto rientra nei giusti limiti, dopo il parto non si avrà nessuna difficoltà a tornare al peso iniziale: nel giro di alcune settimane, infatti, il deposito di lipidi accumulati in gravidanza viene smaltito senza problemi, la ritenzione di liquidi viene meno, il volume plasmatico diminuisce, l’utero torna alle sue dimensioni originarie: insomma in breve tutto torna alla normalità.

Una corretta alimentazione è alla base della nostra salute e del nostro benessere. Il peso corporeo nella norma, a prescindere dalla gravidanza, è certamente il punto di partenza ideale per una gravidanza serena e priva di complicazioni.