L'Italia, terra di storia millenaria e di un patrimonio culturale senza eguali, si erge come una delle fondamenta su cui poggia la civiltà occidentale. Il suo significato va ben oltre i confini geografici, permeando l'arte, la lingua, il pensiero e la struttura stessa delle società moderne. Il suo percorso, dalle origini antiche alle complesse evoluzioni medievali e rinascimentali, fino all'epoca contemporanea, è un racconto di unificazione, innovazione e influenza duratura.
Le Origini e la Formazione della Civiltà Italica
La storia della penisola italiana è segnata da un'antica stratificazione di popoli e culture. Gli Italici, costituiti da varie popolazioni indoeuropee, si trasferirono in Italia dall'Europa Orientale e Centrale in varie ondate migratorie, sovrapponendosi alle etnie già presenti. Questo crogiolo di genti pose le basi per un'identità culturale in divenire.
A partire dall'VIII secolo a.C., gli Etruschi iniziarono a sviluppare una civiltà raffinata ed evoluta, capace di influenzare profondamente la cultura di Roma. La città di Roma, secondo la tradizione, fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. La sua progressiva espansione nel Mediterraneo la mise in contatto con la cultura greca, da cui fu a sua volta profondamente permeata, secondo un celebre adagio di quell'epoca: «Graecia capta ferum victorem cepit» («La Grecia, conquistata, conquistò il suo feroce vincitore», Quinto Orazio Flacco, Epist.).

Dopo la caduta della monarchia, venne instaurata la Repubblica, che continuò fino al 45 a.C., quando Giulio Cesare, vincitore della guerra civile, cercò di instaurare la dittatura. Con la sua nuova organizzazione socio-politica, la civiltà romana lascia un segno indelebile nella storia dell'umanità, che resterà alla base dell'attuale civiltà occidentale. L'unificazione dell'Italia non portò necessariamente la fine dei culti precedenti ma vide modifiche sostanziali. Prima di questa storia, in cui abbiamo visto i processi che hanno portato all'unificazione, c'è un'altra storia: da dove viene il nome Italia? Bisogna considerare ciò che i Greci intendevano con questo nome: per “Italia”, infatti, inizialmente si intendeva solo una particolare zona della Calabria centro-meridionale, quella cioè verso la punta dello stivale, e poche altre località (Medma, Locri, Caulonia, Crotalla, e, secondo Erodoto, anche Taranto, Metaponto, Siri e Sibari). Antioco di Siracusa tramanda che il primo popolo a essere chiamato “italico” erano gli Enotri, e che il loro territorio si chiamava Italia dal loro re Italo; questa gente avrebbe poi man mano conquistato molte altre città e da qui sarebbe stato esteso il nome. «L’intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza. Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando Italo si fu impadronito di questa terra dell’istmo [di Catanzaro], ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città». (Antioco di Siracusa, V sec. a.C.). Aristotele, IV sec. a.C., scrive: «E sembra essere pure d’antica data l’istituzione dei comuni banchetti, che in Creta ebbero principio regnando Minosse; ma molto più antico ne è il costume in Italia. Intorno alla quale dicono gli eruditi nella storia dei suoi primi abitatori, che un certo Italo divenne re dell’Enotria; onde ne seguì che gli Enotri, cangiato nome, indi innanzi si chiamarono Itali, e che tutta quella costa d’Europa prese nome d’Italia, la quale si stende dal golfo scilletico al lametico; che sono due punti a mezza giornata di cammino l’uno dall’altro». Un’altra leggenda, tramandata da Ellanico, riporta invece che mentre Eracle attraversava l’Italia per portare il gregge di Gerione in Grecia, perse uno degli animali e, nel cercarlo, apprese che nella lingua del luogo era chiamato “vitulus”; per questo, egli, chiamò tutta la regione “Ούιταλίαν: Ouitalian”. La perdita della “v” iniziale si deve, probabilmente, al passaggio di questa parola dai popoli della Magna Grecia ai romani. Da altri autori sappiamo che alla fine del IV secolo a.C. il nome “Italia” già era utilizzato per indicare anche la Campania e poco dopo, man mano che la dominazione romana si estendeva, l’Italia andava dalla Toscana allo stretto di Messina. A metà del II secolo a.C. Catone scriveva che “le Alpi proteggevano l’Italia come un muro”, frase che lascerebbe intendere come già a quest’epoca il Settentrione fosse in qualche modo considerato “Italia”. Nello stesso secolo Polibio descrive l’Italia con una forma triangolare, includendo quindi anche la parte alpina. Dionigi di Alicarnasso, I sec. a.C., scrive: «Col volger degli anni fu detta Italia per un uomo potentissimo, Italo nominato. […] uomo destro e filosofo, il quale convincendo molti popoli col dire e molti colla forza, ridusse in poter suo quanto v’è tra ‘l golfo Nepetinico e lo Scilletinico: e quel tratto fu il primo che Italia da Italo si dicesse. […] divenuto più forte, fece che molti altri gli ubbidissero; perocché mise il cuore su’ confinanti, e ne prese molte città».

Il primo imperatore di Roma, Augusto, fu in grado di riorganizzare e unificare il territorio che ancora oggi chiamiamo Italia, non solo dal punto di vista politico, sociale e amministrativo, ma anche (e soprattutto) da quello culturale, religioso e linguistico. Prima dell’unificazione esisteva una grande varietà di lingue, che si differenziavano non solo per le parole ma anche per la sintassi, la grammatica e lo stesso alfabeto. L’etrusco, l’osco, l’umbro, le lingue celtiche e quelle latino-falische (solo per citarne alcune), si indebolirono progressivamente man mano che il latino prendeva il sopravvento durante quella che comunemente viene chiamata “romanizzazione”. Questi idiomi, tuttavia, rimasero a lungo nell’uso quotidiano dei popoli assorbiti nella nuova organizzazione statale unificata di Roma e ne rimangono testimonianze nei testi scritti, alcuni dei quali giunti fortunatamente sino a noi. La nostra nazione, dunque, non nasce 160 anni fa ma molti secoli prima, grazie proprio all’unità e alla memoria comune che abbiamo sin dall’epoca di Augusto.
Il Medioevo e il Primo Rinascimento: Nuove Forme di Civiltà
Dall'XI secolo, i comuni italici erano giunti al fiore del benessere economico e civile. Quando, dopo la morte dell'imperatore Federico II e il tramonto della casa di Svevia, ebbe termine la terribile lotta fra Impero e Papato per l'egemonia politica universale, e quando l'Italia si sentì libera dal dominio tedesco, il suo sentimento nazionale divampò in un grande incendio spirituale, politico-sociale, artistico. Questa fu la fonte spirituale del Rinascimento. L'antico pensiero di Roma, mai scomparso, vi fece affluire nuova e maggiore forza. Cola di Rienzo, ispirato all'idea politica di Dante, ma oltrepassandola, proclamò, profeta di un lontano avvenire, la grande esigenza nazionale della Rinascita di Roma.
Diversi fattori impediscono tuttavia la nascita di uno stato unitario come stava avvenendo nel resto d'Europa: oltre alla suddivisione in tanti piccoli Comuni, che si tramutano via via in Signorie, c'è anche il timore da parte del Papato di veder sorgere una potenza statale in grado di compromettere la sua autonomia. L'importanza della strategia di Cosimo, proseguita dal nipote Lorenzo il Magnifico (1449-1492) nella sua continua ricerca di un accordo tra gli stati italiani in grado di sopperire alla loro mancanza di unità politica, non viene tuttavia compresa dagli altri Prìncipi della penisola, ed essa si conclude con la morte di Lorenzo nel 1492.

Nella prima metà del XIII secolo vide il fiorire della sopra ricordata Scuola Siciliana, che ebbe il suo fulgore presso la corte di Federico II di Svevia a Palermo. Fu un movimento poetico di impianto non accademico, nel senso che non si trattò di una Scuola in senso istituzionale, assumendo piuttosto i contorni di un movimento culturale. Il periodo storico che va dal 1224, presumibile data della composizione del Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi, al 1321, anno in cui morì Dante Alighieri, si contraddistingue per i numerosi mutamenti in campo sociale e politico e per la viva attività intellettuale e religiosa. Tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo nacque il Dolce stil novo, un movimento poetico che conduce la letteratura italiana ad una raffinata maturazione. Il Trecento fu il periodo della decadenza dell'Impero e della Chiesa; nacque così una nuova cultura basata su uno studio attento e preciso dell'antichità classica, sempre più libera da preconcetti di carattere intellettualistico e intenzionata ad allargare ogni forma di pensiero. Nel Quattrocento si andò incontro all'Umanesimo, un movimento letterario che affermava la dignità degli esseri umani. È in questo periodo che troviamo grandi scrittori poliedrici come Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci. Una nota particolare va fatta su Matteo Maria Boiardo, a cui è attribuito l'incompiuto poema cavalleresco Orlando innamorato, da cui poi Ludovico Ariosto, nel Cinquecento, trasse spunto per la stesura del più celebre Orlando furioso.
L'Italia come Centro Artistico e Culturale
La tradizione italiana è una delle più importanti della storia dell'arte, in varie epoche traino per l'intera civiltà occidentale. In epoca romana, l'Italia era il centro dell'arte e dell'architettura. Nel periodo medievale vi ebbero luogo fondamentali esperienze nelle epoche romanica e gotica, fino all'esplodere del Rinascimento. In seguito, si svilupparono il Manierismo, il Barocco e il Rococò.
Il Rinascimento Europeo: L’Età che Cambiò il Mondo
La Pittura: Dalle Origini Etrusche e Romane ai Grandi Maestri
Le pitture rupestri di epoca nuragica come quelle presenti in Sardegna o quelle del neolitico della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, precedono le pitture tombali dei Fenici e quelle monumentali delle colonie elleniche presenti in Magna Grecia, mentre le pitture tombali degli Etruschi di Tarquinia sono tra i migliori esempi conservati prima dell'ascesa di Roma. I Romani inventarono un nuovo genere, la pittura trionfale, da cui derivò la rappresentazione di episodi "storici", sconosciuta ai Greci. A differenza di architettura e scultura, la pittura subisce sorti alterne nel Basso medioevo, restando fermamente ancorata ai modelli bizantini fino al XIII secolo. I mercanti delle Repubbliche marinare, soprattutto Pisa e Venezia, portando in patria modelli e spunti da tutto il Mediterraneo, danno impulso alle scuole locali, in cui non mancano di manifestarsi graduali progressi.
Il Rinascimento è un fenomeno culturale di ampia portata, che affonda le radici nell'Umanesimo letterario trecentesco e nel rinnovato interesse per l'arte romana. Il Seicento si apre con l'invenzione di un nuovo stile, il Barocco, a Roma, che domina la scena artistica europea per un secolo e oltre. Dopo essere diventata la meta di artisti di tutto il mondo, col Grand Tour, aver espresso la grande scuola dei vedutisti veneziani (Canaletto su tutti) e figure del calibro di Giambattista Tiepolo, l'Italia dell'arte perde peso culturale al cospetto degli altri paesi europei.

La Scultura: Dalla Magna Grecia al Barocco
L'arte scultorea nella penisola italiana ha radici nella scultura della Magna Grecia. Del periodo etrusco, ma influenzati dai Greci del sud Italia, sono esempi notevoli. Un grande sviluppo di quest'arte si ebbe tra il VI secolo a.C. e il V secolo durante la crescita dell'Impero romano. Sono di questo periodo opere d'arte come l'Augusto di Prima Porta dell'8 a.C. Con il Rinascimento si assiste ad una riscoperta dell'arte classica e tra gli scultori della scultura rinascimentale si ricordano Michelangelo Buonarroti, Donatello e Filippo Brunelleschi. Con il Barocco, che rimase lo stile dominante per tutto il XVII secolo, si passò ad una scultura fortemente dinamica, che dovesse rispecchiare il fasto della Chiesa. Verso la fine del XVIII secolo si sviluppò il Neoclassicismo, in opposizione al Barocco.
L'Architettura: Dalle Basiliche Romane alle Innovazioni Rinascimentali
L'architettura italiana sviluppò caratteri omogenei sotto l'Impero romano. In epoca paleocristiana, con la diffusione del cristianesimo, le chiese italiane ripresero i modelli delle basiliche romane, con una navata centrale affiancata da corridoi laterali. Nemmeno le innovazioni planimetriche introdotte in Francia e Germania durante il periodo romanico raggiunsero immediatamente l'Italia, dove, tra i secoli XI e XII si proseguì nella costruzione di impianti basilicali, solitamente privi di transetto.
L'architettura rinascimentale si sviluppò a Firenze, dove, durante il periodo romanico, si era mantenuta una certa continuità con le forme chiare e regolari dell'architettura classica. Il punto di svolta, che segna il passaggio dall'architettura gotica a quella rinascimentale, coincide con la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze, eseguita da Filippo Brunelleschi tra il 1420 e il 1436. Alcuni anni dopo l'esordio di Brunelleschi si registra l'attività di Leon Battista Alberti, che a Firenze eseguì il Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella.
Nel Novecento, l'Art Nouveau ebbe in Giuseppe Sommaruga ed Ernesto Basile due dei principali e più originali esponenti. Un linguaggio totalmente nuovo si preannunciò con la pubblicazione nel 1914 del Manifesto dell'Architettura futurista di Antonio Sant'Elia. Lo stesso pubblicò le sue tavole della "Città Nuova", proponendo nuovi modelli architettonici che esaltavano la funzionalità ed una nuova estetica.

La Lingua e la Letteratura Italiana: Un Patrimonio in Evoluzione
L'italiano è una lingua romanza derivata dal dialetto fiorentino letterario usato nel Trecento. La lingua italiana è utilizzata da circa 55 milioni di italiani su 60 milioni di abitanti, in parallelo alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. Le prime opere in italiano risalgono attorno all'anno 1200 nella Scuola Siciliana, prima di questo periodo la penisola italiana vide la nascita e lo sviluppo di due letterature: quella latina e quella medievale. L'abbandono graduale della lingua latina avvenne dopo l'anno 1000, ovvero in periodo comunale. I primi scritti in lingua volgare, intorno all'VIII secolo, furono di carattere strettamente religioso, in quanto agli ecclesiastici, nelle loro prediche, era stato fatto obbligo di rivolgersi ai cittadini nella loro stessa lingua parlata.
Il periodo storico che va dal 1224 al 1321 è contraddistinto da numerosi mutamenti sociali e politici e da una viva attività intellettuale e religiosa. Tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo nacque il Dolce stil novo, un movimento poetico che conduce la letteratura italiana ad una raffinata maturazione. Il Trecento fu il periodo della decadenza dell'Impero e della Chiesa; nacque così una nuova cultura basata su uno studio attento e preciso dell'antichità classica, sempre più libera da preconcetti di carattere intellettualistico e intenzionata ad allargare ogni forma di pensiero. Nel Quattrocento si andò incontro all'Umanesimo, un movimento letterario che affermava la dignità degli esseri umani. È in questo periodo che troviamo grandi scrittori poliedrici come Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci. Una nota particolare va fatta su Matteo Maria Boiardo, a cui è attribuito l'incompiuto poema cavalleresco Orlando innamorato, da cui poi Ludovico Ariosto, nel Cinquecento, trasse spunto per la stesura del più celebre Orlando furioso.
Il XIX e il XX secolo sono caratterizzati dal movimento culturale noto come Romanticismo prima, e, in seguito, dal Verismo. Con le opere di Giosuè Carducci si passò al Neoclassicismo, per poi arrivare, nei primi anni del Novecento, al Decadentismo. I principali autori di questo periodo furono Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio, Italo Svevo e Luigi Pirandello. All'inizio del XX secolo si sviluppa il Crepuscolarismo (con Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Corrado Govoni e Marino Moretti) e il Futurismo (Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, Luciano Folgore, Ardengo Soffici e, nuovamente, Corrado Govoni), per poi giungere all'Ermetismo, che ebbe come massimo esponente Giuseppe Ungaretti, ma anche Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale, la cui opera passò in un secondo tempo a linee poetiche originali ed innovative.
La Musica Italiana: Dalle Origini Antiche all'Innovazione Contemporanea
La musica nella penisola italiana ha origine nella Magna Grecia; successivamente quella di Roma fu influenzata dagli Etruschi. In seguito, dopo la conquista della Magna Grecia e di quell'antica da parte dei romani, vi fu una forte influenza della cultura ellenistica (e quindi della musica greca). La musica dei romani, rispetto a quella greca, era più vivace, in quanto mescolata con elementi di origine italica ed eseguita da grandi complessi in cui dominavano gli strumenti a fiato come la tibia e ancora la buccina e il lituo. Si faceva anche uso dell'organo idraulico e di vari strumenti a percussione.
Il primo volume di musica a stampa fu pubblicato nel 1501 a Venezia ad opera di Ottaviano Petrucci: si trattava dell'Harmonice Musices Odhecaton. Agli inizi del Seicento, grazie al lavoro di compositori come Claudio Monteverdi, nasce il melodramma e si gettano le basi per la nascita del moderno sistema tonale. I primi conservatori musicali nacquero a Napoli, capitale dell'Opera italiana con la scuola napoletana.

Passando all'Ottocento, si giunge alla grande stagione operistica italiana. Tra i maggiori protagonisti si annoverano Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, le cui opere sono tutt'oggi rappresentate in tutto il mondo. È questo anche il periodo d'oro della canzone napoletana, grazie ad autori come Salvatore di Giacomo, Libero Bovio, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo. Alcune canzoni di quel periodo sono ancora oggi molto popolari, e diverse sono state tradotte anche in lingua straniera.
Si giunge, infine, al Novecento, che vede la nascita della musica sperimentale, caratterizzata dall'abbandono dei concetti classici tradizionali di melodia e armonia e utilizzando la nuova tecnologia dell'elettronica per creare suoni fino ad allora impossibili. In Italia, uno dei primi a dedicare la sua attenzione alla musica sperimentale è stato Ferruccio Busoni, la cui pubblicazione del 1907, Abbozzo di una Nuova Estetica della Musica, discuteva l'uso di nuovi suoni elettrici ed altri nella musica del futuro. Luigi Russolo, il pittore e compositore futurista italiano, scrisse delle possibilità della nuova musica nei suoi manifesti del 1913 L'arte dei rumori e La musica futurista. Inventò e costruì anche strumenti come gli intonarumori, principalmente percussioni, che furono usati in un precursore dello stile noto come musique concrète. Uno degli eventi più influenti nella musica del primo Novecento fu il ritorno di Alfredo Casella dalla Francia nel 1915; Casella fondò la Società Italiana di Musica Moderna, che promosse diversi compositori con stili disparati, che andavano dallo sperimentale al tradizionale. Negli anni '50 Luciano Berio sperimentò con strumenti accompagnati da suoni elettronici su nastro. In Italia moderna, un'importante organizzazione che promuove la ricerca nell'avanguardia e nella musica elettronica è la CEMAT, la Federazione dei centri di musica elettroacustica italiana. Fu fondata nel 1996 a Roma ed è membro del CIME, la Confédération Internationale de Musique Electroacoustique. La CEMAT promuove le attività del progetto "Sonora", lanciato congiuntamente dal Dipartimento per le arti dello spettacolo, dal Ministero per gli affari culturali e dalla Direzione per le relazioni culturali del Ministero degli affari esteri con l'obiettivo di promuovere e diffondere la musica contemporanea italiana all'estero. Questi cambiamenti hanno anche reso la musica classica meno accessibile a molte persone. Il '900 è anche l'epoca della nascita della musica pop e rock (oltre agli altri numerosi generi musicali del periodo) negli Stati Uniti, che giunse, più tardi, anche in Italia. Nei primi anni del novecento la canzone italiana subisce l'influenza sia della lirica, sia della tradizione popolare napoletana; sono impiegati gli strumenti dell'orchestra e la voce è prevalentemente impostata. Per avvertire la presenza di strumenti nuovi e di ritmi più vivaci bisogna attendere gli anni venti, quando dagli USA giungono le note del jazz sotto forma di musica da ballo. Dagli anni trenta le canzoni trovano nella radio un nuovo mezzo di diffusione e i cantanti radiofonici raggiungono il successo. Nel 1951 nasce la musica italiana mainstream con…
L'Italia come Motore di Progresso e Innovazione
Dopo la decadenza dell'impero romano, passando per il Medio Evo ed il Rinascimento fino all'età moderna, l'Italia ha sviluppato la propria civiltà, armonizzando tradizioni e innovazioni sotto l'influenza della fede cristiana. Si è trasformata nella culla delle arti visive, della musica, della poesia e della letteratura, ha promosso lo sviluppo del pensiero filosofico moderno, della scienza e della ricerca, ed ha cominciato a istituire le sue prime università, annoverate tra le più antiche del mondo (“Università degli Studi di Bologna” e “Università degli Studi di Napoli Federico II”).

Una svolta fondamentale nella storia umana si è avuta con l’invenzione di agricoltura e allevamento. Gradualmente, coltivando e allevando, abbiamo abbandonato lo stile di vita dei cacciatori raccoglitori, che erano nomadi e vivevano in piccoli gruppi, e ci siamo radunati in comunità sempre più grandi: società sempre più stanziali. Ciò ha portato a case solide e articolate, a magazzini dedicati a conservare le scorte alimentari, a botteghe, edifici di culto, a mura e strutture per la difesa. Ai mestieri connessi con la produzione del cibo se ne sono affiancati altri, svolti da artigiani esperti nel fabbricare oggetti diversi, e nel corso del tempo sono comparse innumerevoli specializzazioni, tra cui scribi, artisti, architetti, scienziati, medici… Le città hanno fatto da culla allo sviluppo di società sempre più vivaci, articolate e diverse.
Nella seconda metà del Cinquecento comincia il tramonto della vitalità rinascimentale, già indebolita anche dalle nuove tensioni religiose dovute all'avvento della Riforma protestante in Europa. Soltanto la Repubblica di Venezia riuscirà a mantenere una certa prosperità e autonomia politica. Il Seicento sarà invece un secolo di crisi per tutto il resto della penisola.
Nel decennio che ha fatto immediatamente seguito alla seconda guerra mondiale (1950-1960), con uno sforzo eccezionale l'Italia ha tentato di recuperare le energie morali e i mezzi finanziari necessari alla ripresa. Oggi l’Italia figura tra gli otto paesi più industrializzati del mondo. Insieme a grandi aziende, sia private che pubbliche, è riuscita a sviluppare una solida rete di piccole e medie imprese.
