Il dibattito sull'aborto selettivo rappresenta uno dei nodi cruciali nel panorama delle questioni bioetiche e sociali a livello globale, con risonanze particolarmente acute in alcune delle aree più densamente popolate del mondo. La pratica dell'aborto selettivo per genere, sebbene spesso formalmente vietata, ha generato conseguenze demografiche e sociali di vasta portata, alterando il naturale equilibrio tra i sessi e innescando una serie di problematiche secondarie. La narrazione di questa realtà si intreccia con le politiche di controllo delle nascite, le tradizioni culturali e il ruolo che i media, come Repubblica e altri quotidiani, svolgono nel riportare e interpretare tali fenomeni.
L'Ombra del Gendercidio in India: Una Crisi Demografica e Sociale Silenziosa
Il divario numerico tra maschi e femmine, causato dall’aborto selettivo delle bambine, sta diventando un problema sociale in alcuni Paesi asiatici dove più forte è stata la spinta al controllo delle nascite. Questa disuguaglianza, radicata in profonde preferenze culturali per il figlio maschio e in una percezione di minor valore economico o sociale delle figlie, ha assunto proporzioni allarmanti. La tendenza a preferire i maschi, spesso per ragioni legate alla continuità del cognome, all'assistenza nella vecchiaia, alle doti matrimoniali percepite o alla partecipazione ai riti funebri, ha condotto a scelte drammatiche che si riflettono direttamente sui dati demografici.
Di fronte a questa realtà in evoluzione, l’India ha deciso di correre ai ripari. La gravità della situazione è stata riconosciuta ai massimi livelli politici, con appelli diretti alla coscienza della popolazione. Un esempio significativo di questo impegno è rappresentato dalle parole del Primo ministro. “Il Primo ministro di questo Paese vi supplica di risparmiare le vita delle vostre figlie -ha detto Modi - Dobbiamo cambiare la nostra maniera di pensare e smettere di credere che i bambini sono superiori alle bambine”, o dovremo “subirne le conseguenze”, ha avvertito il premier. Questo appello non è solo un invito alla compassione, ma un monito sulle ripercussioni a lungo termine che tale squilibrio può generare.
La parola che meglio descrive questa pratica aberrante è "gendercidio". Gendercidio è la parola che indica la formalmente vietata ma diffusissima pratica con cui in India vengono effettuati gli aborti selettivi per ridurre il numero delle bambine. Nonostante le leggi proibiscano la determinazione del sesso fetale e gli aborti basati su di essa, l'applicazione delle normative spesso si scontra con la realtà di una domanda culturale persistente e la disponibilità di tecnologie diagnostiche. I dati numerici dipingono un quadro allarmante. In India, infatti, nonostante la crescita economica e la diminuzione delle morti per parto, il numero delle neonate continua a scendere. Questo paradosso indica che il progresso economico e sanitario non ha automaticamente tradotto in un miglioramento dello status della donna o della percezione del valore delle bambine, evidenziando la profondità delle radici culturali del problema.
Le statistiche a disposizione sottolineano la drammaticità del fenomeno. Nel 1971 erano 964 ogni mille maschi, dato peggiorato a 918 nel 2011, secondo i dati Onu. Questo calo costante del rapporto tra i sessi alla nascita non è un mero dato statistico, ma il risultato di milioni di decisioni individuali con un impatto collettivo devastante. L'evoluzione del problema è stata rapida e capillare: Tra il 2001 e il 2011, la situazione si è aggravata in due terzi dei distretti indiani. Ciò suggerisce che il fenomeno non è circoscritto a poche aree, ma si sta diffondendo o intensificando su larga scala. L'entità di questa "strage silenziosa" è stata quantificata da autorevoli fonti giornalistiche: Secondo il giornale britannico The Lancet sono fino a 12 milioni le bambine indiane mai nate tra il 1980 e il 2010. Questo numero colossale testimonia una perdita di vite umane su una scala difficilmente immaginabile, con effetti a cascata che influenzano intere generazioni.

Le conseguenze di questa disparità numerica sono molteplici e profondamente destabilizzanti per la società. È una strage che ha causato una disparità numerica, che a sua volte ha un ruolo nell’aumento di crimini come lo stupro, il traffico di esseri umani e il nuovo fenomeno della ‘condivisione delle mogli’ nei villaggi. La carenza di donne in età matrimoniale crea un "mercato" disfunzionale, dove le donne diventano merce di scambio, vulnerabili a sfruttamento e violenza. Questo non solo minaccia la sicurezza e la dignità delle donne esistenti, ma erode anche il tessuto sociale, aumentando le tensioni e i disordini all'interno delle comunità. La necessità di affrontare il gendercidio va quindi oltre la tutela dei diritti individuali, toccando la stabilità e la giustizia sociale di intere nazioni. La consapevolezza di queste implicazioni è fondamentale per stimolare un cambiamento di mentalità e pratiche.
La Politica del Figlio Unico in Cina: Un Trentennio di Controllo Demografico e le Sue Conseguenze
Accanto all'India, anche la Cina ha sperimentato dinamiche demografiche complesse, seppur guidate da politiche di controllo delle nascite esplicite e imposte dallo stato. La cosiddetta politica del figlio unico ha rappresentato un esperimento sociale di proporzioni inaudite, destinato a rimodellare la struttura demografica di un intero continente.
La politica del figlio unico (一孩政策) è stata una delle politiche di controllo delle nascite attuata in Cina, dal governo, nell'ambito della pianificazione familiare per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese. Questa direttiva non era semplicemente una raccomandazione, ma una legge con un'impalcatura burocratica e sanzionatoria imponente. La prima fase, introdotta in modo organico dopo pochi anni dalla morte di Mao Zedong, dal suo successore Deng Xiaoping nel 1979 fu attuata con una legge che vietava alle donne di avere più di un figlio. L'obiettivo di questa drastica misura era chiarissimo e ambizioso: Questa politica avrebbe portato a un dimezzamento della popolazione nell'arco della vita media di una generazione di individui, via via più lento col progressivo allungarsi della vita media. La sua importanza era tale da essere considerata un pilastro del nuovo corso politico: Questa legge fu considerata fondamentale dai successori di Mao Zedong, dato che durante l'epoca maoista il paese aveva visto uno straordinario incremento annuale di quasi 30 milioni di persone.
La storia demografica cinese è un susseguirsi di cambiamenti radicali. Quando nel 1949 nasceva la Cina comunista, Mao Zedong credeva fortemente nell'idea dell'autosufficienza e del popolo come simbolo della forza. L'ideale era quello delle famiglie numerose, un concetto radicato nella cultura millenaria: La tradizione era quella delle famiglie numerose: un detto di Confucio recita “Più bambini significa più felicità, i bambini avuti portano presto la felicità”. Tuttavia, la realtà della crescita demografica imponeva riflessioni diverse.
Già prima della politica del figlio unico, vi erano stati tentativi di gestione della natalità. Nel 1953 i divieti furono banditi, fu concesso l'uso dei contraccettivi e, in casi particolari, l'aborto; nel 1957 l'accesso all'aborto legale divenne più facile. Questi primi passi verso il controllo delle nascite non erano tuttavia sufficienti a contenere il boom. Nel 1962 il boom di nascite preoccupò il governo, che decise di cominciare una politica di pianificazione familiare nelle aree urbane più densamente popolate.La consapevolezza della sovrappopolazione come freno allo sviluppo si fece strada negli anni Settanta. Nel 1973 fu lanciata la prima vera politica di controllo delle nascite, la sovrappopolazione era ormai considerata “un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione”. Questa politica fu ulteriormente affinata: Nel 1975 si migliorò l'attuazione delle politiche di controllo, si stabilirono degli obiettivi di crescita e furono introdotti piani collettivi di nascita a livello locale.
Cina: la politica del figlio unico e i "bambini fantasma" (2014) | ARTE.tv Documentari
Il contesto alla fine degli anni Settanta rese la decisione della politica del figlio unico quasi inevitabile dal punto di vista del governo. Nel 1979 la Cina accoglieva circa un quarto della popolazione mondiale con a disposizione solo il 7% della superficie coltivabile, i due terzi dei cinesi avevano meno di trent'anni e la generazione del baby boom nata negli anni Cinquanta e Sessanta entrava nell'età riproduttiva. Questa tempesta perfetta di risorse limitate e di un'enorme popolazione giovane in età riproduttiva fu il catalizzatore per la draconiana misura. Nel 1979 fu introdotta la regola del figlio unico, sperimentata già precedentemente, e furono stabiliti i target di crescita nazionale che prevedevano una popolazione di 1,27 miliardi nel 2000 e il raggiungimento della crescita zero per lo stesso anno.
La "pianificazione familiare" andava oltre il semplice divieto di avere più di un figlio. La politica della pianificazione familiare consisteva in un insieme di regolamenti atti a controllare la giusta dimensione delle famiglie cinesi: i matrimoni ritardati, le gravidanze posticipate e l'attesa di un periodo abbastanza lungo (quattro o cinque anni) tra un figlio e l'altro, erano gli elementi principali. Per coordinare questo sforzo titanico, fu istituita una mastodontica struttura amministrativa. Nel 1981 fu creata la “Commissione di Stato per la Pianificazione Familiare”, equivalente di un ministero, per coordinare le varie attività. La sua influenza si estendeva capillarmente: La sua struttura si sviluppava ad ogni livello: province, città, distretti e contee, fino ai comitati di villaggio, tutti i livelli avevano uffici per la pianificazione familiare. Questo impegno statale fu sancito a livello costituzionale: Nel 1982, con la redazione della nuova costituzione, la pianificazione familiare e la necessità di limitare la crescita della popolazione diventarono elementi fondanti del sistema sociale cinese.
Con il passare degli anni, e con l'emergere di nuove sfide demografiche, la politica subì delle modifiche. A partire dagli anni ottanta il controllo statale fu leggermente ridotto e, nel 1984, fu concessa maggiore flessibilità a livello provinciale sulla possibilità di avere due figli. Questo rappresentò un primo allentamento, seppur limitato. Negli anni novanta si stabilizzarono le varie politiche. L'implementazione era affidata a un esercito di funzionari e volontari: Gli ufficiali che lavoravano per la pianificazione familiare erano trecentomila ai quali si affiancavano centinaia di migliaia di volontari o quadri, membri del partito. L'intera struttura fu formalizzata a livello nazionale: Il 1º settembre 2002 la politica di pianificazione familiare è diventata una legge nazionale dalla quale dipendono tutte le politiche provinciali.L'applicazione di questa politica non è stata esente da critiche e abusi, come dimostrato da casi eclatanti. Dal settembre 2005 al marzo 2006 Chen Guangcheng è stato posto agli arresti domiciliari dopo aver organizzato e promosso pubblicamente un'azione collettiva contro il governo della Prefettura di Linyi, (Shandong), per l'applicazione eccessiva della politica del figlio unico. Questo episodio sottolinea le tensioni sociali e le violazioni dei diritti umani che spesso hanno accompagnato l'applicazione di tali misure.
I risultati di questa politica sono oggi sotto gli occhi del mondo, con un invecchiamento della popolazione e un rapporto tra i sessi sbilanciato anche in Cina, per via della preferenza maschile che, in un contesto di numero limitato di figli, ha incentivato l'aborto selettivo di embrioni femminili. Il governo cinese ha quindi dovuto affrontare nuove sfide. A seguito del censimento decennale condotto nel 2020 che ha rilevato che il ritmo di crescita annuale della popolazione cinese è stato dello 0,53 per cento rispetto allo 0,57 per cento del decennio precedente (tasso di crescita più lento da quando i censimenti decennali sono iniziati, nel 1953), il 20 agosto 2021 il Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento di Pechino, ha approvato gli emendamenti di modifica alla legge sulla Popolazione e la pianificazione familiare per consentire alle coppie di poter avere fino a tre figli; il pacchetto include anche misure di sostegno per le famiglie, che dovranno essere attuate con l'apporto del governo centrale e delle amministrazioni locali. Questo cambio di rotta segna il tentativo di correggere le distorsioni demografiche generate da decenni di rigido controllo, riconoscendo l'urgenza di stimolare nuovamente la natalità. Infine, in un'ottica più ampia di riforme, si menziona che La Cina abolirà i campi di lavoro, un'indicazione di un'evoluzione generale del sistema giudiziario e dei diritti.
Il Dibattito Bioetico e le Frontiere della Vita: Tra Scienza, Fede e Società
L'aborto selettivo, sia esso guidato dalla preferenza di genere o da altre motivazioni, si inserisce in un dibattito bioetico ben più ampio, che tocca la definizione stessa di vita, dignità umana e l'intervento della scienza sui processi naturali. La riflessione su questi temi è costante e coinvolge diverse sfere del sapere e dell'opinione pubblica, come testimoniano vari interventi e pubblicazioni.
La bioetica, in quanto disciplina che studia le questioni morali sollevate dalle nuove tecnologie e scoperte scientifiche in campo biomedico, è al centro di queste discussioni. Un evento di rilievo è rappresentato dagli stati generali sulla bioetica. Martedì 27. Stati generali della bioetica. Su Liberal un bel pezzo di Vincenzo Faccioli Pintozzi che commenta l’importante intervento dell’arcivescovo di Genova e Presidente del Consiglio permanente CEI, Angelo Bagnasco su bioetica, aborto “selettivo”, centralità della famiglia e alimentazione in coma. L'intervento di figure autorevoli come l'Arcivescovo Bagnasco sottolinea la rilevanza etica e morale che la Chiesa cattolica attribuisce a queste questioni, ponendo l'accento sulla sacralità della vita in ogni sua fase e sul ruolo imprescindibile della famiglia come cellula fondamentale della società. Il titolo del pezzo riassume efficacemente la posizione: Titolo del pezzo: “La vita e i suoi valori non si negoziano mai”. Un punto a favore della Roccella. Da ritagliare. Questa affermazione esprime un principio di non negoziabilità sui valori fondamentali legati alla vita, posizionandosi in netto contrasto con qualsiasi forma di selezione o interruzione basata su criteri non terapeutici.

Il dibattito non si limita solo alle questioni generali, ma si spinge anche a interrogativi molto specifici e complessi sulla natura della vita umana e sui suoi confini, anche in relazione alle fasi più precoci dello sviluppo. Un esempio di questa profondità di riflessione emerge dalla recensione di un'opera filosofica e scientifica. Giovedì 29. (Santa) Controriforma di Francesco Agnoli che sul Foglio recensisce il libro di Giovanni Strafellini, dell’Università di Trento: “L’anima e i confini dell’umano. Tra scienza, fede e bioetica” (ed. il Margine) e ne riporta dei passi. L'indagine sui primi stadi dello sviluppo fetale e la sua "animatezza" è un terreno fertile per discussioni tra scienza e fede. Ecco quello sul feto: “da un punto di vista quantitativo il complesso sistema neuronale del feto è sì confrontabile con quello di un animale con anima sensitiva” ma lo stesso non si può dire se valutiamo il suo grado di animatezza… qui le informazioni che sono trasmesse nel cervello con la formazione delle sinapsi sono infatti qualitativamente diverse, diverse da quelle trasmesse nel cervello di un animaletto”. Questa distinzione, seppur complessa, tenta di definire una specificità dello sviluppo umano che va oltre la semplice comparazione quantitativa, cercando di argomentare una differenza qualitativa nel potenziale e nella struttura cerebrale che potrebbe avere implicazioni nella considerazione etica del feto. L'espressione successiva, "Meno male!", evidenzia la rilevanza di tale distinzione per chi sostiene una visione specifica dell'inizio della vita umana.
La bioetica è un campo in costante evoluzione, influenzato non solo da scoperte scientifiche, ma anche da casi limite e da esperimenti che spingono le frontiere della conoscenza e della manipolazione della vita. In un contesto diverso ma comunque attinente alla manipolazione genetica e alla clonazione, si colloca la notizia su Hwang Woo Suk. Invece per la serie: mai dire mai, Hwang Woo Suk, il falso creatore delle cellule staminali “su misura” ritorna e ci riprova. A Seul, con un gruppo di scienziati russi, sta cercando di clonare un mammut. Giovanni Caprara sul Corriere di giovedì. Questo episodio, seppur non direttamente legato all'aborto selettivo, rientra nel più ampio dibattito sulla capacità umana di alterare i processi naturali e sulle implicazioni etiche e scientifiche di tali imprese, spingendo i confini di ciò che è tecnicamente possibile e moralmente accettabile.

Riflessioni sulla Copertura Mediatica e la Sensibilità Pubblica
La maniera in cui le notizie vengono selezionate, presentate e valorizzate dai media ha un impatto significativo sulla percezione pubblica delle questioni bioetiche e sociali. L'attenzione o la sua assenza possono orientare il dibattito e la consapevolezza collettiva. Alcuni esempi forniti mettono in luce proprio questa dinamica.
Il modo in cui un evento di risonanza internazionale viene riportato può essere indicativo delle priorità editoriali. Domenica 25. Il papa è a Cuba. Cinque colonne, due foto e 120 righe per il bastone. Neppure 5 righe per le centinaia di migliaia di pellegrini nelle vie (Repubblica, pag. 17). Questo commento, probabilmente proveniente da una prospettiva critica, suggerisce che talvolta i dettagli secondari o gli aspetti più "pittoreschi" di un evento possano ricevere maggiore enfasi rispetto alla sua portata umana o spirituale, che coinvolge un gran numero di persone.
Parallelamente, l'assenza di notizie o la limitata diffusione di certi argomenti può sollevare interrogativi. Lunedì 26. Cinema. La rivolta dei “cristeros”, uscirà in tutta l’America latina e del Nord, ma non in Europa (box di Avvenire). Chissà perché. Questa notazione, seppur su un tema cinematografico, allude a possibili filtri culturali o ideologici nella distribuzione di contenuti che potrebbero sfidare o non allinearsi con certe sensibilità dominanti in determinate aree geografiche o mediatiche.
Il panorama delle dinamiche familiari e sociali è in continua evoluzione, e i media spesso si trovano a dover interpretare e divulgare situazioni inedite che mettono alla prova le convenzioni. Un caso limite riportato dalla stampa illustra bene la complessità delle nuove configurazioni familiari e delle questioni di parentela. Mercoledì, 28 e solo su Avvenire, pag. 15 questa (triste) notizia. Olanda. Moglie con marito sterile vuole il seme del suocero. Il bimbo che nascerà sarà quindi fratello del padre e nel contempo figlio e nipote del nonno. No comment. La formula "No comment" in questo contesto suggerisce la difficoltà, o la ritrosia, nel formulare un giudizio etico o sociale immediato su una situazione che sfida le categorie tradizionali di parentela e filiazione, ponendo interrogativi profondi sulla definizione di famiglia e sui legami biologici e sociali.
Anche il dibattito sulle trasformazioni legali e sociali che riguardano l'istituzione del matrimonio e della famiglia è ampiamente presente nelle cronache. Sempre sul quotidiano dei Vescovi, nella sezione degli editoriali il biogiurista Francesco D’Agostino commenta invece la recente “moda” del divorzio breve, anzi brevissimo, meglio se istantaneo ! e ricorda la sociologa Irène Théry, inventrice del neologismo: démariage. Questo testimonia come le dinamiche normative e sociali, accelerando i processi di separazione, inneschino una riflessione sulla solidità e sul significato stesso del vincolo matrimoniale. Di contro, emergono visioni più inclusive e aperte sulle configurazioni familiari, che ampliano il concetto di "costellazione familiare" al di là dei modelli tradizionali. Di diversa opinione sul Riformista - ma non doveva chiudere ? - Maria Bonafede. La pastora valdese - nel senso non bucolico del termine ma ministra del culto del prete Valdo, si spinge oltre è afferma che anche due persone anziane dello stesso sesso, possono costituire una costellazione familiare. Questa affermazione di una ministra di culto valdese evidenzia una sensibilità teologica e sociale differente, che riconosce dignità e validità a formazioni familiari che trascendono le definizioni più canoniche, sottolineando la varietà delle espressioni affettive e di convivenza nella società contemporanea. La chiosa "Astrologhi avvertiti" è un commento ironico che sottolinea la novità e la potenziale portata di tale visione rispetto a schemi tradizionali.
Infine, la cronaca politica e sociale offre spesso spunti sulla visibilità e sul riconoscimento dei diritti di minoranze e nuove forme di convivenza, questioni che intersecano direttamente il tema della dignità umana e dell'uguaglianza. E infine per la serie al fine di Gaya, dopo il no di Gianni Alemanno per la registrazione del suo matrimonio, alla Camera dei Deputati Gianfry Fini, solleva il caso Concia. La parlamentare paladina del mondo lesbo, gay ,bisex, trans e che ne ha più ne metta chiede l’assistenza sanitaria per sua moglie, marito o coniuge, Ricarda. Repubblica a pag. 19. Questo esempio mette in luce la battaglia per il riconoscimento legale e sociale delle unioni omosessuali e dei diritti ad esse connessi, come l'assistenza sanitaria. Il caso Concia, sollevato a livello parlamentare, rappresenta un momento significativo nel percorso di inclusione e di estensione dei diritti a tutte le "costellazioni familiari", come richiamato in precedenza. La conclusione "Buona Pasqua a tutti, ma che fatica" racchiude un senso di complessità e stanchezza di fronte a un panorama così variegato e spesso controverso di questioni sociali, bioetiche e di cronaca, evidenziando la fatica del confronto e del dibattito continuo su temi che toccano profondamente la vita delle persone e i valori della società.
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