Infezioni da Coxiella burnetii: Rischi in Gravidanza e Aborto – Una Prospettiva Zoonotica e Riproduttiva

La Febbre Q, inizialmente denominata Query Fever per la sua natura enigmatica, è una patologia infettiva causata da un piccolo batterio intracellulare, la Coxiella burnetii, capace di infettare sia gli animali, inclusi volatili, zecche e in particolare i ruminanti, sia l'uomo. Questa malattia è stata individuata per la prima volta nell'uomo nella seconda metà degli anni '30 del secolo scorso dal patologo australiano Derrick, in un paziente che lavorava in un mattatoio di Brisbane e presentava sintomatologia respiratoria. L'infezione è stata subito dopo identificata anche negli Stati Uniti e, in seguito, già dopo la seconda guerra mondiale, la sua presenza è stata accertata in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

La Febbre Q è una malattia infettiva di tipo zoonotico, diffusa a livello mondiale, anche se vi sono zone endemiche, come il Mediterraneo, dove talvolta si verificano focolai o casi sporadici nell'uomo. Nonostante la sua ampia diffusione, la prevalenza reale della Febbre Q nell’uomo non è perfettamente conosciuta, anche perché nel nostro paese non è soggetta a notifica obbligatoria, il che contribuisce a un'incidenza sottovalutata. La coxiellosi (o Febbre Q quando si verificano casi nell'uomo) rappresenta un esempio significativo di malattia generata dall'interazione complessa tra l'ambiente, l'animale (domestico o selvatico) e l'uomo, sottolineando l'importanza dell'approccio olistico One Health per affrontare le malattie zoonotiche emergenti e riemergenti.

Il Patogeno: Coxiella burnetii e le Sue Peculiarità

Coxiella burnetii è un batterio a vita intracellulare obbligata, non capsulato, immobile e molto pleomorfo, presentandosi da una forma rotonda a una bacillare. Simile alla Legionella, per moltiplicarsi deve infettare le cellule ospiti, comportandosi quindi quasi come un virus. Una delle caratteristiche più rilevanti di Coxiella burnetii è la sua straordinaria capacità di sopravvivere a lungo nell’ambiente esterno, grazie a uno stadio di resistenza simile alle spore. Ad esempio, è in grado di persistere per circa 24 mesi nei liquami e nel letame. Questa persistenza ambientale è fondamentale per la sua diffusione. I batteri responsabili della febbre Q, come le rickettsie, possono vivere solo all’interno delle cellule di altri organismi, ma una volta espulsi, sopravvivono per mesi nella polvere e nelle feci. È notevole che persino un solo batterio possa causare l’infezione. A causa di queste caratteristiche di resistenza e infettività, i batteri di Coxiella burnetii sono stati anche considerati un potenziale agente di guerra biologica. Lo stadio di replicazione intracellulare rende il trattamento antibiotico complesso e poco efficace, richiedendo in genere cicli prolungati.

Microscopio Coxiella burnetii

Modalità di Trasmissione e Serbatoi dell'Infezione

La trasmissione di Coxiella burnetii, sia negli animali sia nell’uomo, avviene principalmente per via respiratoria mediante inalazione di polvere contaminata. Le forme di resistenza dei batteri sono presenti soprattutto nella placenta e negli invogli fetali degli animali infetti, in particolare bovini, ovini e caprini. Il rischio di infezione per l'uomo è più elevato al momento della nascita o in caso di aborto di animali infetti. Questo accade perché, durante le ultime settimane di gestazione, la moltiplicazione dei microrganismi aumenta, raggiungendo concentrazioni molto elevate in organi e tessuti quali utero, placenta o membrane e liquidi fetali. La placenta di un animale infetto da Coxiella burnetii può ospitare più di un milione di microrganismi per grammo. Durante il parto o in caso di aborto, questi microrganismi si disperdono nell'ambiente e possono persistere nell'aria addirittura per 2 settimane. Grandi quantità di batteri sono escrete in forma di aerosol, contaminando l'ambiente e causando un aumento della concentrazione degli anticorpi, in particolare le IgG, nel sangue degli animali esposti.

La principale fonte di infezione per l'uomo è rappresentata dai ruminanti domestici, in particolare i bovini, tramite inalazione di aerosol contenenti Coxiella burnetii dopo il parto o tramite materiali contaminati quali letame o paglia. Tuttavia, non bisogna dimenticare i contagi che possono verificarsi anche attraverso gli animali d’affezione, come i gatti, soprattutto durante il parto. Il microrganismo è anche abituato a vivere nelle zecche, responsabili della trasmissione dagli animali selvatici al bestiame. La trasmissione, però, non avviene soltanto attraverso il morso della zecca, ma anche le sue feci secche hanno la capacità di provocare infezioni e causare Febbre Q.

Per molto tempo il latte è stato accusato, senza alcuna prova evidente, di avere un ruolo nella diffusione del batterio, al contrario di quanto risulta evidente per Listeria. Oggi è evidente che la principale via di trasmissione di Coxiella burnetii è per via aerogena e inalatoria. A causa delle sue piccole dimensioni, Coxiella burnetii può essere trasportata dal vento, diffondendo da un allevamento all’altro. Ciò è stato evidenziato da un monitoraggio eseguito su 95 allevamenti da latte del Dipartimento di Finisterra (Francia), dove si rilevava la contaminazione di allevamenti situati sottovento ad allevamenti infetti. Gli animali e l’uomo acquisiscono normalmente l’infezione inalando l’aerosol contaminato da forme extracellulari di C. burnetii eliminate dai soggetti infetti. Nei bovini, tuttavia, è considerata come via d’infezione anche quella orale.

Dopo una prima replicazione nei linfonodi regionali prossimi alla porta d’ingresso dell’infezione, si verifica una batteriemia che dura da 7 a 21 giorni, a seguito della quale l’organismo si localizza nella ghiandola mammaria e nella placenta degli animali infetti. Nei bovini, l’infezione si propaga solitamente ad animali recettivi tramite l’ambiente contaminato da un animale infetto che spesso elimina il microrganismo al momento del parto. I nuovi infetti sviluppano l’infezione primaria con pochi o nulli sintomi clinici, ma il batterio, dopo l’iniziale fase acuta, può persistere nell’organismo dando luogo a un’infezione cronica ed essere eliminato in grandi quantità nell’ambiente quando la bovina, persistentemente infetta, partorisce. L’eliminazione di C. burnetii può avvenire anche durante il parto fisiologico; inoltre, gli animali infetti possono eliminare persistentemente C. burnetii nel latte e in maniera intermittente nelle urine, feci, muco vaginale e liquido seminale. Il microrganismo, persistendo a lungo sotto forma di una struttura “spore-like” negli aerosol, può essere diffuso e trasportato dal vento dagli ambienti rurali/zootecnici contaminati, raggiungendo anche le aree urbane, dove è stata documentata la presenza di focolai umani.

Ciclo di trasmissione Febbre Q

Febbre Q negli Animali: Impatto sulla Riproduzione e la Produttività

Nei ruminanti domestici, che rappresentano la principale fonte di infezione per l’uomo, la Febbre Q ha spesso un decorso subclinico. Tuttavia, può causare aborti tardivi, natimortalità e endometrite, con importanti implicazioni per la salute riproduttiva e la produttività aziendale. Nei bovini, l’infezione da Coxiella burnetii è molto diffusa, con circa il 40% degli allevamenti infetti, ed è in grado di causare aborti medio-tardivi, di impattare negativamente l’attività riproduttiva e di aumentare l’incidenza di metriti e/o endometriti. I segni clinici più frequentemente osservati nei bovini sono correlati a disturbi riproduttivi come aborto tardivo, mortalità neonatale, nascita di vitelli poco vitali e parti prematuri. Inoltre, la febbre Q è anche associata a un aumento del rischio di ritenzione della placenta e di metrite/endometrite, principalmente a causa dell’azione diretta del batterio stesso o in conseguenza agli episodi abortivi che predispongono alla ritenzione placentare.

In alcuni casi, i sintomi clinici possono manifestarsi quando l’infezione si verifica in una popolazione mai infettata in precedenza o nel caso di una ridotta immunità di mandria. La comunità scientifica è concorde nel sospettare che Coxiella burnetii sia responsabile di disordini riproduttivi come l’endometrite cronica e l'infertilità. Il suo ruolo nelle forme respiratorie è attualmente sotto indagine.

Allevamento di bovini
Nei piccoli ruminanti, come ovini e caprini, l'aborto assume un carattere epidemico. In particolare, nelle capre, la cosiddetta “tempesta di aborti” rappresenta l’esito più eclatante della febbre Q. Si tratta di un fenomeno caratterizzato dalla rapida successione di numerosi aborti nello stesso periodo, spesso concentrati nell’arco di pochi giorni o settimane. Questo evento dipende dalla massiva escrezione di C. burnetii, rendendo il meccanismo fortemente autoalimentante, dove l’aborto di alcuni animali funge da potente amplificatore epidemiologico, alimentando un ciclo infettivo esplosivo. Nella specie bovina, gli aborti sono meno comuni rispetto agli ovicaprini, mentre i fenomeni di infertilità, ipofertilità e metriti puerperali sono decisamente più frequenti. Altri segni importanti includono la nascita di vitelli morti, disvitali o molto deboli. La Febbre Q nel bovino presenta un decorso asintomatico, rendendo difficile una diagnosi basata su segni clinici evidenti, con infezioni latenti della mammella e dell’apparato genitale che si verificano frequentemente.

Coxiella burnetii è un agente zoonotico che può avere un forte impatto sulle prestazioni riproduttive delle bovine da latte. Diversi studi hanno riportato l'associazione di Coxiella burnetii con disturbi riproduttivi, diversi dall'aborto, nei bovini. Nonostante ciò, le prove dell'associazione del solo batterio con le lesioni uterine sono ancora limitate. I Professori Davide De Biase e Orlando Paciello, dell’Università di Napoli, hanno descritto per la prima volta la presenza di C. burnetii associata ad endometrite, vasculite uterina e fibrosi. A loro avviso, la coxiellosi dovrebbe essere considerata molto rilevante in veterinaria per lo sviluppo della prevenzione e della cura volte al miglioramento della salute e del benessere animale, per la gestione dell'infezione al fine di limitare le potenziali e gravi perdite produttive e per il potenziale zoonotico.

L'esito di un'infezione dell'utero in gravidanza può portare all'aborto, parto prematuro, natimortalità e debolezza nel nascituro, oltre che a progenie clinicamente normale che potrebbe essere o non essere congenitamente infetta. Sfortunatamente, C. burnetii sembra persistere indefinitamente nei bovini e può essere espulsa durante il parto e attraverso il latte, diffondendo l'infezione agli animali domestici e agli esseri umani per inalazione di polvere o aerosol contaminati.

Molti autori dibattono ancora se C. burnetii possa essere responsabile di alcune condizioni legate alla riproduzione, come la ritenzione degli invogli fetali e della placenta, i tassi di concepimento scarsi, infertilità e sterilità, ed endometrite/metrite. In uno studio condotto su 120 allevamenti di bovine da latte nell’Ovest della Francia che ha coinvolto 2.815 bovine, è stato osservato che il rischio di aborto era di 2,5 volte superiore e il rischio di ritenzione placentare era di 1,5 volte superiore nelle bovine sieropositive per Coxiella burnetii rispetto a quelle negative. Nello studio di De Biase e Paciello, è stata descritta per la prima volta la presenza di C. burnetii nei macrofagi nel sito di infiammazione in vacche da latte sterili o sub fertili, suggerendo un ruolo rilevante di C. burnetii come causa dell’endometrite. Tale studio ha impiegato la biopsia uterina di 40 bovine da latte con scarsa fertilità mediante esami istopatologici, PCR e saggi di microbiologia, e ha rilevato che le lesioni dell'endometrio possono essere osservate in relazione all’infezione di C. burnetii in apparente assenza di altri agenti patogeni. Coxiella burnetii è stata identificata nel 25% degli uteri di bovine da latte sterili con endometrite cronica. L'ipotesi è che la persistenza della carica batterica possa contribuire a un’infiammazione cronica e a un danno progressivo, compromettendo la funzionalità del tessuto infetto. La presenza di C. burnetii all'interno del tessuto uterino può spiegare l’infiammazione cronica che, a sua volta, è responsabile di fibrosi da moderata a grave e dei conseguenti e progressivi disturbi riproduttivi.

I dati epidemiologici indicano che almeno il 40% degli allevamenti bovini testati sono positivi. Indagini sierologiche condotte in Europa e in Italia riportano prevalenze nei capi testati che vanno dal 6,2% al 14,4%, e prevalenze più alte a livello di allevamenti infetti tra il 16,7% e il 71%. Prevalenze maggiori sono riportate negli ovini, fino al 19,5% a livello individuale e al 74% a livello aziendale. Nella specie bufalina sono stati riscontrati valori di prevalenza interaziendale variabili dal 17% al 23%. La Febbre Q può causare perdite economiche dirette legate ad aborti, ritenzioni placentari, infertilità e riduzione della produzione di latte, con un costo medio di circa 5 euro per ogni giorno vuoto all’interno dell’intervallo parto-concepimento.

Febbre Q nella specie ovina

Febbre Q nell'Uomo: Quadro Clinico e Rischi Specifici in Gravidanza

Nell'uomo, il quadro clinico dell’infezione è spesso asintomatico, il che ne complica la diagnosi e la conoscenza della reale prevalenza. Dopo un periodo di incubazione di 2-3 settimane, nel 60% dei casi l’infezione primaria decorre in modo asintomatico. Nel restante 40% dei casi, il quadro clinico più frequentemente rilevato è una sindrome simil-influenzale che regredisce spontaneamente dopo alcune settimane. I sintomi si presentano improvvisamente da 9 a 28 giorni dopo l’ingresso dei batteri nell’organismo. Tra i sintomi della Febbre Q si annoverano febbre, forte cefalea, brividi, estrema debolezza, dolori muscolari, perdita dell’appetito e sudorazione, ma non è presente un’eruzione cutanea. Spesso sono interessati i polmoni, con tosse secca (non produttiva), dolore al petto e dispnea, causati dalla polmonite. Occasionalmente viene interessato il fegato, con dolore nella parte superiore destra dell’addome e a volte ittero. I sintomi possono essere gravi negli anziani e nelle persone indebolite da una malattia.

In circa il 4% dei pazienti, l’ospedalizzazione è richiesta in base alla gravità dei sintomi osservati come epatite, polmonite o meningoencefalite. In alcuni casi, la risposta immunitaria non è in grado di controllare l’infezione, e questa può evolvere in forma cronica. I principali sintomi che caratterizzano la forma cronica sono l’infezione vascolare/endocardite, correlata al danno del sistema valvolare, e una così definita “sindrome da stanchezza cronica”. L'endocardite da Febbre Q è una complicanza comune e assai temibile della Febbre Q cronica, un’infezione tendente alla cronicizzazione delle valvole cardiache che, nell’arco di un paio d’anni, può esitare in un’endocardite proliferativa. La Febbre Q cronica è una malattia grave che si manifesta in meno del 5% delle persone che contraggono l’infezione e può svilupparsi da alcune settimane a molti anni dopo l’infezione iniziale.

Sintomi Febbre Q nell'uomo
I soggetti a rischio più elevato di sviluppare la Febbre Q cronica includono donne in gravidanza, persone con sistema immunitario indebolito da malattie o farmaci, e individui con disturbi delle valvole cardiache. La Febbre Q cronica coinvolge frequentemente la membrana che riveste il cuore e le valvole cardiache, e talvolta interessa le ossa, le articolazioni artificiali (protesi) e il fegato. Senza trattamento, solo nell’1% dei casi di Febbre Q acuta si verifica il decesso, ma l’endocardite da Febbre Q non trattata è quasi sempre letale, anche se con il trattamento antibiotico la mortalità è inferiore al 5%.

Rischi Specifici in Gravidanza per l'Uomo

Un aspetto cruciale dell'infezione da Coxiella burnetii nell'uomo riguarda i rischi specifici durante la gravidanza. Le donne che contraggono l'infezione durante la gravidanza sono maggiormente a rischio di aborto spontaneo o parto prematuro. Le infezioni in gravidanza possono avere conseguenze molto gravi sul feto, rendendo la Febbre Q una patologia di particolare preoccupazione per la salute pubblica, nonostante la sua spesso subclinica presentazione. Fino al 20% dei soggetti con Febbre Q può manifestare la cosiddetta sindrome da affaticamento post-febbre Q, caratterizzata da astenia grave, dolori muscolari, cefalea, sensibilità alla luce, alterazioni dell’umore e difficoltà a dormire. I soggetti maggiormente a rischio di contrarre la malattia sono i veterinari buiatri, gli allevatori e gli operatori nei macelli e nei laboratori, gli addetti alla lavorazione della carne e dei prodotti lattiero-caseari, i ricercatori presso laboratori in cui si tengono ovini e persone che risiedono in un’area entro alcuni chilometri sottovento a una fattoria con animali infetti.

Febbre Q nella specie ovina

Diagnosi dell'Infezione da Coxiella burnetii

La diagnosi del quadro clinico dell’infezione è spesso complicata dalla sua natura asintomatica o dai sintomi aspecifici che possono essere confusi con altre patologie. La Febbre Q è una malattia con un'incidenza sottovalutata, anche a causa della non obbligatorietà della notifica in alcuni paesi. Per accertare il ruolo di Coxiella burnetii e procedere a test diagnostici di laboratorio, si utilizzano principalmente due metodi: la Reazione a Catena della Polimerasi (PCR) e il test ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay).

Diagnosi negli Animali:La diagnosi della malattia negli animali può essere eseguita solo attraverso il ricorso al laboratorio, ma le metodologie non sono ancora pienamente standardizzate come nell’uomo, rappresentando un punto critico per il controllo della patologia.

  • PCR: Consente l’identificazione della presenza del DNA del batterio nei campioni testati. È fondamentale in caso di aborti recenti per identificare gli agenti patogeni eventualmente coinvolti. La PCR eseguita sul latte di massa è utile per la valutazione dello stato sanitario della mandria e per determinare l’attiva circolazione del batterio, in particolare prima dell’eventuale fusione di due allevamenti o dell’acquisto di un singolo o di un gruppo di animali. Per i casi di aborto è possibile analizzare il feto e gli invogli (almeno due cotiledoni) attraverso la PCR. In assenza di queste matrici, è possibile analizzare il materiale cervico-vaginale ottenuto tramite un tampone. È importante notare che la probabilità di avere una PCR positiva sul muco vaginale diminuisce drasticamente dopo una settimana dal parto o dall'aborto, per cui il prelievo delle secrezioni vaginali per la diagnosi diretta deve essere effettuato entro 7 giorni dal parto stesso.
  • ELISA: Rileva la presenza nel siero di anticorpi prodotti dagli animali infettati da Coxiella burnetii. A livello di allevamento, il test ELISA consente di valutare la circolazione del patogeno, essendo raccomandato per l’esecuzione delle analisi sierologiche di routine nei bovini, sia su siero che su latte di massa o di singolo animale. La diagnosi di infezione in allevamento può essere eseguita attraverso un controllo sierologico eseguito su animali adulti. Pur non essendo una regola, i soggetti escretori cronici di Coxiella burnetii hanno in genere valori del test ELISA con indice S/P elevato e un test di fissazione del complemento positivo.
  • Materiali per la Diagnosi: I materiali più idonei per la diagnosi diretta di Febbre Q nei bovini sono il muco vaginale, la placenta e i tessuti fetali. Questi campioni devono essere prelevati dai feti abortiti, dalle placente e dagli scoli vaginali il più presto possibile dopo l’aborto. Il latte, il colostro e le feci possono essere impiegati per la ricerca dell’agente eziologico, ma la diagnosi di malattia a partire da questi materiali biologici è meno affidabile, poiché Coxiella burnetii viene escreta primariamente per via genitale. È importante ricordare che una bovina asintomatica può eliminare Coxiella burnetii a livelli similari a quelli di bovine con segni clinici d’infezione, rendendo cruciale associare la PCR a test sierologici.

Nonostante le numerose tecniche diagnostiche disponibili, nessuna di queste metodologie è stata riconosciuta come test ufficiale dall’OIE (Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale), per cui la diagnosi della malattia deve prevedere l’impiego combinato di più metodologie su più soggetti, e i risultati diagnostici vanno valutati a livello aziendale più che a livello individuale. In caso di ritorni in calore ripetuti, l’infezione da Coxiella burnetii è da prendere in considerazione.

Test diagnostici Febbre Q
Per ovviare ai limiti della diagnostica tradizionale, in medicina umana il saggio del γ-IFN (gamma-Interferon) è stato utilizzato nelle campagne vaccinali contro la C. burnetii e per la diagnosi precoce di Febbre Q, mostrando una sensibilità maggiore rispetto ai test sierologici. Analogamente, si intende sviluppare, nel bovino e nel bufalo, un test per quantificare la produzione di γ-IFN in seguito a stimolazione linfocitaria con C. burnetii e antigeni ricombinanti, poiché ad oggi non ci sono studi pubblicati sull’impiego del γ-IFN nella diagnosi di Febbre Q negli animali.

Diagnosi nell'Uomo:I sintomi della Febbre Q assomigliano a quelli di altri disturbi e, pertanto, non sono d’aiuto ai medici per la diagnosi immediata. Se i medici sospettano la Febbre Q, possono chiedere al paziente se si sia recato presso o nelle vicinanze di una fattoria, data la presenza di bovini, ovini e caprini come ospiti dei batteri. Per confermare la diagnosi, i medici possono ricorrere al test di immunofluorescenza per verificare la presenza di anticorpi nei campioni di sangue. Tuttavia, effettuare il test una sola volta non è sufficiente; deve essere ripetuto da 3 a 6 settimane più tardi per verificare un aumento dei livelli anticorpali. Pertanto, i test anticorpali di solito non aiutano a diagnosticare l’infezione subito dopo la manifestazione dei sintomi, ma possono contribuire alla conferma della diagnosi in seguito. Per rilevare i batteri con maggiore rapidità, si utilizza anche la tecnica della reazione a catena della polimerasi (PCR). I medici possono eseguire biopsie del tessuto infetto. In presenza di tosse o altri sintomi respiratori, viene eseguita una radiografia del torace.

Prevenzione e Controllo della Febbre Q

Le misure di prevenzione e controllo della Febbre Q mirano a ridurre l’escrezione e la diffusione del batterio, minimizzando il rischio di contaminazione tra animali e di infezione per il personale degli allevamenti e la popolazione generale. Tuttavia, le misure di biosicurezza non sono sempre specifiche e possono avere un’efficacia limitata, specialmente considerando la via di trasmissione aerogena e l’elevata resistenza di Coxiella burnetii nell’ambiente.

Misure di Biosicurezza e Gestione Ambientale:La rapida e sistematica rimozione e distruzione (previo congelamento e invio all'incenerimento) di feti abortiti e di invogli fetali è la prima e più importante misura da adottare. Questi materiali non devono essere smaltiti in letamaia, anche quelli provenienti da bovine che partoriscono normalmente e a termine, data l'elevata carica batterica che possono contenere. Altre raccomandazioni includono la copertura delle deiezioni e il loro spandimento solo in condizioni atmosferiche favorevoli, caratterizzate dall’assenza di vento, al fine di prevenire la dispersione aerea del patogeno. È anche consigliabile prevedere adeguati tempi di maturazione delle deiezioni prima dello spandimento nei campi ed eventualmente ricorrere alla neutralizzazione di C. burnetii mediante trattamento con calcio cianamide al 0,4%. Il controllo degli animali introdotti in allevamento e l'igiene nella zona parto sono misure fondamentali di gestione sanitaria. Inoltre, è buona pratica isolare preventivamente in box separati gli animali che hanno abortito e quelli in fase avanzata di gravidanza in allevamenti in cui sia presente la coxiellosi. Per evitare focolai di Febbre Q fra i visitatori di esposizioni, nel periodo finale di gestazione è consigliabile tenere gli animali nella stalla. Negli zoo dove i visitatori possono toccare gli animali, i ruminanti devono essere regolarmente testati contro la Coxiella burnetii. I detentori di animali devono notificare al loro veterinario tutti gli aborti di bovini, ovini o caprini, in quanto la coxiellosi è una malattia da sorvegliare e soggetta a notifica obbligatoria in bovini, ovini e caprini, così come gli aborti negli animali a unghia fessa.

Protezione Individuale e per Gruppi a Rischio:Per il personale di allevamento, l'opportunità di indossare guanti e mascherine durante il parto negli allevamenti infetti è una misura di protezione essenziale. Le donne in gravidanza e, in generale, i soggetti a maggior rischio di danni clinici non dovrebbero assistere al parto di animali negli allevamenti infetti, per minimizzare l'esposizione diretta. La prevenzione della Febbre Q per l'uomo implica anche il consumo esclusivo di latte e prodotti lattiero-caseari pastorizzati, poiché il rischio di infezione attraverso il latte si azzera dopo la pastorizzazione.

Placenta infetta

Controllo Vaccinale e Terapeutico:Per il controllo della Febbre Q nel bovino è disponibile un vaccino in grado di ammorbidire i sintomi clinici e di limitare l’escrezione batterica, contribuendo così ad abbassare il livello di contaminazione ambientale. La vaccinazione rappresenta la strategia migliore nella prevenzione e/o riduzione dell’escrezione del batterio responsabile della Febbre Q e nella protezione della mandria nei confronti dell’infezione. In uno studio condotto su 120 allevamenti, è stato rilevato che il rischio di escrezione batterica risulta inferiore negli allevamenti in cui sia le manze che le vacche erano vaccinate in modo sistematico fin dall’inizio dell’implementazione del piano vaccinale, rispetto agli allevamenti in cui erano vaccinate le sole manze. La vaccinazione dell’intera mandria porta a una rapida e stabile riduzione del livello di contaminazione di Coxiella burnetii nell’ambiente. Idealmente, la vaccinazione delle manze dovrebbe iniziare a partire dai 4-5 mesi di vita, con due iniezioni a distanza di 3 settimane, e un richiamo somministrato un anno dopo e comunque prima della prima inseminazione artificiale. In considerazione dell’ottimale profilo di innocuità del vaccino (Coxevac®), le bovine gravide possono essere vaccinate senza alcun rischio.

Gli studi hanno dimostrato la validità della vaccinazione: in un altro studio condotto in 74 allevamenti e che ha coinvolto più di 5.000 bovine, è stata rilevata una riduzione del 30% del rischio di aborto nelle bovine vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. Inoltre, il rischio di un ritorno in calore dopo la prima inseminazione artificiale si dimezza nelle manze vaccinate. Secondo i dati ottenuti da Lopez-Gatius nel 2013, in una mandria infetta da Febbre Q, il tasso di concepimento dopo la prima inseminazione artificiale è risultato essere di 11,8 punti percentuali maggiore negli animali vaccinati (41,9% nei vaccinati rispetto al 30,1% dei controlli). Questo studio ha anche evidenziato una marcata riduzione (pari a 2 settimane) dell’intervallo parto-concepimento (106 giorni nel gruppo controllo rispetto ai 92 giorni rilevati nel gruppo vaccinato), senza differenze significative tra primipare e pluripare.

Vaccinazione bestiame
Nonostante l’efficacia della vaccinazione, questa non esime l’allevatore dall’applicazione delle altre misure di gestione sanitaria. I principali fattori di rischio per la diffusione dell’infezione, ovvero l’acquisto di nuovi capi e la dimensione dell’allevamento, devono essere gestiti attivamente.

L’utilizzo degli antibiotici può essere preso in considerazione per il trattamento di bovine che hanno abortito, al fine di ridurre l’escrezione batterica e la contaminazione ambientale. Nell'uomo, l’infezione iniziale viene trattata con doxiciclina (una tetraciclina), assunta per via orale, solitamente per 2 settimane. Per la malattia grave può essere necessario un ciclo di trattamento più lungo. Sebbene alcune tetracicline assunte per più di 10 giorni possano causare pigmentazione dei denti nei bambini di età inferiore agli 8 anni, un breve ciclo (da 5 a 10 giorni) di doxiciclina è raccomandato per i bambini di qualsiasi età e può essere utilizzato senza causare la pigmentazione o l’indebolimento dello smalto dei denti. In caso di endocardite da Febbre Q, il trattamento viene somministrato per mesi o anni, di solito per almeno 18 mesi, ma alcune persone necessitano del trattamento per tutta la vita, spesso con l'aggiunta di idrossiclorochina alla doxiciclina. Spesso, il trattamento antibiotico è solo parzialmente efficace, rendendo necessaria la sostituzione chirurgica delle valvole cardiache danneggiate.

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