L’indice di massa corporea e il suo impatto cruciale sulla fertilità femminile

La ricerca di una gravidanza rappresenta un percorso complesso, influenzato da una moltitudine di fattori che spaziano dalla genetica all'ambiente. Negli ultimi anni, l'attenzione della comunità scientifica si è focalizzata in modo crescente sull’indice di massa corporea (IMC o BMI) e sul suo impatto diretto sulla capacità riproduttiva. La letteratura scientifica fornisce prove inequivocabili: il peso corporeo, inteso sia come eccesso che come carenza, incide in modo rilevante sulla fertilità, modulando l’equilibrio ormonale e la salute metabolica della donna.

rappresentazione schematica dell'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio

Comprendere l’indice di massa corporea (BMI)

Per valutare il peso forma si utilizza l’indice di massa corporea (BMI - Body Mass Index), un rapporto numerico calcolato dividendo il peso di un individuo per il quadrato della propria altezza (kg/m²). L’indice di normalità è considerato per livelli tra 18,5 e 24,9. Oltre questa soglia si entra nelle categorie di sovrappeso (25-29,9) e obesità (superiore a 30). Sebbene sia uno strumento utile, è importante ricordare che non tiene conto della distribuzione della massa muscolare e grassa; pertanto, deve sempre essere interpretato in un contesto clinico più ampio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa un miliardo di persone nel mondo è in sovrappeso e circa 300 milioni sono obese. Nei paesi industrializzati, sovrappeso e obesità sono disturbi sempre più diffusi che, oltre al problema estetico, hanno importanti ripercussioni sulla salute individuale e riproduttiva.

Gli effetti del sottopeso: quando la carenza energetica blocca la vita

La letteratura scientifica fornisce la prova che le donne sottopeso (BMI <19 kg/m²) impiegano una durata di tempo quattro volte più lunga rispetto alle donne normopeso per concepire. In media, le donne sottopeso impiegano 29 mesi per ottenere una gravidanza, contro i 6,8 mesi delle donne con un peso normale.

Questo accade perché, nel momento in cui si verifica una carenza energetica prolungata, l'organismo sfrutta le poche risorse disponibili per mantenere in funzione gli organi vitali, a scapito di quelli deputati ad altre funzioni, come gli organi riproduttivi. Un IMC basso può essere indicativo di malnutrizione o di un apporto calorico insufficiente, portando a cicli mestruali irregolari o all’assenza completa di mestruazioni (amenorrea). Il corpo percepisce la malnutrizione come un segnale che non è il momento giusto per la riproduzione, sopprimendo così l’ovulazione e riducendo la qualità degli ovuli e le riserve ovariche.

Il sovrappeso e l’obesità: squilibri metabolici e ormonali

D’altra parte, un IMC elevato, soprattutto nella fascia dell’obesità, presenta sfide significative. In un recente lavoro pubblicato su Fertility and Sterility, un BMI elevato della donna ricevente è risultato associato a minori tassi di gravidanza clinica e di nati vivi. L'eccesso di tessuto adiposo non è solo un deposito di energia, ma un vero e proprio organo endocrino capace di influire direttamente sulla secrezione e sulla biodisponibilità degli ormoni sessuali.

L'eccesso di grasso corporeo comporta diverse conseguenze:

  • Squilibrio ormonale: Il tessuto adiposo converte i precursori ormonali in estrogeni attraverso l'aromatizzazione. Questo iperestrogenismo relativo altera l'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, portando a ovulazioni meno frequenti o assenti.
  • Resistenza all’insulina: L’obesità è spesso associata a insulino-resistenza, che agisce direttamente sulle ovaie provocando un aumento della produzione di androgeni. Questo fenomeno è strettamente legato alla sindrome dell'ovaio policistico (PCOS).
  • Infiammazione e stress ossidativo: Sovrappeso e obesità aumentano l’infiammazione sistemica, riducendo la qualità ovocitaria e la risposta ovarica alla stimolazione ormonale.

La "Normal-Weight Obesity" e la composizione corporea

Non basta essere normopeso per considerarsi al riparo da rischi. Una donna può avere un BMI nella norma ma una massa grassa superiore al 30%, una condizione nota come "normal-weight obesity". Questa condizione comporta gli stessi rischi metabolici dell’obesità franca: aumentano infiammazione, insulino-resistenza e stress ossidativo, con un impatto negativo su ovulazione, qualità ovocitaria, endometrio e probabilità di impianto. È quindi fondamentale valutare non soltanto il peso, ma la composizione corporea e il rapporto vita/fianchi, considerando un campanello d’allarme se superiore a 0,80.

infografica sulla composizione corporea e distribuzione del grasso

Impatto sui trattamenti di procreazione medicalmente assistita

Il peso corporeo non influenza solo il concepimento spontaneo, ma anche i tassi di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). Nei trattamenti di stimolazione ovarica, le donne obese necessitano spesso di dosi maggiori di gonadotropine a causa di una maggiore resistenza ai farmaci, il che può provocare una risposta ovarica subottimale.

Inoltre, il tasso di gravidanza dopo trattamenti di procreazione medicalmente assistita è mediamente il 20% più basso nelle donne obese rispetto alle normopeso. Uno studio dell’Academic Medical Center di Amsterdam paragona la riduzione della fertilità femminile dovuta all’obesità a quella dell’invecchiamento, equiparando ogni unità di BMI superiore a 25 con un anno di età in più delle pazienti.

Alimentazione e fertilità: un binomio inscindibile

L’alimentazione non è un fattore marginale, ma un elemento centrale e modulabile. I dati scientifici mostrano che la qualità complessiva della dieta e l’adesione a modelli alimentari salutari, come la dieta mediterranea, sono associati a migliori parametri embrionali e maggiori tassi di gravidanza.

Per migliorare la salute riproduttiva attraverso l'alimentazione, è utile:

  • Privilegiare verdure, fibre, cibi freschi e proteine di origine vegetale (legumi).
  • Limitare zuccheri, farine raffinate, cibi ultraprocessati e bevande gassate.
  • Curare il microbiota intestinale e vaginale, poiché fibre e alimenti fermentati favoriscono la produzione di acidi grassi a catena corta (come il butirrato), che riducono l’infiammazione locale.

È importante sottolineare che diete estreme, restrittive o il "fai-da-te" rischiano di creare danni peggiori. È sempre necessario rivolgersi a un nutrizionista esperto per ritrovare il proprio peso ideale prima di iniziare la ricerca di una gravidanza.

La programmazione metabolica: un regalo per il futuro bambino

Esistono oggi crescenti evidenze che una buona alimentazione materna possa ridurre il rischio di disturbi metabolici nel bambino. Durante la gestazione si forma una vera e propria programmazione metabolica: il feto "impara" a rispondere a zuccheri, grassi e infiammazione in base all’ambiente nutrizionale in cui è immerso. Una dieta equilibrata, ricca di omega-3 e povera di ultraprocessati, aiuta il bambino a sviluppare un miglior profilo metabolico e immunitario, riducendo il rischio, nel lungo termine, di obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica.

Introduzione alla nutrizione e all'alimentazione consapevole - Lezione 01

L'impatto dello stile di vita

Oltre all'alimentazione, la sedentarietà rappresenta uno dei maggiori fattori predisponenti all'aumento di peso. Stare seduti, guardare la televisione o utilizzare il computer per gran parte del giorno, associato a una mancanza totale di esercizio fisico, altera il bilancio energetico. Al contrario, eseguire regolare attività fisica, come una camminata a passo sostenuto per almeno mezz’ora al giorno, agisce come un valido deterrente all’aumento di peso.

Per le pazienti affette da sindrome dell’ovaio policistico, la letteratura suggerisce di integrare la dieta con inositolo, contenuto in agrumi e verdure verdi, che in alcuni mesi può migliorare l’iperinsulinemia e ripristinare una corretta ovulazione. La buona notizia è che, con monitoraggio medico fin dall’inizio, un cambiamento consapevole delle proprie abitudini e una dieta sana, è possibile mantenere il peso sotto controllo e prevenire complicazioni, migliorando sensibilmente le probabilità di successo nel percorso verso la maternità.

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