Il mondo dell'infanzia è un caleidoscopio di scoperte, in cui il confine tra realtà e immaginazione è incredibilmente fluido. I bambini si immedesimano volentieri con le altre persone o addirittura con gli animali, trasformando ogni momento della giornata in una palestra di crescita emotiva e sociale. I giochi di ruolo sono davvero divertenti per loro e, allo stesso tempo, permettono ai piccoli anche di imparare tantissimo.

Il Potere Educativo dei Giochi di Ruolo
Da soli, con la bambola preferita, con un amico immaginario oppure con mamma e papà: i giochi di ruolo stimolano le competenze chiave sul piano sociale. Tutto è possibile, a qualsiasi età: così sembra quando si osservano i bambini nei giochi di ruolo. Una ragazzina si trasforma improvvisamente in una nobile principessa, in una devota veterinaria o in una sacerdotessa. Il bimbo di quattro anni gioca a calcio già nella Premier League oppure, in veste di commesso, decanta la merce di ultima tendenza. I giochi di ruolo fanno naturalmente parte dell'infanzia e sono una tappa importante nello sviluppo del bambino.
I ruoli impersonati non devono rappresentare nulla di particolare. Le situazioni quotidiane familiari sono di per sé emozionanti a sufficienza per i piccoli. Riproducendo o rappresentando qualcosa come immaginano che debba essere, i bambini riflettono e vedono il mondo da un altro punto di vista. Inoltre, nel gioco vengono messe in scena ed elaborate anche le paure. La bambola è di nuovo gravemente ammalata? Forse si tratta di un'allusione a timori di un bambino non ancora espressi. Il modo migliore per un genitore per scoprirlo è, ancora una volta, giocare con il proprio piccolo.
Dinamiche di Partecipazione Familiare
È comunque un bene non solo favorire i giochi di ruolo dei bambini, lasciando loro tempo e spazio e mettendo loro a disposizione gli accessori necessari, bensì anche parteciparvi attivamente. Se i genitori partecipano ai giochi di ruolo, è bene che il bambino abbia e mantenga il comando. Spetta a lui presentare le regole per il mondo inventato ed esserne il padrone. Viene rafforzata così la sua autostima. Giocando con i bambini, i genitori possono altresì meglio comprenderli, riconoscere le loro esigenze e accorgersi delle loro insicurezze.
Gli esempi di gioco sono infiniti e riflettono il desiderio di emulazione del mondo adulto:
- Maestra e maestro: una lavagna, gessetti colorati, un paio di libri e block-notes, tanti pennarelli. Cartella e merenda.
- Supereroi: Superman, Superwoman, Spiderman, Spiderwoman, forti e invincibili.
- Mamma e papà: essere finalmente adulti! Finalmente avere i propri figli! E finalmente poter permettere o vietare qualcosa! E finalmente essere anche severi.
- Commessa e commesso: un classico, che non diventerà mai noioso. Bastano alcuni pacchetti veri di pasta, qualche frutto e un paio di snack… e via, tutto nel cestino della spesa.
- Nella scuderia: prima o poi molte camere dei bambini vengono trasformate in una scuderia. È semplicissimo: basta collocare gli ostacoli e via… al galoppo!
- Dottore e dottoressa: la valigetta del dottore si trova in ogni cameretta che si rispetti. Un vero stetoscopio non è molto più caro di quello in versione giocattolo. Ma quanto è divertente sentire per davvero il battito del cuore della mamma!
Vede il mondo da un'altra prospettiva. I bambini affrontano in modo ludico le esperienze difficili che vengono così elaborate. Nel gioco viene esercitato il comportamento da tenere in gruppo e con gli altri. Nei giochi di ruolo i bambini rappresentano i conflitti che hanno con il mondo esterno.
Giocare con i bambini (psicologia)
L'Oggetto Transizionale: Un Ponte tra Sé e il Mondo
Accanto al gioco, emerge spesso la figura dell'oggetto transizionale. "Gioco e realtà" è il libro dove il grande psicanalista infantile Donald Winnicott studia e descrive le funzioni di questo oggetto. Il concetto di oggetto transizionale fu coniato proprio da Winnicott intorno alla metà del XX secolo. Secondo lo studioso, la particolarità di questi oggetti è la loro duplice valenza: essi sono reali, cioè effettivamente esistenti e parte della realtà percettiva, e al contempo simbolici, perché assumono un significato particolare non in virtù di ciò che sono ma piuttosto di quanto rappresentano.
Infatti, qualsiasi sia la sua forma, in compagnia dell'oggetto transizionale il bambino sa di avere con sé un oggetto, analogo alla figura genitoriale, rispetto al quale veicolare i propri bisogni emotivi. Come sottolinea Winnicott, l'oggetto transizionale compare tipicamente intorno ai 6-9 mesi e rappresenta un indicatore positivo del rapporto con il genitore. Infatti, durante l'infanzia il bambino apprende la cosiddetta permanenza dell'oggetto: la nozione per cui un oggetto o una persona (ad esempio, la mamma) continua ad esistere anche quando non presente o non visibile. È proprio l'acquisizione di tale consapevolezza che permette di sopportare la frustrazione provocata dall'assenza o separazione dal genitore e di trovare conforto in un oggetto familiare sostitutivo.
Il Significato Psicologico dell'Attaccamento
L'oggetto transizionale non è solo un conforto, ma anche un ponte tra il mondo interno del bambino e il mondo fuori. Per un bambino, l'orsacchiotto rappresenta una parte di mamma che lo accompagna ovunque vada. Che sia al nido, al parco o semplicemente in casa, ma da solo nel lettino pronto per fare la nanna, la sua presenza familiare riduce l'ansia e facilita l'adattamento.
Una buona relazione con l'oggetto transizionale (relazione che decide in piena autonomia il bambino) è la base della salute futura, della creatività, dell'arte e della capacità dell'adulto di fidarsi dell'altro. L'oggetto transizionale lo lascerà quando non ne avrà più bisogno; toglierglielo è un atto di barbarie nei confronti del bambino, è come se tu gli strappassi una parte di sé. Ogni trauma (come togliere un oggetto così prezioso come l'oggetto transizionale, che il bambino percepisce come facente parte di sé e allo stesso tempo del mondo esterno) non farà che rendere il bambino più insicuro, e il processo di autonomia più lento e faticoso.

Gestire la Transizione: Tra Bisogno e Autonomia
Verso gli 8-12 mesi, spesso il bambino si affeziona a un oggetto: pupazzo, ciuccio o copertina di lana. Per vincere l'angoscia della separazione, il bambino ricrea la mamma attraverso la suzione di qualcos'altro, che può essere il suo pollice, un ciuccio, la copertina. Se ha un orsacchiotto, lo abbraccia. Questa soluzione è un ripiego al fatto che non ha la mamma vicino a sé. Una volta cresciuto, il bambino sa immaginare la mamma quando non c'è, ed è in grado di sopportare meglio la separazione; quindi alla fine non avrà più bisogno dell'orsetto, del dito o del ciuccio.
E se il bambino non ha un oggetto "preferito"? Non c'è da preoccuparsi e non significa necessariamente che stia saltando qualche tappa obbligata del suo sviluppo emotivo. L'oggetto transizionale ha di solito un potere calmante per il bambino ed egli vi fa ricorso per rilassarsi e dormire. Dalla suzione del pollice alla comparsa (tra i 4 e i 18 mesi) di un singolo oggetto, vi sono molte altre attività che descrivono la progressiva capacità del neonato di maneggiare oggetti non-me.
L'Importanza della Gradualità
Gli osservatori privilegiati di questo fenomeno sono genitori e insegnanti di asilo nido e scuola dell'infanzia. Verso i 4 anni, di solito con l'inizio del secondo anno di scuola dell'infanzia, le aspettative sociali iniziano a spingere affinché il bambino diventi capace di sopportare l'assenza dei genitori. In realtà il suo significato per il bambino non cambia e, oltretutto, si intensifica l'atteggiamento fedele e premuroso di protezione.
In genere, ad un certo punto, la società fa ricorso a condotte contraddittorie rispetto all'oggetto tanto amato dal bambino. Uno sgarbo, una disattenzione, un'offesa all'oggetto possono favorire autentici fenomeni di sofferenza, anche fisica. Per questo è importante una stretta collaborazione tra genitori e operatori del nido/scuola dell'infanzia. Anziché imporre una separazione forzata dall'oggetto, potenzialmente in grado di generare maggior ansia e resistenza, potrebbe essere più utile ricercare attivamente la collaborazione del bambino e suggerire progressivi compromessi tesi al disinvestimento.

Oltre il Primo Oggetto: L'Evoluzione dei Simboli
Con il passare del tempo, l'oggetto transizionale comincia a duplicarsi, sdoppiarsi, circondarsi di una famiglia di oggetti simili (come le famose attualissime bamboline Lol, i piccoli Mini Pony, automobiline). Le funzioni inizialmente tutte svolte da un unico oggetto cominciano a differenziarsi e ad essere assegnate ciascuna a un nuovo oggetto. Queste transizioni sono naturali e non dovrebbero essere forzate.
L'autonomia è un processo di conquista lungo che dura una decina d'anni. Tu dagli molto amore e vedrai che questo processo si svolgerà da solo, senza bisogno di interventi esterni. Quando un bambino sperimenta precocemente la separazione dalla mamma, la sua mente non è ancora in grado di comprendere che lei ritornerà, e nemmeno di valutare il tempo che lo separa dal suo ritorno. La fiducia si costruisce attraverso la conferma che, nonostante il distacco, l'oggetto (e la mamma) sono pronti ad aspettare.
Diversità nelle Espressioni di Attaccamento
L'utilizzo dell'oggetto transizionale da parte di un individuo autistico presenta distorsioni significative. Per un bambino tipico, l'oggetto transizionale funge da sostituto affettivo del legame con la madre. A differenza dell'oggetto transizionale più comune, un bambino autistico sceglie un oggetto con una consistenza spesso dura e metallica e dalla forma squadrata. È essenziale, per chi educa, osservare le particolarità di ogni bambino, riconoscendo che, talvolta, anche un gesto (come toccare i capelli o la mano della madre) può assumere il valore di un oggetto transizionale.
Il consiglio, dunque, rimane quello di rispettare il bambino e le sue scelte di sicurezza. Se il bambino porta tutto il tempo la bambola con sé, ne ha profondamente bisogno. Metodi coercitivi, ricattatori e/o punitivi non sono mai consigliabili come strategie affinché il piccolo abbandoni il suo ciuccio o il suo peluche. Sarà il bambino stesso, che una volta interiorizzata una grande serenità, vi dirà di lasciare a casa il suo gioco perché ormai è grande.