Il panorama culturale contemporaneo è costantemente alla ricerca di voci autentiche e rappresentazioni che possano sfidare narrazioni consolidate e, talvolta, limitanti. In questo contesto, una nuova e potente espressione artistica e sociale emerge con chiarezza: una nuova narrazione del concetto di amore, sessualità e disabilità. Questo ambizioso obiettivo è al centro del progetto “Sensuability - Ti ha detto niente la mamma?”, promosso dall’associazione Nessunotochimario, che si propone di esplorare e rappresentare senza pregiudizi la sessualità delle persone disabili. Il progetto si manifesta attraverso diverse forme d'arte, tra cui una mostra di fumetti che ha catalizzato l'attenzione di numerosi artisti e del pubblico, offrendo una piattaforma per discussioni cruciali su temi spesso relegati ai margini del dibattito pubblico.
L'iniziativa ha preso forma con una mostra di fumetti presso la Casa del Cinema di Roma, dal 14 febbraio al 14 marzo, coinvolgendo un'ampia schiera di talenti del mondo dell'illustrazione e del fumetto. La partecipazione di molti illustratori, da Milo Manara a Mauro Biani, sottolinea il riconoscimento dell'importanza di affrontare queste tematiche attraverso un mezzo espressivo così diretto e versatile come il fumetto. La scelta di questo linguaggio non è casuale; il fumetto, in quanto fumetto adulto, possiede la capacità intrinseca di esplorare complessità narrative e psicologiche, raggiungendo un pubblico eterogeneo e stimolando una riflessione profonda che va oltre la superficie. Questa forma d'arte si presta egregiamente a smantellare stereotipi e a costruire nuove visioni, rendendo accessibili concetti che altrimenti potrebbero rimanere confinati in ambiti accademici o specialistici. L'impegno di artisti del calibro di Fabio Magnasciutti, Frida Castelli, Stefania Infante, Pietro Vanessi, Frad, Andy Ventura, Stefano Tartarotti e tanti altri, testimonia la risonanza del messaggio e la volontà collettiva di contribuire a un cambiamento culturale significativo.

Il cuore pulsante del progetto “Sensuability” risiede nel suo approccio radicale e liberatorio. La giornata inaugurale della mostra, il 14 febbraio, è stata l'occasione per la premiazione delle opere vincitrici del concorso “Francamente me ne infischio”. Questa espressione, un richiamo potente e ironico, incarna lo spirito dell'intera iniziativa: una sorta di grido liberatorio, un invito a piacersi, a essere sensuali, a vivere la sessualità oltre i pregiudizi, oltre l’ossessione di corpi perfetti e performanti. Il concorso aveva invitato i partecipanti a realizzare tavole ispirate dal grande schermo, che dovevano ritrarre o frasi ispirare da tutte le forme di disabilità, sia visibili che non, proponendole in modo ironico e leggero. Le opere premiate, insieme ad altre donate da molti artisti, sono state il fulcro della mostra, offrendo al pubblico una prospettiva ricca e variegata sulla sessualità delle persone con disabilità.
Questo approccio mira a scardinare una concezione errata, spesso veicolata dai media e dalla cultura popolare, che lega intrinsecamente la sessualità a canoni estetici irrealistici e a performance fisiche che escludono una vasta fetta della popolazione. Il messaggio è chiaro: la sensualità e il desiderio sono esperienze umane universali che trascendono qualsiasi barriera fisica o stereotipo imposto. L'arte, in questo contesto, diventa uno strumento potente per la riappropriazione del proprio corpo e della propria identità sessuale, rifiutando categoricamente l'idea che la disabilità possa in qualche modo negare o diminuire la capacità di provare e esprimere desiderio. L'invito a piacersi e a essere sensuali, in questo contesto, è un atto rivoluzionario, un modo per affermare la propria esistenza e il proprio diritto a una vita affettiva e sessuale piena e autentica.
La promotrice del progetto, Armanda Salvucci, con la sua esperienza personale, incarna la filosofia di “Sensuability” e offre una testimonianza diretta delle sfide e delle aspirazioni che animano l'iniziativa. Armanda ha l’acondroplasia, una condizione genetica rara che colpisce lo sviluppo scheletrico, in pratica le ossa lunghe del suo corpo non crescono. Questa realtà fisica, lungi dall'essere un ostacolo insormontabile, è diventata il catalizzatore di una riflessione profonda e di un attivismo instancabile. Armanda Salvucci rifiuta fermamente l'idea di essere una supereroina, sostenendo che i supereroi sono distanti, sono perfetti e non ci si può avvicinare. Al contrario, lei afferma con forza di voler essere toccata, avvicinata, dichiarando di non voler dover sublimare il suo corpo che, c’è, esiste e non vuole nasconderlo. Questa affermazione è un punto cruciale del progetto, che si propone di demistificare l'immagine della persona disabile, spesso relegata a un ruolo di vittima da compatire o di eroe da ammirare, entrambi i quali impediscono una reale connessione e comprensione della sua umanità complessa e sfaccettata.
La battaglia di Armanda Salvucci e dell'associazione Nessunotochimario si estende anche al linguaggio, un terreno fertile per la riproduzione di stereotipi e pregiudizi. È necessario ripensare anche il linguaggio, poiché termini come "diversamente abile" o "inclusione" possono, paradossalmente, rafforzare la percezione di una diversità che separa. Armanda, infatti, dichiara: "io non mi sento diversamente abile, non è che non sono capace di essere alta, io non posso essere alta." Questa frase cattura l'essenza di una rivendicazione di identità autentica e non filtrata da eufemismi che, sebbene ben intenzionati, possono nascondere una forma di paternalismo. Prosegue affermando: "Io non voglio essere inclusa, io abito il mondo come tutti." Questa dichiarazione è una potente affermazione di pari dignità e appartenenza, un rifiuto di essere vista come un'entità "esterna" da integrare, ma piuttosto come parte integrante e naturale del tessuto sociale. Il dibattito sulla terminologia non è una mera questione semantica, ma riflette un profondo cambiamento di paradigma nel modo in cui la società percepisce e interagisce con la disabilità.

Quando si parla di sessualità, l'argomento diventa ancora più delicato e, per certi versi, rivoluzionario. Armanda Salvucci sottolinea con acutezza che, signori, stiamo parlando di sessualità e per fortuna, quando entra in ballo la chimica, i pregiudizi dovrebbero andare a farsi friggere. Questa espressione colorita evidenzia la convinzione che l'attrazione e il desiderio sono forze primarie e irrazionali che sfidano le costruzioni sociali e i preconcetti. La chimica tra le persone è un fenomeno intrinsecamente democratico, che non fa distinzioni basate sulla fisicità o su presunte "perfezioni". L'idea che il desiderio possa fiorire indipendentemente dalle convenzioni estetiche è un pilastro fondamentale del progetto “Sensuability”, che cerca di riportare la discussione sulla sessualità a un livello di autenticità e spontaneità, lontano dalle aspettative e dai giudizi esterni.
Fare cultura sulla disabilità e diversità è ancora necessario, come ribadisce Salvucci. Non siamo i soli a parlare di disabilità, ma siamo fra i pochi a presentare le persone con disabilità per quello che sono, senza i filtri del paternalismo, del buonismo, della beatificazione. Questa critica è fondamentale per comprendere la portata innovativa di “Sensuability”. La rappresentazione mediatica e sociale delle persone con disabilità è spesso viziata da una di queste tre prospettive: il paternalismo, che le vede come eterne bambine bisognose di protezione; il buonismo, che le esalta in modo eccessivo per la loro capacità di affrontare la vita, trasformandole in simboli di forza quasi mitologica; o la beatificazione, che le priva della loro umanità, negando loro desideri e fallimenti, e proiettandole in una dimensione di purezza irreale. Tutti questi "filtri" impediscono una rappresentazione onesta e complessa della loro esistenza, specialmente per quanto riguarda la sessualità adulta.

È proprio per questo che il progetto affronta anche temi considerati tabù come la sessualità e l’eros disgiunti dall’Amore con la “A” maiuscola, vissuti fra persone maggiorenni e consenzienti. Questa distinzione è cruciale: il progetto non si limita a parlare di "amore romantico", ma esplora la sfera più ampia dell'eros e del desiderio, riconoscendo la validità di tutte le espressioni sessuali tra adulti consenzienti. Rompere questo tabù significa affermare che le persone con disabilità hanno una vita sessuale attiva, variegata e legittima, al pari di chiunque altro, e che non deve essere necessariamente legata a una narrazione romantica idealizzata. L'obiettivo ultimo è quello di passare dall’“ancora” al “non più”, segnando un punto di svolta in cui la discussione sulla sessualità e la disabilità non sarà più considerata un'eccezione o una novità, ma una parte integrata e normale del discorso pubblico.
Da quattro anni, Armanda Salvucci si batte per cambiare le cose, o meglio, le teste. La sessualità è un’esigenza vitale delle persone, non è un diritto. Questa distinzione, apparentemente sottile, è di profonda importanza. Non si tratta di rivendicare un "diritto a essere amati" - perché l'amore, per sua natura, non può essere imposto - ma piuttosto di affermare un diritto fondamentale a pari opportunità. Armanda specifica: "Io non ho diritto di essere amata, ho diritto però ad avere le stesse opportunità che hanno tutti." Questa affermazione sposta il focus dalla passività della ricezione dell'amore all'attiva partecipazione alla ricerca di relazioni e desideri, garantendo che le barriere non siano poste dalla società o da pregiudizi, ma solo dalla naturale complessità delle interazioni umane.
Se ci pensiamo bene, la sessualità è un argomento che riguarda tutti, perché in base alla concezione che solo se sei bello, prestante e fisicamente perfetto puoi fare sesso, la maggior parte della popolazione ne viene esclusa. Di conseguenza, in un certo senso considerata disabile. Questa è una delle intuizioni più acute del progetto: la pressione sociale verso un ideale di bellezza e prestanza fisica crea una forma di "disabilità" estesa a tutti coloro che non rientrano in questi canoni irrealistici, che sono la maggior parte delle persone. In questo senso, la lotta per la visibilità e la normalizzazione della sessualità delle persone con disabilità diventa una battaglia per l'emancipazione sessuale di tutta la società, liberandola dai vincoli di un'estetica tirannica e superficiale. La mostra di fumetti è il secondo step di questo progetto, che nel 2017 ha visto la realizzazione del cortometraggio Sensuability, passando anche per il linguaggio della fotografia, dimostrando un impegno multiforme e persistente nella diffusione di questo messaggio cruciale.
La domanda che il progetto implicitamente e esplicitamente pone alla società è provocatoria e necessaria: siamo sicuri che la seduzione passi sempre per corpi perfetti? La risposta di “Sensuability” è un netto no. La seduzione è un fenomeno complesso e sfaccettato, che coinvolge la personalità, l'intelligenza, l'umorismo, la gentilezza, la profondità emotiva e una miriade di altre qualità che vanno ben oltre la mera apparenza fisica. Concentrarsi unicamente sulla perfezione corporea significa ignorare la ricchezza e la varietà dell'esperienza umana e ridurre la seduzione a un'equazione superficiale. Attraverso l'arte del fumetto adulto, la fotografia e il cinema, “Sensuability” sfida questa visione limitata, aprendo la strada a una comprensione più ampia e inclusiva della sensualità e del desiderio, dove ogni corpo, in tutte le sue forme e peculiarità, ha il diritto di essere desiderato e di desiderare.
