La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta una speranza per molte coppie che desiderano concepire, ma in Italia il percorso è spesso lastricato di ostacoli. Nonostante l'esistenza di centri di eccellenza, l'accesso alle cure è disomogeneo e la burocrazia può rallentare significativamente il processo. A ciò si aggiungono controversie legali e casi di cronaca che evidenziano le complessità etiche e sociali legate a queste tecniche.

Un Sostegno Finanziario Cruciale per la PMA
Il Ministero della Salute ha approvato il decreto che ripartisce 5 milioni di euro aggiuntivi destinati al Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Questi fondi sono stati stanziati nell’ultima Legge di Bilancio, grazie a un emendamento dell’onorevole Stefania Mammì (M5S). Come sottolineato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, “dobbiamo rafforzare il nostro sostegno alle coppie che vogliono avere un figlio attraverso la procreazione medicalmente assistita.” Questo incremento di 5 milioni di euro fino al 2023 del fondo previsto dalla legge 40 del 2004 potrà dare un contributo concreto a tutte le coppie che, essendo residenti in Regioni dove i servizi sono carenti, erano costrette a ‘emigrare’ altrove in Italia o addirittura all’estero con spese a proprio carico. Questo comporta aggravi sia dal punto di vista economico che psicologico.
Il presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità-Medicina della riproduzione (Sifes-Mr), Filippo Maria Ubaldi, commenta che “i centri di Pma in Italia hanno standard alti, peccato che non a tutte le coppie che hanno bisogno di curare la loro infertilità sia data l’opportunità di avervi accesso.” Questi fondi daranno l’opportunità di rafforzare le risorse a disposizione dei centri di Pma e, dunque, di organizzarsi al meglio per rispondere alla crescente domanda di questo genere di cure.

Filomena Gallo, componente del Direttivo Sifes-Mr e Segretario dell'associazione Luca Coscioni, sottolinea che “erano anni che la politica non faceva passi in avanti sui temi che riguardano la salute riproduttiva.” Con l’associazione Luca Coscioni e con le associazioni di pazienti sono state chieste nel tempo risorse affinché fosse garantito l’accesso a carico del SSN a queste tecniche. Tuttavia, “purtroppo ancora oggi le prestazioni di procreazione medicalmente assistita non vengono erogate in modo uniforme dalle strutture pubbliche e non ci sono nomenclatori tariffari sulle prestazioni incluse nei Lea con spesa a carico del Ssn (tutte tranne la diagnosi pre-impianto).”
Le Disuguaglianze Regionali e il Turismo Procreativo
Le liste d’attesa sono lunghe, lunghissime in molti casi, e la scelta di spostarsi in altre zone d’Italia, o persino all’estero, è obbligata per molti aspiranti genitori. “Penalizzare le coppie in base alle risorse significa non pensare al futuro dell’Italia che, non dimentichiamolo, si trova nella morsa di una gravissima crisi demografica,” commenta Ubaldi. Scegliere di costruire una famiglia, per chi ha i requisiti per accedere alla Pma nel sistema sanitario nazionale, è diventato molto difficile. Spesso diventa una questione di denaro: nel nostro Paese il sogno di costruire una famiglia e la tutela del diritto alla salute devono spesso sottostare a una discriminazione su base economica.

In alcune regioni, la situazione è particolarmente critica. In Puglia, ad esempio, la PMA è nei fatti affidata ai privati. I centri pubblici attivi sono solo due (Bari e Conversano), e nessuno è abilitato per il terzo livello (il Policlinico dovrebbe partire nel 2023, Lecce e Foggia non pervenuti). Completano la rete sette strutture private di primo livello (fecondazione intrauterina) e nove di secondo livello (abilitate cioè alla fecondazione in vitro) di cui sette da ri-certificare, più Molfetta (sospesa) e Salus Brindisi (in attesa di autorizzazione).
Un caso emblematico è quello del centro di Procreazione medicalmente assistita di Nardò, chiuso nel 2019 per carenze strutturali. I 300 campioni biologici stoccati lì potrebbero essere ormai inutilizzabili, poiché avrebbero dovuto essere trasferiti nella nuova struttura di Lecce, che non c’è e non ci sarà a breve. Il paradosso del centro di Nardò (che dista 30 km da Muro Leccese) non poteva dunque passare sotto silenzio. L’unica struttura pubblica di Pma del Salento doveva essere trasferita al «Fazzi», dove però non ci sono spazi sufficienti. La Regione ha chiesto al commissario straordinario della Asl, Stefano Rossi, di presentare un cronoprogramma. Ma il tempo si misura in mesi.
Il capo del Nucleo degli ispettori della sanità, Antonio La Scala, ha condotto verifiche nella sede della Asl di Lecce, occupandosi anche della Sanitaservice, partendo anche qui come a Bari dalle ambulanze per internalizzare il 118: la società in-house salentina le ha comprate utilizzando la convenzione Consip, ma è emerso che la spesa (5 milioni) non trovava copertura in bilancio, e adesso dovrà essere assunta dalla Asl. Il Nirs dovrà stabilire se ci siano state irregolarità nel percorso amministrativo per il centro di Nardò, mentre il dipartimento Salute della Regione sta predisponendo una relazione sull’iter di accreditamento del centro di Muro Leccese finito nell’inchiesta di Lecce.
I Risvolti Legali e le Controversie della PMA
La procreazione medicalmente assistita è stata oggetto di numerosi dibattiti legali e sociali in Italia. Un caso che ha avuto risonanza mediatica riguarda una truffa di “amore” che ha coinvolto la PMA. Una donna è riuscita a spillare 400.000 euro alla propria compagna agganciata su Internet. Ha prima finto di essere malata terminale e bisognosa di costose cure, poi ha inscenato in Svizzera una (falsa) fecondazione medicalmente assistita per (finte) cure staminali, e infine ha spacciato la propria gravidanza come “progetto genitoriale comune”. In questo contesto, ha convinto la sfortunata fidanzata a riconoscere preventivamente davanti al Comune di Milano il nascituro. La truffatrice si è presentata come commercialista, divorziata e con tre bimbi in affidamento, raccontando nel 2015 di essere affetta da un grave tumore e in cura in una clinica di Zurigo. Nell’estate 2018, le ha detto di avere solo 10 mesi di vita, a meno che non le venisse finanziata una fecondazione medicalmente assistita a scopo di terapie staminali. La manager, non solo si è dissanguata, ma ha accettato di riconoscere il figlio della truffatrice per garantirgli un genitore, un atto che ora costa alla truffatrice anche l’accusa di “alterazione di stato” davanti al Comune di Milano. Questo caso evidenzia come le tecniche di PMA possano essere strumentalizzate in contesti di frode, con gravi conseguenze legali e personali.
Procreazione Assistita: E se non riesci ad avere figli? (FIVET e IUI) | #TELOSPIEGO
Un'altra problematica riguarda la donazione di ovuli. In Lombardia, ad esempio, non si è ancora attivato un registro di donatrici e donatori, e le coppie sterili spendono almeno seimila euro per accedere a questa pratica. Si sono verificate denunce di "bucchi neri" della fecondazione eterologa. La storia è sempre la stessa: alla ragazza vengono offerti mille euro per ogni donazione di ovuli andata a buon fine, più altri cinquecento per ogni amica che lei presenta alla clinica. Si tratta per lo più di giovanissime (18-20enni) in gravi difficoltà economiche, reclutate con il passaparola o per caso. Una di loro, intervistata da Repubblica, vive a Pieve Emanuele con la mamma nella taverna dell'ex villino di famiglia e ha necessità economiche dopo la separazione dei genitori.
La Legge 40 e le Pronunce della Corte Europea
La legge 40 del 2004, che disciplina la procreazione medicalmente assistita in Italia, è stata oggetto di aspre critiche e di diverse sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. La Corte Europea ha stabilito che, così com'è formulata, la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare dei coniugi Rosetta Costa e Walter Pavan. Oltre ai 15mila euro che Roma dovrà versare loro “per danni morali,” ci saranno altri 2.500 euro per le spese legali sostenute.
I coniugi Pavan avevano presentato ricorso nell’ottobre 2010 perché nel 2006, in seguito alla nascita del loro primo figlio affetto da fibrosi cistica, avevano scoperto di essere entrambi portatori sani della malattia. La coppia voleva avere altri figli ma si trovò a fare i conti con il 25% di probabilità che nascessero anche loro affetti da fibrosi cistica e il 50% che ne fossero portatori sani. Per questo Rosetta e Walter hanno deciso di ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, pratica che viene però vietata dalla legge italiana. Nel ricorso la coppia sostiene che la normativa nazionale viola il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare e che così com’è formulata la legge li discrimina rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l’uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile: a loro viene infatti concessa la procreazione assistita.

L'allora Ministro della Salute Balduzzi ha dichiarato: “Aspettiamo le motivazioni della Corte.” La questione della compatibilità tra legge 40 e legge 194 sollevata dalla Corte di Strasburgo è “un problema già noto,” ma “aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza.” Le limitazioni imposte dalla legge 40, in particolare sul numero di embrioni producibili e sul divieto di diagnosi preimpianto, hanno costretto molte coppie a cercare soluzioni all'estero, spesso a costi elevati e con un notevole stress psicologico. Le sentenze della Corte Europea hanno rappresentato un monito per l'Italia, spingendo a una revisione di alcuni aspetti della legge per garantire un maggiore rispetto dei diritti individuali e della tutela della salute.
tags: #finge #fecondazione #assistita #400000 #euro