Influenza delle temperature estreme e dei fattori ambientali sulla fertilità umana

L'equilibrio riproduttivo umano è un sistema delicato, inserito in un ecosistema globale che sta mutando rapidamente. La fertilità maschile e femminile, già soggetta a pressioni legate allo stile di vita e all'invecchiamento biologico, si trova oggi a confrontarsi con una nuova, pressante sfida: l'innalzamento delle temperature globali e l'impatto dei cambiamenti climatici. La scienza contemporanea ha iniziato a delineare un quadro in cui l'ambiente non è più solo uno sfondo, ma un protagonista attivo nel determinare il successo o l'insuccesso del concepimento.

rappresentazione stilizzata dell'impatto del calore sul sistema riproduttivo umano

Il legame tra calore estremo e capacità riproduttiva

La risposta alla domanda se le ondate di calore influiscano sulla procreazione è affermativa. Per diversi studi universitari e pubblicazioni di settore, la produzione ormonale nell'uomo e nella donna può subire variazioni con le ondate di calore. La fertilità maschile è in calo da diverso tempo in tutto il mondo per ragioni molteplici: dall’inquinamento, agli stili di vita, all’alimentazione. Tra queste, come dimostrano moltissimi studi internazionali, vi è anche l’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico.

Come spiega Andrea Lenzi, professore emerito di Endocrinologia presso La Sapienza di Roma e presidente del Comitato Nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita: «La natalità è una questione molto complessa, ma è vero che le ondate di calore fanno male alla fertilità. Un’estate caldissima può far registrare meno nascite del previsto nei nove mesi successivi, anche se in Italia è difficile verificarlo a causa dei tassi di natalità già molto bassi».

La biologia della spermatogenesi sotto stress termico

La connessione tra caldo estremo e riduzione della fertilità maschile risiede in un principio fisiologico fondamentale. La spermatogenesi, il processo di produzione degli spermatozoi, si realizza a 1-2°C al di sotto della temperatura corporea. I testicoli sono posizionati all’esterno del corpo, cioè al di fuori della borsa scrotale, perché per maturare e avere una adeguata mobilità agli spermatozoi serve una temperatura inferiore ai 36 gradi.

Una ricerca della Yong Loo Lin School of Medicine di Singapore ha evidenziato come l'esposizione a temperature medie superiori a 30°C per alcuni mesi comporti un rischio maggiore del 46% di avere un numero basso di spermatozoi. Samuel Gunther, uno dei ricercatori, ha sottolineato che sono stati gli uomini nel loro periodo riproduttivo primario, tra i 25 e i 35 anni, a risentire maggiormente del caldo. Gli uomini che lavorano in ambienti caldi presentano un numero di spermatozoi inferiore del 40% rispetto a quelli che lavorano in ambienti più freschi, a causa di danni al DNA spermatico, riduzione del flusso sanguigno agli organi riproduttivi e stress da calore che altera l’equilibrio ormonale.

infografica che illustra la termotassi e la sensibilità termica dei testicoli

Impatti sulla fisiologia femminile e sulla gravidanza

Sebbene la sensibilità maschile al calore sia più discussa, anche la produzione ormonale nella donna può subire variazioni per le ondate di calore. La temperatura corporea è un fattore determinante: una donna che ha un fenomeno febbrile durante il periodo dell’ovulazione rischia di non ovulare o di produrre un ovulo non fecondabile.

Tuttavia, il problema non riguarda solo il concepimento, ma l'intera evoluzione della gravidanza. L'innalzamento delle temperature e l'aumento dell'inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, ma anche a rischi di nascite pretermine, aborti e basso peso alla nascita. Il sistema riproduttivo è labile e facilmente influenzabile dall’ambiente: circa tre miliardi di persone vivono nel mondo in aree ad alta vulnerabilità climatica, con impatti notevoli sulla salute di soggetti fragili come donne in gravidanza, bambini e anziani.

L'effetto "città patogenica" e gli interferenti endocrini

Il tema delle temperature si aggiunge a un contesto più ampio di degrado ambientale. Le nostre metropoli sono diventate spesso "patogeniche" a causa dell'urbanizzazione spinta. Sotto accusa vi sono anche gli Pfas e altre sostanze chimiche che possono originare interferenti endocrini. Queste molecole provocano un’azione simile all’ormone, generando un effetto "chiave falsa" sul recettore: così ci sono in circolazione una serie di falsi ormoni maschili e femminili che alterano negativamente le capacità riproduttive.

In un cinquantennio, la conta spermatica totale degli uomini dei Paesi occidentali è diminuita drasticamente. Se un tempo si considerava normale una media di 100 milioni di spermatozoi, oggi in Europa la media considerata normale è scesa sotto i 40 milioni. Questo calo è imputabile all'accumulo di sostanze chimiche presenti nell'ambiente, negli animali e nelle verdure di cui ci nutriamo, che interferiscono con la corretta percezione del testosterone da parte dei recettori cellulari.

Azioni umane sull’ambiente. L’inquinamento atmosferico nelle aree urbane - Grazia Ghermandi

Gestione del percorso di procreazione e strategie cliniche

Di fronte a un contesto ambientale ostile, la procreazione assistita (PMA) diventa per molte coppie una risorsa necessaria, pur non essendo esente da sfide. Alberto Vaiarelli, ginecologo e coordinatore scientifico del centro Genera di Roma, osserva che, sebbene le cause dell'infertilità appaiano sempre meno legate a fattori individuali e sempre più ad elementi ambientali, è fondamentale non perdere la speranza dopo un primo fallimento.

Dati recenti confermano che il tasso complessivo di gravidanze al primo tentativo è del 28%, ma sale al 40% al secondo. Le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro: una paziente che ha ottenuto pochi ovociti nel primo ciclo non è destinata a ottenere lo stesso risultato nel secondo. Il tempo rimane la variabile decisiva: ogni mese di ritardo tra un tentativo e l'altro è associato a una leggera diminuzione delle probabilità di successo. La personalizzazione del trattamento, che tenga conto dell'età, della riserva ovarica e della qualità del seme, è l'unica via per evitare la "discontinuità" delle coppie che abbandonano il percorso.

Prospettive climatiche e protezione della salute riproduttiva

L'Italia sta affrontando temperature che spesso superano i 40°C, una morsa che non rappresenta solo un disagio climatico, ma un fattore di rischio concreto per la salute riproduttiva. La ricerca scientifica, discussa in congressi internazionali come quello dell'Eshre, sollecita un investimento massiccio nella prevenzione e in politiche rapide per ridurre le emissioni di CO2, in linea con il Green Deal europeo.

In un mondo che cambia, anche la salute riproduttiva chiede protezione. È necessario considerare la PMA non come un singolo trattamento, ma come un progetto di genitorialità personalizzato con obiettivi di medio-lungo periodo. Educare i giovani alla prevenzione, fin dall'età adolescenziale, e monitorare costantemente l'impatto degli inquinanti e dello stress termico restano i pilastri fondamentali per tutelare la fertilità umana di fronte alle sfide di un clima sempre più estremo.

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