La Vita Riproduttiva della Cavalla: Frequenza dei Parti e Massima Produzione di Puledri

La riproduzione equina è un campo complesso e affascinante, dove la fertilità e la salute delle fattrici giocano un ruolo cruciale. Determinare quante volte una cavalla può partorire durante la sua vita e il numero massimo di puledri che può produrre non è una questione semplice, poiché dipende da una miriade di fattori, inclusi l'età, la genetica, la gestione riproduttiva e la salute generale dell'animale.

L'Età e la Fertilità: Un Percorso Dinamico

Per quanto riguarda le fattrici, i veterinari concordano sul fatto che 10 anni è l’età media nella vita riproduttiva di una cavalla. Questo periodo rappresenta una finestra di opportunità significativa per la riproduzione. Il picco di fertilità di una fattrice si aggira intorno ai 6/7 anni. Questo non vuole necessariamente dire che sarà ingravidata facilmente solo in questo periodo e sarà più difficile più avanti. Infatti, la fertilità equina è un processo dinamico che subisce variazioni con l'avanzare dell'età e in base all'esperienza riproduttiva pregressa della cavalla.

Dopo che una cavalla compie 10 anni, avrà più probabilità di avere problemi se non è stata mai ingravidata e non ha mai partorito un puledro. Questo fenomeno è spesso osservato nelle cosiddette "cavalle zitelle". Il Dott. Lenz sottolinea che “le cavalle “zitelle” che superano i 10 anni e che non hanno mai partorito, sono un grosso problema, e le fattrici di 15/16 anni diventano progressivamente sempre più difficili da ingravidare”. Per fornire un paragone più comprensibile, il Dott. Lenz aggiunge che “una fattrice di 25/26 anni corrisponde, come età biologica, a una donna di 75/80 anni”. Tuttavia, è fondamentale ricordare che "ogni fattrice è diversa. Penso che tutti possano essere d’accordo sul fatto che fattrici più giovani, a volte hanno più problemi di quelle più anziane". Questo evidenzia la natura individuale della fertilità equina, dove non esistono regole assolute.

Un aspetto interessante e a volte controintuitivo riguarda le cavalle che hanno subito trasferimenti embrionali. Le migliaia di cavalle che sono state ingravidate e sulle quali è stato successivamente effettuato l’embryo transfer, sono ancora da considerarsi “zitelle”, perché nella realtà non hanno mai dato alla luce un puledro. Questo sottolinea come il processo fisico del parto sia cruciale per lo sviluppo e il mantenimento della salute riproduttiva a lungo termine della fattrice. Il parto, infatti, aiuta la salute della cervice di una cavalla, e il dottor Noble sostiene che la chiave per un buon futuro riproduttivo della cavalla è che partorisca tra i 6 e gli 8 anni di età.

Cavalla in diverse fasi della vita: giovane, nel pieno della fertilità, anziana

Le Sfide della Riproduzione nelle Cavalle Anziane

La fertilità cala con l’avanzare dell’età, ma quello che causa problemi è quello che succede nell’utero e nella cervice. Le cavalle anziane affrontano una serie di sfide specifiche che possono compromettere la loro capacità di concepire e portare a termine una gravidanza.

La Salute Cervicale: Un Fattore Spesso Dimenticato

Il Dott. Lenz ha introdotto il termine "salute cervicale" per descrivere un aspetto fondamentale e spesso trascurato della riproduzione equina. La cervice è la parte del tratto riproduttivo di un cavallo che è spesso dimenticata. E, purtroppo, per le vecchie cavalle “zitelle”, l'utero non funziona sempre come dovrebbe. Il Dott. Lenz descrive il problema in dettaglio: "Le cavalle anziane hanno spesso una cervice anormalmente stretta che non riesce a rilassarsi adeguatamente durante l'estro per drenare il liquido che si accumula normalmente dopo l'accoppiamento".

In parole povere, quando si ingravida una cavalla, vengono introdotti nell'utero contenuti ritenuti anomali. Successivamente, per un periodo di tempo, l'utero si contrae e la cervice si rilassa, il che permette al liquido di essere espulso. Questo processo, in cui la risposta infiammatoria naturale della cavalla incoraggia l'utero ad espellere i “detriti”, è normale per qualsiasi fattrice. Tuttavia, se la cervice non permette che questo accada, l'utero potrebbe diventare un ambiente ostile per il futuro puledro. "L'infiammazione viaggia sempre insieme all'infezione, ma può essere che la cavalla abbia solo un’infiammazione del rivestimento uterino", con sintomi che potrebbero essere "dolore, arrossamento, gonfiore e perdita delle funzioni". Questo problema si verifica quando l'embrione lascia la tuba di Falloppio ed entra nell'utero stesso tra il quinto e il settimo giorno dopo la fecondazione.

Il Dr. Lenz suggerisce diverse precauzioni per ridurre il rischio di perdere l'embrione quando entra nell'utero. "Una delle soluzioni al problema comune della ritenzione uterina dei liquidi è ingravidare la cavalla una sola volta durante il ciclo estrale per limitare la quantità di contaminazione dell'utero". Pertanto, "l'utero può essere esaminato con gli ultrasuoni 4-6 ore dopo l'inseminazione per vedere se si è accumulato liquido". Il trattamento dovrebbe includere "la somministrazione di ormoni per stimolare le contrazioni uterine e per forzare la fuoriuscita del fluido dall'utero, nonché di una soluzione salina per eliminare eventuali detriti". Esistono poi "altre procedure e chirurgie che si fanno per contribuire ad aumentare le probabilità di una gravidanza". Inoltre, "ci sono anche modi con i quali il veterinario può manipolare manualmente la cervice, ci sono farmaci topici che possono essere applicati alla cervice e anche alcuni dispositivi meccanici simili ad un tampone che possono essere utilizzati".

Cambiamenti Anatomici e Contaminazione Batterica

Un altro problema significativo, spiega il Dr. Lenz, è che "più la cavalla invecchia, più sono evidenti i suoi cambiamenti anatomici". Questi cambiamenti possono avere un impatto diretto sulla sua salute riproduttiva. "Andando avanti con l’età, l’ano tende a rientrare e la vulva passa dall'essere verticale a orizzontale, che si traduce in aspirazione di aria nella vagina e nella contaminazione dell’utero con possibili batteri". Questa alterazione anatomica crea una via d'ingresso per i patogeni, rendendo l'ambiente uterino meno favorevole alla gravidanza.

L'Anestro Invernale e la Manipolazione della Luce

Una battaglia particolarmente frustrante per i proprietari di fattrici è quando la cavalla non va in calore perché è in anestro invernale, nonostante sia in un ambiente sempre illuminato artificialmente. L’anestro avviene naturalmente in inverno per le fattrici che vivono al pascolo, in risposta alle minori ore di luce. Tuttavia, "la maggior parte delle cavalle sono tenute “sotto le luci” o in un ambiente in cui la lunghezza del giorno in quanto a illuminazione è manipolato per far sì che il loro pelo rimanga corto". Il problema con le cavalle anziane è che in molti casi sono state tenute sotto le luci per quasi tutta la loro vita. Tale situazione fa sì che il loro metabolismo scelga momenti casuali durante l’anno per andare in anestro. "Si può fare sì che una cavalla vada in anestro in inverno, prima della stagione riproduttiva, accorciando la lunghezza delle ore di luce durante il giorno e lasciandole crescere il pelo". A parte questo, "bisogna utilizzare dei cicli ormonali per far sì che le ovaie rientrino di nuovo in un ciclo regolare". La pazienza è di solito il miglior trattamento, e purtroppo nessuno è paziente durante la stagione riproduttiva.

Le Implicazioni dei Trasferimenti Embrionali Ripetuti

C’è un ultimo problema comune nelle vecchie cavalle, che è difficile da spiegare e controverso, anche per i veterinari. "Non sappiamo perché, e alcuni veterinari sostengono che non succede, ma con ripetuti e multipli embryo-transfer durante l'anno per un periodo di tre-quattro anni, la cavalla probabilmente inizierà ad avere problemi". I dati disponibili indicano che "a volte entro 4-8 anni, la produzione di embrioni diminuisce". A volte, "capita che non produrranno mai più un altro embrione in tutta la loro vita". E quando accade, "sicuramente può essere un problema", con significative implicazioni economiche e affettive per gli allevatori.

Diagramma della cervice equina e alterazioni con l'età

La Gestione della Riproduzione: Strategie e Precauzioni

Considerando le complessità della riproduzione equina, specialmente con l'avanzare dell'età della fattrice, una gestione oculata e preventiva è fondamentale.

L'Importanza dell'Esame Pre-Acquisto e Riproduttivo

Quando si considera l'acquisto di una cavalla per fini riproduttivi, è sempre una buona idea fare un esame di compravendita che comprenda la palpazione e l’esame della cervice. Fino a quando non entrerà in calore e si incomincerà la pratica di inseminazione, non si può fare alcuna ampia dichiarazione circa la sua solidità riproduttiva. Detto questo, il Dr. Lenz offre alcuni suggerimenti su cosa cercare in un esame. "Particolare attenzione deve essere data alla vulva, dato che dovrebbe formare una barriera naturale contro le infezioni". Se è spostata orizzontalmente a causa dell’età e non riesce a “sigillarsi” correttamente, può essere che "permetta una contaminazione batterica, il che impedirà una gravidanza".

Un esame con uno speculum e un esame vaginale della cervice della cavalla devono essere fatti per garantire che la cavalla non metta in circolo le urine e la cervice si chiuda correttamente. Di seguito bisognerebbe fare una cultura uterina e un esame citologico, per rilevare un’eventuale infezione uterina. Dovrebbe essere fatta una biopsia uterina per garantire che il rivestimento uterino sia normale e in grado di supportare una gravidanza. È rassicurante sapere che "ci sono un sacco di vecchie cavalle che non hanno mai partorito che possono essere inseminate e rimanere gravide in modo relativamente facile, o con le quali si può effettuare un embryo-transfer".

Il Parto Precoce e la Salute Riproduttiva

Come menzionato, il dottor Noble sostiene che il parto aiuta la salute della cervice di una cavalla, e la chiave per un buon futuro riproduttivo della cavalla è che partorisca tra i 6 e gli 8 anni di età. Questo suggerisce che consentire a una fattrice di avere un primo parto in giovane età può contribuire a preparare il suo apparato riproduttivo per future gravidanze, migliorando l'elasticità dei tessuti e la funzionalità cervicale.

Quante Volte una Cavalla Può Partorire e Fino a Quale Età?

Una cavalla può partorire generalmente fino all’età di 15-20 anni, se è in buona salute. Tuttavia, questo può variare in base alla singola cavalla, alla sua condizione fisica e alla gestione della sua salute riproduttiva. Le cavalle possono rimanere fertili anche oltre i 20 anni, ma la fertilità tende a diminuire con l’età, e gravidanze oltre questa soglia possono comportare maggiori rischi sia per la madre che per il puledro. Per questo motivo, gli allevatori spesso preferiscono non far riprodurre le cavalle dopo una certa età per evitare complicazioni. La decisione di far riprodurre una cavalla anziana deve essere valutata attentamente con un veterinario esperto in riproduzione equina.

Non esiste un numero massimo assoluto di puledri che una cavalla può produrre, poiché ciò dipende dalla sua longevità riproduttiva individuale e dalla frequenza con cui viene fatta riprodurre. Alcune cavalle possono dare alla luce 10-15 puledri nel corso della loro vita, mentre altre, a causa di problemi di salute o decisioni di gestione, ne produrranno di meno. L'obiettivo primario dovrebbe sempre essere la salute e il benessere della fattrice e della sua prole.

Sicurezza: evitare malattie in allevamento (Centro Equino Arcadia)

Rischi Specifici del Parto in Cavalle Anziane

Il parto in una cavalla anziana (di solito oltre i 15-20 anni) comporta diversi rischi sia per la madre che per il puledro, rendendo necessaria una gestione attenta e informata.

  1. Diminuzione della Fertilità: Con l’età, la fertilità della cavalla diminuisce, il che può portare a difficoltà nel rimanere gravida, aborti spontanei o la perdita del feto durante la gravidanza.
  2. Complicazioni Durante il Parto: Le cavalle anziane possono avere un travaglio più difficile. Questo è dovuto a una minore elasticità nei tessuti, poiché con l’invecchiamento, i tessuti riproduttivi diventano meno elastici, rendendo il parto più complicato e doloroso. Inoltre, si può verificare affaticamento durante il travaglio, poiché la cavalla anziana potrebbe non avere la stessa forza fisica per affrontare un travaglio prolungato.
  3. Problemi di Salute Preesistenti: Le cavalle anziane possono sviluppare problemi di salute come artrite o altre condizioni che possono peggiorare durante la gravidanza e il parto. Possono anche presentare problemi metabolici, come la sindrome di Cushing, che possono complicare la gravidanza e aumentare i rischi per la salute della cavalla.
  4. Prolasso Uterino o Altre Complicazioni Post-parto: Dopo il parto, una cavalla anziana ha maggiori probabilità di soffrire di complicazioni come il prolasso uterino o la ritenzione della placenta, che possono essere potenzialmente pericolosi se non trattati rapidamente.
  5. Minore Qualità del Colostro: Il colostro, il primo latte che la cavalla produce dopo il parto, è essenziale per fornire al puledro gli anticorpi necessari. Nelle cavalle anziane, la qualità del colostro potrebbe essere ridotta, esponendo il puledro a un rischio maggiore di malattie.
  6. Rischi per il Puledro: Puledri nati da cavalle anziane possono essere più deboli o avere un peso alla nascita inferiore rispetto a quelli nati da cavalle più giovani. Inoltre, il parto complicato potrebbe comportare difficoltà respiratorie o altri problemi per il puledro.

È sconsigliabile che una cavalla anziana sia messa in riproduzione, ma se è incinta va monitorata attentamente da un veterinario esperto, con controlli regolari durante tutta la gravidanza.

La Gravidanza della Cavalla: Monitoraggio e Prevenzione

Prevenire spiacevoli episodi durante la gravidanza di una cavalla non è impossibile come sembra. Fortunatamente, le problematiche che possono presentarsi durante il travaglio e il parto non sono così frequenti. Nonostante questo, è bene conoscere alcuni dettagli, sapere come agire e prepararsi in anticipo.

Per prima cosa è importante sapere che tenere sotto controllo la cavalla, nel corso dei mesi antecedenti al parto, è fondamentale. In particolare, dovrete prestare attenzione al comportamento dell’animale e quindi capire se questo è diverso dal solito oppure no. Tra gli atteggiamenti più allarmanti vi sono: perdita dell’appetito, sudorazione, lamenti (segno di dolore che si manifesterà con la tendenza della cavalla a rotolarsi per terra). Tutto ciò potrebbe essere sintomo di patologie o problematiche più o meno serie, anche tali da provocare il decesso dell’animale e del feto. Durante la gravidanza della cavalla è quindi importante valutare ogni aspetto e osservare l’esemplare in maniera costante.

Veterinario che esegue un'ecografia su una cavalla gravida

L'Importanza dell'Ecografia nel Periodo di Gravidanza della Cavalla

Per evitare, prevenire e/o risolvere in tempo eventuali problematiche è essenziale sottoporre la cavalla a determinate visite veterinarie. Fare periodicamente più ecografie è importante (generalmente se ne dovrebbero fare quattro): queste vi forniranno le dovute informazioni circa l’evoluzione della gravidanza della cavalla. Ad esempio, è utile sapere che gli esami ecografici permettono di rilevare eventuali infezioni. Una tra le più comuni è la cosiddetta placentite, che dev’essere curata in maniera attenta e precisa con antibiotici e tutto il necessario per evitare che la situazione degeneri. Oltre all’indicazione di eventuali patologie, l’ecografia rileverà il posizionamento del puledro all’interno dell’utero della cavalla, un fattore essenziale per comprendere se il parto sarà o meno difficoltoso.

La Vaccinazione e le Precauzioni Ambientali

Una cavalla gravida dovrebbe essere sottoposta alla vaccinazione utile per prevenire e bloccare l’Herpesvirus, molto comune tra questi animali. Questo vaccino va fatto a partire dal quinto mese di gestazione. Qualora l’esemplare contrasse il virus, si potrebbe verificare un aborto. I sintomi più comuni, anche se non particolarmente aggressivi, sono febbre e infezione delle vie respiratorie. Oltre alla somministrazione del vaccino, c’è un’altra accortezza da non ignorare durante la gravidanza della cavalla. Si tratta di evitare che essa entri in contatto con i suoi simili provenienti da differenti maneggi o con cui non ha mai interagito.

Il Miglior Monitoraggio della Gravidanza della Cavalla

Naturalmente quelle che abbiamo visto sono le principali accortezze da non sottovalutare, proprio perché sono quelle che possono fare davvero una positiva differenza. Un’ultima cosa da fare è monitorare la gravidanza della cavalla, tramite un apposito dispositivo che possa segnalare l’arrivo dell’imminente parto. L’allevatore, venendo avvisato all’inizio del travaglio, potrà essere presente al parto e contattare il proprio veterinario di fiducia. In questo modo potrà essere al fianco dell’animale in ogni fase, aiutandolo al bisogno e facendo il massimo per evitare eventuali complicazioni. Se si può, la cosa migliore sarebbe di montare una piccola telecamera che vi consenta di guardare senza essere visti.

Le Fasi del Parto: Un Momento Critico e Naturale

La gravidanza di una cavalla ha una durata che va da 330 a 345 giorni, ovvero circa 11 mesi, durante i quali si attende con ansia e ci si prepara alla nascita del puledro. Per essere pronti ad ogni evenienza ed avere a portata di mano tutto il necessario, è utile seguire alcune linee guida.

Preparativi per la Nascita del Puledro

Il parto è un momento molto delicato per la cavalla. Al fine di limitare il più possibile lo stress ad esso correlato, è opportuno spostare la fattrice nell’apposito box circa quattro o otto settimane prima della data stimata del parto. Questo permette alla cavalla di adattarsi alla nuova sistemazione e sviluppare anticorpi specifici per quell’ambiente, che saranno poi trasmessi al nascituro tramite il colostro. Quando mancano solamente 10 giorni al parto, è indispensabile preparare tutto il necessario per la nascita. Di norma la cavalla è in grado di gestire autonomamente il parto, ma in caso di emergenza bisogna essere pronti ad intervenire tempestivamente.

Tra 1 e 4 giorni prima del parto si possono formare tappi cerosi sui capezzoli. Circa il 90% delle giumente partoriscono entro 24 o 48 ore dalla comparsa dei tappi cerosi, altre non li hanno affatto, mentre altre ancora necessitano di più tempo. È importante non mungere la cavalla! Il primo latte (colostro) è molto ricco di anticorpi indispensabili per il puledro. Può capitare che alcune cavalle perdano un po’ di latte prima del parto a causa dell’elevata pressione nella mammella, ma non si tratta tuttavia di un evento preoccupante. La cavalla defeca frequentemente, raspa a terra e fa il flehmen. Inoltre, si distende e rialza molto spesso, mostrando segni di irrequietezza.

Strumenti e forniture necessarie per il parto equino

Le Tre Fasi del Travaglio

Quando il puledro si porta nella posizione finale per l'espulsione attraverso il canale del parto e la cervice della fattrice si rilassa, la cavalla apparirà irrequieta, coricandosi e alzandosi in continuazione con segni di dolore addominale. La prima fase del parto dura 1-4 ore e la cavalla è in grado di rallentarla in modo da poter partorire quando si sente più a proprio agio. Se la placenta non si rompe, essa apparirà a livello della vulva come un "palloncino rosso". Se si verifica questa situazione è importante rompere immediatamente la placenta o il puledro può soffocare.

Una volta che il puledro raggiunge il canale del parto, avviene la rottura del sacco amniotico e poco dopo fuoriesce parte della membrana amniotica. Quando iniziano le contrazioni uterine, il puledro si presenterà alla vulva con gli arti anteriori protesi ed il naso, poi compariranno la testa e le spalle, ovvero la parte più larga del suo corpo, che seguirà poi nel giro di qualche istante. Una delle cose più interessanti del parto della cavalla è che la seconda fase, ovvero l'espulsione vera e propria del puledro, dura solamente dai 10 ai 30 minuti! È utile ricordare che, se questa fase dura oltre i 30 minuti dalla rottura delle acque, le probabilità che si verifichino complicazioni a carico della fattrice, malattie neonatali o morte del feto aumentano considerevolmente, come le distocie o malposizionamenti. Solitamente la cavalla rimane sdraiata per qualche minuto a riposare. Gli arti posteriori del puledro potrebbero ancora parzialmente trovarsi nel canale pelvico, ma non è necessario intervenire poiché questo aiuta la cavalla, soprattutto se alle prime armi, a stabilire un legame con il nuovo nato. Gli arti posteriori, se rimangono dentro il canale del parto, dovrebbero essere fatti uscire manualmente per evitare che con i movimenti possano causare traumatismi. Non rompere né tagliare il cordone ombelicale: se non si è rotto da sé durante il parto lo farà non appena la fattrice o il puledro si alzeranno. Se dovesse verificarsi un’emorragia, tamponare con una garza e stringere con 2 dita il cordone per qualche minuto.

La terza fase del parto inizia nel momento in cui tutto il puledro si trova al di fuori della fattrice. Consiste nell'espulsione della placenta e può durare da 15 minuti a 3 ore. L'utero dopo il parto si contrae e la placenta dovrebbe essere espulsa entro le 3 ore dalla nascita del puledro. La placenta si dovrebbe distaccare completamente dall’utero della cavalla entro due ore, al più tardi entro sei ore dopo il parto. Per evitare che la cavalla possa accidentalmente calpestarla, è possibile legare su sé stesso il sacco amniotico. Se le membrane fetali non vengono espulse spontaneamente, è necessario richiedere immediatamente l’intervento del veterinario. A seguito dell'espulsione della placenta prenderà inizio il processo di involuzione uterina che porterà nel giro di 8-10 giorni ad un nuovo estro, noto come "calore da parto" che non sempre può essere sfruttato per una nuova fecondazione. Capita però che a volte le cavalle si corichino di nuovo subito dopo il parto.

I Primi Momenti del Puledro: Cura e Sviluppo Immediato

Dopo la nascita, un puledro sano e vitale deve raggiungere il decubito sternale più o meno in 15 minuti e il primo tentativo di alzarsi dovrebbe avvenire dopo circa 30 minuti dal parto. Entro 2 ore il puledro dovrebbe stare in piedi per cercare la mammella, anche se i primi tentativi di alzarsi sono spesso disastrosi, perché non ha ancora acquisito la forza di sorreggersi.

L'Importanza Cruciale del Colostro

Non dimentichiamoci che a differenza dei cuccioli di cane e gatto, il puledro alla nascita non ha difese immunitarie, ma dipende dalla madre per quanto riguarda l'acquisizione degli anticorpi (immunità passiva). Per questo è di fondamentale importanza che ingerisca il colostro dalla madre (il "primo latte") in modo da assumere, entro le prime 8-12 ore dalla nascita, un quantitativo adeguato di anticorpi. L’acquisizione degli anticorpi del puledro dipende dal colostro, che il nascituro deve assumere nelle sue prime tre ore di vita in una quantità che va da 1,8 a 2,8 litri. Dopodiché gli enterociti non saranno più in grado di assorbire gli anticorpi oppure potranno farlo solamente in piccole quantità.

Se il puledro non ha poppato entro 3 ore o non presenta riflesso di suzione o non cerca la mammella, bisogna chiamare il veterinario perché potrebbe essere un puledro a rischio. A volte, (e se siamo fortunati), quando la mammella è troppo piena, la cavalla sente dolore e, infastidita dal puledro, rischia di diventare aggressiva. Quindi se entro 2 ore il puledro non ha ancora trovato la mammella, non preoccupatevi: basta aver con sé pronto un biberon con un buco d'uscita un po' più grosso del normale, e con calma potete mungere la cavalla in un recipiente pulito, filtrare con una garza il colostro e metterlo nel biberon.

L'Eliminazione del Meconio

Se il puledro non ha interesse a prendere il latte dalla mamma, potrebbe avere fastidio per la ritenzione del meconio: primo abbozzo fecale, duro ed abbondante che si forma nella vita fetale. Per quei puledri meno riluttanti a puppare, lo stesso effetto lassativo del latte, spesso favorisce spontaneamente l'eliminazione del meconio. Ma in pratica, dato che questo causa disagio e dolori addominali, prima viene eliminato, prima il puledro si sente bene ed è quindi più desideroso di poppare dalla mamma. I puledri stalloni possono avere particolari difficoltà con questo processo per via della conformazione del loro bacino. In questi casi può essere utile ricorrere ad un clistere, per facilitare l’eliminazione del meconio, che dovrebbe avvenire tra le 3 e 24 ore dalla nascita. Qualora il meconio venga trattenuto per oltre 24 ore, è necessario richiedere l’aiuto del veterinario che potrà somministrare al nascituro degli appositi farmaci antispastici.

Disinfezione dell'Ombelico e Controllo della Minzione

Il prossimo step importante è la disinfezione dell’ombelico. Quando la cavalla o il puledro si alza in piedi, il cordone ombelicale si reciderà autonomamente a ca. 15 cm di distanza dalla parete addominale. Questa piccola ferita rappresenta il punto d’accesso ideale per i germi. È pertanto opportuno trattare il moncone ombelicale con della tintura di iodio, che lo asciuga adeguatamente. Lo spray all’alluminio serve invece a formare un film protettivo che protegge la ferita, proprio come un cerotto. Fino a quando la cavalla ed il puledro sono ancora distesi, non è affatto necessario recidere il cordone ombelicale, poiché il sangue della giumenta rifornisce ancora il nascituro.

È inoltre opportuno controllare la minzione del puledro, non tanto la frequenza ma proprio l’atto in sé, che deve apparire normale e non deve sembrare un gesto faticoso per il nuovo nato. La temperatura corporea del puledro, che è compresa tra 37,1 e 38,9°C, viene misurata dopo quattro o cinque ore dalla nascita utilizzando un apposito termometro.

La Crescita del Puledro: Dalla Nascita all'Indipendenza

Avere un puledro tutto proprio può essere una grande gioia. Molti proprietari di cavalle sognano infatti di poter far riprodurre la loro giumenta, ma bisogna tenere comunque presente che si tratta di un progetto che richiede molto impegno e dedizione.

Condizioni di Vita Ottimali per i Puledri

Le corrette pratiche di allevamento sono l’importante base per garantire una vita sana al puledro in crescita. Il piccolo trascorrerà i primi sei mesi assieme alla sua mamma e, già a partire dai primi giorni dopo la nascita, potrà uscire al pascolo per alcune ore. Subito dopo lo svezzamento, il puledro verrà spostato in un’apposita struttura specializzata nell’allevamento. Questo luogo va scelto e perlustrato accuratamente prima ancora della nascita del piccolo. È sempre consigliabile visitare il luogo più volte, anche in stagioni differenti, così da avere la certezza che rispecchi a pieno le tue esigenze. Dopo tutto, è qui che il puledro trascorrerà i primi tre anni della sua vita. Oltre ad un adeguato riparo con lettiera morbida e pulita, è importante che il puledro abbia a disposizione diverse superfici su cui camminare. Questo perché i terreni stabili di più tipologie favoriscono la corretta crescita e sviluppo delle ossa e dell’unghia. Infatti, i piccoli zoccoli a punta del puledro devono crescere fino a diventare ampi e tondi. Potrebbe quindi risultare assai problematico se il puledro vive esclusivamente su una lettiera morbida.

Puledro al pascolo con la madre

Fabbisogni Nutrizionali Essenziali

Anche una volta che il puledro è nato bisogna prestare particolare attenzione a soddisfare totalmente i suoi fabbisogni nutrizionali. La rapidità di crescita dei puledri è notevole e infatti già a sei mesi hanno raggiunto circa l’80% della loro futura statura adulta. L’eventuale mancanza dei giusti minerali può portare a delle carenze ed alle relative conseguenze sulla salute, oltre ai problemi correlati alla crescita. Dopo lo svezzamento i puledri possono perdere notevolmente peso proprio a causa dell’improvvisa assenza del latte materno. In questi casi le proteine sono di grande importanza, in quanto costituiscono la base per la crescita muscolare del puledro. Una carenza degli amminoacidi lisina e metionina può infatti portare a dei disturbi della crescita.

Per l‘alimentazione del puledro è oltretutto indispensabile prevenire il sovraccarico epatico ed il sovrappeso. Proprio per questo motivo è opportuno iniziare a somministrare del mangime al puledro solamente una volta completato lo svezzamento. Oltre al latte materno, il fieno e l’erba fresca del pascolo sono più che sufficienti per soddisfare il suo fabbisogno nutrizionale. Tuttavia, a partire dal terzo mese avrà bisogno di un integratore minerale. Può tuttavia essere utile abituare il puledro a piccole quantità di mangime già prima dello svezzamento. L’avena nera è perfetta a questo scopo poiché ha un ottimo apporto calorico di energia biodisponibile. Quando il puledro inizia a ricevere il mangime nella sua dieta, è necessario che abbia sempre a disposizione anche dell’acqua fresca e pulita. Sarebbe consigliabile non lasciare a libera disposizione del puledro i blocchi di sale, specialmente se non ha ancora raggiunto i due mesi di vita. Il consumo di sale potrebbe infatti causare diarrea o addirittura un’intossicazione alimentare, oltre che gravare sui reni.

Integratori Minerali Specifici per Puledri

A partire dal terzo mese di vita è possibile completare la dieta del puledro con degli integratori minerali. La composizione ed il quantitativo vanno ovviamente adeguati una volta terminato lo svezzamento. Questo particolare periodo può risultare stressante per il piccolo e può essere la causa di carenze nutrizionali, anche perché lo svezzamento avviene spesso in autunno quando la vegetazione è ormai povera e scarsa. L’erba residua nei pascoli non può infatti fornire sufficienti minerali al puledro. È importante sottolineare che il puledro non deve mai ricevere un integratore minerale per cavalli adulti.

Calcio e fosforo sono indispensabili per il corretto sviluppo di ossa, articolazioni e tendini. Il fabbisogno di calcio è particolarmente elevato tra il 7° e il 12° mese di vita e viene soddisfatto attraverso l’assimilazione di fieno ed erba. Il magnesio rende le ossa forti e in grado di sorreggere in modo ottimale il peso del puledro. Durante la crescita, è necessario che ci sia un apporto di magnesio sufficiente a colmare le riserve all’interno delle ossa. Generalmente il magnesio è presente in discrete quantità nel fieno, anche se questi valori possono variare a seconda della qualità del foraggio. Lo zinco è indispensabile per la cicatrizzazione di eventuali ferite, come ad esempio nel caso della castrazione. Lo iodio supporta i processi metabolici.

La Coperta per Puledri: Quando e Perché

Di norma, i puledri hanno a disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere ed affrontare ogni condizione atmosferica. Le rigide temperature invernali possono tuttavia influire negativamente sui puledri appena nati che non hanno ancora un manto sufficientemente folto per affrontare le basse temperature. Durante i primi giorni di vita è possibile ricorrere ad una coperta per puledri, che fornirà il calore necessario al nuovo nato. La data prevista per il parto e la temperatura esterna determinano la necessità o meno del puledro di indossare una coperta. Anche nel caso in cui il puledro viva al pascolo oppure il meteo sia instabile e molto piovoso, può essere opportuno utilizzare una coperta.

Una coperta per puledri ideale è traspirante, impermeabile e antivento, così da proteggere al meglio il piccolo dalle precipitazioni e dal vento, senza però risultare troppo calda e farlo sudare. Oltretutto, il materiale deve essere particolarmente durevole, così da evitare che la coperta si strappi quando il puledro gioca con i suoi simili. Anche la vestibilità è di grande rilevanza, infatti tutte le cinghie dovrebbero essere regolabili in modo da poter seguire la crescita del piccolo. Può essere opportuno abituare sia il puledro che la mamma alla coperta. Infatti, è possibile che la cavalla non riconosca immediatamente il suo piccolo se questo indossa una coperta. I cavalli si basano sia sull’olfatto che sulla vista per identificarsi tra simili, motivo per cui una coperta potrebbe complicare questo processo.

L'Educazione del Giovane Cavallo: Primi Passi con l'Uomo

Tutti i puledri devono avere la possibilità di godersi a pieno ed indisturbati i loro primi anni di vita. Non è assolutamente contemplato iniziare con il lavoro da terra o alla longe troppo presto. Già dalla prima settimana di vita si può iniziare a far familiarizzare il puledro con l’uomo. A tale scopo si può approfittare dell’innata curiosità del piccolo. Il metodo migliore è quello di sedersi nel box oppure in prossimità del puledro ed aspettare che si avvicini di sua spontanea iniziativa. Si può quindi cominciare a toccarlo ed accarezzarlo delicatamente, ricordando che il tutto deve avvenire per scelta del puledro e senza forzarlo in alcun modo.

Se accetta di essere toccato su qualsiasi parte del corpo, si può provare a tenerlo fermo per un breve istante. Se il puledro si sente a suo agio quando viene toccato su muso, orecchie e nuca, allora si può procedere con lo step successivo: indossare la capezza. Proseguendo con calma e movimenti delicati, si può far scivolare la capezza sul naso per proseguire poi verso l’alto fino a fissarla sulla nuca. La capezza deve vestire piuttosto aderente al muso, senza risultare troppo stretta, non deve scivolare e non deve nemmeno essere troppo larga, poiché finirebbe per essere pericolosa se il puledro si gratta il capo con gli arti posteriori. Questo non è solo rischioso, ma potrebbe anche rendere insicuro il puledro quando viene toccato sul muso. Anche se la capezza veste correttamente, è importante che il piccolo la indossi solo sotto supervisione e per poco tempo.

Una volta allacciata la capezza, non bisogna assolutamente strattonarla. Il legamento nucale è ancora troppo fragile e delicato, motivo per cui potrebbe venir danneggiato da una trazione alla capezza. È infatti consigliabile tenere fermo il puledro, quando necessario, posizionando un braccio attorno al petto e l’altro attorno al suo posteriore. Ogni step dell’educazione del puledro deve essere affrontato con particolare attenzione e calma, anziché commettere errori per via della fretta e magari finire per spaventare il piccolo. Un metodo molto efficace è quello di raggiungere gradualmente piccoli traguardi e procedere con il prossimo step solamente quando il giorno precedente è stato un successo. Per nessun motivo si deve ricorrere ad una capezza in corda. La scelta migliore è senza dubbio la capezza in cuoio, che è morbidamente imbottita e cede alla pressione. Tuttavia, le capezze in cuoio non sono ampiamente regolabili e non possono quindi seguire la crescita del puledro. Si può anche optare per una capezza in nylon con rivestimento in gomma policloroprene oppure in soffice pelliccia sintetica.

tags: #quanti #puledri #puo #partorire #una #cavalla