La fertilità maschile è spesso considerata “illimitata”, ma la scienza ci dice che anche per gli uomini esiste un’età più favorevole per diventare padri. Di orologio biologico si parla spesso, e sempre al femminile. È ormai nota la relazione inversamente proporzionale tra età e fertilità nelle donne ed è certamente vero che questa è una delle principali cause che possono impedire una gravidanza. Quello che si dice meno frequentemente, però, è che anche aumento dell’età e fertilità maschile non vanno d’accordo: l’invecchiamento del partner, infatti, gioca un ruolo importante non solo per quelle coppie che cercano di concepire naturalmente, ma anche per chi si sottopone a un trattamento di PMA.

Il picco biologico della fertilità maschile
Diversi studi scientifici indicano che il picco della fertilità maschile si colloca tra i 25 e i 35 anni. Biologicamente, l’età ideale per diventare padre è tra i 25 e i 35 anni, quando la fertilità maschile è al suo massimo. Solitamente, gli uomini raggiungono il picco di fertilità tra i venti e i venticinque anni. È importante comprendere che la fertilità maschile si basa su una produzione continua di spermatozoi, un processo chiamato spermatogenesi. Dalla sua formazione iniziale fino al completo sviluppo, uno spermatozoo impiega circa 64-72 giorni per maturare. Nell’uomo, la produzione di spermatozoi rimane attiva per tutta la vita adulta. La fertilità maschile non presenta un termine improvviso come avviene con la menopausa femminile. Tuttavia, con il passare degli anni, possono verificarsi cambiamenti nella qualità del liquido seminale, influenzando parametri come la motilità o la morfologia degli spermatozoi.
La fisiologia del declino: cosa accade dopo i 40 anni
A partire dai 35-40 anni, la qualità seminale inizia a diminuire. La fertilità maschile dipende dalla qualità degli spermatozoi: concentrazione, morfologia, motilità e integrità del DNA. Il testosterone è l’ormone sessuale maschile per eccellenza. Con l’età, i livelli di testosterone tendono a diminuire, condizione nota come “andropausa” o ipogonadismo maschile. Dopo i quaranta, il volume dei testicoli dell’uomo comincia a ridursi, e la qualità e la quantità degli spermatozoi prodotti cominciano progressivamente a diminuire.
Il processo di invecchiamento degli spermatozoi è il risultato di una complessa interazione tra danno molecolare, mantenimento e riparazione del medesimo all’interno del testicolo. Si tratta conseguentemente di un processo irreversibile sul quale possono influire lo stile di vita e la genetica. La motilità degli spermatozoi potrebbe diminuire dello 0,8%/anno per ogni anno di età. Infatti, il 40% degli uomini di età compresa tra 40 e 60 anni ha spermatozoi a bassa mobilità, in contrasto con solo il 20% dei 20-30 anni e il 17% dei 30-40 anni. Altri problemi che causano il peggioramento della salute del liquido seminale sono un suo calo di volume e conseguente perdita di forza nell’eiaculazione, facendo sì che gli spermatozoi non arrivino troppo lontani.
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L’impatto sulla salute del nascituro e le implicazioni genetiche
Con l’invecchiamento, la fertilità dell’uomo diminuisce, mentre aumentano le probabilità di produrre spermatozoi con maggiori mutazioni genetiche. Negli ultra-trentacinquenni si è riscontrata una percentuale superiore di mutazioni degli spermatozoi rispetto agli uomini tra i 20 e i 35 anni. L’età avanzata del padre sembrerebbe essere anche associata all’insorgenza di patologie nel bambino, tra cui l’autismo, psicosi e disturbi bipolari, dovute a mutazioni genetiche che hanno luogo durante la spermatogenesi.
Secondo uno studio svedese i bambini nati da padri di età superiore a 45 anni hanno 1,76 volte più probabilità di avere l’autismo rispetto a bambini nati da padri di età compresa tra 20 e 24 anni. Dati che sembrano rafforzati da uno studio successivo, secondo cui i bambini nati da padri di età pari o superiore a 50 anni hanno il doppio delle probabilità di avere l’autismo di quelli con padri sotto i 30 anni. Il rischio di avere un bambino con autismo è quattro volte maggiore per gli uomini di età superiore ai 55 anni. L’età del padre è inoltre collegata ad altre condizioni gravi, come la leucemia infantile e la schizofrenia.
Rischi di complicazioni durante la gravidanza
Un aumento della frammentazione del DNA significa anche un aumento delle anomalie cromosomiche, che possono causare difetti di salute, basso peso alla nascita e aborto spontaneo. Il rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre è del 25% più alto quando il padre ha più di 35 anni, anche se la madre ha meno di 30 anni. Un altro studio ha rilevato che i bambini nati da padri di età pari o superiore a 45 anni avevano maggiori probabilità di nascere prematuri rispetto a quelli nati da padri più giovani. Inoltre, i bambini con padri di età superiore ai 55 anni avevano maggiori probabilità di aver bisogno di ventilazione assistita e di essere ricoverati in terapia intensiva neonatale.
Fattori ambientali e stile di vita
Più si invecchia, più tempo si passa ad essere esposti a tossine, germi e sviluppare condizioni che possono influire sulla fertilità. Gli interferenti endocrini, ad esempio, si trovano in molti oggetti comuni sia a casa che al lavoro. Questi sono materiali che bloccano il rilascio degli ormoni sessuali che controllano la produzione di spermatozoi e la funzione erettile.
Alcuni seri interferenti endocrini includono:
- Triclosan, presente in molti saponi antibatterici e detergenti per la casa.
- Ftalati e parabeni, utilizzati in dozzine di prodotti tra cui deodoranti, detersivi per bucato e deodoranti per ambienti.
- BPA (bisfenolo A) e bisfenolo S (BPS), utilizzati in materie plastiche come bottiglie di plastica e custodie per telefoni cellulari.
Altre sostanze chimiche che influenzano l’equilibrio ormonale includono pesticidi, DDE, fumi di diesel, piombo e diluenti per vernici. I fumi del traffico possono anche influenzare il numero di spermatozoi, la motilità e la vitalità. Inoltre, la produzione di liquido seminale è ottimale quando i testicoli sono un paio di gradi più freddi della temperatura corporea tipica.

Il ruolo della fertilità maschile nella fecondazione assistita
La percezione generale è che le tecniche di procreazione assistita come l’IVF possano posticipare il declino naturale della fertilità legato all’età. Non è esatto. Le percentuali di successo di IVF e altre tecniche di procreazione assistita riflettono direttamente il collegamento tra fertilità ed età che esiste nella procreazione non medicalmente assistita. Il binomio età e fertilità maschile può influenzare anche i trattamenti di fecondazione assistita. Una scarsa qualità dello sperma, infatti, peggiora la qualità degli embrioni prodotti.
Secondo uno studio all’aumentare dell’età dell’uomo crescono esponenzialmente le probabilità di ottenere “nessuno o un solo embrione di tipo A”. Uno studio ha rilevato che quando sia l’uomo che la donna hanno un’età compresa tra 35 e 39 anni, hanno un tasso di concepimento del 29%. Questo tasso scende al 18% se la donna ha un’età compresa tra 35 e 39 anni e il suo partner ha cinque o più anni in più.
Considerazioni cliniche e pianificazione familiare
Sebbene molti uomini diventino padri anche dopo i 40 o 50 anni, la fertilità non è garantita. Se una coppia cerca un figlio da oltre 12 mesi senza successo (6 mesi dopo i 35 anni), è consigliato effettuare una valutazione andrologica completa. È fondamentale che al momento di concepire un figlio gli uomini con più di 45 anni si sottopongano ad un controllo con un andrologo.
Sebbene gli uomini non affrontino una scadenza biologica rigida come le donne, è consigliabile considerare l’età come un fattore nella pianificazione familiare. La fertilità è strettamente correlata all’età, sia negli uomini che nelle donne. Per entrambi i sessi, il picco di fertilità coincide con la fascia di età compresa tra la tarda adolescenza e i trent’anni. Dopo quest’età, si assiste a un declino della fertilità. La qualità del liquido seminale non dipende esclusivamente dall’età; anche lo stile di vita può influenzare la fertilità maschile e possibili problemi di infertilità maschile. Quando vi sono dubbi sulla capacità riproduttiva, è possibile effettuare uno studio della fertilità maschile per valutare i parametri seminali e orientare correttamente la diagnosi.